Obiezione di coscienza

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La locuzione obiezione di coscienza indica il rifiuto di ottemperare a un dovere imposto dall'ordinamento giuridico, da parte di chi ritiene gli effetti che deriverebbero dall'ottemperanza contrari alle proprie convinzioni etiche, morali o religiose. Colui che effettua tale scelta viene definito obiettore di coscienza.

Collegate all'obiezione vi possono essere l'assunzione in prima persona di talune sanzioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo occidentale l'obiezione di coscienza come rifiuto del servizio militare ha originariamente motivazioni di carattere religioso. L'avvento del cristianesimo ha determinato un notevole sviluppo di questa forma di obiezione: infatti la Chiesa cristiana dei primi secoli ha grandi sostenitori dell'obiezione di coscienza.
La disciplina ecclesiastica fino al III secolo proibì ai battezzati di farsi soldati e combattere (divieto di militare et bellare) e permise ai militari convertiti di rimanere nell'esercito a condizione di non uccidere e di non commettere atti di idolatria.[1] San Cipriano, vescovo di Cartagine e padre della Chiesa, predicava: «Il mondo è bagnato di sangue fraterno: ecco che l'omicidio è crimine quando sono i singoli a commetterlo, ma diventa virtù quando è compiuto in nome dello stato. L'impunità per i delitti non l'assicura il motivo dell'innocenza, ma la grandezza della ferocia».[2].

Il primo grande obiettore di coscienza di cui conosciamo il nome è San Massimiliano. Secondo quanto stabilito dalla legge romana nel II secolo d.C. il servizio militare era obbligatorio per tutti i figli dei graduati. Massimiliano, pur essendo figlio del veterano Fabio Vittore, si rifiutò di arruolarsi nell'esercito romano. Per tale ragione il 12 marzo dell'anno 295 d.C. venne condannato dal proconsole Dione e giustiziato. Aveva ventun anni, tre mesi e diciotto giorni.

Dagli atti del processo leggiamo a chiare lettere che si rifiutava di fare il servizio militare per ragioni di coscienza:

« Dione disse: «Fa' il militare se non vuoi morire».

Massimiliano rispose: «Non faccio il soldato. Tagliami pure la testa, io non faccio il soldato per questo mondo, ma servo il mio Dio». Il proconsole Dione riprese: «Chi ti ha messo queste idee nella testa?». Massimiliano rispose: «La mia coscienza e colui che mi ha chiamato». Dione si rivolse a suo padre Vittore: «Consiglia tuo figlio». Vittore rispose: «Lui sa da sé, con la propria coscienza, che cosa deve fare.[3] »

Con la piena integrazione della Chiesa all'interno dell'Impero, in seguito all'editto di Costantino del 313 d.C., si verificò una vera e propria inversione di tendenza. Il Concilio di Arles (314) stabilì l'obbligo anche per i cristiani di prestare servizio militare per l'imperatore. Nei secoli successivi si andò incontro al cosiddetto processo di clericalizzazione, con la divisione della chiesa tra laici ed ecclesiastici. L'originaria militia christi diventerà esclusiva solo per questi ultimi, mentre per i primi andrà a confondersi con una militia saeculi giustificata nelle forme del servizio all'imperatore cristiano."[4] Recentemente la Chiesa cattolica ha mutato radicalmente il suo atteggiamento verso l'obiezione di coscienza, tornando a considerarla, come in origine, un dovere morale per il buon cristiano. Nel frattempo l'obiezione di coscienza al servizio militare viene riscoperta dalle chiese della riforma e praticato attivamente da alcune di queste (i Quaccheri, i Ducobori, i Mennoniti) che sono universalmente riconosciute come pacifiste. Gli Avventisti del Settimo Giorno del Movimento di Riforma sono una denominazione cristiana protestante, parte del movimento avventista, ed il risultato di una scissione dalla Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno creata proprio dal disaccordo sul servizio militare durante la prima guerra mondiale. Gli Avventisti del Settimo Giorno del Movimento di Riforma sono nati ufficialmente nel 1925 a Gotha, nella Turingia, in Germania, proprio perché convinti obiettori di coscienza al servizio militare.

