Otto per mille
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Come otto per mille viene definito il meccanismo con cui lo Stato italiano ripartisce in base alle scelte dei contribuenti l'8‰ dell'intero gettito fiscale IRPEF fra lo Stato e diverse confessioni religiose, per scopi definiti dalla legge.
[modifica] Attività finanziate
La legge stabilisce la destinazione che devono avere i fondi sia per la parte relativa allo Stato sia per quella relativa alle confessioni religiose.
Le quote dell'otto per mille sono utilizzate dallo Stato per interventi straordinari nei seguenti ambiti:
- fame nel mondo
- calamità naturali
- assistenza ai rifugiati
- conservazione di beni culturali
Gli enti (pubblici o privati ma senza fini di lucro), che vogliono accedere a questi fondi devono presentare una proposta entro il 15 marzo di ogni anno. Per il 2008 sono state seguite le modalità stabilite dal D.P.C.M. 23 novembre 2007.
Con la legge finanziaria del 2004 si è stabilito che dalla quota devoluta allo Stato vadano sottratti 80 milioni di euro, che vengono trasferiti nelle spese ordinarie. Questa decisione ha suscitato molte polemiche, perché nel 2004 parte dei fondi è stata usata per finanziare la controversa missione militare italiana in Iraq (Missione Antica Babilonia).
Le quote delle chiese sono utilizzate per:
- interventi assistenziali, umanitari o caritativi (tutte);
- interventi sociali e culturali (tutte);
- finalità religiose ed esigenze di culto (solo la Chiesa cattolica);
- sostentamento del clero (Chiesa cattolica e Chiesa luterana);
- tutela degli interessi religiosi degli Ebrei in Italia, tutela delle minoranze contro il razzismo e l'antisemitismo (solo l'UCEI).
[modifica] Storia
Il rapporto tra lo Stato italiano e le diverse confessioni religiose presenti sul suo territorio può esser fatto risalire allo Statuto Albertino del 1848 (dapprima in vigore nel solo Regno di Sardegna e poi esteso al nascente Regno d'Italia). L'articolo 1 dello Statuto Albertino tollerava ogni culto conforme alle leggi e riconosceva il Cattolicesimo come religione di stato.
Con i Patti Lateranensi del 1929, che codificavano i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica, lo Stato italiano si impegnava a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico tramite il meccanismo della Congrua. Tale meccanismo si fondava su un riconoscimento del pregiudizio economico subito dai cattolici italiani a causa delle molteplici confische di beni ecclesiastici nel corso del secolo XIX, fra cui in particolare l'eversione dell'asse ecclesiastico nel 1866-1867 e l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia nel 1870 a seguito della breccia di Porta Pia.
Nel 1948 la Costituzione repubblicana introduce, con l'articolo 3, l'uguaglianza degli individui, a prescindere anche dalla religione, con la conseguente abolizione de facto della religione di Stato in Italia, cui si giunse ufficialmente solo con la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 (Protocollo addizionale, punto 1) e con la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale, che sancisce che la laicità è il principio supremo dello stato.
Con la firma del nuovo concordato (18 febbraio 1984) tra l'allora Presidente del Consiglio italiano Craxi e il Segretario di Stato del Vaticano Agostino Casaroli si stabilì che il sostegno dello Stato alla Chiesa (studiato dall'allora ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino) avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale IRPEF (l'otto per mille, appunto) da parte dello Stato alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni (per scopi religiosi o caritativi) o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi. La materia fu poi regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi decreti legge e circolari.
Negli anni successivi lo Stato italiano ha firmato intese analoghe anche con altre confessioni: nel 1986 con le Assemblee di Dio, con gli Avventisti nel 1993 con l'Unione delle Chiese metodiste e valdesi e con i Luterani (intesa ratificata nel 1995), nel 1996 con le Comunità ebraiche e ratificò una modifica all'intesa con gli Avventisti. Ad oggi sono sei le confessioni religiose che possono ricevere l'otto per mille. I Battisti hanno firmato un'intesa con lo stato nel 1993, ma rifiutano di ricevere l'otto per mille.
Il 4 aprile 2007 la Presidenza del Consiglio ha firmato il concordato con l'Unione Buddista Italiana (UBI), l'Unione Induista Italiana, la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, la Chiesa dei Santi degli ultimi giorni (i cosiddetti "mormoni"), la Chiesa Apostolica in Italia, la Sacra Arcidiocesi d'Italia ed Esarcato per l'Europa meridionale (una chiesa "ortodossa"); nella stessa data ha anche firmato la modifica delle intese con la Tavola Valdese e con l'Unione delle Chiese cristiane avventiste del Settimo Giorno. Tutte queste intese non sono ancora state ratificate dal Parlamento italiano[1].
[modifica] Gettito
Per le sue caratteristiche intrinseche il meccanismo dell'otto per mille presenta delle peculiarità notevoli. Infatti, essendo agganciato alla tassazione, il gettito varia:
- se il PIL aumenta;
- se variano le aliquote IRPEF.
Anche se in un'economia matura come quella italiana, la crescita del PIL è determinata in buona parte dall'inflazione (e perciò il meccanismo potrebbe preservare nel tempo il valore di quanto si intende erogare), il PIL (e quindi il gettito) è determinato anche dalla variazione in termini reali della produttività pro-capite.
