Yazidismo

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Yazidismo
Pertinenza Cabala, Zoroastrismo, Sufismo
Tempio principale Tomba del maestro ʿAdi a Lalish (Iraq)
Numero di membri 500 000 (2007)
Data di creazione XX secolo a.C.
Fondatore  ?
Rami Yazidi iracheni, Yazidi non iracheni

Lo Yazidismo (dal persiano yazd, "angelo") è la religione praticata dagli Yazidi o Yezidi, 500.000 persone che vivono soprattutto nei dintorni della città di Mossul, in Iraq. Vi sono poi piccole comunità sparse per Siria, Turchia, Iran, Georgia e Armenia, a cui si aggiungono alcuni rifugiati in Europa.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Lo Yazidismo è presente nel Vicino Oriente da più di 4.000 anni. In esso sono confluiti, nel tempo, elementi di giudaismo cabalistico, Cristianesimo mazdeo (vedi Zoroastrismo) e misticismo islamico. Alcuni studiosi definiscono lo Yazidismo "il museo dei culti orientali".

L'origine della religione degli yazidi è ormai generalmente considerata dagli studiosi come un complesso processo di sincretismo, in cui il sistema di credenze e le pratiche di una fede locale hanno avuto una profonda influenza sulla religiosità degli aderenti all'ordine dei sufi Adawiyya, dopo la morte dello Sheik Adi ibn Mustafa, ci fu una deviazione delle iniziali norme islamiche dello yazidismo. Lo sheik si stabilì nella valle del Lalis (circa 36 miglia a nord-est di Mossul), nei primi anni del XII secolo, era una figura di indubbia ortodossia, godeva di molta influenza. Morì nel 1162, e la sua tomba a Lalis è oggetto di pellegrinaggio.

Secondo il calendario Yezidi, l'aprile 2012 ha segnato l'inizio dell'anno 6762 (quindi l'anno 1 sarebbe stato il 4.750 aC secondo il calendario gregoriano).

Nel corso del XIV secolo, importanti tribù Yezidi la cui sfera di influenza si estendeva anche in Turchia furono citati nelle fonti storiche come Yazidi.

La loro resistenza ai dominatori arabi calati su Mossul fu storica. Gli yazidi superarono indenni il dominio della dinastia Safavide e degli Ottomani, che si contesero nei secoli il controllo di Mossul, città yazidi bagnata dal fiume Tigri e situata ai piedi delle montagne del Kurdistan e all'inizio del deserto arabico del Rub‘ al-Khālī. Era un punto di passaggio obbligato per tutte le carovane che dall'Asia centrale si dirigono verso la Siria (e il mare Mediterraneo) e verso l'Anatolia.

I mongoli di Gengis Khan, che pure avevano preso Baghdad dopo un assedio di una sola settimana, a Mossul dovettero mantenere l'assedio per un anno intero.

Storia recente[modifica | modifica sorgente]

In un proverbio arabo è raccolto tutto l'odio contro i curdi yazidi: «Tre calamità vi sono al mondo: le locuste, i topi e i curdi». Se i wahhabiti hanno dato la caccia agli yazidi in quanto "apostati", i tradizionalisti sunniti li chiamano "adoratori del diavolo".

Gli yazidi rischiarono l'estinzione nel 1892, quando le truppe ottomane penetrarono nella valle di Lalish e passarono a fil di spada migliaia di abitanti, distruggendo il mausoleo dello shaykh ("maestro") Adi ibn Mustafa, morto nel 1162.

Durante il regime di Saddam Hussein, gli yazidi vennero classificati come "arabi", in modo tale da falsare gli equilibri etnici nella regione. Il regime comunque li emarginò e li trattò da cittadini di serie B. Dalla caduta di Saddam nel 2003, i curdi richiedono che gli yazidi siano riconosciuti come facenti parte del popolo curdo a tutti gli effetti.

Le stime sul numero di yazidi nel mondo variano tra i 100.000 e gli 800.000. Quest'ultima stima è riportata sul sito ufficiale degli yazidi; stando alla stessa fonte, il Paese europeo che ne ospita il maggior numero è la Germania, dove vivono in 30.000.