I Testimoni di Geova, per motivi religiosi, hanno sempre rifiutato il servizio militare. Essi considerano però una decisione personale svolgere il servizio civile presso un qualsiasi ente, purché le attività svolte non siano in conflitto con il principio della neutralità politico-militare e con gli altri principi religiosi da essi riconosciuti nella Bibbia.[5]

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene l'obiezione di coscienza non implichi in senso stretto il rifiuto di usare le armi, tuttavia moltissimi obiettori motivano la propria opzione sia con detto rifiuto sia con la volontà di non far parte di un'istituzione che sulle armi abbia fondamento (da qui il rifiuto, in caso di obiezione totale, di indossare l'uniforme anche in caso di assegnazione a compiti non armati, quali per esempio cuciniere o infermiere). Tuttavia l'obiezione di coscienza al servizio militare non è prerogativa delle religioni; spesso infatti spesso tale decisione può maturare anche in un contesto laico in virtù di alcune ideologie pacifiste e antimilitariste.

Esempi comuni sono quelli dati da coloro che si rifiutano di svolgere il servizio militare obbligatorio, sia in tempo di pace ed in tempo di guerra, in quanto l'assolvimento del servizio può comportare l'uccisione di altre persone in battaglia.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Servizio militare di leva in Italia e Servizio civile.

Fino alla promulgazione di una legge che regolamentasse la fattispecie, l'obiezione di coscienza in Italia fu sempre trattata alla stessa stregua della renitenza alla leva (mancata presentazione al distretto militare per le visite di leva, o alla destinazione assegnata per lo svolgimento del servizio), oppure alla diserzione (rifiuto di proseguire il servizio di leva dopo averlo intrapreso).

Il primo obiettore italiano ufficialmente documentato fu Remigio Cuminetti, un Testimone di Geova che, nel 1916, in piena Grande Guerra, finì sotto processo per diserzione a causa del suo rifiuto di indossare l'uniforme. Nel 1940, ancora vigente il regime fascista, 26 Testimoni di Geova furono processati e condannati perché rifiutarono l'obbligo militare.[6]

Nel secondo dopoguerra, spiccano anche i casi di Rodrigo Castello, di Pietrelcina (BN), cristiano pentecostale condannato dal Tribunale militare e successivamente tornato in libertà a seguito di amnistia, e di Enrico Ceroni, altro Testimone di Geova che, dopo perizia psichiatrica, fu condannato a 5 mesi e 20 giorni di reclusione con il beneficio della condizionale. Tra il 1946 e il 1959 ci furono 179 giovani tra i Testimoni di Geova che rifiutarono di indossare la divisa militare.[senza fonte] Il primo processo penale di notevole risonanza fu quello a Pietro Pinna, svoltosi nel 1949. Pietro Pinna, che si appellava semplicemente ai principi della non violenza, fu condannato a 10 mesi di reclusione con il beneficio della condizionale. La notorietà che assunse il caso Pinna portò alla prima presentazione del progetto di legge relativo al riconoscimento dell'obiezione di coscienza (onorevole Colosso, Deputato del PSI, e onorevole Iginio Giordani, Deputato della DC) e permise l'avvio di un dibattito ventennale - non privo di asprezze, polemiche e accuse di viltà, scarso patriottismo e alto tradimento - sull'obiezione di coscienza, che sfociò con la legge summenzionata.

Il 1950 vede il processo di Eveloine Santi, obiettore di fede valdese. Negli anni sessanta si terranno poi i processi agli obiettori cattolici, Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini. A questo si aggiunsero le forti prese di posizione in favore dell'obiezione di coscienza da parte di padre Ernesto Balducci e di don Lorenzo Milani che trattò l'argomento nella sua opera L'Obbedienza non è più una virtù subendo anche un processo. Nel febbraio del 1970 viene fondata la Lega degli obiettori di coscienza (LOC) per iniziativa del Partito Radicale, di Pietro Pinna divenuto fondatore con Aldo Capitini del Movimento Nonviolento, del Senatore Luigi Anderlini e del valdese Giorgio Peyrot, esponente del gruppo cristiano Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR). Lo stesso Sen. Anderlini presenterà successivamente in Parlamento, insieme ai colleghi democristiani Giovanni Marcora e Carlo Fracanzani, una nuova proposta di legge per legalizzare l'obiezione di coscienza. Sarà il progetto presentato da Marcora a venire approvato dal Parlamento due anni dopo, risultando nella istituzione del servizio civile obbligatorio per chi rifiutava di prestare il servizio militare.

