Otto per mille

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L'otto per mille indica una quota di imposta, ricavata dall'IRPEF, che la Repubblica Italiana ripartisce, in base alle scelte dei contribuenti, fra lo Stato stesso e varie confessioni religiose. È stata introdotta dall'art. 47 della legge 20 maggio 1985 n. 222,[1] in attuazione del concordato del 1984 tra Repubblica Italiana e la Santa Sede, nella qualità di rappresentante della Chiesa Cattolica. La norma stabilisce gli ambiti nei quali i soggetti beneficiari dell'otto per mille possono impiegare i fondi ricevuti, nonché il meccanismo di calcolo di tale quota.

I contribuenti non sono tenuti ad esercitare obbligatoriamente l'opzione per la destinazione dell'otto per mille. Tuttavia, anche l'otto per mille del gettito fiscale di chi non effettua una scelta o di chi è esonerato dalla dichiarazione dei redditi viene ripartito tra i soggetti beneficiari, in proporzione alle scelte espresse (mediamente il 42,73% dei contribuenti hanno espresso una scelta tra il 1990 e il 2007) e salvo rinuncia unilaterale dei medesimi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto tra lo Stato italiano e le diverse confessioni religiose presenti sul suo territorio può esser fatto risalire allo Statuto Albertino del 1848 (prima in vigore nel solo Regno di Sardegna, poi esteso al nascente Regno d'Italia). L'articolo 1 dello Statuto Albertino tollerava ogni culto conforme alle leggi e riconosceva il cattolicesimo come religione di Stato.

Con i Patti Lateranensi del 1929, che codificavano i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica, lo Stato si impegnava a pagare lo stipendio al clero cattolico mediante il meccanismo della Congrua. Tale meccanismo si fondava sul riconoscimento del pregiudizio economico subito dai cattolici a causa delle molteplici confische di beni ecclesiastici nel corso del secolo XIX, con l'applicazione delle leggi Siccardi del 1850, le leggi Rattazzi del 1854 e 1855, quelle che istituirono l'eversione dell'asse ecclesiastico del periodo 1866-1867 e l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia nel 1870 a seguito della breccia di Porta Pia.

Nel 1948 la Costituzione repubblicana sancì (art. 3) l'uguaglianza degli individui a prescindere dalla religione. Fu così abolita de facto la religione di Stato. L'abolizione ufficiale è del 1984 (protocollo addizionale, punto 1) con la revisione dei Patti Lateranensi e con la sentenza n. 203/1989 della Corte costituzionale, che fissa la laicità come principio supremo dello Stato.

Con la firma del nuovo concordato (18 febbraio 1984) tra l'allora presidente del consiglio italiano Bettino Craxi e il segretario di stato del Vaticano Agostino Casaroli si stabilì che il sostegno dello Stato alla Chiesa (studiato dall'allora ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino) avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale IRPEF (l'otto per mille, appunto) da parte dello Stato alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni (per scopi religiosi o caritativi) o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi. La materia fu poi regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi decreti legge e circolari.

Negli anni successivi lo Stato italiano ha firmato intese analoghe con:

Ad oggi (2013) sono nove le confessioni religiose che possono ricevere l'otto per mille. Nel 2014 saranno undici.

Ulteriori intese con altre confessioni sono state sottoscritte e restano in attesa di ratifica parlamentare.[2] Nessuna di queste riguarda le diverse organizzazioni dell'Islam in Italia[3].

Soggetti beneficiari[modifica | modifica sorgente]

Partecipano alla ripartizione dell'otto per mille del gettito IRPEF:

Le confessioni religiose suddette e diverse dalla cattolica hanno stipulato intese con lo Stato ai sensi dell'art. 8[18] della Costituzione.[2]

La Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, ha stipulato un'intesa [19]. L'intesa entrerà in vigore a seguito della ratifica parlamentare. Nella XVI legislatura, la I Commissione Affari Costituzionali della Camera ha esaminato il disegno di legge di recepimento dell'intesa con la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia, senza pervenire alla sua approvaizone.[20]

La Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni (mormoni), pur avendo concluso un'intesa il 4 aprile 2007, ratificata con legge n. 126/2012, ha rinunciato a partecipare alla ripartizione.

Impieghi[modifica | modifica sorgente]

Le finalità per le quali le singole Chiese possono impiegare i fondi loro assegnati sono concordati nell'intesa in base alla quale esse sono state ammesse al finanziamento.

Stato[modifica | modifica sorgente]

Il Governo dedica alla gestione dei fondi di pertinenza statale una sezione del suo sito Internet, dove è possibile sia consultare l'elenco delle attività finanziate negli anni precedenti, sia candidarsi per ricevere finanziamenti ad attività che rientrino nelle categorie previste.

L'art. 48 della legge n. 222/1985 stabilisce che le quote sono utilizzate dallo Stato per interventi straordinari (problema della fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati…).

Con la legge finanziaria del 2004 si è stabilito che della quota devoluta allo Stato 80 milioni di euro vengono trasferiti nelle spese ordinarie. Questa decisione ha suscitato polemiche, perché nel 2004 con parte dei fondi è stata finanziata la missione militare in Iraq (Missione Antica Babilonia).[21][22]. La decurtazione è stata aumentata a € 86.624.731 con la Finanziaria 2005, per le erogazioni dell'anno 2009, di cui alle dichiarazioni del 2006[23].

Ulteriori polemiche sono nate con la finanziaria del 2008. La restituzione di 60 milioni di euro alla finalità originaria era prevista nella legge finanziaria del governo Prodi, ma è stata cancellata dalla manovra di luglio del governo Berlusconi allo scopo di esentare tutti i cittadini dall'ICI sull'abitazione principale.

Nel 2010 per le somme destinate allo Stato nelle dichiarazioni dei redditi del 2007, la decurtazione è stata ridotta a € 7.461.241[24].

Nel 2011 per le somme destinate allo Stato nelle dichiarazioni dei redditi del 2008, il Governo, per mancanza di disponibilità finanziaria, ha deciso di destinare l'intera somma, circa € 145.000.000, a scopi estranei a quelli di cui alla legge n. 222/1985. Infatti con D.L. n. 211/2011 è stata sottratta dalla quota riservata allo stato per il 2011 la somma di € 57.277.063 per l'adeguamento, il potenziamento e la messa a norma delle infrastrutture penitenziarie[25], mentre altri 64 milioni di euro sono stati destinati alla Protezione civile per le esigenze della flotta aerea antincendi[26].

Lo Stato non fa pubblicità per l'ottopermille e secondo alcuni ciò spiega il crollo delle preferenze per lo Stato: la sua percentuale è scesa dal 23% del 1990 all'8,3% del 2006.[27] Gli enti senza fini di lucro che vogliono accedere ai fondi devono presentare apposita proposta entro il 15 marzo di ogni anno. Per il 2008 sono state seguite le modalità di cui al D.P.C.M. 23 novembre 2007.

I dati qui riportati fanno riferimento ai fondi incassati nell'anno 2004 (relativi ai redditi denunciati nel 2001). Ove i dati non erano disponibili, sono state usate informazioni relative agli anni precedenti. Nel 2004 lo Stato ha ricevuto circa 100 milioni di euro. Di questi:

  • 80 milioni sono stati trasferiti al bilancio generale,
  • 20 milioni sono stati distribuiti per interventi straordinari negli ambiti stabiliti dalla legge, in questo modo:
    • 44,64% conservazione dei beni culturali cattolici,
    • 24,73% calamità naturali,
    • 23,03% conservazione dei beni culturali civili,
    • 4,44% fame nel mondo,
    • 3,16% assistenza rifugiati.