Il fatto che il gettito possa aumentare in caso di incremento delle aliquote IRPEF (cioè un impoverimento della popolazione) risulta particolarmente sgradevole; si tratta però di eventualità remota. Nel periodo di applicazione della legge le aliquote sono state effettivamente riviste più volte, ma certo non con l'obiettivo di incrementare il gettito dell'otto per mille. Inoltre la legge (art. 49) prevede che la percentuale dell'IRPEF non sia fissa all'otto per mille, ma possa essere modificata ogni tre anni da una commissione paritetica nominata dal governo e dalla Conferenza Episcopale Italiana, in base al gettito IRPEF ottenuto negli anni precedenti dalla Chiesa cattolica.
Per i 15 anni 1990-2008 si può fare un bilancio dell'evoluzione del gettito garantito dall'otto per mille:
(mln=milioni)
- 1990, 398 mln di euro
- 1991, 446 mln di euro
- 1992, 529 mln di euro
- 1993, 573 mln di euro
- 1994, 569 mln di euro
- 1995, 590 mln di euro
- 1996, 653 mln di euro
- 1997, 680 mln di euro
- 1998, 756 mln di euro
- 1999, 839 mln di euro
- 2000, 904 mln di euro
- 2001, 897 mln di euro
- 2002, 961 mln di euro
- 2003,1016 mln di euro
- 2004, 937 mln di euro
- 2005, 984 mln di euro
- 2006, 930 mln di euro
- 2007, 991 mln di euro
- 2008,1002 mln di euro
(N.B. I dati della tabella sono stati ottenuti dividendo l'importo assegnato alla Chiesa cattolica per la percentuale ad essa spettante e possono quindi contenere errori di arrotondamento)
La rilevante crescita percentuale degli importi è il risultato di diversi fattori:
- l'inflazione nel periodo ha determinato una crescita del PIL (a parità di potere d'acquisto, misurato secondo l'indice ISTAT 1990-2004, il valore del gettito avrebbe dovuto rivalutarsi del 50-60% circa);
- il PIL deflazionato è cresciuto nel periodo sino al 2004 del 25% circa;
- altri fattori come il recupero dell'evasione e la variazione del carico fiscale.
[modifica] Ripartizione del gettito
Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell'8‰ del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese metodiste e valdesi, Chiesa evangelica luterana in Italia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La scelta si compie mettendo la propria firma sul modello in corrispondenza dell'istituzione prescelta.
Va notato che la scelta espressa con la firma non determina direttamente la destinazione della propria quota di gettito fiscale, ma quella di una quota media uguale per tutti i cittadini. Lo Stato calcola l'importo totale delle entrate dovute all'IRPEF e da questo importo totale scorpora l'otto per mille; poi calcola il numero totale di firme e le percentuali di queste firme attribuite ai vari enti; infine ripartisce l'otto per mille tra gli enti in base alle percentuali delle firme espresse. In questo modo le firme di tutti i contribuenti hanno lo stesso peso, indipendentemente dal loro reddito.[2]
Anche l'otto per mille dell'IRPEF di chi non firma viene comunque redistribuito tra cinque dei sette enti contendenti (vedi più avanti), secondo le percentuali calcolate in base a chi ha espresso una scelta. Le Assemblee di Dio in Italia non partecipano a questa spartizione e la loro quota viene assegnata allo Stato. Per alcuni anni anche la Chiesa valdese rifiutò di partecipare, ma nel 2001 il Sinodo approvò l'accettazione anche delle quote non espresse. Tale decisione è stata recepita dallo Stato nel 2005, con la modifica dell'intesa con la Chiesa valdese, che è stata approvata dal parlamento nel giugno del 2009.
Il funzionamento, quindi, è simile a quello di un referendum sulla destinazione del gettito complessivo sia per quanto riguarda i voti espressi (parità di efficacia di tutti i voti qualunque sia il censo del contribuente) che per i voti inespressi (inefficacia dell'astensione).
[modifica] Scelte dei contribuenti
Va premesso che le informazioni sulle scelte dei cittadini sono difficili da reperire, in quanto il Ministero delle Finanze comunica le statistiche sulle scelte dei contribuenti alle sole confessioni religiose, che non sempre diffondono i dati tempestivamente. Il Ministero inoltre ha tre anni di tempo sia per fornire i dati sia per trasferire gli importi. Di conseguenza le chiese non possono fornire dati recenti né sulle firme espresse a proprio favore né sugli introiti. I dati recenti sulle modalità di spesa sono quindi relativi ad annualità anteriori di un triennio. Solo la Chiesa cattolica riceve annualmente un anticipo pari all'introito determinato dalle firme espresse tre anni prima e può quindi fornire sul suo sito dati più aggiornati.
Gli ultimi dati ufficiali completi sono quelli relativi ai fondi incassati dallo Stato e dalle confessioni religiose nel 2004, relativi ai redditi del 2000, denunciati nel 2001. Per ogni possibile destinatario sono indicate la percentuale rispetto alle scelte espresse e la percentuale rispetto al totale dei contribuenti. Nel seguito sostituiremo dati più recenti dove disponibili.
| Destinatario | % fra chi ha espresso una scelta | % sul totale dei contribuenti |
|---|---|---|
| Chiesa cattolica | 87,25% | 34,56% |
| Stato | 10,28% | 4,07% |
| Valdesi | 1,27% | 0,50% |
| Comunità ebraiche | 0,42% | 0,16% |
| Luterani | 0,31% | 0,12% |
| Avventisti del settimo giorno | 0,27% | 0,10% |
| Assemblee di Dio in Italia | 0,20% | 0,08% |
| Totale | 100% | 39,6% |
Si osservi che la percentuale di chi ha espresso una scelta è inferiore al 40% anche a causa del fatto che molti contribuenti sono esentati dal presentare la dichiarazione dei redditi.