La prima norma nell'ordinamento italiano a disciplinare l'obiezione di coscienza fu la legge 15 dicembre 1972 n. 772 (la cosiddetta Legge Marcora dal nome del suo relatore) seguita dal relativo regolamento di attuazione di cui al D.P.R. 28 novembre 1977 n. 1139 ("Norme di attuazione della legge 15 dicembre 1972, n. 772, sul riconoscimento dell'obiezione di coscienza").
Tale legge permise agli obiettori di scegliere il servizio civile sostitutivo obbligatorio, di durata di 8 mesi superiore alla durata del servizio che si sarebbe dovuto svolgere (all'epoca 15 mesi per l'esercito, ridottisi successivamente a 12 ed infine a 10 nel 1997, 22 per la Marina Militare, ridottisi poi a 18). Tale periodo aggiuntivo fu ritenuto, in tempi più recenti, punitivo, sicché, negli ultimi anni di vigore di tale legge il periodo di servizio civile fu ridotto a 1,1 volte il periodo massimo previsto per il servizio militare.

La durata superiore del servizio civile sostitutivo di quello armato fu dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 470 del 1989 che considerava la maggior durata del servizio alternativo a quello armato una:

« sanzione conseguente ad una particolare espressione della persona, nel più aperto contrasto sia con il principio di eguaglianza che con il diritto di libera manifestazione del pensiero, dando vita ad un'ingiustificata valutazione deteriore delle due forme di servizio alternativo a quello armato. »

Una disciplina organica della materia però si ebbe solo con la legge 8 luglio 1998 n. 230 che, abrogando la precedente legge n. 772/1972, e riconobbe compiutamente per la prima volta il diritto all'obiezione di coscienza, configurando la stessa non più come un beneficio concesso dallo Stato, bensì come un diritto della persona. Con la sospensione delle chiamate al servizio militare di leva in Italia ad opera della legge 23 agosto 2004 n. 226 (a partire dal 1º gennaio 2005), risultò sospesa di fatto anche l’opzione del servizio civile obbligatorio per obiezione di coscienza.

L'essere obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio comportava tuttavia alcune conseguenze sullo stato giuridico, come conseguenza l'irrinunciabilità di tale status e l'impossibilità, vita natural durante, di ottenere il porto d'armi[7] e di essere reclutato nelle forze armate italiane e nelle altre forze di polizia italiane (es. polizia municipale).[8] Tali limitazioni permasero tuttavia con la riforma del '98, benché altre disposizioni che potessero essere ritenute discriminatorie siano state comunque eliminate da tale legge. Inoltre, l'essersi dichiarati obiettori poteva rendere molto difficile lavorare nel campo dell'industria della difesa.

L'emanazione della legge 2 agosto 2007 n. 130 ha reso tuttavia possibile esercitare la rinuncia allo stato di obiettore: infatti la norma ha modificato la legge del 1998, stabilendo che l'obiettore ammesso al servizio civile, decorsi almeno cinque anni dalla data in cui è stato collocato in congedo secondo le norme previste per il servizio di leva, possa rinunziare allo status di obiettore di coscienza presentando apposita dichiarazione, non revocabile, da inoltrare all'Ufficio nazionale per il servizio civile,[9] facendo così venire meno le limitazioni residue di cui alla legge n. 230/1998 e ponendo fine in modo effettivo a talune discriminazioni cui obiettivamente andavano incontro i cittadini, che avessero scelto di prestare il servizio civile in luogo di quello di leva. Il d.lgs 5 marzo 2010 n. 66 (Codice dell'arruolamento militare) dispone che agli obiettori di coscienza che sono stati ammessi a prestare servizio civile è vietato partecipare ai concorsi per qualsiasi impiego (pubblico o privato) che comporti l'uso delle armi e comunque partecipare a qualsiasi procedura per l'arruolamento nelle forze armate italiane e nelle forze di polizia italiane ad ordinamento militare o per l'assunzione nelle Forze di polizia a ordinamento civile[10], facendo però salva la possibilità di rinuncia allo status di obiettore.[11]

