Contea di Tolosa

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Stemma dei conti di Tolosa

La Contea di Tolosa fu un'entità feudale fondata nella seconda metà dell'VIII secolo, inizialmente vassalla del regno d'Aquitania, poi del regno dei Franchi occidentali, ma presto di fatto indipendente arrivando al suo apogeo all'inizio del XIII secolo quando il suo territorio fu dilaniato dalla guerra conosciuta come crociata albigese e col trattato di Parigi del 1229, il conte Raimondo VII, dovette riconoscersi vassallo del regno di Francia e nel 1271, alla morte dell'ultimo conte, Alfonso III di Poitiers, la contea divenne un possesso della corona francese.

Il suo ricordo ci riconduce alla Linguadoca e alla moderna identità della regione culturale dell'Occitania.

Inizio della contea[modifica | modifica sorgente]

Il tolosano compreso nell'Aquitania sotto Carlo Magno (cliccare per ingrandire)
Territori di Berengario il Saggio

Il tolosano fu conquistato dai Franchi nel 507 (battaglia di Vouillé) e tolto al regno dei visigoti, assieme a tutta l'Aquitania, che fu governata separatamente dai regni di Neustria, Austrasia e Burgundia.
Nel 629, Cariberto II, stipulò un accordo, sancito nel 631 con fratellastro Dagoberto I, ottenendo al posto della Neustria il nuovo regno d'Aquitania, che comprendeva anche la Guascogna ed il tolosano, che seguì le sorti dell'Aquitania, sino alla sottomissione di quest'ultima da parte del re dei Franchi, Pipino il Breve.
La contea di Tolosa fu creata, nell'ambito del nuovo regno d'Aquitania e, molto probabilmente, il primo conte, Torsone di Tolosa ricevette l'investitura da Carlo Magno, nel 778. Nel 790, divenne conte, Guglielmo di Gellone, figlio di Alda, figlia naturale di Carlo Martello, quindi cugino di Carlo Magno di cui fu anche paladino. Guglielmo nell'801 partecipò alla conquista di Barcellona, assieme ad Ademaro di Narbona e divenne marchese della Marca di Spagna. Poi, nell'803, liberò Narbona. Quando, nell'806, Guglielmo si ritirò in convento, divenne conte Begone, già conte di Parigi e marito di una figlia illegittima di Carlo Magno. Poi fu la volta di Berengario il Saggio, che fu anche consigliere del nuovo re d'Aquitania, Pipino I e poi divenne conte di Barcellona.
Durante il regno di Pipino II furono conti di Tolosa Bernardo di Settimania e poi suo figlio, Guglielmo di Settimania, a cui, nell'849, succedette il casato di Rouergue, con Fredelone, che ricevette la contea dal re dei Franchi occidentali, Carlo il Calvo, come premio per avergli aperto le porte di Tolosa. Gli succedette il fratello Raimondo I, che fu spodestato dal conte Unifredo I di Barcellona, ritenuto il capo dei rivoltosi contro Carlo il Giovane re d'Aquitania, per volere del padre, Carlo il Calvo.

La Francia del X secolo

La contea ritornò alla famiglia Rouergue, con Bernardo il Vitello, che si trovò a lottare con il conte di Barcellona, Bernardo di Gotia e il conte di Alvernia, Bernardo Piede di Velluto, che, nell'877, lo fece assassinare e gli succedette a Tolosa. Alla morte di Bernardo Piede di Velluto, la contea ritornò alla famiglia Rouergue, con Raimondo II.