Nel 2004 il gettito complessivo è stato di circa 897 milioni di euro. Il 39,6% dei contribuenti ha espresso la propria scelta con una firma, e la somma corrispondente (355 milioni di euro) è stata distribuita tra i sette enti riportati nell'elenco soprastante. Il 60,4% non si è pronunciato, ma la quota corrispondente dell'otto per mille, pari a 541 milioni di euro, è stata comunque redistribuita (ad eccezione di quella spettante a valdesi e ADI, pari all'1,47%, che è stata attribuita direttamente allo Stato) tra lo Stato, la Chiesa cattolica, le Comunità ebraiche, i luterani, e gli avventisti del settimo giorno, secondo le percentuali relative alle scelte espresse.
Nel 2009 non poche polemiche sono state suscitate dalla deviazione dei fondi spettanti allo stato verso la Chiesa cattolica. Con l'atto del governo n. 121, predisposto ai primi di settembre da un presidente Berlusconi reduce dall'incidente diplomatico del 28 agosto con la Segreteria di Stato Vaticana, si è disposto che i 10 586 000 euro assegnati al capitolo "Beni culturali" siano finalizzati a restauri e interventi in favore di 26 immobili ecclesiastici. Persino la maggioranza di centrodestra della commissione Bilancio di Montecitorio ha lamentato le finalità distorte e ha condizionato il parere finale a una serie di modifiche, contestando carenze e incongruenze del decreto.[3]
[modifica] Variazione delle percentuali nel corso degli anni
Nel corso del primo quindicennio si è assistito ad un graduale incremento della percentuale di firme espresse a favore della Chiesa cattolica e a una corrispondente riduzione delle firme espresse a favore dello Stato. In particolare la percentuale della Chiesa cattolica, pari nel 1990 al 76,17% è salita nel 2004 al 89,91% (incremento del 18%). Le firme espresse a favore della Chiesa cattolica sono quindi molto più elevate di quanto ci si potrebbe attendere in base alla partecipazione al culto. Se la percentuale di firme espresse fosse analoga a quella della partecipazione al culto, le erogazioni a favore della Chiesa cattolica avrebbero un importo confrontabile con le erogazioni previste a suo tempo dai Patti Lateranensi (l'ultimo contributo, erogato nel 1989, era di circa 400 miliardi di lire).
Le erogazioni effettive a favore della Chiesa cattolica sono attualmente circa tre volte l'importo speso per il sostentamento del clero (questo è l'importo, che corrisponde approssimativamente all'assegno di congrua in vigore fino al 1989, tenendo conto dell'inflazione, come è logico considerando che il numero delle parrocchie non è cambiato significativamente e che i singoli stipendi non sono particolarmente elevati). Questo fatto ha indotto parte del mondo laico a chiedersi se vi siano stati errori od omissioni nella formulazione delle leggi di implementazione del nuovo concordato o nella loro applicazione. Queste critiche sono discusse in una sezione successiva di questa voce.
Per gli stessi motivi alcuni laici, con un appello pubblicato sulla rivista MicroMega, hanno promosso la scelta della confessione valdese, che si impegna a dedicare gli importi erogati esclusivamente a fini assistenziali e caritativi in Italia e all'estero. Le firme espresse nel 2005 a favore della chiesa valdese, che conta circa 20.000 membri, sono state 264.676[4].
[modifica] Erogazione dei contributi
Lo Stato si riserva tre anni per provvedere all'esatto conteggio e al versamento dei contributi alle rappresentanze delle confessioni religiose. Ogni anno, quindi, tutte le confessioni ricevono i finanziamenti relativi alla dichiarazione dei redditi di tre anni prima, ad eccezione della Chiesa cattolica che, secondo l'art. 47 della legge n. 222 del 20 maggio 1985, riceve invece un anticipo relativo all'anno in corso pari all'importo definitivo, che ad essa compete in relazione alla dichiarazione dei redditi di tre anni prima, oltre al conguaglio relativo al suddetto esercizio.
Dato che le somme erogate dallo Stato ogni anno e messe in bilancio dalle varie confessioni non coincidono con quelle che competono all'anno stesso e che in particolare i versamenti alla Chiesa cattolica comprendono conguagli o ratei relativi ad anni precedenti, gli importi discussi nel successivo paragrafo sull'utilizzo dei fondi, non devono essere confusi con gli importi di competenza dello stesso anno.
[modifica] Utilizzo dei fondi
I dati qui riportati fanno riferimento ai fondi incassati nell'anno 2004 (relativi ai redditi del 2000, denunciati nel 2001). Dove i dati non erano disponibili, sono state usate informazioni relative agli anni precedenti.
[modifica] Stato
Il Governo dedica alla gestione dei fondi di pertinenza statale una sezione del suo sito internet, dove è possibile sia consultare l'elenco delle attività finanziate negli anni precedenti, sia candidarsi per ricevere finanziamenti ad attività che rientrino nelle categorie previste.