Obiezione di coscienza del medico[modifica | modifica wikitesto]

L'obiezione di coscienza per i medici è prevista per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG): introdotta in Italia dalla legge 22 maggio 1978 n. 194[12]. Il medico può esercitare l'obiezione in qualsiasi momento: infatti nel caso in cui partecipi attivamente ad una procedura di IVG (anche soltanto consigliando dove eseguirla) lo stato di obiettore decade irrevocabilmente comportando l'impossibilità per il medico di esercitare nuovamente l'obiezione[non chiaro][12][13].

Lo status di obiettore non esonera il medico dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento[12][14]. Il SSN è tenuto a assicurare che l'IVG si possa svolgere nelle varie strutture ospedaliere deputate a ciò, e quindi qualora il personale assunto sia costituito interamente da obiettori dovrà supplire a tale carenza in modo da poter assicurare il servizio, ad es. tramite trasferimenti di personale.[12][15]

Il medico, anche se obiettore, non può invocare l'obiezione di coscienza qualora l'intervento sia indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo[12][16] (esempio: donna che giunge presso il pronto soccorso ospedaliero con grave emorragia in atto a causa di un aborto clandestino: il medico, anche se obiettore, ha in tale situazione l'obbligo di portare a termine la procedura di aborto se questo è indispensabile per salvare la vita della donna).

In caso di massiccia adesione all'obiezione di coscienza la cittadinanza ivi residente può ritrovarsi in difficoltà per l'erogazione di talune prestazioni, portando alla perdita di alcuni diritti, per tale motivo nel 2014 l'Europa ha richiamato l'Italia e in particolar modo la regione Marche.[17]

Obiezione di coscienza del paziente[modifica | modifica wikitesto]

Per i Testimoni di Geova le trasfusioni di sangue sono vietate dalle loro convinzioni religiose. In questo, ed in altri simili casi, è indiscutibile che l'obiettore si assuma la responsabilità in prima persona, senza coinvolgere altri soggetti. Tuttavia, in alcuni casi, il soggetto, se in pericolo di vita, può essere indotto a subire la trasfusione.

Obiezione di coscienza alla sperimentazione animale[modifica | modifica wikitesto]

La legge 12 ottobre 1993, n. 413 in materia di Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale riconosce il diritto all'obiezione di coscienza nei confronti della sperimentazione animale.

Qualsiasi ente che svolga sperimentazione animale deve obbligatoriamente rendere noto agli operatori la possibilità dell'obiezione di coscienza e tale scelta non deve avere in alcun modo conseguenze sfavorevoli[18].

Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Tra i casi più celebri di obiezione di coscienza vi è quello messo in opera dallo studente universitario statunitense David Miller. Questi, giovane pacifista e volontario cattolico, chiamato nel 1965 a svolgere servizio militare obbligatorio e verosimilmente destinato alle truppe impegnate nella Guerra del Vietnam, bruciò la cartolina-precetto a New York di fronte a una vasta platea di manifestanti riuniti nel Comitato di Coordinamento Nazionale per la Fine della Guerra in Vietnam (NCCEWV). Al gesto simbolico di David Miller seguì, quel giorno, quello analogo di altri centomila coscritti, che si erano dati ritrovo di fronte ai manifestanti in 40 città del Paese.
Al termine della manifestazione David Miller fu arrestato dagli agenti dell'FBI e processato da una corte federale, che lo condannò a due anni di reclusione. Il gesto di rifiuto iniziato da Miller e i suoi compagni d'iniziativa servì ad aprire un dibattito politico che sfociò nel 1973 nell'abrogazione del servizio militare obbligatorio negli Stati Uniti.

Il dibattito sulle motivazioni[modifica | modifica wikitesto]

È arbitrario usare l'espressione "obiezione di coscienza" in riferimento ad alcuni fatti realmente accaduti, come, ad esempio, il rifiuto di un architetto di dar corso a un progetto difforme dalla sua visione ideologica della società.

