Pietro III di Aragona

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Pietro III
Pedro III rey de Aragón (2).jpg
Re d'Aragona
In carica 1276 - 1285
Predecessore Giacomo I il Conquistatore
Successore Alfonso III il Liberale
Nome completo Pietro di Giacomo
Altri titoli re di Sicilia
(insieme alla consorte Costanza II di Sicilia),

re di Valencia, conte di Barcellona, Gerona, Osona e Besalú

Nascita Valencia, 1239
Morte Vilafranca del Penedès, contea di Barcellona, 11 novembre 1285
Casa reale casato di Barcellona
Padre Giacomo I il Conquistatore'
Madre Iolanda d'Ungheria
Consorte Costanza II di Sicilia
Figli Alfonso
Giacomo
Isabella
Federico
Violante
Pietro, legittimi
altri sette, illegittimi

Pietro III di Aragona, detto il Grande (el Grande) - ma anche Pere in catalano, Pero in aragonese, Pètru in siciliano (Valencia, 1239Vilafranca del Penedès, 11 novembre 1285), fu re di Aragona e di Valencia, conte di Barcellona e delle altre contee catalane (1276-1285) e re di Sicilia (1282-1285), insieme alla consorte Costanza II di Sicilia.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Pietro[1][2][3] era figlio di Giacomo I, re d'Aragona, di Valencia e Maiorca e conte di Barcellona, Gerona, Osona, Besalú, Cerdanya e di Rossiglione, signore di Montpellier e Carladès, detto anche Giacomo il Conquistatore, e di Violante, figlia del re di Ungheria, Andrea II e della principessa di Costantinopoli, Iolanda de Courtenay.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Corona d'Aragona
Casa di Barcellona
Arms of Aragonese Monarchs (13th-15 centuries).svg

Alfonso II (1164 - 1196)
Pietro II (1196 - 1213)
Figli
Giacomo I (1213 - 1276)
Pietro III (I di Valencia) (1276 - 1285)
Alfonso III (I di Valencia)
Giacomo II (I di Sicilia)
Alfonso IV (II di Valencia)
Pietro IV (II di Valencia)
Figli
Giovanni I
Martino I (II di Sicilia)
Figli
Pietro III d'Aragona, dipinto del 1885
Pietro III d'Aragona

Secondo la Cronaca piniatense[4], Pietro era il figlio primogenito[5] dei tre figli maschi ancora in vita (gli altri due erano Giacomo e Sancho; mentre altri due Ferdinando e Sancho erano morti bambini) di Giacomo e della sua seconda moglie, Violante[1].

Nel 1241, a Pietro furono destinati i regni di Valencia e Maiorca e la signoria di Montpellier. Nel 1242, alla morte di Nuño Sánchez d'Aragona, ottenne la signoria del Rossiglione e della Cerdanya[1]. Un nuovo progetto di spartizione del regno (Corona d'Aragona), del 1244, prevedeva che Pietro, alla morte del padre, ottenesse tutte le contee di Catalogna[1]. Nel 1257 il padre lo nominò procuratore per la Catalogna[1], ed in tale veste partecipò alle campagne contro i nobili ribelli catalani, nel periodo tra il 1258 ed il 1261. Infine, nel 1262, dopo la morte del fratellastro, Alfonso, a Pietro furono destinati i regni d'Aragona e Valencia e le contee catalane[1]. Dopo il ritrovamento di documenti di Padre Elia e del cardinale Borgognome che confermano il parricidio da parte di Manfredi, figlio naturale di Federico II, tesi sempre sostenuta dagli archivi segreti del Vaticano, il Corpus Saecularium Principum di Worms ha decretato che la dinastia Borbone, discendente degli Aragona da cui la corona delle due Sicilie, sia pure illegittima derivante da Manfredi, per disposizione dei Protocolli di Worms di Federico II, tutte le pretese al trono di Sicilia e d'Italia, per i protocolli stabiliti anche sui titoli e ranghi, da Federico II, in caso di indegnità da parricidio sono decadute, come stabilito anche dallo stesso Imperatore Federico Stupor Mundi, per i discendenti del parricida stesso.


Nel 1262, il 15 luglio, a Montpellier, Pietro sposò Costanza II di Sicilia[6], figlia del re di Sicilia Manfredi[7] e di Beatrice di Savoia (1223-1259). Nel 1266, Manfredi, alla battaglia di Benevento contro Carlo I d'Angiò, oltre che il regno perse la vita, mentre le più influenti famiglie siciliane come i Lauria, i Lanza e i Procida si rifugiarono in Aragona.

Nel 1275, Pietro partecipò attivamente al soffocamento della sedizione aragonese.