Con la legge n. 147 del 27 dicembre 2013 (Legge di Stabilità 2014)[28] è stata deliberata la possibilità di spesa della quota dell’otto per mille destinata allo Stato per interventi urgenti in materia di sicurezza delle strutture scolastiche. Nello specifico si è aggiunta come possibile destinazione della quota parte riservata allo Stato per "gli interventi relativi alla ristrutturazione, al miglioramento, alla messa in sicurezza, all’adeguamento antisismico ed all’efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all'istruzione scolastica".

La destinazione dei finanziamenti statali è ricostruibile per gli ultimi anni, per settore, in questa tabella fornita dal Governo [29]

Totale dei finanziamenti dello Stato, per settore, in milioni di euro
Anno 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Beni culturali 68,5 64,2 13,9 7,9 - 32,8 - 26,2 108,5
Calamità naturali 19,0 26,2 5,1 2,8 - 3,6 3,5 14,3 22,6
Assistenza rifugiati 9,0 8,7 0,6 0,6 - 9,8 - 2,6 7,9
Fame nel mondo 2,7 2,3 0,9 0,4 4,7 0,3 - 0,8 5,4
Totale 99,2 101,5 20,5 11,8 4,7 46,5 3,5 43,9 144,4

Per gli anni 2011 e 2012 non si è proceduto alla predisposizione del decreto di ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF a diretta gestione statale per mancanza di disponibilità finanziaria (cfr. i relativi Comunicati della presidenza del Consiglio dei Ministri del 13 gennaio 2012 e del 26 gennaio 2013). A copertura degli degli oneri derivanti dai maggiori interessi sul debito pubblico, connessi alla emissione di titoli di Stato per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, di 17,1 milioni di euro nel 2014 (da 559,5 a 576,6 milioni) e di 70,35 milioni a decorrere dall'anno 2015 (da 570,45 a 640,8 milioni) lo Stato ha provveduto quanto a 2,1 milioni per il 2014 e a 20 milioni a decorrere dal 2015 mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa relativa all'8 per mille IRPEF di competenza statale[30]. È stata avanzata una proposta di legge per la destinazione della quota dell'otto per mille del gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche alla promozione della lingua e della cultura italiane all'estero[31], un'altra per la destinazione al finanziamento di progetti di ricerca ad alto contenuto scientifico miranti al miglioramento della qualità della vita [32]ed un'altra per la destinazione ad a interventi di valorizzazione e ammodernamento del patrimonio immobiliare scolastico[33], nonché una circa l'obbligo di informazione, divulgazione e propaganda da parte dello Stato in merito alla quota[34]. Nell'agosto 2013 la Camera ha impegnato il Governo a non prevedere di utilizzare nei prossimi decreti o disegni di legge i fondi di gestione statale dell'otto per mille per le coperture di spesa[35]. All'onere derivante dall'esclusione dei libri scolastici dal provvedimento di abolizione parziale dell'IVA agevolata, pari a 35 milioni di euro a decorrere dal 2014, il Governo ha provveduto, quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2014, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa relativamente alla quota destinata allo Stato dell'otto per mille, e quanto a 15 milioni di euro per l'anno 2014 e 35 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015[36]; analogamente è stato deciso per le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica, di ristrutturazione edilizia e per l'acquisto di mobili[37], per l'assegno ai nuclei familiari di cittadini dell'UE residenti in Italia con almeno tre figli minori[38], per finanziamenti per l'acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese, per la proroga del credito d'imposta per la produzione, la distribuzione e l'esercizio cinematografico, per misure per l'aumento della produttività nei porti, per la proroga del termine di versamento dell'imposta sulle transazioni finanziarie e per disposizioni urgenti per il rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico[39]. Misure urgenti per la promozione della musica di giovani artisti e compositori emergenti, nonché degli eventi di spettacolo dal vivo di portata minore sono state finanziate tramite l'8x1000[40]. Nel gennaio 2014 la Camera ha impegnato il Governo a prevedere la destinazione, se necessario anche prevedendo interventi di modifica della normativa vigente, di una quota parte dell'8 per mille destinata allo Stato per il sostegno alle politiche sociali di contrasto alla povertà[41].

Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata "per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo", così come previsto dall'art. 48 della L. 222/1985. Ogni anno la Conferenza Episcopale Italiana pubblica il resoconto riassuntivo delle spese, che riporta la distribuzione dei fondi tra le voci principali,[42] senza elencare in dettaglio[dettaglio a quale livello] i progetti finanziati e la spesa corrispondente.[43]

La 65ª assemblea generale della CEI tenutasi dal 20 al 27 maggio 2013 ha approvato la ripartizione dei fondi assegnati per l'anno 2012, per un totale di 1148 milioni di euro. I fondi sono stati così ripartiti (dati in milioni di euro):[44]

  • Esigenze di culto e pastorale 479 (41.7%)[45]
    • alle diocesi (per culto e pastorale) 156 (13,6%)
    • edilizia di culto 125 (10,9%)[46]
    • tutela beni culturali ecclesiastici 65 (5,7%)
    • esigenze di rilievo nazionale 133 (11,6%)
      • Culto e pastorale 57 (5%)
      • Fondo per la catechesi e l’educazione cristiana 64 (5,6%)
      • Tribunali ecclesiastici regionali (per le cause matrimoniali) 12 (1%)
  • Sostentamento del clero 364 (31,7%)[47]
  • Interventi caritativi 255 (22,2%)
    • alle diocesi (per carità) 125 (10,9%)
    • Terzo Mondo 85 (7,4%)
    • Esigenze di rilievo nazionale 45 (11,6%)
  • Accantonamenti 50 (4,4%)

Nel 2008 la Chiesa cattolica ha speso 22 milioni di euro in pubblicità, pari al 2,33% dei fondi per quell'anno.[48]. Il cardinale Attilio Nicora, già presidente dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, in un'intervista trasmessa dalla Rai il 30 maggio 2010 auspicava un incremento della percentuale di fondi per la carità (all'epoca da lui stesso stimati in una quota pari al 20%), in modo che la ripartizione rispecchi il messaggio trasmesso tramite la campagna pubblicitaria commissionata dalla Chiesa.[49]. Il 2 agosto 2012 l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori ha presentato un esposto all'Autorità garante della concorrenza e del mercato ritenendo ingannevole la campagna pubblicitaria 2012, in quanto lascerebbe intendere che tutto il ricavato dell'8 x 1000 destinato alla Chiesa cattolica venga destinato per scopi di carità.[50]

Chiese valdesi e metodiste[modifica | modifica sorgente]

Nel 1993 le chiese valdesi e metodiste hanno deciso di avvalersi della legge e di accedere alla riscossione dell’8 per mille dell’IRPEF. Nel prendere questa decisione il sinodo ha fissato però un criterio guida. Ha stabilito che la somma ottenuta non fosse utilizzata per fini di culto, non servisse cioè al mantenimento dei pastori e delle attività cultuali della chiesa, ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale e che una quota corrispondente al 30% dell'importo totale fosse riservata a progetti nei Paesi in via di sviluppo, in collaborazione con organismi internazionali religiosi e laici. [51]

Ogni anno viene pubblicato il resoconto dettagliato, che elenca tutti i progetti finanziati e la relativa spesa.