Nel 2004 lo Stato ha ricevuto circa 100 milioni di euro; sottraendo gli 80 milioni di euro che, a partire dalla finanziaria 2004, vengono trasferiti al bilancio generale, rimangono 20 milioni di euro che sono stati distribuiti in questo modo:
- 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico
- 24,73% calamità naturali
- 23,03% conservazione beni culturali civili
- 4,44% fame nel mondo
- 3,16% assistenza rifugiati
Lo Stato non ha spese di tipo pubblicitario in quanto è l'unico dei sette partecipanti a non farsi pubblicità. A tale causa è da alcuni attribuito il crollo delle preferenze espresse per lo Stato italiano, la cui percentuale è scesa drasticamente dal 23 per cento del 1990 all'8,3 del 2006.[5]
[modifica] Chiesa cattolica
La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata "per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo", così come previsto dall'art. 48 della L. 222/1985. Ogni anno viene pubblicato un resoconto riassuntivo delle spese, che riporta la distribuzione dei fondi tra le voci principali, ma non elenca in dettaglio i progetti finanziati e la spesa corrispondente. Un rendiconto riassuntivo con la ripartizione per ciascuno degli anni 1990-2007 è pubblicato sul sito CEI, segnalato in calce.
Negli anni 2006 e 2007 la somma, pari in media a 960 milioni di euro (comprensivo di arretrati degli anni precedenti), è stata ripartita nel modo seguente.
- 35% - sostentamento dei sacerdoti (La Chiesa cattolica stabilisce che in base al principio di perequazione, al netto delle trattenute IRPEF un giovane sacerdote riceva uno stipendio di 852,93 €/mese per 12 mensilità[6][7] ripartito come segue:
- contributo dalla parrocchia di cui è pastore (0,036 centesimi i vice-parroci; 0,07 centesimi i parroci per ogni abitante, ad esempio per una parrocchia di 8000 abitanti il vice-parroco riceve 289,00 € al mese, il parroco 578,00 €)
- eventuali altri stipendi (ad esempio se insegna)
- qualora, la somma del contributo della parrocchia ed eventuali altri stipendi, non raggiungano gli 852,93 €/mese, si attinge dall'8 per mille. A ciò si aggiungono eventuali scatti di anzianità e di carriera, un vescovo vicino alla pensione riceve al massimo 1308,57 €/mese.
- 20% - interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo
- I criteri di selezione dei progetti finanziati all'estero e il comitato scientifico responsabile della gestione sono pubblici[8]
- 12% - nuova edilizia di culto
- Per quanto riguarda l'edilizia di culto si osservi che la CEI fornisce un contributo (che di regola non deve superare il 75%). Restano perciò in carico alle parrocchie e alle diocesi non solo le quote restanti ma anche il costo integrale delle opere non finanziabili dalla CEI (lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, impianti sportivi e cine-teatrali, sistemazioni esterne, impianti di sicurezza e di ristoro, ecc.).
- 8% - beni culturali ecclesiastici
- 16% - alle diocesi (metà distribuito in parti uguali alle 226 diocesi e l'altra metà ripartita in proporzione al numero degli abitanti). Le iniziative diocesane si articolano a loro volta in moltissime voci, anche di tipo sociale e caritativo.
- 10% - altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.)
- La Chiesa cattolica devolve circa l'1% dei fondi ottenuti alle spese pubblicitarie, anche allo scopo di ottemperare all'obbligo di legge di diffondere informazioni sull'uso dei fondi stessi.
Nel 2009, a seguito del terremoto che ha colpito l'Abruzzo, la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto, in favore delle popolazioni colpite dal terremoto, lo stanziamento di 5.000.000 € (3 mln in un primo momento, 2 in seguito) dai fondi derivanti dall'otto per mille, somma erogata tramite Caritas Italiana cui è stato affidato il coordinamento degli interventi locali per alleviare i disagi causati dal sisma.[9][10]
[modifica] Chiesa valdese
La somma ricevuta dalla Chiesa valdese (4,6 milioni di euro nel 2004) non può essere usata per alcuna attività religiosa, ma esclusivamente per progetti sociali, assistenziali e culturali. L'obiettivo è di assegnare almeno il 30% a progetti per combattere la fame nel mondo, e di non superare il 5% per le spese di pubblicità e di gestione (in realtà nel 2004 la somma di queste due voci ha raggiunto il 6,88%; lo 0,38% è stato speso per il personale).
Ogni anno viene pubblicato un resoconto molto dettagliato delle spese, che elenca tutti i progetti finanziati e la relativa spesa.
Per quanto riguarda l'Italia (64,92% del totale, circa 3 milioni di euro), i finanziamenti sono stati ripartiti in questo modo:
- 32,90% cultura, pace e diritti umani
- 24,65% anziani e sanità
- 17,80% bambini e giovani
- 18,36% occupazione, assistenza sociale
- 6,49% rifugiati, migranti e nomadi
Per quanto riguarda l'estero (27,82% del totale, circa 1,3 milioni di euro) la suddivisione è stata la seguente:
- 22,82% sviluppo agricolo e attività produttive
- 25,39% bambini e giovani
- 36,90% assistenza e sviluppo sociale
- 11,13% sanità
- 3,54% diritti umani
[modifica] Chiesa evangelica luterana
La somma ricevuta dalla CELI deve essere impiegata "oltre che ai fini di cui all'articolo 26 (art. 26 sostentamento dei ministri di culto di cui all'articolo 4 ed a specifiche esigenze di culto e di evangelizzazione), anche per gli interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, e ciò sia direttamente, sia attraverso le Comunità ad essa collegate." così come previsto dall'art. 27 della L. 520/1995
Ogni anno viene pubblicato un resoconto delle spese, che riporta la distribuzione dei fondi tra le voci principali e la distribuzione per aree geografiche ma non elenca in dettaglio il numero di progetti finanziati e la spesa corrispondente. La distribuzione dei finanziamenti dichiarata per il 2004 è stata:
- 18,27% ministri di culto
- 4,45% diaconia al Golfo
- 4,33% diaconia all'estero
- 1,38% gestione e amministrazione
- 32,20% progetti delle comunità
- 39,36% progetti della Chiesa luterana
[modifica] Unione delle comunità ebraiche
I fondi ricevuti (3,8 milioni di euro nel 2004) non sono destinati ai rabbini, ma ad attività legate alla cultura ebraica, alla conservazione del patrimonio artistico e ad iniziative assistenziali. Il sito internet dell'Unione delle Comunità ebraiche non riporta attualmente alcun resoconto sulla distribuzione dei fondi, ma ha riportato in passato i dati relativi al 2001 (redditi del 1997). La somma totale di 4,8 milioni di euro era stata distribuita in questo modo:
- 50,71% attività formative in cultura ebraica
- 23,75% attività culturali
- 17,50% tutela delle minoranze e attività sociali (lotta a razzismo e antisemitismo, assistenza anziani, infanzia e portatori di handicap)
- 8,04% conservazione patrimonio artistico ebraico
[modifica] Unione chiese cristiane avventiste del settimo giorno
La somma ricevuta dall'Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno deve essere impiegata per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, sia direttamente sia attraverso un ente all'uopo costituito., così come previsto dall'art. 30 della L. 516/1988.
