Yazidismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Yazidismo
Melek tausi.gif
Pertinenza Zoroastrismo, Manicheismo, Cristianesimo nestoriano, Sufismo
Tempio principale Tomba dello Shaykh ʿAdī a Lālish (Iraq)
Numero di membri 500 000 (2007)
Data di creazione  ? (probabilmente XII secolo)
Fondatore  ?
Rami Yazidi iracheni, Yazidi non iracheni

Lo Yazidismo (in curdo ئێزیدی, Ēzidī, Īzidī, in in arabo: ﻳﺰﻳﺪﻱ, Yazīdī, in turco Cyrāǵ Sândëren, prop. "spegnitori di lampade", in persiano Shaiôān peresht, "adoratori del diavolo"[1]) è una religione monoteista sincretica praticata da popolazioni curde.

Erroneo, malgrado un corrivo suo uso giornalistico, è trattare il termine "yazidi" come un etnonimo, mentre esso va riferito a una specifica fede religiosa.

Il credo religioso[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La religione yazidi è una combinazione sincretistica di zoroastrismo, manicheismo, ebraismo e cristianesimo nestoriano sui quali sono stati successivamente aggiunti elementi islamici sciiti e sufi. Fanno parte della religione yazidi il battesimo, il divieto di mangiare certi cibi, la circoncisione, il digiuno, il pellegrinaggio devozionale, l'interpretazione dei sogni, e la trasmigrazione delle anime [2]. L'influenza sufi può essere notata nel vocabolario religioso, soprattutto nella terminologia della letteratura esoterica. Gran parte della mitologia è preislamica e risente delle dottrine dello gnosticismo [1]; la cosmogonia ha molti punti in comune con le antiche religioni persiane.

La figura centrale dello yazidismo è Melek Ṭāʾūs, un angelo dalle sembianze di un pavone (Melek vuol dire appunto "angelo" e Ṭāʾūs significa "pavone"). Il culto di Melek Ṭāʾūs sembra contenere elementi propri di mitraismo, mazdeismo, manicheismo, islam e giudaismo. Con tutta probabilità, esso deriverebbe dall'antico culto preislamico proprio del popolo curdo.

Gli yazidi credono in un dio primordiale, la cui azione è terminata con la creazione dell'universo. Melek Ṭāʾūs, invece, è un'entità divina attiva, in origine un angelo ribelle che, dopo essere decaduto, si pentì e decise di ricreare il mondo che era stato distrutto. Riempì perciò alcune giare con le sue lacrime e se ne servì per estinguere il fuoco dell'Inferno. Con questo atto l'angelo si è riconciliato con Dio.

L'Angelo Pavone, padrone del mondo, è l'origine del Bene e del Male. Il compito degli uomini è di aiutare il Bene a prevalere. Secondo gli yazidi, anche il Male è stato creato da Dio, ma ugualmente Dio vuole la vittoria del Bene. Gli uomini possono inavvertitamente compiere azioni malvagie, atte a favorire la vittoria del Male.[3] Immagini di pavoni, in bronzo o ferro, sono oggetti rituali devozionali.

Oltre a Melek Ṭāʾūs, altre sei divinità minori possono essere adorate. Dio, infatti, ha posto l'universo sotto la cura di sette "esseri santi" o angeli; Melek Ṭāʾūs è il "capo" (arcangelo) di essi[4].

Le sacre scritture dello Yazidismo sono Kitāb al-Jilwa ("Libro della Rivelazione") e Mishefa Res, o Muṣḥaf resh ("Libro nero"), entrambi scritti in kurmanji, un dialetto della lingua curda.

Il mausoleo di Adi ibn Mustafa a Lalish.

Gli yazidi sono piuttosto diffidenti verso le persone di altre religioni e gran parte del loro credo è caratterizzato da un'accentuata riservatezza, che non consente agli studiosi di tracciarne compiutamente e soddisfacentemente i contorni. Per esempio, la preghiera (da effettuare due volte al giorno sempre in direzione del sole) non può essere recitata in presenza di persone estranee al culto di Melek Ṭāʾūs. Il mercoledì è il giorno sacro, sebbene sia il sabato ad essere considerato il giorno di riposo. A dicembre vi è poi una lunga festività della durata di tre giorni. Vi sono altri giorni sacri definiti dal Libro Nero, ad esempio il 20 luglio (indipendentemente dal fatto che cada di sabato) è definito di riposo perché sacro. Il significato di molte di queste ricorrenze non è però comunemente divulgato e tutto ciò ammanta di mistero la religione degli yazidi.

Lo yazidismo crede nella metempsicosi (le anime dei malvagi trasmigrano nel corpo di esseri inferiori fino al giorno del giudizio), mentre ai giusti è destinato il paradiso[1].