I fondi incassati nel 2012, relativi all'anno 2008, ammontavano a 14,2 milioni di euro, cui si sono aggiunti 0,7 milioni di euro di interessi e sopravvenienze dell'attivo. La ripartizione della somma complessivamente disponibile, pari a 14,9 milioni di euro, è stata la seguente (dati in milioni di euro)[52]:

  • Progetti a scopo benefico in Italia 9,84 (69,3%)
    • anziani 0,64
    • assistenza sociale 1,53
    • cultura, pace e diritti umani 3,5
    • bambini e giovani 1,4
    • cultura 2,29
    • diritti umani 0,1
    • formazione professionale 0,16
    • immigrati 0,67
    • sanità 0,33
    • ricerca 0,33
    • sisma Emilia Romagna 0,3
    • fondo di emergenza 0,13
  • Progetti a scopo benefico all'estero 4,05 (28,5%)
    • anziani e sanità 1,22
    • bambini e giovani 0,7
    • sviluppo agricolo e attività produttive 0,5
    • assistenza sociale 0,5
    • cultura, pace e diritti umani 0,26
    • ambiente 0,15
    • progetti Heks-Eper 0,32
  • Pubblicità 0,7 (5,0%)
  • Spese di gestione e spese di personale 0,13 (0,9%)

Chiesa evangelica luterana[modifica | modifica sorgente]

La somma ricevuta dalla Chiesa evangelica luterana è destinata per legge al sostentamento dei ministri di culto, a specifiche esigenze di culto e di evangelizzazione e a interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, da condursi direttamente o attraverso le Comunità ad essa collegate.[53]

Ogni anno viene pubblicato un resoconto delle spese[54], che riporta la distribuzione dei fondi tra le voci principali senza elencare gli specifici progetti finanziati o l'importo corrispondente.

I fondi incassati nel 2012 ammontavano a 3,356 milioni di euro. Della somma complessivamente disponibile sono stati ripartiti nel modo seguente (dati in milioni di euro):[55]

  • evangelizzazione 1,538 (44,75%)
  • ministri di culto 0,95 (27,63%)
  • missione all'estero 0,36 (10,4%)
  • opere sociali 0,28 (8,15%)
  • cultura 0,2 (5,91%)
  • gestione e comunicazione 0,14 (4,9%)

Unione delle comunità ebraiche[modifica | modifica sorgente]

In base all'intesa del 1996, l'Unione delle Comunità ebraiche italiane destina le somme devolute alle finalità istituzionali dell'ente indicate dall'articolo 19 della legge 8 marzo 1989, n. 101, con particolare riguardo alle attività culturali, alla salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale, nonché ad interventi sociali ed umanitari volti in special modo alla tutela delle minoranze contro il razzismo e l'antisemitismo[56].

In base al resoconto sulla distribuzione dei fondi relativa al 2011 la somma incassata era stata distribuita in questo modo[57]:

ATTIVITA' FINANZIATE
Corso di formazione per insegnanti
€ 5,000.00
Programma peri giovani per conoscere Israele
€ 10,000.00
Valorizzazione anziani casa di riposo
€ 16,000.00
Portale osservatorio antisemitismo
€ 40,000.00
Portale della memoria
€ 10,000.00
Progetto memoria
€ 10,000.00
€ 60,000.00
Assistenza domiciliare ad anziani
€ 16,500.00
Programma peri giovani per conoscere Israele
€ 8,000.00
Festival culturale oy oy oy
€ 12000
Progetto sociale per garantire colonia estiva ai meno abbienti
€ 20000
Roma kolnoa festival
€ 10,000.00
Centro estivo ad Ostia
€ 10,000.00
Educazione ebraica extra scolastica
€ 10,000.00
Residui
€ 41,623.78
TOTALE
€ 219,623.78

Unione chiese cristiane avventiste del settimo giorno[modifica | modifica sorgente]

La somma ricevuta dall'Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno deve essere impiegata per «interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, sia direttamente sia attraverso un ente all'uopo costituito», così come previsto dall'art. 30 della L. 516/1988.

Un apposito sito internet riporta un resoconto dettagliato per l'anno 2011[58], suddiviso sia per tipo di attività sia per ripartizione regionale, e un archivio completo dei resoconti di tutti gli anni precedenti. Per il 2011 gli avventisti hanno dichiarato il 5% di spese in gestione e pubblicità, nel 2003 la percentuale ammontava al 7,5%.

Assemblee di Dio[modifica | modifica sorgente]

I fondi sono destinati esclusivamente a progetti culturali e di solidarietà in Italia e all'estero (non sono finanziate le attività di culto). Il resoconto relativo al 2012 riporta i seguenti dati (in Euro)[59]:

  • Rimanenza attiva al 31-12-2012: 689.377,26
    • Attivo Periodo: 404.724,49
    • Riporto dal 31 dicembre 2011: 285.152,77
  • Erogazioni per interventi umanitaria persone e associazioni effettuate in Italla: 764.320,67
    • ADI-Aid (Adozionea distanza): 50.530
    • Assistenza anziani: 413.790
    • Assistenza tossicodipendenti: 250.000

TOTALE (al netto del riporto) 1.169.138,61

Gettito[modifica | modifica sorgente]

Per le sue caratteristiche il meccanismo dell'otto per mille presenta notevoli peculiarità. Essendo agganciato alla tassazione, il gettito dipende dalle seguenti variabili:

Anche se in un'economia matura come quella italiana la crescita del PIL è determinata in buona parte dall'inflazione (e perciò il meccanismo potrebbe preservare nel tempo il valore di quanto si intende erogare), il PIL, quindi il gettito, è determinato anche dalla variazione in termini reali della produttività pro-capite.

Il fatto che il gettito possa aumentare in caso di incremento delle aliquote IRPEF (cioè un impoverimento della popolazione) risulta particolarmente sgradevole;[senza fonte] si tratta però di eventualità remota. Nel periodo di applicazione della legge le aliquote sono state effettivamente riviste più volte, ma certo non con l'obiettivo di incrementare il gettito dell'otto per mille. Inoltre la legge (art. 49) prevede che la percentuale dell'IRPEF non sia fissa all'otto per mille, ma possa essere modificata ogni tre anni da una commissione paritetica nominata dal governo e dalla Conferenza Episcopale Italiana, in base al gettito IRPEF ottenuto negli anni precedenti dalla Chiesa cattolica.

Per gli anni 1990-2010 si riporta il gettito erogato tramite l'otto per mille alle confessioni religiose ed allo Stato:

N.B. - A sinistra della virgola c'è l'anno, a destra l'importo espresso in milioni di euro. Gli importi possono avere errori di arrotondamento perché ottenuti dividendo l'importo assegnato alla Chiesa cattolica per la percentuale ad essa spettante.