Il sito internet riporta un resoconto dettagliato per l'anno 2004, suddiviso sia per tipo di attività sia per ripartizione regionale, e un archivio completo dei resoconti di tutti gli anni precedenti. Per il 2003 gli avventisti hanno dichiarato il 7,5% di spese in gestione e pubblicità.
[modifica] Assemblee di Dio
I fondi (circa settecentomila euro ricevuti dallo Stato nel 2004, 1,4 milioni con gli accantonamenti degli anni precedenti) sono destinati esclusivamente a progetti culturali e di solidarietà in Italia e all'estero (non sono finanziate le attività di culto). Il sito internet dà una generica descrizione dei campi d'azione ma non fornisce alcun tipo di rendiconto. Tuttavia sono stati forniti su richiesta i seguenti dati relativi al 2004:
- 41,17% erogazioni in Italia
- 9,17% erogazioni a paesi del Terzo Mondo
- 49,43% accantonamenti per il 2005
[modifica] Rendiconti
L'art. 44 della legge 222/85 prescrive che la CEI fornisca annualmente un rendiconto sull'impiego delle somme erogate e stabilisce che: La Conferenza episcopale italiana provvede a diffondere adeguata informazione sul contenuto di tale rendiconto e sugli scopi ai quali ha destinato le somme di cui all'articolo 47.[11] Prescrizioni analoghe sono contenute nelle intese con le altre confessioni.[12][13][14][15][16]
Questo compito viene soddistatto formalmente tramite i giornali. Ad esempio ogni anno oltre che sul proprio notiziario[17] la CEI pubblica a pagamento sui principali quotidiani a diffusione nazionale un'intera pagina relativa al rendiconto dell'anno precedente.[18]
La disponibilità sul Web di informazioni dettagliate sull'utilizzo dei fondi dell'otto per mille da parte dello Stato e delle confessioni religiose è indispensabile affinché il contribuente possa esercitare una opzione ragionata. Al dicembre 2009 questa informazione è relativamente recente e ancora scarsa. Sintetici rendiconti annuali dal 2000 sono pubblicati on-line a partire dal 2005.[19][20][21][22][23][24][25][26] La CEI ha inoltre prodotto anche un documento sintetico che abbraccia il periodo 1990-2007 che viene aggiornato annualmente[27] ed uno di determinazione di spesa in base ai conguagli sulle aliquote di otto per mille Irpef degli anni precedenti e sugli anticipi delle quote per l'anno finanziario corrente[28][29][30]. Ciò nonostante il documento scaricabile di maggior dettaglio è il rendiconto sui 6.275 interventi finanziati in tutto il mondo dalla CEI tra il 1990 e il 2004[31].
La documentazione prodotta da altre confessioni era molto incompleta ancora nel dicembre 2007 (la Chiesa valdese pubblicava la serie completa di percentuali sino al 2003. La Chiesa luterana comunicava sul proprio sito soltanto la percentuale di scelte delle dichiarazioni presentate nel 2000, 2001, e 2003. Ancora più incompleti i dati delle altre confessioni), ma è migliorato nel 2008. Al dicembre 2009 Valdesi, Avventisti e Luterani pubblicano dati relativi alle proprie erogazioni nel 2007 (verosimilmente legate alla denuncia IRPEF 2004). L'UCEI, invece, fornisce i rendiconti del contributo statale nominalmente del 2005 (cioè IRPEF 2002), ma che sarebbe stato erogato solo nel 2006. La rendicontazione sul WEB dei contributi erogati alle Assemblee di Dio sembra essere assente.
I rendiconti pubblicati normalmente contengono solo i titoli dei diversi progetti finanziati. Questi titoli non sono sufficienti perlopiù a consentire un controllo della "qualità della spesa" né della veridicità della classificazione delle spese stesse; un elemento indispensabile per chi volesse fare la propria scelta di contribuente in modo informato. Il problema si pone soprattutto quando beneficiario del contributo è un ente controllato o collegato alla confessione religiosa stessa. Ad esempio l'erogazione di contributi alla propria società editrice rientra effettivamente fra i contributi a "cultura, pace e diritti umani" o piuttosto è un sostegno alla propaganda religiosa?
Le spese di pubblicità e di gestione, indicate nell'ultimo rendiconto pubblicato, sono percentualmente molto minori per la Chiesa cattolica e per quella luterana, che però dedicano una quota importante del proprio budget al proprio personale. Avventisti, Valdesi ed Ebrei spendono invece circa il 10%.