La riforma di Shaykh ʿAdī[modifica | modifica sorgente]

La forma con cui è conosciuto attualmente lo yazidismo è il risultato della predicazione di ʿAdī Hakkārī o ʿAdī b. Musāfir, teologo e religioso vissuto nell'XI secolo. Preteso discendente della dinastia omayyade, studiò a Baghdad con Abū l-Khayr Ḥammād al-Dabbās. Successivamente si stabilì non lontano da Mossul, dove iniziò la sua predicazione. In quella zona vivevano curdi nomadi che professavano una religione di origine persiana. ʿAdī b. Musāfir la riformò introducendo elementi dell'islam. Dopo la sua morte, la sua anima si sarebbe unita a quella dell'Angelo Pavone attraverso la trasmigrazione. Da allora la tomba di ʿAdī b. Musāfir a Lālish (a nord di Mossul) è meta di un pellegrinaggio devozionale, cui sono chiamati tutti i devoti dello yazidismo.

Il pellegrinaggio rituale si svolge una volta all'anno e dura sei giorni. Durante la celebrazione, i fedeli si immergono nelle acque di un fiume, lavano le statue raffiguranti Melek Ṭāʾūs e accendono centinaia di lampade sulle tombe di ʿAdī e degli altri santi[4]. Nel corso della cerimonia viene anche sacrificato un bue, ragione per cui lo yazidismo è talvolta associato al mitraismo.

Gli yazidi[modifica | modifica sorgente]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La comunità religiosa che professa lo yazidismo è composta da 200.000-300.000 individui[4]. Il gruppo principale, costituito da 150.000 yazidi, vive in due aree dell'Iraq: i monti del Gebel Singiār (al confine con la Siria) e i distretti di Badinan (o Shaykhān) e Dohuk (nord-ovest del Paese). Il nord-ovest dell'Iraq è l'area originaria dello yazidismo, insieme all'Anatolia sud-orientale (province di Diyarbakir e Mardin). Però la maggior parte degli yazidi residenti in Turchia è emigrata in Germania negli anni '80 del XX secolo. Almeno 50.000 yazidi vivono nell'ex Unione Sovietica (Armenia e la regione di Tiblisi in Georgia). Vivono anche in Siria, soprattutto nei dintorni di Aleppo (ca. 5000 nel Monte Simeone), e infine in alcune zone dell'Iran. Si stima che circa 50.000 yazidi siano emigrati verso l'Europa occidentale, soprattutto in Germania, in cerca di asilo e di lavoro.

Yazidi è il nome con cui tale comunità religiosa è universalmente conosciuta, ma tra di loro i membri si chiamano Ēzdi, Ēzidi o, in alcune aree, Dāsini (in arabo Dawāsin), forse dal nome dell'antica provincia che si estendeva a est di Mossul. Secondo un'errata e ormai superata etimologia, il termine "yazidi" sarebbe derivata dal nome del califfo omayyade Yazīd I (680-683); più probabilmente, esso proviene dal medio-persiano (lingua pahlavi) yazd, cioè "entità divina", forse in riferimento a Melek Ṭāʾūs.[4]

La società yazidi presenta una struttura gerarchica che vede ai vertici un capo laico, detto "emiro" (Amīr), e un capo religioso, detto "maestro" (Shaykh). L'Emiro, che risiede a Ba'adra (65 km a nord di Mossul), rappresenta gli yazidi presso le autorità pubbliche dell'Iraq. Ha il potere di insediare il "Maestro", che risiede invece nel Sinjar. Oltre ad essere il capo religioso supremo, rappresenta l'autorità infallibile nell'interpretazione delle Sacre scritture.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del XIV secolo, importanti tribù di ceppo curdo la cui sfera di influenza si estendeva anche in Turchia furono citate per la prima volta nelle fonti storiche come yazidi.

La loro resistenza ai dominatori arabi piombati su Mossul passò alla storia. Mossul era una delle principali città yazidi. Bagnata dal fiume Tigri e situata ai piedi delle montagne del Kurdistan, era un punto di passaggio obbligato per tutte le carovane che dall'Asia centrale si dirigevano verso la Siria (e il mare Mediterraneo) e l'Anatolia.

Gli yazidi superarono indenni il dominio della dinastia persiana Safavide, di quella Zengide e Ayyubide e dei turchi Ottomani, che si contesero nei secoli il controllo della città. I Mongoli di Hulegu, che pure avevano preso Baghdad dopo un assedio di una sola settimana, a Mossul dovettero mantenere l'assedio per un anno intero, a causa della fiera resistenza degli yazidi.

Gli acerrimi nemici degli yazidi furono i musulmani. In un proverbio arabo è raccolto tutto l'odio contro i curdi yazidi, non già perché curdi quanto per essere considerati eretici (kuffār): «Tre calamità vi sono al mondo: le locuste, i topi e i curdi».[senza fonte] Se i wahhabiti hanno dato la caccia agli yazidi in quanto "apostati", i sunniti li chiamano "adoratori del diavolo". Tutto deriva da un'errata interpretazione della figura di Melek Ṭāʾūs, confuso superficialmente con l'angelo ribelle Iblis che, con orgoglio, aveva rifiutato di violare il monoteismo adorando l'uomo, malgrado un esplicito ordine divino. Nell'Islam si ritiene che Iblis o shaytan ("diavolo") corrompa l'uomo, portandolo ad affiancare altre divinità ad Allah, che secondo la religione islamica è l'unico vero dio. Quale figura di demiurgo, l'angelo pavone è stato ritenuto dai musulmani uno shaytan, cioè un "diavolo" che devia i veri credenti.
Proprio a causa di tale interpretazione, gli yazidi sono stati spesso perseguitati con l'accusa fantasiosa di adorare il diavolo.