Nel 1276, alla morte del padre, suo fratello Giacomo ereditò il Regno di Maiorca[8] (con il nome di Giacomo II), mentre Pietro ereditò il Regno di Aragona (con il nome di Pietro III) e il Regno di Valencia (con il nome di Pietro I), la contea di Barcellona (con il nome di Pietro II) e le altre contee catalane e in novembre fu incoronato a Saragozza[1].

Appena salito al trono, Pietro dovette domare le rivolte dei moriscos del regno di Valencia che si conclusero nel 1277, con la conquista della città di Montesa[1]. In quel periodo, dopo la morte (1275) dell'erede al trono di Castiglia Ferdinando de la Cerda, figlio di Alfonso X e di Violante d'Aragona, quest'ultima, sorella di Pietro, chiese al re di proteggere e custodire in Aragona, nella fortezza di Xàtiva, i figli di Ferdinando, gli "Infanti de la Cerda", Alfonso e Ferdinando, cosa che Pietro fece. La vedova e madre degli infanti, Bianca di Francia, riparava invece presso il fratello Filippo l'Ardito, re di Francia.

A seguito dell'imposizione dell'imposta sul bestiame, i nobili catalani si ribellarono: la rivolta si infiammò soprattutto nelle contee di Urgell, di Foix, di Pallars e di Cardona, oltre che nella Baronia di Erill e condusse, nel 1280, all'assedio di Balaguer, alla cui caduta, l'opposizione feudale catalana fu definitivamente sconfitta.

Pietro III, che mirava a riconquistare alla moglie il regno di Sicilia ed aveva contatti con la nobiltà che era scontenta della dominazione angioina, nel 1281 indisse una crociata contro il Nordafrica e, senza aver ottenuto né l'approvazione né i soldi chiesti a papa Martino IV, nel giugno del 1282, sbarcò in Barberia, non lontano da Tunisi, e qui estese il suo protettorato[1].

Il Regno di Sicilia, alla morte del suo fondatore, Ruggero II di Sicilia, nel 1154. Le frontiere, ad esclusione dell'isola di Sicilia, rimasero praticamente le stesse per 700 anni.

Nel 1282, durante i Vespri Siciliani, dopo che i siciliani avevano inutilmente offerto al papa la loro confederazione repubblicana di liberi comuni in feudo al Papa[9], inviarono una delegazione in Nordafrica che offrì a Pietro l'ambita corona del Regno di Sicilia, in quanto marito di Costanza, legittima erede del regno normanno; Pietro accettò ed il 31 agosto sbarcò a Trapani[1], con 600 armigeri, tra loro anche le fedeli famiglie dei Cossines e 8.000 almugaveri (fanteria da guerriglia che sarebbe divenuta famosa per coraggio e crudeltà). Carlo I d'Angiò, che il 25 luglio aveva messo l'assedio alla città di Messina, dopo lo sbarco aragonese tentò un ultimo vano assalto a Messina e poi si ritirò. Pietro occupò di lì a poco tutto il resto dell'isola ed il 26 settembre sbarcò in Calabria, dove gli almugaveri, anche siciliani, fecero solo azioni di guerriglia senza reali conquiste territoriali. Alla fine dell'anno si era determinato uno spaccamento del Regno di Sicilia in due parti, la Sicilia (l'isola) in mano agli aragonesi ed il resto del regno, sul continente, in mano agli Angioini.

Dopo essersi proclamato re di Sicilia[1] (con l'antico titolo federiciano Pietro I Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principatus Capuae), nominò, sempre nel 1282, Ruggero di Lauria capo della flotta e Giovanni Da Procida Gran Cancelliere del regno aragonese di Sicilia. Al contempo, promise che la successione tra regno aragonese e regno siciliana sarebbe stata separata[9].

A seguito di tutto ciò, nel novembre dello stesso anno, fu scomunicato dal papa Martino IV[1], che non lo riconobbe re di Sicilia, anzi lo dichiarò decaduto anche dal regno di Aragona che offrì a Carlo terzogenito (secondogenito vivente) del re di Francia, Filippo l'Ardito e futuro conte di Valois[1]. Pietro, allora lasciata la moglie Costanza in Sicilia come reggente, nel maggio del 1283, rientrò in Aragona, anche per preparare una tenzone, che prevedeva 100 cavalieri per parte (che non si fece mai), con Carlo I d'Angiò.

Nel luglio del 1283, gli angioini tentarono un'invasione della Sicilia concentrando una flotta a Malta, ma l'ammiraglio Ruggero di Lauria sventò il tentativo sorprendendola e distruggendone una parte.