  • 1990, 398
  • 1991, 446
  • 1992, 529
  • 1993, 573
  • 1994, 569
  • 1995, 590
  • 1996, 653
  • 1997, 680
  • 1998, 756
  • 1999, 839
  • 2000, 904
  • 2001, 897
  • 2002, 961
  • 2003, 1.016
  • 2004, 937
  • 2005, 984
  • 2006, 930
  • 2007, 991
  • 2008, 1.002,513
  • 2009, 967,538
  • 2010, 1.067,032
  • 2011, 1.118,677
  • 2012, 1.148,076
  • 2013, 1.032,667
  • 2014, 1.055,321[60]

La crescita percentuale degli importi è il risultato di:

  • crescita inflazionistica del PIL: l'inflazione nel periodo ha determinato una crescita del PIL, a parità di potere d'acquisto. Misurato secondo l'indice ISTAT 1990-2004, il gettito avrebbe dovuto rivalutarsi del 50-60% circa;
  • crescita reale del PIL: il PIL, al netto dell'inflazione, è cresciuto del 25% circa nel periodo fino al 2004;
  • altri fattori come il recupero dell'evasione e la variazione del carico fiscale.

Ripartizione del gettito[modifica | modifica sorgente]

Ogni cittadino contribuente può scegliere la destinazione dell'ottopermille del gettito IRPEF tra:

La scelta si compie mettendo la propria firma in corrispondenza dell'istituzione prescelta.

La scelta non determina la destinazione della propria (del contribuente) quota di gettito fiscale, ma quella di una quota media uguale per tutti i cittadini. Lo Stato adotta la procedura seguente:

  • determina le entrate IRPEF;
  • ne determina l'8 permille;
  • conta il numero di firme dei dieci enti;
  • ripartisce l'otto per mille tra gli enti con la formula seguente:  q_i = G * \tfrac{n_i}{N}
dove
 q_i quota i-esima
 n_i numero delle firme i-esime
 G gettito
 N numero totale delle firme
 i che va da 1 a 10.

In questo modo le scelte dei contribuenti hanno tutte lo stesso peso, indipendentemente dal reddito del contribuente.[61]

Otto per mille non espressamente destinato dai contribuenti[modifica | modifica sorgente]

L'esonero a presentare la dichiarazione per alcune categorie di contribuenti quali, ad es., i pensionati privi di altri redditi e la facoltà degli altri a rinunciare all'esercizio dell'opzione implica che le scelte siano espresse da una minoranza. Il documento più recente diffuso dalla Camera indica che solo il 43,5% dei contribuenti ha effettuato una scelta ai fini della ripartizione del 2010[62].

Percentuale di scelte espresse per anno della dichiarazione
Anno 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Scelte espresse 55,23 52,92 40,23 43,03 43,70 42,36 44,51 41,15 38,93 37,31 38,33 39,62 41,03 41,17 40,86 41,83 43,43 43,50 N.D. 44,70 45,00

Anche l'otto per mille dell'IRPEF di chi non esercita l'opzione viene distribuito, salvo loro rinuncia, tra i beneficiari, in proporzione alle scelte espresse. Oggi 8 soggetti su 10 accedono alla ripartizione della quota non espressa: la rinuncia è esercitata dalla Chiesa Apostolica in Italia, che ha scelto di non partecipare alla ripartizione delle quote non espresse, e dalle Assemblee di Dio in Italia, che invece devolvono la loro quota allo Stato.

Gli ultimi dati ufficiali completi sono relativi ai fondi incassati dallo Stato e dalle confessioni religiose nel 2010, relativi ai redditi denunciati nel 2007. Per ogni destinatario sono indicate la percentuale rispetto alle scelte espresse e la percentuale rispetto al totale dei contribuenti.

Destinatario % fra chi ha espresso una scelta % sul totale dei contribuenti
Chiesa cattolica 85,01% 36,98%
Stato 11,95% 5,20%
Valdesi 2,05% 0,89%
Comunità ebraiche 0,37% 0,16%
Luterani 0,25% 0,11%
Avventisti del settimo giorno 0,17% 0,07%
Assemblee di Dio in Italia 0,20% 0,09%
Totale 100% 43,5%

Scelte dei contribuenti[modifica | modifica sorgente]

Le informazioni sulle scelte dei contribuenti non sono aggiornate perché il Ministero delle Finanze fornisce i dati solo alle confessioni religiose, che di rado li rendono pubblici.

I dati vengono comunicati alle confessioni religiose tre anni dopo l'anno delle dichiarazioni. Quindi nel 2013 saranno comunicati alle confessioni i dati delle dichiarazioni del 2010. Il Governo ha pubblicato un quadro delle scelte espresse, che si riferisce ancora alle dichiarazioni del 2004[63]. I dati degli anni 2005[22], 2006[23], 2007[24], 2008[64] e 2010 [29] sono consultabili dalle comunicazioni che il Governo fornisce alla Camera dei Deputati e dal sito delle Chiesa Evangelica Valdese. I dati del 2011 sono forniti, per la sola Chiesa cattolica, dalla CEI[65].

Scelte espresse per anno della dichiarazione, in percentuale
Anno 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Chiesa cattolica 76,17 81,42 84,94 85,70 83,60 83,68 82,56 81,58 83,36 86,58 87,17 87,25 88,83 89,16 89,81 89,82 86,05 85,01 85,01 82,92 82,01 82,28
Stato 22,31 16,70 13,00 12,42 14,08 13,87 14,43 14,52 13,36 11,04 10,35 10,28 8,65 8,38 7,74 7,60 11,18 11,95 11,65 13,50 13,74
Chiese metodiste e valdesi - - - - 1,10 1,10 1,48 1,59 1,33 1,10 1,21 1,27 1,32 1,39 1,43 1,60 1,80 2,05 2,30 2,55 3,08
Comunità ebraiche - - - - - - - 0,63 0,63 0,44 0,46 0,42 0,46 0,39 0,37 0,37 0,37 0,37 0,39 0,38 0,43
Evangelici luterani - - - - - - 0,32 0,60 0,38 0,31 0,32 0,31 0,29 0,27 0,26 0,25 0,23 0,25 0,26 0,27 0,32
Assemblee di Dio 0,95 1,30 1,57 0,53 0,33 0,36 0,41 0,44 0,50 0,21 0,21 0,20 0,20 0,20 0,19 0,18 0,18 0,20 0,21 0,21 0,23
Avventisti 0,57 0,58 0,49 1,35 0,89 1,00 0,80 0,64 0,44 0,32 0,28 0,27 0,25 0,22 0,20 0,18 0,19 0,17 0,18 0,18 0,19

Ripartizione del gettito[modifica | modifica sorgente]