Nei secoli scorsi essi furono duramente perseguitati dagli Ottomani e poi dal governo turco. La persecuzione contro gli yazidi è ripresa nella seconda metà XX secolo.

Gli yazidi rischiarono l'estinzione una prima volta nel 1892, quando le truppe ottomane penetrarono nella valle di Lālish e passarono a fil di spada migliaia di abitanti, distruggendo il mausoleo di Adi ibn Mustafa (Shaykh ʿAdī).

Le persecuzioni della comunità yazidi attraversarono tutta la seconda metà del XX secolo. La prima si ebbe durante il penultimo anno del regno di Fayṣal II, il 1957. Dopo l'instaurazione della repubblica, fu Ahmed Hasan al-Bakr, il primo presidente del partito Ba'th, a riprendere le persecuzioni: la prima fu ordinata nel 1969 e la seconda nel 1975.

Nello stesso periodo il govero turco avviò una politica discriminatoria verso la minoranza yazida. A partire dagli anni ottanta molti yazidi turchi iniziarono ad emigrare in Germania (Paese europeo preferito dell'emigrazione curda). Oggi la presenza yazidi in Germania è stimata in 40.000 persone[4].

Durante il regime di Ṣaddām Ḥusayn, gli yazidi vennero classificati come "arabi", in modo tale da falsare gli equilibri etnici nella regione, anche se il regime li emarginò e li discriminò socialmente e culturalmente. Negli anni 1987-88, in Iraq, Ṣaddām Ḥusayn scatenò una durissima repressione della comunità yazidi. Il dittatore ordinò anche una deportazione: decine di migliaia di yazidi furono costretti a trasferirsi centinaia di km ad ovest, in un'area montuosa al confine con la Siria: il Jebel Sinjar, (mappa dei villaggi yazidi in Iraq) loro luogo peraltro di storico insediamento.

Dopo la caduta di Ṣaddām Ḥusayn nel 2003, i curdi richiesero che gli yazidi fossero riconosciuti come facenti parte del popolo curdo a tutti gli effetti.

Feleknas Uca, membro tedesco del Parlamento Europeo è stata l'unica parlamentare di origine yazidi sino al 2005, anno in cui si sono tenute le prime elezioni libere in Iraq.

Nel 2014 la piana di Ninive è stata assaltata dai guerriglieri fondamentalisti sunniti dell'autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi.[5]

Usi e costumi[modifica | modifica sorgente]

Gli yazidi sono monogami, anche se, in alcuni rari casi, ai loro capi è concesso avere più di una moglie. I bambini vengono "battezzati" alla nascita; la circoncisione è una pratica diffusa ma non obbligatoria, come nell'Islam del resto. Subito dopo la morte i defunti sono deposti con le mani giunte in tombe di forma conica.

Gli yazidi, ritenendosi gli unici veri discendenti di Adamo[non chiaro], non accettano né i matrimoni interreligiosi (neppure con i curdi di religione musulmana), né le conversioni. La pena più grave per un fedele è l'espulsione dalla comunità, poiché l'espulso va incontro alla perdita dell'anima, anche se non mancano casi di violenza fisica, come nel caso di Du'a Khalil Aswad, una diciassettenne curda di fede yazidi, uccisa a calci e pietre nel 2007, per essere stata vista con un ragazzo di diversa etnia.

Nelle arti[modifica | modifica sorgente]

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Nel romanzo a fumetti di Hugo Pratt La casa dorata di Samarcanda, il protagonista Corto Maltese viene aiutato da un gruppo di Yazidi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c YAZIDI in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Yazīdī. URL consultato il 12 agosto 2014.
  3. ^ Il concetto non è paragonabile al libero arbitrio conosciuto nel cristianesimo, secondo cui l'uomo può scegliere in tutta consapevolezza se fare il Bene o il Male.
  4. ^ a b c d e Yazidis I General. URL consultato il 12 agosto 2014.
  5. ^ Sinjar, le milizie dello Stato islamico massacrano gli Yazidi e impongono la tassa ai cristiani. URL consultato il 12 agosto 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michelangelo Guidi, "Origine dei Yezidi e storia religiosa dell'Islam e del dualismo", e "Nuove ricerche sui Yezidi", in Rivista degli Studi Orientali, XIII (1932) (rivista dell'Università di Roma)
  • Kreyenbroek, Ph.G. "Yezidism - its Background, Observances and Textual Tradition". Texts and Studies in Religion, 62. Lewiston, Queenston and Lampeter: Edwin Mellen Press, 1995.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]