Marozia

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Marozia con Ugo di Provenza

Maria, detta Mariozza e poi nota come Marozia (Roma, 892 circa – Roma, 955 circa), era figlia di Teodora (da alcuni senza fonti, ritenuta sorella di Adalberto di Toscana, più probabilmente di antica nobiltà romana) e del Senatore di Roma Teofilatto.

Si racconta che fosse una donna molto bella e spregiudicata. Dominò per un ventennio su Roma e sulla Chiesa Cattolica del X secolo. Nonostante fosse analfabeta, come la madre, Marozia con la sua astuzia e la sua seduzione riuscì a stringere forti alleanze e potenti amicizie per costruire il suo smisurato potere.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Appena quindicenne fu la concubina di papa Sergio III, suo cugino, conosciuto quando egli era vescovo di Caere (l'attuale Cerveteri). La questione della relazione tra Marozia e Sergio III, che si daterebbe intorno al 907, è controversa: la gran parte degli autori ha accettato pedissequamente il racconto di Liutprando di Cremona; altri, tra cui Pietro Fedele e il Brezzi, la considerano invece una maldicenza senza fondamento.[1]

Nel corso della sua vita adulta, Marozia si sposò tre volte, e tutti i suoi matrimoni furono politici. Nel 909, quando era già incinta del suo primo figlio, sposò Alberico di Spoleto; il figlio fu poi legittimato[2]. Alberico e Marozia ebbero un figlio, cui fu dato il nome di Alberico (911/912-954). Marozia si era unita a lui, sensibilmente più anziano, perché vi scorgeva due caratteristiche che apprezzava molto: il potere e l'ambizione di averne ancora di più. Vide giusto: nel 914 Alberico si alleò con papa Giovanni X e nel 916, insieme alle truppe pontificie, sconfisse i Saraceni al Garigliano. Venne nominato console di Roma, ma lasciò presto Marozia vedova in quanto fu ucciso a Orte nel 924.

Nel 926, Marozia ritentò la scalata al potere sposando Guido, marchese di Toscana, un oppositore del pontefice. Da questo momento Marozia diventò la principale nemica di Giovanni X. Nel maggio 928 la lotta raggiunse il culmine: Marozia riuscì nell'assalto della residenza del papa (il Laterano), lo imprigionò e lo fece deporre. Giovanni X morì poco dopo in prigione, probabilmente per soffocamento. Guido diventò il signore di Roma. Marozia, da parte sua, pilotò l'elezione dei tre papi successivi: tra il 928 e il 929 furono eletti Leone VI e Stefano VII.

Nel 931 riuscì addirittura a imporre sul trono pontificio il suo primo figlio, appena ventunenne, che prese il nome di Giovanni XI. Il nuovo papa, anche per il suo carattere debole, fu uno strumento facile nelle mani di Marozia, tanto che fu considerata lei il vero pontefice di Roma. Quasi contemporaneamente alla consacrazione di Giovanni XI moriva il secondo marito, Guido. Infine, nel 932 Marozia si sposò per la terza volta con Ugo di Provenza (Re d'Italia dal 926 al 947). Ugo era fratello di Guido e quindi non poteva sposare Marozia, ma egli giurò (dicendo il falso) di essere figlio illegittimo del proprio padre.

Marozia progettò l'incoronazione di Ugo a imperatore, sfruttando la propria influenza sul figlio papa. Ma i suoi propositi furono sventati da Alberico II, il suo secondo figlio, fratellastro di Giovanni XI. Alberico II cacciò Ugo dall'Urbe, fece arrestare la madre e confinò Giovanni XI nel palazzo papale del Laterano, rimanendo così il padrone incontrastato di Roma (dal 932 alla morte, avvenuta nel 954). Marozia invece finì i suoi giorni reclusa in un convento, dove morì, presumibilmente nel 955. Probabilmente la storia dell'ambiziosa Marozia ha ispirato la leggenda della papessa Giovanna, così come asserisce lo storico Edward Gibbon, alla quale si credette per secoli, fino alla Riforma protestante.

Dissero di lei[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Liutprando da Cremona, "Mariozza, bella come una dea e focosa come una cagna, viveva nel cubicolo del Papa e non usciva mai dal Laterano".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Voce "Marozia", in Dizionario biografico degli italiani, volume 70, Treccani 2014
  2. ^ Pietro Fedele, Ricerche per la storia di Roma e del papato nel secolo X, in Archivio della R. Società Romana di Storia Patria, voll. XXXIII-XXXIV

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