Anno  % scelte espresse sul totale del gettito IRPEF Stato (€) Chiesa cattolica (€) Assemblee di Dio in Italia (€) Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º giorno (€) Unione delle Chiese metodiste e valdesi (€) Unione delle comunità ebraiche italiane (€) Chiesa evangelica luterana in Italia (€) Totale (€)
Redditi del 1998, ripartiti nel 2002[66] 37,31% Scelte espresse 34.459.103 270.241.770 749.462 998.814 3.925.755 1.373.370 967.602 312.715.876
Scelte non espresse 64.770.147 454.072.811 0[67] 1.678.255 0[67] 2.307.600 1.625.809 524.454.622
Totale 99.229.250 724.314.581 749.462 2.677.069 3.925.755 3.680.970 2.593.411 837.170.498
Redditi del 1999, ripartiti nel 2003[68] 38,33% Scelte espresse 35.855.302 301.981.320 727.499 969.998 4.191.779 1.593.569 1.108.570 346.428.037
Scelte non espresse 65.603.140 485.864.545 0[67] 1.560.652 0[67] 2.563.929 1.783.603 557.375.869
Totale 101.458.442 787.845.865 727.499 2.530.650 4.191.779 4.157.498 2.892.173 903.803.906
Redditi del 2000, ripartiti nel 2004[69] 39,62% Scelte espresse 36.537.390 310.105.768 710.844 959.639 4.513.860 1.492.772 1.101.808 355.422.081
Scelte non espresse 63.644.505 472.594.303 0[67] 1.462.469 0[67] 2.274.952 1.679.131 541.655.360
Totale 100.181.895 782.700.071 710.844 2.422.108 4.513.860 3.767.724 2.780.939 897.077.441
Redditi del 2001 ripartiti nel 2005[70] 41,03% Scelte espresse 34.129.120 350.484.362 789.112 986.390 5.208.143 1.814.958 1.144.213 394.556.298
Scelte non espresse 57.671.274 503.730.510 0[67] 1.417.681 0[67] 2.680.533 1.644.510 567.144.508
Totale 91.800.394 854.214.872 789.112 2.404.071 5.208.143 4.495.491 2.788.723 961.700.806
Redditi del 2002 ripartiti nel 2006[71] 41,17% Scelte espresse 33.234.917 353.606.833 753.536 872.515 5.512.713 1.546.732 1.070.814 396.598.060
Scelte non espresse 56.445.316 505.287.587 0[67] 1.246.784 0[67] 2.210.208 1.530.144 566.720.039
Totale 89.680.233 858.894.420 753.536 2.119.299 5.512.713 3.756.940 2.600.958 963.318.099
Redditi del 2003 ripartiti nel 2007[72] 40,86% Scelte espresse 31.234.392 362.423.877 766.735 807.090 5.770.695 1.493.116 1.049.217 403.545.125
Scelte non espresse 54.670.231 524.565.543 0[67] 1.168.167 0[67] 2.161.109 1.518.617 584.083.669
Totale 85.904.624 886.989.420 766.735 1.975.257 5.770.695 3.654.226 2.567.834 987.628.794
Redditi del 2004 ripartiti nel 2008[73] 41,83% Scelte espresse - - - - - - -
Scelte non espresse - - - - - - - -
Totale 83.542.043,21 928.364.294,37 778.226,02 1.860.449,49 6.917.564,63 3.824.257,28 2.583.957,62 1.027.870.792,62
Redditi del 2005 ripartiti nel 2009[74] 43,43% Scelte espresse - - - - - - -
Scelte non espresse - - - - - - - -
Totale 130.594.137 913.216.482 875.924 1.910.273 8.298.225 3.926.672 2.440.904 1.061.262.617
Redditi del 2006 ripartiti nel 2010[75] 43,50% Scelte espresse - - - - - - -
Scelte non espresse - - - - - - - -
Totale 151.950.433 977.010.978 999.882 1.953.792 10.248.789 4.252.371 2.873.224 1.149.289.469
Redditi del 2007 ripartiti nel 2011[76] Scelte espresse - - - - - - -
Scelte non espresse - - - - - - - -
Totale 12.120.794,54

Variazione delle percentuali nel corso degli anni[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del primo quindicennio si è assistito ad un graduale incremento della percentuale di firme espresse a favore della Chiesa cattolica e a una corrispondente riduzione delle firme espresse a favore dello Stato. Tuttavia negli ultimi anni si assiste a un'inversione di tendenza.

In particolare la percentuale della Chiesa cattolica, pari nel 1990 al 76,17% è salita nel 2004 al 89,81%, per poi calare all'86,05% nel 2006 e all'85,01% nel 2007[77]. Tuttavia, poiché i contribuenti che non esercitano l'opzione sono più numerosi rispetto a quelli che lo fanno (nelle dichiarazioni dei redditi del 2007 solamente il 43,50% ha espresso un'opzione), la percentuale dei firmatari per la chiesa cattolica sul totale dei contribuenti è di meno del 37% dei contribuenti, molto meno degli italiani che si dichiarano cattolici[24].

Le sottoscrizioni in favore dello Stato, che nel 1990 erano il 22,31%, hanno raggiunto il minimo storico nelle dichiarazioni del 2005 al 7,60%. Nelle ultime dichiarazioni hanno segnato una ripresa, con l'11,95% nelle dichiarazioni del 2007.

Le firme espresse a favore della chiesa valdese, che conta circa 20.000 membri, sono in continua crescita. Infatti nella dichiarazione dei redditi del 2008 erano 413.000 pari al 2,3% dei contribuenti, più del doppio rispetto al primo anno in cui era possibile sottoscrivere per il valdesi, il 1994, dove le sottoscrizioni furono l'1,10%[78]. La regione con maggiori sottoscrizioni per la chiesa valdese è il Piemonte col 7,29%, seguito dalla Liguria col 3,69%, dal Lazio col 2,93%, dalla Toscana col 2,69% e dalla Lombardia col 2,43%[79].

Le erogazioni effettive a favore della Chiesa cattolica sono attualmente circa tre volte l'importo speso per il sostentamento del clero (questo è l'importo, che corrisponde approssimativamente all'assegno di congrua in vigore fino al 1989, tenendo conto dell'inflazione, come è logico considerando che il numero delle parrocchie non è cambiato significativamente e che i singoli stipendi non sono particolarmente elevati). Questo fatto ha portato vari osservatori a chiedersi se vi siano stati errori od omissioni nella formulazione delle leggi di implementazione del nuovo concordato o nella loro applicazione. Tali critiche sono discusse in una sezione successiva di questa voce.

Spese pubblicitarie[modifica | modifica sorgente]

Lo Stato decide di non investire nessuna somma in pubblicità. Per questa ragione l'iniziale consenso a favore dello Stato è calato sensibilmente. Viceversa la Chiesa cattolica investe somme consistenti (nel 2008 € 21.628.882 pari al 2,33% dei fondi ricevuti) in pubblicità, soprattutto in spot televisivi. Le chiese valdesi e metodiste nel 2008 hanno investito in pubblicità il 5,65%, pari a € 391.000, percentuale scesa al 5,60% nel 2009, con € 465.000.[80]

Nell'aprile 2005, la RAI[81] rifiutò di trasmettere "per motivi di ordine deontologico" uno spot della Chiesa valdese dal titolo "Molte scuole, nessuna chiesa", con il quale i Valdesi intendevano sottolineare, in polemica con la Chiesa cattolica, come i fondi ottenuti dall'8 per mille non sarebbero stati utilizzati a fini confessionali o pastorali, ma solo per progetti di solidarietà e assistenza.

Erogazione dei contributi[modifica | modifica sorgente]

Lo Stato si riserva tre anni per provvedere all'esatto conteggio e al versamento dei contributi alle rappresentanze delle confessioni religiose. Ogni anno, quindi, tutte le confessioni ricevono i finanziamenti relativi alla dichiarazione dei redditi di tre anni prima, ad eccezione della Chiesa cattolica che, secondo l'art. 47 della legge n. 222 del 20 maggio 1985, riceve invece un anticipo relativo all'anno in corso pari all'importo definitivo, che ad essa compete in relazione alla dichiarazione dei redditi di tre anni prima, oltre al conguaglio relativo al suddetto esercizio.

Dato che le somme erogate dallo Stato ogni anno e messe in bilancio dalle varie confessioni non coincidono con quelle che competono all'anno stesso e che in particolare i versamenti alla Chiesa cattolica comprendono conguagli o ratei relativi ad anni precedenti, gli importi discussi nel successivo paragrafo sull'utilizzo dei fondi, non devono essere confusi con gli importi di competenza dello stesso anno.