Nel 1284, papa Martino IV, oltre all'assistenza spirituale (scomunica e crociata contro la Sicilia) diede una consistente somma di denaro a Carlo I d'Angiò che preparò una flotta in Provenza che avrebbe dovuto unirsi a parte della flotta che l'attendeva nel porto di Napoli e poi incontrarsi ad Ustica con il resto della flotta composto da trenta galere con l'armata italo-angioina, proveniente da Brindisi. Ma il 5 giugno la flotta siciliano-aragonese, sotto il comando del Lauria si presentò dinanzi al porto di Napoli e il principe di Salerno, il figlio di Carlo I, Carlo lo Zoppo, disobbedendo all'ordine del padre di non muoversi, prima del suo arrivo dalla Provenza, uscì dal porto con la sua flotta napoletana, per combattere il Lauria che lo sconfisse e fece prigioniero lui e parecchi nobili napoletani. Quando Carlo I arrivò a Gaeta e seppe della sconfitta maledì il figlio, ma dovette rinunciare all'invasione della Sicilia, assediò invano Reggio e poi, per riorganizzarsi, si ritirò in Puglia dove, a Foggia, il 7 gennaio 1285, morì.

Regno di Sicilia
Casa di Barcellona
Arms of the Aragonese Kings of Sicily.svg

Pietro I (Pietro III d'Aragona)
Giacomo I (Giacomo II d'Aragona)
Federico III
Figli
Pietro II
Ludovico
Figli
  • Antonio
  • Luigi
Federico IV
Figli
Maria
Figli
  • Pietro
Martino il giovane
Figli
Martino il vecchio
Figli
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Sempre nel 1284, il signore di Albarracín, Juan Núñez I si alleò col re di Francia Filippo, si ribellò all'autorità di Pietro III, che però lo sconfisse, stroncando la ribellione[1].

Nel 1285, il papa Martino IV, dopo che i maggiorenti francesi ne avevano discusso alle assemblee di Bourges (novembre 1283) e Parigi (febbraio 1284) aveva proclamato la crociata contro il regno d'Aragona, a cui avevano aderito con entusiasmo sia Carlo I d'Angiò che Filippo III di Francia, cognato di Pietro III, avendone sposato la sorella, Isabella d'Aragona. La crociata partì nel marzo del 1285, sotto una cattiva stella, per la morte del papa, il 28 marzo a Perugia, dopo che a gennaio era già morto Carlo I d'Angiò; Filippo III era accompagnato dai due figli, Filippo il Bello e Carlo e dal legato del papa. I crociati, un esercito imponente, attraversato il Rossiglione, dove seminarono terribili atrocità, ed i Pirenei posero l'assedio a Gerona che cadde dopo dieci settimane, il 7 settembre[1].

Però dato che la flotta di appoggio francese, che assicurava i rifornimenti ai crociati, tra la fine di agosto e i primi di settembre subì una terribile disfatta da parte della flotta siciliana-aragonese, comandate dal Lauria[1], dopo una settimana gli invasori, in preda alle malattie dovute al gran caldo, si dovettero ritirare e, durante la ritirata, Filippo III il 5 ottobre morì a Perpignano[1].

Mappa anacronistica di tutti i possedimenti della Corona d'Aragona lungo la sua storia

Pietro III morì a Vilafranca del Penedès, l'11 novembre 1285, (lo stesso anno del suo avversario Carlo I d'Angiò e circa un mese dopo il cognato Filippo III), lasciando i regni di Aragona e di Valencia, le contee catalane (inclusa Barcellona) al figlio primogenito, Alfonso mentre, sul letto di morte, per rappacificarsi con la chiesa, rinunciò al regno di Sicilia il cui trono spettava al figlio secondogenito, Giacomo, che invece non rinunciò e si recò immediatamente in Sicilia.

Pietro III fu inumato nel monastero della Santa Croce, nelle vicinanze di Aiguamúrcia[1].

Pietro III in letteratura[modifica | modifica sorgente]

Divina Commedia[modifica | modifica sorgente]

Nella Divina Commedia, Dante cita Pietro III nel settimo canto del Purgatorio: lo incontra accanto ai figli Alfonso III, detto "il Liberale", e Giacomo II, detto "il Giusto", oltre a Carlo I d'Angiò e Filippo III di Francia, fuori dai cancelli del Purgatorio, nella Valletta dei Principi dell'Antipurgatorio, per la continua lotta che li oppose, insieme agli altri monarchi da lui ritenuti colpevoli per la disastrosa situazione politica nell'Europa del XIII secolo.

Dante cita ancora Giacomo "il Giusto" nel terzo canto del Purgatorio, dove menziona anche il fratello Federico, nelle parole di suo nonno Manfredi di Sicilia, che si trova fuori dai cancelli del Purgatorio, nel primo ripiano dell'Antipurgatorio.