[modifica] Critiche
[modifica] Ripartizione delle scelte inespresse
L'aspetto più controverso dell'8 per mille è la ripartizione delle scelte inespresse. Tale ripartizione è attualmente effettuata secondo un criterio proporzionale rispetto alle scelte espresse. Questo criterio, che secondo le principali critiche violerebbe di fatto il principio di equo sostegno alle confessioni religiose su cui avrebbe dovuto basarsi il sistema dell'otto per mille,[32] fu definito già nel 1984 "una mostruosità giuridica" dallo storico Piero Bellini in un suo articolo per Il Sole 24 Ore,[33] e criticato da diverse personalità del mondo laico[34] e dello stesso mondo cattolico, compreso l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.[35]
Secondo molti critici il sistema si configura dal punto di vista giuridico come una sorta di votazione su una imposta (in cui chi non ha espresso una preferenza non viene considerato). Il fatto che i cittadini non possano esprimersi direttamente su una imposta, infatti, è un fatto ampiamente acquisito nella civiltà giuridica dei paesi occidentali[36], e anche la nostra Costituzione vieta espressamente referendum in materia tributaria e di bilancio (art. 75). L'analoga iniziativa del Cinque per mille, che ha lo scopo di finanziare la ricerca ed il non profit, prevede che in caso di non espressione di una preferenza il gettito venga incamerato dallo Stato: in questo modo il cittadino può disporre soltanto del 5x1000 calcolato sulla propria IRPEF, e non influenza in alcun modo l'utilizzo del denaro di chi non ha espresso preferenza.
I dati più recenti disponibili indicano che l’otto per mille dell'Irpef sui redditi del 2000 ammontava ad 897.077.447 euro. Di questi, ricordando che è tenuto a presentare la dichiarazione solo chi ha superato i 3.000 euro di reddito, 4.800 euro per i lavoratori autonomi, 7.500 per i pensionati e 8.000 per i dipendenti,[37] fra chi ha presentato il modello 730 ed il modello Unico, coloro che hanno effettuato una scelta sono stati il 61,3%[38] mentre sul totale complessivo (ivi compreso chi non è obbligato a presentare alcuna dichiarazione, ma il solo CUD), solo il 39,62% (ovvero 355.422.085 euro) è stato destinato in base alle scelte espresse dai contribuenti, il restante 60,38% (ovvero 541.655.362 euro) è stato destinato senza alcuna scelta da parte dei contribuenti. In virtù di questo meccanismo, nonostante solo il 35,24% degli aventi diritto avesse destinato nel 2000 il proprio contributo alla Chiesa cattolica, l'87.25% dell'intero gettito dell'8 per mille, pari quindi alla percentuale proporzionale delle scelte effettivamente espresse alla stessa, è stato devoluto alla CEI. Il problema è stato portato all'attenzione del Parlamento italiano nell'ambito di un'interpellanza promossa dal Coordinamento nazionale delle Consulte per la laicità delle istituzioni.[39]
Si sostiene, da parte concordataria, che a tale scopo - consacrato nell'articolo 47 terzo comma della legge 20 maggio 1985 n. 222 - tendeva il tenore letterale delle intese intercorse tra Bettino Craxi ed il cardinale Agostino Casaroli il 18 febbraio 1984, ratificate dal presidente Pertini previa autorizzazione parlamentare recata con legge 25 marzo 1985, n. 121: l'attuale disciplina (secondo cui la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse) sarebbe coperta dall'obbligo concordatario sulla previa intesa in ordine alla revisione degli impegni finanziari dello Stato italiano nei confronti della Chiesa cattolica. Ma la medesima legge 121/1985 recava anche il relativo ordine di esecuzione, per cui è da ritenere che con essa si sia esaurita tutta la vicenda formale delle relazioni tra i soggetti di diritto internazionale “Repubblica italiana” e “Santa Sede”. Tutto il resto, a partire dai contenuti della legge 20 maggio 1985 n. 222, appare di stretta pertinenza del nostro ordinamento: è propriamente nell'ambito della sovranità nazionale decidere in ordine alla destinazione della quota dell'otto per mille relativa alle scelte non espresse da parte dei contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi.
[modifica] Altri aspetti controversi
Ulteriori critiche mosse nei confronti dell'8 per mille tanto da organizzazioni religiose che da esponenti del mondo laico, si possono riassumere nei seguenti motivi:
- Vengono finanziate a fondo perduto confessioni religiose che si dovrebbero autofinanziare e, soprattutto nel caso della Chiesa cattolica, gran parte di questi contributi non avrebbe alcuna utilità sociale.[32] Nell'aprile 2005, la RAI [40] rifiutò di trasmettere "per motivi di ordine deontologico" uno spot della Chiesa valdese dal titolo "Molte scuole, nessuna chiesa", con il quale i Valdesi intendevano sottolineare, in polemica con la Chiesa cattolica, come i fondi ottenuti dall'8 per mille non sarebbero stati utilizzati a fini confessionali o pastorali, ma solo per progetti di solidarietà e assistenza.