Rendiconti[modifica | modifica sorgente]

L'art. 44 della legge 222/85 prescrive che la CEI fornisca annualmente un rendiconto sull'impiego delle somme erogate e stabilisce che: La Conferenza episcopale italiana provvede a diffondere adeguata informazione sul contenuto di tale rendiconto e sugli scopi ai quali ha destinato le somme di cui all'articolo 47.[82] Prescrizioni analoghe sono contenute nelle intese con le altre confessioni.[83][84][85][86][87]

Questo compito viene soddisfatto formalmente tramite i giornali. Ad esempio ogni anno oltre che sul proprio notiziario[88] la CEI pubblica a pagamento sui principali quotidiani a diffusione nazionale un'intera pagina relativa al rendiconto dell'anno precedente.[89]

La disponibilità sul Web di informazioni dettagliate sull'utilizzo dei fondi dell'otto per mille da parte dello Stato e delle confessioni religiose è indispensabile affinché il contribuente possa esercitare un'opzione informata. Al agosto 2014 questa informazione è relativamente recente e ancora scarsa. Sintetici rendiconti annuali dal 2000 sono pubblicati on-line a partire dal 2005.[90][91][92][93][94][95][96][97] La CEI ha inoltre prodotto anche un documento sintetico che abbraccia il periodo 1990-2007 che viene aggiornato annualmente[98] ed uno di determinazione di spesa in base ai conguagli sulle aliquote di otto per mille Irpef degli anni precedenti e sugli anticipi delle quote per l'anno finanziario corrente[99][100][101]. Ciò nonostante il documento scaricabile di maggior dettaglio è il rendiconto sui 6.275 interventi finanziati in tutto il mondo dalla CEI tra il 1990 e il 2004[102].

La documentazione prodotta da altre confessioni era molto incompleta ancora nel dicembre 2007 (la Chiesa valdese pubblicava la serie completa di percentuali sino al 2003. La Chiesa luterana comunicava sul proprio sito soltanto la percentuale di scelte delle dichiarazioni presentate nel 2000, 2001, e 2003. Ancora più incompleti i dati delle altre confessioni), ma è migliorato nel 2008. Ad ottobre 2011 valdesi, avventisti e luterani pubblicano dati relativi alle proprie erogazioni nel 2007 (verosimilmente legate alla denuncia IRPEF 2004). L'UCEI, invece, fornisce i rendiconti del contributo statale nominalmente del 2005 (cioè IRPEF 2002), ma che sarebbe stato erogato solo nel 2006. La rendicontazione sul WEB dei contributi erogati alle Assemblee di Dio sembra essere assente.

I rendiconti pubblicati normalmente contengono solo i titoli dei diversi progetti finanziati. Questi titoli non sono sufficienti perlopiù a consentire un controllo della "qualità della spesa" né della veridicità della classificazione delle spese stesse; un elemento indispensabile per chi volesse fare la propria scelta di contribuente in modo informato. Il problema si pone soprattutto quando beneficiario del contributo è un ente controllato o collegato alla confessione religiosa stessa. Ad esempio l'erogazione di contributi alla propria società editrice rientra effettivamente fra i contributi a "cultura, pace e diritti umani" o piuttosto è un sostegno alla propaganda religiosa?

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Ripartizione delle scelte inespresse[modifica | modifica sorgente]

L'aspetto più controverso dell'8 per mille è la ripartizione delle scelte inespresse. Tale ripartizione è attualmente effettuata secondo un criterio proporzionale rispetto alle scelte espresse. Questo criterio, che secondo le principali critiche violerebbe di fatto il principio di equo sostegno alle confessioni religiose su cui avrebbe dovuto basarsi il sistema dell'otto per mille,[103] fu definito già nel 1984 "una mostruosità giuridica" dallo storico Piero Bellini in un suo articolo per Il Sole 24 Ore,[104] e criticato da diverse personalità del mondo laico[105] e dello stesso mondo cattolico, compreso l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.[106]

Con riferimento all'Irpef sui redditi del 2000, fra chi ha presentato il modello 730 ed il modello Unico (ricordando che è tenuto a presentare la dichiarazione solo chi ha superato i 3.000 euro di reddito, 4.800 euro per i lavoratori autonomi, 7.500 per i pensionati e 8.000 per i dipendenti[107]) coloro che hanno effettuato una scelta sono stati il 61,3%[108] mentre riferendosi al totale complessivo dei contribuenti (ivi compreso chi non è obbligato a presentare alcuna dichiarazione dei redditi, ma il solo CUD), tale percentuale scende al 39,62%, equivalente a 355.422.085 euro su un ammontare totale dell'otto per mille di 897.077.447 euro. Il restante 60,38% (ovvero 541.655.362 euro), relativo alle scelte inespresse, è stato distribuito in modo proporzionale rispetto alle scelte espresse. In virtù di questo meccanismo si genera - a favore degli enti che accettano di partecipare alla ripartizione delle quote non espresse - un effetto moltiplicativo che, nel 2007, è stato pari a 2,3. In ragione di tale fattore moltiplicativo il 5,20% di preferenze espresse per lo Stato e il 39,98% in favore della Chiesa cattolica hanno comportato, ad esempio, la ricezione da parte dei due enti rispettivamente dell'11,95% e dell'85,01% del gettito dell'imposta. Il problema è stato portato all'attenzione del Parlamento italiano nell'ambito di un'interpellanza promossa dal Coordinamento nazionale delle Consulte per la laicità delle istituzioni.[109]

Si sostiene, da parte concordataria, che a tale scopo - consacrato nell'articolo 47 terzo comma della legge 20 maggio 1985 n. 222 - tendeva il tenore letterale delle intese intercorse tra Bettino Craxi ed il cardinale Agostino Casaroli il 18 febbraio 1984, ratificate dal presidente Pertini previa autorizzazione parlamentare recata con legge 25 marzo 1985, n. 121: l'attuale disciplina (secondo cui la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse) sarebbe coperta dall'obbligo concordatario sulla previa intesa in ordine alla revisione degli impegni finanziari dello Stato italiano nei confronti della Chiesa cattolica. Ma la medesima legge 121/1985 recava anche il relativo ordine di esecuzione, per cui è da ritenere che con essa si sia esaurita tutta la vicenda formale delle relazioni tra i soggetti di diritto internazionale “Repubblica italiana” e “Santa Sede”. Tutto il resto, a partire dai contenuti della legge 20 maggio 1985 n. 222, appare di stretta pertinenza dell'ordinamento statale: è propriamente nell'ambito della sovranità nazionale decidere in ordine alla destinazione della quota dell'otto per mille relativa alle scelte non espresse da parte dei contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi.[senza fonte]

Altri aspetti controversi[modifica | modifica sorgente]

Ulteriori critiche mosse nei confronti dell'8 per mille tanto da organizzazioni religiose che da esponenti del mondo laico, si possono riassumere nei seguenti motivi:

  • Vengono finanziate a fondo perduto confessioni religiose che si dovrebbero autofinanziare e, soprattutto nel caso della Chiesa cattolica, gran parte di questi contributi non avrebbe alcuna utilità sociale.[103]
  • Diverse proposte sono state presentate per abolire il meccanismo dell'otto per mille o destinarlo ad altri fini ritenuti di maggiore utilità sociale, in particolare al finanziamento pubblico della ricerca scientifica[110], proposta verso cui stando a un'indagine condotta nel 2002 il 78% degli italiani si dichiarerebbe favorevole.[111]
  • Lo Stato italiano, a differenza delle confessioni religiose inserite nella ripartizione, non fa alcuna pubblicità per sé e non informa su come destina questi fondi. Secondo Curzio Maltese, come riportato in una inchiesta sul quotidiano "La Repubblica" svolta nel 2007,[27] quando nel 1996 il ministro Livia Turco propose di destinare i fondi di competenza statale all'infanzia svantaggiata, il “cassiere”[112][113] della Conferenza Episcopale Italiana monsignor Attilio Nicora reagì duramente, sostenendo che «lo Stato non deve fare concorrenza scorretta nei confronti della Chiesa». Di tale dichiarazione, osserva il quotidiano ufficiale della Cei, non vi è traccia e lo stesso Maltese non ne ha mai fornito la fonte.[114]
  • Un eventuale utilizzo in favore di programmi per l'infanzia dei fondi dell'8 per mille del gettito Irpef, "sembra andare oltre la disposizione pattizia attualmente vigente", una cui modifica "non potrebbe derivare da iniziative unilaterali da parte dello Stato". Lo afferma il presidente della Cei per i problemi giuridici, monsignor Attilio Nicora.[115]
  • Le entrate dell'otto per mille sono devolute a organizzazioni religiose, solo se esse hanno concordato con lo Stato un'apposita intesa e questa è stata ratificata dal Parlamento.[116] Ciò esclude per ora alcuni movimenti religiosi numerosi come i musulmani, i cristiani ortodossi (inseriti nel 2011) , i testimoni di Geova, gli induisti ed i buddisti(aggiunti nel 2014), non fornendo alternative ai contribuenti di tali confessioni se non la devoluzione del proprio contributo allo Stato. L'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti ritiene che l'inserimento di altre confessioni nella distribuzione dell'otto per mille aumenterebbe la percentuale di chi esprime una scelta, farebbe diminuire il numero delle scelte inespresse e ridurrebbe il divario tra la percentuale di scelte per un determinato ente e la percentuale del gettito devoluto all'ente stesso (vedi la precedente tabella). Sempre l'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti sostiene che per questo motivo la Chiesa cattolica, attraverso i parlamentari cattolici, ha di fatto bloccato la ratifica dell'accordo (già sottoscritto) con i testimoni di Geova e impedito l'avvio di trattative con gli islamici: i fedeli di queste religioni grazie al meccanismo delle scelte inespresse porterebbero alle loro gerarchie un contributo ben superiore alla loro percentuale reale, con un mancato apporto economico per la Chiesa cattolica valutabile in centinaia di milioni di euro.[103]
  • Sempre più in discussione non è tanto l’articolo 7 del dl 504/92, quanto l’interpretazione autentica che ne è stata fornita, con il Collegato alla Finanziaria 2006 e con il decreto legge Bersani-Visco[117][118].
  • Il giornalista Carlo Tecce de Il fatto quotidiano in un suo articolo del marzo 2012 sostiene che gli spot commissionati dalla Chiesa cattolica pubblicizzano la sola destinazione agli interventi caritativi dei fondi raccolti tramite l'otto per mille ed evidenzia il fatto che l'effettiva percentuale impiegata per tali interventi (il 20%) non è, diversamente da quanto avveniva in precedenza, dichiarata nel messaggio pubblicitario[119].