Decameron[modifica | modifica sorgente]

Pietro d'Aragona (Re Piero di Raona) è l'oggetto del perduto amore di Lisa Puccini nella novella narrata da Pampinea durante la decima giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio[10]. Si tratta della sopravvivenza di un'eco distante, della passione turbolenta (a quanto pare, non ricambiata) che l'avventuriera siciliana Macalda di Scaletta nutriva per il sovrano aragonese[11]. Questa vicenda storica ci è nota, con diversi tenori, dalle cronache coeve, tra cui spicca la narrazione «velenosa»[12] dell'Historia Sicula di Bartolomeo di Neocastro.

Enorme è però la disparità di accenti che separa la malevola narrazione di Neocastro dall'episodio boccaccesco, che colloca l'eco di quell'episodio in un ben più rarefatto contesto cortese e cavalleresco[11].

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Pietro e Costanza ebbero sei figli[1][2][13]:

Pietro ebbe anche figli illegittimi da due amanti, di cui non si conoscono gli ascendenti. da Maria Nicolau, ne ebbe tre:

  • Giacomo (?-dopo il 1285), che sposò Sancha Fernandez, da cui ebbe una figlia: Costanza;
  • Giovanni;
  • Beatrice che sposò Raimondo di Cardona.

Da Ines Zapata ne ebbe quattro:

  • Fernando, signore di Albarracín;
  • Pietro, che sposò una nobile portoghese, Costanza Mendes Pelita de Silva, che gli diede quattro figli:
    • Pietro
    • Fernando, che sposò Maria Núñez
    • Costanza, che sposò Gonzalo Annes Pimentel
    • Teresa, che sposò Gonzalo Mendez Vasconcellos
  • Sancho, castellano di Amposta
  • Teresa, che si sposò tre volte: prima con Garcia Romeu [III], figlio di Garcia Romeu [II]; poi con Artal de Alagón Signore di Sástago e Pinada cui discende il ramo che si trasferì in Sardegna; infine con Pedro López de Oteiza.

Iconografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s (EN) Dinastie reali d'Aragona in Foundation for Medieval Genealogy.
  2. ^ a b (EN) Barcellona - Genealogy
  3. ^ (DE) Giacomo I d'Aragona genealogie mittelalter
  4. ^ La Cronaca piniatense è una cronaca storiografica, voluta dal re d'Aragona, Pietro IV, del regno di Aragona, dalle sue origini comitali sino alla Corona d'Aragona (1336, morte di Alfonso IV di Aragona)
  5. ^ Il primogenito di Giacomo I il Conquistatore era Alfonso, fratellastro di Pietro, figlio della prima moglie di Giacomo I, Eleonora di Castiglia (1202-1244)
  6. ^ Costanza di Hohenstaufen anche detta "di Sicilia", non deve essere confusa con Costanza d'Altavilla, anch'essa detta di Sicilia, bisnonna di Costanza di Hohenstaufen.
  7. ^ Manfredi era figlio illegittimo dell'imperatore Federico II di Svevia e zio del precedente re di Sicilia, Corradino di Svevia, che, otto anni prima, aveva spodestato.
  8. ^ Il Regno comprendeva anche le Isole Baleari, Minorca, Ibiza, Formentera e i territori dell'Occitania rimasti a Giacomo I, tra cui la Signoria di Montpellier (che il fratello di Pietro assunse con il nome di Giacomo II).
  9. ^ a b Benigno e Giarrizzo, Storia della Sicilia, cit., p. 1.
  10. ^ a b Boccaccio, Decameron (X, 7)
  11. ^ a b c (CA) Stefano Maria Cingolani, Historiografía, propaganda i comunicació al segle XIII: Bernat Desclot i les dues redaccions de la seva crònica, Institut d'Estudis Catalans, 2006 ISBN 978-84-72-83841-3 (p. 433)
  12. ^ Marinella Fiume, Siciliane. Dizionario biografico, E. Romeo, 2006 ISBN 9788874280575 (p. 175)
  13. ^ (DE) Pietro III d'Aragona genealogie mittelalter

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • C.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pp. 198–244
  • Hilda Johnstone, Francia: gli ultimi capetingi, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 569–607
  • Hilda Johnstone, Inghilterra: Edoardo I e Edoardo II, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 673–717
  • Francesco Benigno e Giuseppe Giarrizzo, Storia della Sicilia, vol. 3, ed. Laterza, Roma-Bari, 1999, ISBN 88-421-0535-X
  • Steven Runciman, I vespri siciliani, Milano 1975.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Giacomo I 1276-1285 Alfonso III
Predecessore Re di Sicilia Successore Blason Sicile Insulaire.png
Carlo I d'Angiò 1282-1285
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Giacomo I

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