- Diverse proposte sono state presentate per abolire il meccanismo dell'otto per mille o destinarlo ad altri fini ritenuti di maggiore utilità sociale, in particolare al finanziamento pubblico della ricerca scientifica [41], proposta verso cui stando a una ricerca condotta nel 2002 il 78% degli italiani si dichiarerebbe favorevole.[42]
- Lo Stato italiano, a differenza delle confessioni religiose inserite nella ripartizione, non fa alcuna pubblicità per sé e non informa su come destina questi fondi. Secondo Curzio Maltese, come riportato in una inchiesta sul quotidiano "La Repubblica" svolta nel 2007,[5] quando nel 1996 il ministro Livia Turco propose di destinare i fondi di competenza statale all'infanzia svantaggiata, il “cassiere”[43][44] della Conferenza Episcopale Italiana monsignor Attilio Nicora reagì duramente, sostenendo che «lo Stato non deve fare concorrenza scorretta nei confronti della Chiesa». Di tale dichiarazione, osserva il quotidiano ufficiale della Cei, non vi è traccia e lo stesso Maltese non ne ha mai fornito la fonte.[45]
- Un eventuale utilizzo in favore di programmi per l'infanzia dei fondi dell'8 per mille del gettito Irpef, "sembra andare oltre la disposizione pattizia attualmente vigente", una cui modifica "non potrebbe derivare da iniziative unilaterali da parte dello Stato". Lo afferma il presidente della Cei per i problemi giuridici, monsignor Attilio Nicora.[46]
- Le entrate dell'otto per mille sono devolute a organizzazioni religiose, solo se esse hanno concordato con lo Stato un'apposita intesa e questa è stata ratificata dal Parlamento.[47] Ciò esclude per ora alcuni movimenti religiosi numerosi come i musulmani, i testimoni di Geova ed i buddisti, non fornendo alternative ai contribuenti di tali confessioni se non la devoluzione del proprio contributo allo Stato. L'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ritiene che l'inserimento di altre confessioni nella distribuzione dell'otto per mille aumenterebbe la percentuale di chi esprime una scelta, farebbe diminuire il numero delle scelte inespresse e ridurrebbe il divario tra la percentuale di scelte per un determinato ente e la percentuale del gettito devoluto all'ente stesso (vedi la precedente tabella). Sempre l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti sostiene che per questo motivo la Chiesa cattolica, attraverso i parlamentari cattolici, ha di fatto bloccato la ratifica dell'accordo (già sottoscritto) con i Testimoni di Geova e impedito l'avvio di trattative con gli islamici: i fedeli di queste religioni grazie al meccanismo delle scelte inespresse porterebbero alle loro gerarchie un contributo ben superiore alla loro percentuale reale, con un mancato apporto economico per la Chiesa cattolica valutabile in centinaia di milioni di euro.[32]
[modifica] Note
- ^ Presidenza del Consiglio dei Ministri - Servizio per i rapporti con le confessioni religiose e per le relazioni istituzionali: "Le intese con le confessioni religiose"
- ^ Articolo 47, comma 3 della citata legge 222/1985
- ^ L'otto per mille destinato allo Stato finisce a parrocchie e monasteri. La Repubblica. URL consultato il 17-11-2009.
- ^ *Blog sull'Otto per Mille della chiesa valdese
- ^ a b Civiltà Laica. Inchiesta de La Repubblica sui costi della chiesa cattolica (Ottobre-dicembre 2007). URL consultato il 04-09-2008.
- ^ Claudio Turrini. «Gli «stipendi» dei sacerdoti.». Toscana Oggi, 27-09-2007. URL consultato in data 13-09-2008.
- ^ Gian Guido Vecchi. «Sacerdoti, pochi e anziani.». Corriere della Sera, 18-05-2008. URL consultato in data 13-09-2008.
- ^ http://www.chiesacattolica.it/cci_new/PagineCCI/AllegatiArt/22/regolamentoita.pdf
- ^ La CEI stanzia tre milioni di euro per le vittime del terremoto e indice una colletta nazionale per il 19 aprile. Agenzia di stampa Zenit, 7 aprile 2009. URL consultato il 11-04-2009.
- ^ Bagnasco, dalla CEI aiuti per 5 milioni. AGI, 14 aprile 2009. URL consultato il 14-04-2009.
- ^ Legge 20 maggio 1985, n. 222 Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi. (Aggiornata al 5.08.2002)
- ^ Art.4 comma 5 della legge 5 ottobre 1993, n. 409: "Integrazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione"
- ^ Art. 30 della legge 29 novembre 1995, n.520: "Norme per la regolamentazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI)"
- ^ Art.3 della legge 20 dicembre 1996, n. 638: "Modifica della legge 08 marzo 1989, n.101 Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane"
- ^ Art. 33 della legge 22 novembre 1988, n.516: "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno"
- ^ Art. 25 della legge 22 novembre 1988, n.517: "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Assemblee di Dio in Italia"
- ^ Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana
- ^ Umberto Folena. «Chiesa e tasse: Otto per mille i «segreti» e la trasparenza». Avvenire, 04-10-2007. URL consultato in data 12-09-2008.
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2000
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2001
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2002
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2003
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2004
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2005
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2006
- ^ Rendiconto circa l’utilizzo delle somme dell’otto per mille dell’IRPEF pervenute alla CEI nell’anno 2007
- ^ Gestione dei fondi otto per mille della Chiesa cattolica per il periodo 1990-2007
- ^ Sarà possibile fare un confronto solo successivamente in base alla reale entità del gettito:
- ^ Ripartizione delle somme derivanti dall'otto per mille IRPEF per la Chiesa cattolica nell'anno 2007
- ^ Ripartizione delle somme derivanti dall'otto per mille IRPEF per la Chiesa cattolica nell'anno 2008
- ^ Conferenza Episcopale Italiana. Dalla parola alle opere. 15 anni di testimonianze del Vangelo della carità nel Terzo Mondo. URL consultato il 04-09-2008.