La contea nei secoli X e XI: l'indipendenza[modifica | modifica sorgente]

Dopo che sul trono di Francia, si era seduto Oddone, conte di Parigi, nell'888, tutti i ducati e le contee del sud-ovest della Francia e della Marca di Spagna, non si riconobbero più vassalli del re di Francia, per cui a partire dal X secolo la contea di Tolosa fu un feudo del regno di Francia, ma sempre più indipendente, a partire da Raimondo II che alla contea unì, nel 918, il ducato di Settimania, che da allora rimase unito alla contea di Tolosa, mentre il figlio di Raimondo II, Raimondo Ponzio I di Tolosa, per circa un ventennio (932-950) fu anche duca d'Aquitania e conte d'Alvernia.
Poi, di padre in figlio, seguirono, Raimondo II di Tolosa, Guglielmo Tagliaferro, Ponzio II di Tolosa e Guglielmo IV di Tolosa, che divenne, nel 1062, anche marchese di Provenza.
Nel 1094, alla morte di Guglielmo IV in Terra Santa, il fratello, Raimondo, usurpando i diritti della nipote Filippa[1] (ca. 1080-1117), divenne conte di Tolosa. Ormai la contea è completamente indipendente e la corte di Tolosa è una delle corti più libere che accoglie poeti e studiosi.

La lotta contro i duchi d'Aquitania, il regno di Francia ed il regno d'Inghilterra[modifica | modifica sorgente]

Il più anziano e il più ricco dei crociati, Raimondo[2], lasciò Tolosa alla fine di ottobre del 1096, con un grande seguito (fin dall'inizio il suo esercito fu il più numeroso) che comprendeva la moglie Elvira e Ademaro, vescovo di Le Puy, legato pontificio, mentre il figlio Bertrando rimase a governare i suoi feudi nel sud della Francia[3]. Raimondo di Saint-Gilles divenne conte di Tripoli, anche se non riuscì mai a conquistare la città.
Alla morte di Raimondo gli succedette il figlio Bertrando, che nel 1108, lasciò il governo dei feudi tolosani e provenzali al fratellastro, Alfonso Giordano, per recarsi anche lui in Terra Santa, a reclamare la contea di Tripoli.
Nel 1112, alla morte di Bertrando, Alfonso Giordano gli subentrò nei titoli di conte di Tolosa e marchese di Provenza. Tra il 1113 ed il 1114 il duca Guglielmo IX d'Aquitania con la moglie Filippa di Tolosa (?-1117), figlia del conte Guglielmo IV di Tolosa occuparono la contea di Tolosa e la Settimania, costringendo Alfonso Giordano nei feudi orientali (marchesato di Provenza, e contea di Saint-Gilles). Per cui tra il 1114 ed il 1120, pur avendo divorziato da Filippa, nel 1115, il duca d'Aquitania e conte di Poitiers fu il vero conte di Tolosa. Nel 1120, essendo Alfonso Giordano assediato in FOrange dal duca d'Aquitania (e conte di Tolosa), le milizie tolosane si ribellarono, lo liberarono dall'assedio e dopo una dura lotta, durata circa tre anni, lo riportarono a Tolosa, scacciando Guglielmo.
Verso il 1140 il re di Francia Luigi VII, spinto dalla moglie Eleonora, duchessa d'Aquitania, che aveva della pretese sulla contea di Tolosa in quanto nipote di Filippa di Tolosa, preparò l'aggressione alla contea di Tolosa; la spedizione del consistente esercito francese, sotto il comando del re, partì nel giugno del 1141 e si diresse velocemente su Tolosa, ma si risolse in un insuccesso e dopo alcune settimane si ritirò, senza aver conseguito alcun risultato. Nel 1148, Alfonso Giordano partecipò alla seconda crociata e tornò in Terra Santa, dove fu avvelenato.