Feleknas Uca, membro tedesco del Parlamento Europeo è stato l'unico parlamentare di origine yazidi sino al 2005, anno in cui si sono tenute le prime elezioni libere in Iraq.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Gli yazidi venerano Melek Ṭāʾūs, un angelo dalle sembianze di un pavone. Il culto di Melek Ta'us sembra contenere elementi propri di mitraismo, mazdeismo, manicheismo, islam e giudaismo. Con tutta probabilità, esso deriverebbe dall'antico culto pre-islamico proprio del popolo curdo. Intorno alla metà del XII secolo, il maestro Adi ibn Mustafa riformò la religione (ciò fa pensare dunque che il culto originario fosse in qualche misura diverso dall'attuale). I vari clan possono inoltre presentare alcune differenze nell'interpretazione dei testi sacri.

Gli yazidi chiamano loro stessi Dasin. Secondo un'errata etimologia popolare, il termine "yazidi" deriverebbe dal nome del califfo omayyade Yazid I (680-683); più probabilmente, esso proviene dal medio-persiano (lingua pahlavi) yazd, cioè "angelo", forse in riferimento a Melek Ta'us.

Gli yazidi credono in un dio primordiale, la cui azione è terminata con la creazione dell'universo. Melek Ta'us, invece, è un'entità divina attiva, in origine un angelo dalle sembianze di un pavone (Melek vuol dire appunto "angelo" e Ṭāʾūs significa "pavone") che, dopo essere decaduto, si pentì e decise di ricreare il mondo che era stato distrutto. Riempì perciò alcune giare con le sue lacrime e se ne servì per estinguere il fuoco dell'Inferno. Alcuni clan venerano come un santo il maestro ʿAdi, considerato una sorta di discepolo di Melek Ta'us. Altre sei divinità minori sono talvolta onorate.

Le sacre scritture dello Yazidismo sono il Libro della Rivelazione e il Libro Nero.

Gli yazidi sono piuttosto diffidenti verso le persone di altre religioni: per esempio, la preghiera (da effettuare due volte al giorno sempre in direzione del sole) non può essere recitata in presenza di persone estranee al culto di Melek Ṭāʾūs. Il mercoledì è il giorno sacro, sebbene sia il sabato ad essere considerato il giorno di riposo. A dicembre vi è poi una lunga festività di tre giorni. Vi sono altri giorni sacri definiti dal Libro Nero, ad esempio il giorno 20 di luglio è definito di riposo perché sacro. Il significato di molte di queste ricorrenze non è però comunemente divulgato e tutto ciò ammanta di misterioso questo complesso culto.

Il rituale principale è il pellegrinaggio annuale, della durata di sei giorni, verso la tomba del maestro ʿAdi a Lalish (a nord di Mossul). Durante la celebrazione i fedeli si immergono nelle acque di un fiume, lavano le statue raffiguranti Melek Ta'us e accendono centinaia di lampade sulle tombe di ʿAdi e degli altri santi. Nel corso della cerimonia viene anche sacrificato un bue, ragione per cui lo Yazidismo è talvolta associato al mitraismo.

La società yazidi presenta una struttura gerarchica che vede ai vertici un capo secolare, detto Amīr, e un capo religioso, detto Shaykh.

Usi e costumi[modifica | modifica sorgente]

Gli yazidi sono per lo più monogami, anche se, in alcuni rari casi, ai capi è concesso avere più di una moglie. I bambini vengono battezzati alla nascita; la circoncisione è una pratica diffusa ma non obbligatoria. Subito dopo la morte i defunti sono deposti con le mani giunte in tombe di forma conica.

Gli yazidi, ritenendosi gli unici veri discendenti di Adamo, non accettano né i matrimoni interreligiosi (neppure con i curdi di religione musulmana), né le conversioni. La pena più grave per un fedele è l'espulsione dalla comunità, poiché l'espulso va incontro alla perdita dell'anima, anche se non mancano casi di violenza fisica. Come nel caso di Du'a Khalil Aswad, una ragazza di 17 anni curda di fede Yazidi uccisa a calci e pietre nel 2007, per essere stata vista con un ragazzo di etnia diversa.

Quale figura di demiurgo, Melek Ta'us è spesso ritenuto dai musulmani uno shaytan, cioè un "diavolo" che devia i veri credenti. Nell'Islam, infatti, si ritiene che Iblis o Shaytan corrompa l'uomo, portandolo ad affiancare altre divinità ad Allah, che secondo la religione islamica è l'unico vero dio. Proprio a causa di tale interpretazione, gli yazidi sono stati spesso perseguitati con l'accusa di adorare il diavolo.

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