Anche il diniego di alcuni farmacisti di vendere prodotti anticoncezionali quali pillola o profilattico, alla mancata disponibilità di molti medici ginecologi di strutture sanitarie pubbliche a praticare l'operazione di aborto si può intendere, come sopra ricordato, un uso improprio del termine. Ciò perché in molti dei casi citati il cosiddetto "obiettore" non affronta alcuna conseguenza penale o civile, non esistendo alcun obbligo - precostituito per legge - di svolgere le azioni che egli rifiuta di compiere.

Nel caso del medico obiettore, egli ha l'obbligo di prestare assistenza sanitaria se manca un sostituto. Se a una donna non viene effettuata l'interruzione di gravidanza, il medico rischia la radiazione dall'albo professionale, il licenziamento e l'interessata può chiedere il risarcimento del danno biologico. Tale "obiezione" è, nei fatti, un'azione priva di qualsivoglia responsabilità personale e le cui conseguenze vanno a carico di soggetto terzo (nel caso di mancata prestazione sanitaria, l'utente richiedente il servizio al sistema sanitario nazionale), ovvero l’esatto contrario dei requisiti necessari per poter parlare di obiezione di coscienza.

Tuttavia tale forma di "obiezione" è consentita in tutti gli Stati del mondo occidentale che consentono l'interruzione volontaria della gravidanza, con l'eccezione dei casi di pericolo per la vita della donna, nei quali di solito l'obiezione non è ammessa. L'obiezione attua il principio della libertà di coscienza, e garantisce una libertà di opinione coerente con le azioni, laddove gli obblighi della legge incidono su radicate e profonde convinzioni della persona.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I cristiani e l'obiezione di coscienza al servizio militare, a cura di Angelo Cavagna, EDB 1992
  • Milani, Lorenzo, L'obbedienza non è più una virtù, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1965, pp. 84.
  • Pier Angelo Gramaglia, L'obiezione di coscienza nei primi secoli della chiesa, (pp. 47–64), in I cristiani e l'obiezione di coscienza al servizio militare, a cura di Angelo Cavagna, EDB 1992

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ippolito, Tradizione Apostolica, cap. XVI; Origene, Contra Celsum, cap. V; Tertulliano, De Corona, cap. XI
  2. ^ Cipriano, Ad Donatum, cap. VI
  3. ^ Acta Maximiliani cap. 2,1-3.
  4. ^ Rodolfo Venditti, L'obiezione di coscienza al servizio militare, Milano, Giuffrè, 1999, pp. 41-45
  5. ^ La Torre di Guardia, 15 agosto 1998, "Rafforziamo la nostra fiducia nella giustizia di Dio", p. 15, § 6
  6. ^ cesnur.org
  7. ^ art. 15 comma 6 legge 8 luglio 1998, n. 230 A coloro che sono stati ammessi a prestare servizio civile è vietato detenere ed usare le armi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), nonché assumere ruoli imprenditoriali o direttivi nella fabbricazione e commercializzazione, anche a mezzo di rappresentanti, delle predette armi, delle munizioni e dei materiali esplodenti[...]
  8. ^ art. 1 legge legge 8 luglio 1998, n. 230 I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, nell'esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, opponendosi all'uso delle armi, non accettano l'arruolamento nelle Forze armate e nei Corpi armati dello Stato[...]
  9. ^ art. 1, comma 7-ter legge 130/2007
  10. ^ Art. 636 d.lgs 5 marzo 2010 comma 1.
  11. ^ Art. 636 d.lgs 5 marzo 2010 commi 2 e 3
  12. ^ a b c d e Legge 22 maggio 1978, n. 194 - Norme per la tutela sociale della maternita' e sull'interruzione volontaria della gravidanza.. URL consultato il 05-04-2013.
  13. ^ articolo 9, ultimo comma, L. 194/1978
  14. ^ articolo 9, comma terzo, L. 194/1978
  15. ^ articolo 9, comma quarto, L. 194/1978
  16. ^ articolo 9, comma quinto, L. 194/1978
  17. ^ Aborto e obiezione di coscienza, l'Europa bacchetta le Marche
  18. ^ Legge 12 ottobre 1993, n. 413, in materia di "Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale."

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]