Gli succedette il figlio Raimondo assieme al fratello secondogenito Alfonso II di Tolosa (?-1148), che morì dopo pochi mesi. Nel 1159, Raimondo V dovette subire l'attacco del re d'Inghilterra, Enrico II, che rivendicava la contea in nome della moglie, la duchessa d'Aquitania, Eleonora[4]. Enrico II, dopo aver occupato una parte della contea, si diresse su Tolosa, che però vide arrivare in suo aiuto il re di Francia, Luigi VII, che presidiò la città fino al ritiro di Enrico II, salvando la contea a Raimondo V. Tra il 1181 ed il 1183, nella guerra tra i figli del re d'Inghilterra, Enrico II, Enrico e Riccardo Cuor di Leone, Raimondo si schierò con Enrico, detto il re Giovane, perché era stato nominato coreggente dal padre. All'improvvisa morte di Enrico, Raimondo sciolse il suo esercito e rese omaggio a Riccardo, signore d'Aquitania e futuro re d'Inghilterra. Nel 1186, però Riccardo attaccò la contea di Tolosa e riuscì a strappare a Raimondo la turbolenta provincia di Quercy. Dato che Riccardo, riprendendo la politica paterna, aveva altre pretese sulla contea di Tolosa, Raimondo si appellò al re di Francia, Filippo Augusto, che, nel 1190 confermò la contea a Raimondo, mentre, dietro il pagamento di 10 000 marchi d'argento, il Quercy venne lasciato a Riccardo, che nel frattempo era divenuto re d'Inghilterra ed era in procinto di partire per la terza crociata. Raimondo V morì nel 1194 lasciando i suoi titoli al figlio Raimondo.
Nel frattempo, nella contea di Tolosa e nella Linguadoca, prevalentemente nella regione di Albi[5], si era diffusa un'eresia cristiana, il Catarismo che i signori di Provenza ed anche alcuni ecclesiastici, come i vescovi di Tolosa e Carcassonne e l'arcivescovo di Narbona, verso la fine del XII secolo, non solo tollerarono, ma permisero che gli eretici predicassero nei villaggi e che potessero ricevere lasciti anche cospicui.

L'Occitania nel 1209

Guerra degli albigesi e fine della contea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociata albigese.

La storia della contea, all'inizio del XIII secolo, coincise con la storia della Crociata albigese, che dapprima fu lotta al catarismo, tramite legati pontifici, che come missionari contrastavano gli eretici. Poi dal 1204, sostituirono gli ecclesiastici locali che non erano abbastanza impegnati contro gli eretici ed infine, dopo l'omicidio di Pietro di Castelnuovo[6], nel 1208, e Arnaud Amaury, molto abilmente, fece ricadere la colpa sul conte di Tolosa, Raimondo VI. Innocenzo III allora scomunicò il conte di Tolosa, sciolse i suoi vassalli dal giuramento di fedeltà al proprio signore e fece diffondere il bando di chiamata alle armi in tutte le regioni del nord della Francia, predicando la crociata contro gli eretici e contro il conte di Tolosa, che decise allora di collaborare con la crociata. Nel 1212, la contea di Tolosa, il cui conte Raimondo, da oltre un anno, non partecipava più alle operazioni della crociata, era circondata ed iniziò la conquista dei crociati. Nel frattempo intervenne nella contesa il cognato di Raimondo, il re d'Aragona, Pietro II[7]. Allora Pietro II[8], minacciato di scomunica dai legati, per aver difeso Raimondo VI a Lavaur, dopo aver invano, rivolto un appello al papa Innocenzo III, decise di scendere in campo contro i Crociati, a capo di una coalizione formata dai conti di Tolosa di Foix e di Comminges e dal visconte di Béarn, dichiarò guerra a Simone IV di Montfort ed il 12 settembre 1213, nella battaglia di Muret, non solo venne sconfitto, ma perse anche la vita. E Tolosa fu conquistata da Simone.
Nel novembre 1215 Raimondo fu a Roma a perorare la propria causa davanti al Concilio Lateranense IV, dove Simone di Montfort fu riconosciuto conte di Tolosa (inclusi i territori imperiali di Avignone e del Contado Venassino) e a Raimondo VI, privato dei suoi possedimenti fu assegnata una rendita annua di 400 marchi d'argento e i territori non ancora conquistati dai crociati, sarebbero stati conservati dalla chiesa e consegnati al figlio di Raimondo VI, anche lui di nome Raimondo, al raggiungimento della maggior età.

Nel 1216 Raimondo VI di Tolosa rientrò nella Linguadoca-Rossiglione, fomentando una nuova rivolta contro le forze occupanti dei baroni crociati e, nel 1217 occupò Tolosa. Dopo la morte di simone di Montfort, il fronte crociato cominciò a sfaldarsi e tra il 1221 ed il 1223, Raimondo VII riprese il controllo della contea. Raimondo VI era morto l'anno prima.