- ^ a b c UAAR. Anche se non firmi, finanzi la Chiesa cattolica (e altri). URL consultato il 04-09-2008.
- ^ Piero Bellini, cit. in Curzio Maltese. «I conti della Chiesa ecco quanto ci costa». La Repubblica, 28-09-2007. URL consultato in data 04-09-2008.
- ^ Carla Castellacci; Telmo Pievani, Le sante ragioni, Milano, Chiare Lettere, 2007. 196
- ^ F. Di Lascio; D. Paris, Non arrendetevi mai. Colloquio con Oscar Luigi Scalfaro, Milano, Edizioni Paoline, 2007.
- ^ Fa eccezione, per esempio, la Svizzera.
- ^ Agenzia delle entrate: guida al nuovo sistema di tassazione dell'Irpef. URL consultato il 07-09-2008.
- ^ Umberto Folena. «Bilanci trasparenti: Costi della Chiesa, svarioni e verità». Avvenire, 29-09-2007. URL consultato in data 06-09-2008.
- ^ Interpellanza parlamentare e lettera inviata dal Coordinamento nazionale delle Consulte per la laicità delle Istituzioni al Ministro dell'Economia. 10-05-2007. URL consultato il 04-09-2008.
- ^ Osservatorio sulla legalità e sui diritti. RAI rifiuta spot Chiesa Valdese su 8 per mille. 22-04-2005. URL consultato il 04-09-2008.
- ^ 8 x 1000 alla ricerca. URL consultato il 09-12-2008.
- ^ Alberto Masacci; Pierluigi Sacco, Il fundraising socio-sanitario, Meltemi Editore, 2006. ISBN 8-878-81009-6
- ^ Curzio Maltese attribuisce un ruolo mai ricoperto da Nicora, che allora era vescovo di Verona ed all'interno della CEI si occupava delle problematiche giuridiche concordatarie e quindi non di questioni finanziarie.
- ^ Biografia ufficiale di Attilio Nicora. URL consultato il 09-04-2008.
- ^ Umberto Folena. «Soldi alla Chiesa, verità e bugie». Avvenire, 04-10-2007. URL consultato in data 04-09-2008.
- ^ «La Cei replica alla Turco». Corriere della Sera, 13-7-1996. URL consultato in data 04-04-2009.
- ^ Paul A. Marshall, Religious Freedom in the World, Rowman & Littlefield Publishers, 2008. 42 ISBN 0-742-56212-3
[modifica] Bibliografia
- Maria Gabriella Belgiorno de Stefano (2007). La Corte di Strasburgo legittima l’otto per mille alle chiese italiane . Il Fisco 23 (1): 3341ss. URL consultato il 04-09-2008.
- Roberto Beretta, Chiesa padrona. Strapotere, monopolio e ingerenza nel cattolicesimo italiano, Milano, Piemme, 2006. ISBN 8-838-48814-2
- Conferenza Episcopale Italiana. Dalla parola alle opere. 15 anni di testimonianze del Vangelo della carità nel Terzo Mondo. URL consultato il 04-09-2008.
- Vincenzo Crupi; Salvatore Berlingò, Il sostentamento dei ministri di culto, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003. ISBN 8-849-80269-2
- Umberto Folena, La vera questua. Analisi critica di un'inchiesta giornalistica, Milano, Avvenire Nuova Editoriale Italiana, 2008. ISBN 9771120602306
- Curzio Maltese, La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani, Milano, Feltrinelli, 2008. ISBN 8-807-17149-X
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Normativa
- Sito con tutte le principali normative
- Legge 222/85, testo completo in formato html
- D.P.R. 10 marzo 1998, n. 76, criteri per la gestione della quota dell'otto per mille spettante allo Stato
- D.P.R. 23 settembre 2002, n. 250 (recante modifiche ed integrazioni al D.P.R. 76/98)
[modifica] Utilizzo dei fondi
- D.P.C.M. 23 novembre 2004, ripartizione della quota di otto per mille a gestione statale nel 2004
- Gestione dei fondi otto per mille della Chiesa cattolica per il periodo 1990-2007
- Ripartizione delle somme derivanti dall'otto per mille IRPEF per la Chiesa cattolica nell'anno 2008
- Gestione dei fondi dell'Unione Chiese Metodiste e Valdesi
- Gestione fondi della Chiesa Evangelica Luterana
- Unione delle Comunità ebraiche italiane, sezione otto per mille
- Progetti finanziati dalla Chiesa Avventista del settimo giorno
- Evangelici pentecostali (Assemblee di Dio in Italia)
[modifica] Controversie
- L'invenzione dell'otto per mille dell'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori, 1 Settembre 2004
- Otto per mille: Aggiornamento sulle confessioni religiose per l'anno 2004 dell'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori, 15 maggio 2005
- Inchiesta: Soldi alla Chiesa, verità e bugie, Avvenire
- Edizione online de «La vera questua - Analisi critica di un'inchiesta giornalistica» di Umberto Folena, Avvenire
- Inchiesta de La Repubblica sui costi della chiesa cattolica (Ottobre-dicembre 2007)
- Proposta di legge di iniziativa popolare "8x1000 alla ricerca"
- L'otto per mille dimezzato, La Voce, 4 aprile 2004
- Vita, morte e miracoli inchiesta della trasmissione Report sul confronto dei sistemi di finanziamento alle religioni in Italia e negli USA
- Otto per mille dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti
- Campagna Otto per mille dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti