Stefano II di Blois

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StepanBlois 1089.jpg
Blasone della Contea di Blois.

Stefano II Enrico di Blois in francese: Étienne II Henri de Blois (1045 circa – Ramla, 19 maggio 1102) fu conte di Blois, Châteaudun, Chartres e Meux, oltre che signore di Sancerre, dal 1089 alla sua morte. Era figlio primogenito del conte di Blois, di Chartres, di Châteaudun, di Tours, di Provins, di Sancerre, di Meaux e di Troyes, Tebaldo III di Blois e di Gondrada, della quale non si hanno notizie circa la sua ascendenza. Fu battezzato Enrico, poi però venne rinominato Stefano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1080, a Chartres, Stefano Enrico sposò Adele d'Inghilterra, figlia del duca di Normandia e re d'Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore e di Matilde delle Fiandre (1032 - 1083) figlia di Baldovino V, conte delle Fiandre, e di Adele di Francia.

Nel 1089, alla morte del padre, Stefano Enrico, che era il primogenito, ereditò le contee di Blois, di Chartres, di Châteaudun, e di Meux, e la signoria di Sancerre, mentre i fratellastri, Oddone, secondogenito, ereditava le contee di Meaux, e di Vitry e Ugo, ultimogenito, ereditava la contea di Bar-sur-Aube.

Fu uno dei leader della Prima Crociata e partì per la Terra Santa, nel settembre del 1096, assieme al cognato, il duca di Normandia, Roberto II, alla guida di un contingente di anglo-normanni e britanni. Svernarono nel sud d'Italia e si imbarcarono a Brindisi, il 5 aprile 1097, arrivando, alla metà di maggio, a Costantinopoli, dove sostarono un quindicina di giorni e quindi si portarono all'assedio di Nicea, che era iniziato nel mese di maggio; Nicea fu conquistata il 19 giugno. Attraversata l'Asia minore, conquistando diverse città, Stefano Enrico arrivò ad Antiochia, nell'ottobre del 1097. L'assedio della città fu completato solo verso aprile del 1098, ma, a maggio, quando i Crociati temettero a loro volta di essere circondati attorno alla città dall'armata di Kerboga[1], un certo numero di crociati, tra fine maggio ed i primi di giugno, disertò[2] e tra questi vi fu Stefano Enrico, che, lasciata Antiochia il 2 giugno, a metà giugno[3] sulla strada del ritorno a casa incontrò Alessio I Comneno che arrivava in soccorso con le sue truppe e gli riferì che la situazione era disperata, convincendolo a tornarsene a Costantinopoli[4]. E in seguito a questo i Crociati, credendo che Alessio li avesse abbandonati, considerarono i Bizantini totalmente inaffidabili[4] ed i loro giuramenti all'Imperatore invalidati[5].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Nicea (1097) e Assedio di Antiochia (1098).

Poiché Stefano era tornato a casa senza adempiere il suo voto, fu spinto dalla moglie Adele ad unirsi alla Crociata del 1101 riuscendo ad arrivare a Gerusalemme e questa volta, anziché ritornare ai suoi domini in quanto aveva ottemperato al suo voto, preferì restare a difendere la città dagli attacchi del visir egiziano Al-Afdal Shahanshah al neonato regno di Gerusalemme; secondo Alberto di Aquisgrana fu catturato e decapitato nella seconda Battaglia di Ramla del 1102. Alla notizia della sua morte gli successe il figlio maschio secondogenito, ancora minorenne, Tebaldo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi crociata del 1101.

Sono giunte fino a noi due lettere[6] che Stefano indirizzò ad Adele durante il viaggio per la terrasanta e che contengono una descrizione di prima mano degli eventi.

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Stefano Enrico da Adele ebbe sette (forse dieci) figli:

Egli ebbe anche una figlia illegittima, Emma, che andò sposa a Herbert of Winchester, cancelliere e tesoriere del re, dal quale ebbe Guglielmo di York, futuro arcivescovo di York e santo.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nel mese di maggio 1098, ai capi crociati era giunta voce che, con l'approvazione del califfo di Bagdad, Al-Mustazhir, una grande armata musulmana, guidata dall'Atabeg di Mossul, Kerboga, si stava dirigendo verso Antiochia per liberarla dall'assedio.
  2. ^ Alcuni crociati ritennero la loro situazione talmente debole che dettero per scontata la sconfitta.
  3. ^ Stefano Enrico non sapeva che il 3 giugno i crociati, guidati da Boemondo d'Altavilla, erano entrati in Antiochia e non poteva prevedere che poi il 28 giugno avrebbero sconfitto l'esercito musulmano.
  4. ^ a b (EN) Runciman, The First Crusade, 182-3.
  5. ^ (EN) Anna Komnene, The Alexiad, XI, 291
  6. ^ Nelle sue lettere, Stefano Enrico magnifica la splendore della corte di Costantinopoli e la benignità dell'accoglienza riservate ai crociati dall'imperatore dell'impero d'Oriente, Alessio I.
    In un altro passo, Stefano Enrico quatificò le forze turche che difendevano Antiochia:«Duo millia optimi milites et quatuor vel quinque millia militum gregariorum atque decem millia peditum et eo amplius.» (i 10.000 soldati di fanteria, secondo gli storici indicava probabilmente l'intera popolazione maschile di Antiochia).
  7. ^ (EN) R. H. C. Davis, King Stephen 1135–1154 Third Edition London:Longman 1990 ISBN 0-582-04000-0 p. 172

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Davis, R. H. C. King Stephen 1135-1154 Third Edition London: Longman 1990 ISBN 0-582-04000-0
  • Steven Runciman, The First Crusade, Cambridge University, 1980, ISBN 0-521-23255-4.
  • Louis Halphen, La Francia dell'XI secolo, cap. XXIV, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 770–806.
  • S. Runciman, Il ruolo di Bisanzio nel mondo medievale, cap. I, vol. III (L'impero bizantino) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 5–26.
  • William B. Stevenson, La prima crociata, cap. XX, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 718–756.
Predecessore Conte di Blois Successore
Tebaldo III 1089-1102 Tebaldo IV