Il re di Francia, Luigi VIII, ottenuta la scomunica del conte, Raimondo VII, lanciò la crociata, nel 1226, e le aree prima perdute vennero riconquistate. Luigi VIII morì, nel novembre di quell'anno, ed i suoi sforzi contro gli albigesi vennero proseguiti dal figlio, Luigi IX il Santo. Nel 1228 vi fu l'ennesimo assedio di Tolosa, che si concluse con la presa della città e la distruzione delle sue fortificazioni.
Nel 1229 gli antagonisti giunsero ad un compromesso. La contea di Tolosa ed il marchesato di Provenza, privata dei territori del ducato di Narbona e della viscontea di Nîmes, rimasero al conte Raimondo VII, però vassallo della Francia, con l'impegno di maritare la sua unica erede, Giovanna al fratello del re Luigi IX, Alfonso[9]. Avignone ed il Contado Venassino venivano assegnati definitivamente al papa.

Papa Gregorio IX, per sopprimere l'eresia albigese instaurò a Tolosa, l'Inquisizione[10], che operò fino al 1255 e, nel 1230, creò un'università (Studium Generale[11]), sempre a Tolosa, come manovra per combattere l'eresia. Nel 1237, Gregorio IX conferì il diritto a chi avesse conseguito la laurea allo Studium Generale di Tolosa ad insegnare ovunque, senza altri esami.

Quando, il 12 maggio 1242, Il re d'Inghilterra Enrico III sbarcò a Royan, Raimondo VII si affrettò ad occupare Narbona e Béziers, ma dopo la ritirata di Enrico III da Saintes, Raimondo, minacciato di scomunica, supplicò il re Luigi IX, che gli concesse il perdono in cambio della promessa di combattere l'eresia e attenersi al trattato di Parigi del 1229.

Nel 1249, alla morte di Raimondo VII, Giovanna gli subentrò, assieme al marito Alfonso, nei titoli di contessa di Tolosa e marchesa di Provenza. In effetti però il governo dei suoi stati era nelle mani del marito, che essendo molto avido appoggiò procedimenti, che con l'appoggio reale gli permisero di trarne benefici.
Nel 1270 Giovanna partecipò all'ottava crociata, assieme al marito Alfonso; fu colpita dalla dissenteria, che la portò alla morte il 20 agosto 1270, il giorno prima del marito. Morirono senza eredi, per cui per il trattato di Parigi del 1259, tutti i territori dell'Agenais e Saintonge a sud della Charante avrebbero dovuto essere consegnati al re d'Inghilterra e duca d'Aquitania, Enrico III. Ma ciò non avvenne e le proprietà della coppia vennero annesse alla corona di Francia[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La figlia di Guglielmo IV, dopo essere rimasta vedova del re d'Aragona, Sancho I (1042-1094), aveva sposato, nello stesso anno il duca d'Aquitania, Guglielmo il Trovatore (1071-1126).
  2. ^ Raimondo di Saint-Gilles si ritrovò alla prima crociata assieme ai suoi due fratellastri, figli di Almodis de La Marche, il maggiore, il signore di Lusignano, Ugo VI, figlio di Ugo V di Lusignano ed il minore, il conte di Barcellona, Berengario Raimondo II, figlio di Raimondo Berengario I.
  3. ^ Nel 1097, Guglielmo IX d'Aquitania, approfittando che il conte di Tolosa, Raimondo di Saint-Gilles, era partito per la prima crociata, rivendicando i diritti della moglie, Filippa, nei confronti dello zio, Raimondo, nonostante i possedimenti dei crociati fossero sotto la tutela della chiesa e considerati sacri, invase e occupò, per la prima volta, la contea di Tolosa. Per l'occupazione della contea di Tolosa, il duca Guglielmo IX e la moglie Filippa furono minacciati di scomunica da papa Urbano II. Il reggente della contea Bertrando si liberò di Guglielmo pagando un riscatto che aiutò Guglielmo ad organizzare una spedizione in Terra Santa, nel 1100.
  4. ^ Eleonora d'Aquitania era figlia di Guglielmo X d'Aquitania, quindi era nipote di Filippa, erede legittima di Guglielmo IV di Tolosa, spodestata dallo zio, Raimondo di Saint-Gilles.
  5. ^ Per il fatto che l'eresia si fosse diffusa prevalentemente nella regione di Albi i Catari furono conosciuto anche con il nome di albigesi
  6. ^ Pietro di Castelnuovo (o di Castelnau), nel 1203, era stato inviato nella contea di Tolosa ed in altre contee e viscontee del sud della Francia da papa Innocenzo III, a capo di una delegazione di missionari, muniti di poteri legatizi, cioè erano Legati pontifici, ovvero rappresentanti del papa presso i conti ed i visconti e presso i vescovi delle varie città interessate (Tolosa, Narbona, ecc..).
  7. ^ Pietro II era cognato di Raimondo VI, che, nel 1203 aveva sposato la sorella di Pietro, Eleonora d'Aragona (1182-1226), figlia del re Alfonso II d'Aragona (1157-1196) ponendo fine ai dissidi tra la casa d'Aragona e la contea di Tolosa.
  8. ^ Pietro II, il 16 luglio del 1212, era stato uno dei re cristiani vincitori della Battaglia di Las Navas de Tolosa, contro i Mori di al-Andalus.
  9. ^ Il matrimonio tra Giovanna e Alfonso fu celebrato, nel 1241.
  10. ^ Praticamente, dal 1223, gli sforzi dell'Inquisizione furono fondamentali per sradicare l'eresia càtara ma la resistenza e le rivolte continuarono fino ad un nuovo intervento armato che ebbe termine soltanto nel 1255, quando le sorti dell'eresia càtara avevano ormai i giorni contati.
  11. ^ Lo Studium Generale era una scuola che era riconosciuta da una delle due autorità di quel periodo storico e attirava un notevole numero di studenti da tutta Europa, ed era organizzata con corsi che prevedevano una forma di esame.
  12. ^ Solo i territori imperiali ad est del Rodano furono concessi al papa.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • René Poupardin, "Ludovico il Pio", cap. XVIII, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, pp. 558-582.
  • René Poupardin, I regni carolingi (840-918), in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 583-635
  • Louis Halphen, Francia: Gli ultimi Carolingi e l'ascesa di Ugo Capeto (888-987), in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 636-661
  • Louis Halphen, La Francia nell’XI secolo, in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 770-806
  • William B. Stevenson, La prima crociata, in «Storia del mondo medievale», vol. IV, 1999, pp. 718-756
  • Charles Lethbridge Kingsford, Il regno di Gerusalemme, 1099-1291, in «Storia del mondo medievale», vol. IV, 1999, pp. 757-782
  • E. F. Jacob, Innocenzo III, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 5-53
  • A. S. Tuberville, Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1305 ca., in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 568-598
  • Hastings Rashdall, Le università medioevali, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 657-704
  • Louis Halphen, La Francia: Luigi VI e Luigi VII (1108-1180), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 705-739
  • Frederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 776-828
  • Charles Petit-Dutaillis, Luigi IX il Santo, in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 829-864
  • Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in «Storia del mondo medievale», vol. V, 1999, pp. 865-896
  • Doris M. Stenton, Inghilterra: Enrico II, in «Storia del mondo medievale», vol. VI, 1999, pp. 99-142
  • Frederick Maurice Powicke, Riccardo I e Giovanni, in «Storia del mondo medievale», vol. VI, 1999, pp. 143-197
  • Hilda Johnstone, Francia: gli ultimi Capetingi, in «Storia del mondo medievale», vol. VI, 1999, pp. 569-607
  • Hilda Johnstone, Inghilterra: Edoardo I e Edoardo II, in «Storia del mondo medievale», vol. VI, 1999, pp. 673-717
  • Paul Fournier, Il regno di Borgogna o di Arles dall'XI al XV secolo, in «Storia del mondo medievale», vol. VII, 1999, pp. 383-410
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