Nel 2009 non poche polemiche sono state suscitate dalla deviazione dei fondi spettanti allo stato verso la Chiesa cattolica. Con l'atto del governo n. 121, predisposto ai primi di settembre da un presidente Berlusconi reduce dall'incidente diplomatico del 28 agosto con la Segreteria di Stato Vaticana, si è disposto che i 10 586 000 euro assegnati al capitolo "Beni culturali" siano finalizzati a restauri e interventi in favore di 26 immobili ecclesiastici. Persino la maggioranza di centrodestra della commissione Bilancio di Montecitorio ha lamentato le finalità distorte e ha condizionato il parere finale a una serie di modifiche, contestando carenze e incongruenze del decreto.[120]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Legge 20 maggio 1985, n. 222, in materia di "Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi"
  2. ^ a b Servizio per i rapporti con le confessioni religiose e per le relazioni istituzionali, Le intese con le confessioni religiose, Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 4 maggio 2012.
  3. ^ Gian Guido Vecchi, L'otto per mille si allarga. Restano fuori i musulmani in Corriere della Sera, 27 agosto 2010. URL consultato il 4 maggio 2012.
  4. ^ Servizio per i rapporti con le confessioni religiose e per le relazioni istituzionali, Accordo tra l'Italia e la Santa Sede e le successive intese di attuazione, Presidenza del Consiglio dei Ministri. URL consultato il 4 maggio 2012 (archiviato il 4 maggio 2012).
  5. ^ Intesa conclusa 21 febbraio 1984 e approvata con la Legge 11 agosto 1984, n. 449, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le chiese rappresentate dalla Tavola valdese"; revisione conclusa il 25 gennaio 1993 e approvata con la Legge 5 ottobre 1993, n. 409, in materia di "Integrazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione". Ulteriori revisioni all'intesa sono state concluse il 27 maggio 2005 e il 4 aprile 2007, ma non sono state ratificate dal Parlamento.
  6. ^ Intesa conclusa il 29 dicembre 1986 e approvata con la Legge 22 novembre 1988, n. 516, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º giorno"; revisione conclusa il 6 novembre 1996 e approvata con la Legge 20 dicembre 1996, n. 637, in materia di "Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7 giorno, in attuazione dell'art. 8, comma terzo, della Costituzione". Ulteriori revisioni all'intesa sono state concluse il 23 aprile 2004 e il 4 aprile 2007, ma non sono state ratificate dal Parlamento.
  7. ^ Intesa conclusa il 29 dicembre 1986 e approvata con la Legge 22 novembre 1988, n. 517, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Assemblee di Dio in Italia". la revisione dell'intesa è stata conclusa il 2 novembre 2011, ma non è stata ratificata dal Parlamento.
  8. ^ Intesa conclusa il 27 febbraio 1987 e approvata con la Legge 8 marzo 1989, n. 101, in materia di "Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione delle Comunita' ebraiche italiane, in attuazione dell'art. 8, comma terzo, della Costituzione", revisione conclusa il 6 novembre 1996 e approvata con la Legge 29 novembre 1996, n. 638, in materia di "Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione delle Comunita' ebraiche italiane, in attuazione dell'articolo 8, comma terzo, della Costituzione".
  9. ^ Intesa conclusa il 20 aprile 1993 e approvata con la Legge 29 novembre 1995, n. 520, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia".
  10. ^ Intesa conclusa il 29 marzo 1993 e approvata con la Legge 12 aprile 1995, n. 116, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia (UCEBI)"; revisione conclusa il 16 luglio 2010.
  11. ^ Legge 12 marzo 2012, n. 34, in materia di "Modifica della legge 12 aprile 1995, n. 116, recante approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione cristiana evangelica battista d'Italia, in attuazione dell'art. 8, terzo comma, della Costituzione. (12G0054)"
  12. ^ Intesa conclusa il 4 aprile 2007 e ratificata con Legge 30 luglio 2012, n. 127, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa di Gesu' Cristo dei santi degli ultimi giorni, in attuazione dell'art. 8, terzo comma, della Costituzione"
  13. ^ Intesa conclusa il 4 aprile 2007 e ratificata con legge n. 128/2012.
  14. ^ Intesa conclusa il 20 marzo 2000, revisione conclusa il 4 aprile 2007.
  15. ^ Legge 31 dicembre 2012, n. 245, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione Buddhista Italiana, in attuazione dell'art. 8, terzo comma, della Costituzione"
  16. ^ Intesa conclusa il 4 aprile 2007
  17. ^ Legge 31 dicembre 2012, n. 246, in materia di "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione Induista Italiana, Sanatana Dharma Samgha, in attuazione dell'art. 8, terzo comma, della Costituzione"
  18. ^ Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 8
  19. ^ conclusa il 20 marzo 2000, revisione conclusa il 4 aprile 2007.
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  42. ^ conferenza Episcopale Italiana, Otto per mille - Destinazioni e impieghi 1990-2011.
  43. ^ I criteri di selezione dei progetti finanziati all'estero e il comitato scientifico responsabile della gestione sono comunque pubblici. Si veda Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, Regolamento applicativo, Conferenza Episcopale Italiana, 2006.
  44. ^ Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Otto per mille Destinazione ed impieghi 1990-2012 (PDF), Roma, Conferenza Episcopale Italiana, 2013.
  45. ^ I fondi destinati alla diocesi per esigenze di culto e pastorali sono per metà distribuiti in parti uguali e per l'altra metà ripartiti in proporzione al numero degli abitanti. Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, Otto per mille - Destinazione ed impieghi 1990-2011 (PDF), Conferenza Episcopale Italiana, 2012, p. 7. [collegamento interrotto]
  46. ^ Per quanto riguarda l'edilizia di culto, la CEI fornisce un contributo (che di regola non deve superare il 75%). Restano perciò in carico alle parrocchie e alle diocesi non solo le quote restanti ma anche il costo integrale delle opere non finanziabili dalla CEI (lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, impianti sportivi e cine-teatrali, sistemazioni esterne, impianti di sicurezza e di ristoro, ecc.) Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, Otto per mille - Destinazione ed impieghi 1990-2011 (PDF), Conferenza Episcopale Italiana, 2012, p. 8. [collegamento interrotto]
  47. ^ Riguardo al sostentamento dei sacerdoti, la Chiesa cattolica stabilisce che in base al principio di perequazione, al netto delle trattenute IRPEF un giovane sacerdote riceva uno stipendio di 852,93 €/mese per 12 mensilità, ripartito come segue:
    • contributo dalla parrocchia di cui è pastore (0,036 centesimi i vice-parroci; 0,07 centesimi i parroci per ogni abitante, ad esempio per una parrocchia di 8000 abitanti il vice-parroco riceve 289,00 € al mese, il parroco 578,00 €)
    • eventuali altri stipendi (ad esempio se insegna): qualora la somma del contributo della parrocchia ed eventuali altri stipendi non raggiungano gli 852,93 €/mese, si attinge dall'8 per mille. A ciò si aggiungono eventuali scatti di anzianità e di carriera, un vescovo vicino alla pensione riceve al massimo 1308,57 €/mese.
    Si vedano: Gianluca Polverari, su Critica Liberale n. 123/4 del gennaio-febbraio 2006, ha scritto che «fra i contributi pubblici forse meno noti a favore del mondo cattolico vi è poi quello relativo al pagamento degli stipendi dei circa 200 cappellani militari presenti nel Paese, onere a totale carico dello Stato ai sensi della Legge 512/1961 e che può stimarsi, rielaborando i dati del sito web dell’Ordinariato Militare in Italia, in circa 8 milioni di Euro per il solo 2004» (quindi, circa 40.000 euro a testa per cappellano). Maggiori informazioni si possono trovare sul sito dell’ordinariato Militare. Va anche rilevato che a questi stipendi fanno poi seguito, una volta terminato l'incarico, anche le relative pensioni (art. 47 della legge n. 512/1961): su il Manifesto del 20 agosto 2011 si è ricordato, per esempio, che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, in quanto ordinario militare per l'Italia dal 2003 al 2006 è andato in pensione con il grado generale di Corpo d'Armata dell'Esercito, percependo in tal modo quasi 4.000 euro mensili. Analogamente «Con l'intesa fra il Ministro dell'Interno e il Presidente della Conferenza episcopale italiana, firmata il 9 settembre 1999 e resa esecutiva con D.P.R. n° 421 del 27/10/1999», scrive la pagina del sito CEI dedicata all'assistenza spirituale al personale della Polizia di Stato, «si stabiliscono le modalità per assicurare l’assistenza spirituale al Personale della Polizia di Stato di religione cattolica». Dal sito emerge che in ogni provincia vi è un cappellano provinciale. Inoltre in Italia vi sono oltre duecento istituti di reclusione, in ognuno dei quali agisce almeno un cappellano cattolico. Il loro trattamento giuridico è disciplinato dalla legge n. 68/1982, che all'epoca stanziava per tale servizio la cifra di 1.414.826.908 lire. Presso il Ministero di Giustizia, a far tempo dalla legge n. 68/1982, è inoltre attivo l'incarico di Ispettore dei cappellani. Secondo Adista, agenzia di stampa su mondo cattolico e realtà religiose, del 10 settembre 2011 risultavano a carico dello Stato:
    • 240 cappellani cattolici nelle carceri per un costo pari a 15 milioni di euro l’anno.
    • 750 cappellani ospedalieri con un costo annuale di 50 milioni di euro retribuiti da Regioni o Asl, in media un cappellano ogni 300 ricoverati, ma il numero dipende dal territorio. Infatti in base all'articolo 35 del DPR 128/1969 gli ospedali sono obbligati a dotarsi di un servizio di assistenza religiosa cattolica a proprio carico. Per altre confessioni la direzione sanitaria provvede su richiesta dell'infermo.
    • 184 cappellani militari cattolici con stipendi da ufficiali per un costo totale di circa 10-11 milioni di euro l’anno (eccezione nel 2005 a fronte di 190 cappellani militari si spesero quasi 11 milioni di euro).
    In queste cifre non sono comprese le pensioni degli ex cappellani. Infatti per il clero ed i ministri di culto è stato istituito un apposito fondo pensionistico con legge 903/1973; modifiche successive al fondo, e in particolare all'importo del contributo statale definito nell'articolo 21, sono intervenute con l'articolo 4 della legge 54/1982 e l'articolo 42 della legge 488/1999. L'accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede del 16 giugno 2000, successivamente recepito con la legge 244/2003 con relativo impegno di spesa (art. 3 comma 1), garantisce ai dipendenti del Vaticano e di enti centrali della Chiesa cattolica, e ai loro familiari, trattamenti assicurativi e pensionistici. Un articolo del Corriere della Sera del 21 maggio 2011 riportava di un'interrogazione in sede del Consiglio della Regione Toscana: il titolo riportava "polemiche per i costi del «conforto religioso» negli ospedali. I Verdi: i 77 religiosi in pianta organica costano 2 milioni di euro all'anno". Nel corpo si leggeva: "Durante l'iniziativa che sarà organizzata da Verdi e probabilmente da Sel e da altre forze laiche toscane entro giugno, si parlerà anche dell'articolo della Costituzione che obbliga, negli enti pubblici, a fare assunzioni per concorso."
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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