Editto di Milano

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Si intende per editto di Milano (noto anche come editto di Costantino, editto di tolleranza o rescritto di tolleranza) l'accordo sottoscritto nel febbraio 312 dai due Augusti dell'impero romano, Costantino per l'Occidente e Licinio per l'Oriente, in vista di una politica religiosa comune alle due parti dell'impero. Il patto fu stretto in Occidente in quanto il senior Augustus era Costantino. Le conseguenze dell'editto per la vita religiosa nell'impero romano sono tali da farne una data fondamentale nella storia dell'Occidente.[1]

Secondo l'interpretazione tradizionale, Costantino e Licinio firmarono a Milano, capitale della parte occidentale dell'impero, un editto per concedere a tutti i cittadini, e quindi anche ai cristiani, la libertà di onorare le proprie divinità. Una interpretazione recente delle fonti, ha portato alcuni storici a considerare che nel febbraio 313 a Milano Costantino e Licinio decisero, piuttosto che nella promulgazione di un vero e proprio editto, di dare attuazione alle misure contenute nell'editto di Galerio del 311, con il quale era stato definitivamente posto termine alle persecuzioni,[2] accordandosi nel contempo per emanare precise disposizioni ai governatori delle province.[3]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni resti dei palazzi imperiali di Milano, ristrutturati da Massimiano alcuni anni prima dell'editto. Qui si vedono le basi di un'edicola che probabilmente era dotata di colonne, con attorno un corridoio e diversi locali. In uno di questi palazzi vi fu l'accordo tra Costantino e Licinio noto come l'editto di Milano.

Alla fine del III secolo venne realizzata un'importante riforma della funzione imperiale. Il potere non fu più incarnato in un'unica persona, ma venne esercitato da un collegio composto da due Augusti e due Cesari (tetrarchia). Il territorio dell'impero fu diviso in due parti: Occidente e Oriente. Furono nominati un Augusto e un Cesare per l'Occidente e un Augusto e un Cesare per l'Oriente. Ciascun tetrarca scelse la propria residenza in una città diversa. Le quattro sedi imperiali furono Treviri e Milano (Occidente), Sirmio e Serdica (Oriente). Per la prima volta, Roma non fu più capitale dell'impero. A Roma rimase il Senato.

Nell'ottobre 306 il generale Massenzio pretese di ripristinare la sede imperiale romana e, con il suo esercito, si pose come capo incontrastato dell'Urbe. Massenzio riempì un vuoto lasciato dai due tetrarchi d'Occidente, che avevano scelto come rispettive residenze Treviri e Milano.

Nel 308 la tetrarchia era composta da Licinio e Costantino in Occidente e Galerio e Massimino Daia in Oriente. Galerio, Primus Augustus, incaricò Licinio di sconfiggere Massenzio. La missione però fallì. Nel 311 Galerio firmò il suo ultimo provvedimento: un editto di perdono per i cristiani. Alla sua morte il suo posto fu preso da Licinio, che quindi si trasferì in Oriente.

Licinio, interessato a diventare Augusto d'Oriente, strinse un patto con Costantino in funzione anti-Massimino. Per suggellare l'accordo Costantino promise in moglie a Licinio la propria sorella, Costanza.[4] Secondo l'accordo, la tetrarchia doveva cessare di esistere: sarebbero rimasti Costantino in Occidente e Licinio in Oriente.

Nella primavera del 312 Costantino discese con il suo esercito in Italia per affrontare Massenzio. Lo scontro decisivo si ebbe il 28 ottobre 312 (Battaglia di Ponte Milvio). La sera prima Costantino non eseguì i sacrifici rituali della religione tradizionale. Prima di ogni evento importante, i romani interrogavano gli dei chiedendo loro di assisterli. Un aruspice eseguiva il sacrificio di un animale e, scrutando nelle sue viscere, interpretava il volere degli dei. Di fronte al proprio esercito, invece, Costantino affermò che un sommo Dio (summus Deus) lo avrebbe guidato nella battaglia. L'agiografia cristiana ha tramandato questo accadimento attraverso un racconto: quella notte Dio apparve a Costantino in sogno e gli pronosticò la vittoria. In cambio, sugli scudi dei suoi soldati egli avrebbe dovuto far dipingere il simbolo che Dio gli aveva mostrato (In hoc signo vinces), formato dalle due lettere greche iniziali del nome di Cristo, X e P.

Le divinità ufficiali della tetrarchia erano Giove (protettore degli Augusti) ed Ercole, figlio di Giove (invocato dai Cesari). Costantino invece aveva mostrato fin dai suoi primi anni da tetrarca di ricercare una divinità tutelare personale.[5]

Costantino uscì vincitore dalla battaglia. Entrato in Roma come unico Augusto d'Occidente, celebrò il Trionfo, ma non salì il colle del Campidoglio, sede del tempio più sacro ai romani. Per la prima volta i cittadini dell'Urbe conobbero un imperatore che non eseguiva i tradizionali sacrifici agli dei. Ormai la sua conversione al cristianesimo era compiuta.[6]

Costantino non rimase a lungo a Roma: nel gennaio 313 si recò a Milano, città scelta per il matrimonio della sorella Costanza con Licinio. Nella capitale dell'Occidente, Costantino e Licinio concordarono una linea comune in materia di religione. I due Augusti stabilirono di dare piena applicazione all'editto di perdono firmato da Galerio due anni prima (editto di Serdica). Furono probabilmente fissate anche delle norme integrative rispetto al testo di Galerio. Anche se l'accordo scaturì dalla volontà comune, l'iniziativa di dare rilievo alla questione religiosa fu di Costantino.[1] Dopo gli accordi di Milano, la politica religiosa verso i cristiani passò dalla tolleranza al sostegno della nuova religione.

Lapide nella Chiesa di San Giorgio al Palazzo, attigua ai resti del palazzo imperiale, sede dell'incontro tra Costantino e Licinio.

Licinio, pur essendosi alleato con Costantino, era rimasto fedele alla religione tradizionale.[7] L'alleanza per lui aveva scopi eminentemente politici.[8]

In Oriente i cristiani erano ancora mal tollerati. Massimino Daia, nel novembre del 311, aveva ripreso le esecuzioni capitali di cristiani nella parte dell'impero sotto la sua giurisdizione. Nell'aprile 313 Licinio affrontò e sconfisse Massimino in Tracia. Cessarono così del tutto le persecuzioni dei cristiani in Oriente. Successivamente, in applicazione degli accordi di Milano, Licinio concesse a tutti i cristiani della sua parte dell'impero il diritto di costruire luoghi di culto; inoltre dispose che fossero loro restituite le proprietà confiscate. Tali disposizioni furono esposte pubblicamente a Nicomedia in un rescritto.[9] Il testo è diviso in dodici punti. Il preambolo è universalmente noto:

(LA)
« Cum feliciter tam ego [quam] Constantinus Augustus quam etiam ego Licinius Augustus apud Mediolanum convenissemus atque universa quae ad commoda et securitatem publicam pertinerent, in tractatu haberemus, haec inter cetera quae videbamus pluribus hominibus profutura, vel in primis ordinanda esse credidimus, quibus divinitatis reverentia continebatur, ut daremus et Christianis et omnibus liberam potestatem sequendi religionem quam quisque voluisset, quod quicquid <est> divinitatis in sede caelesti, nobis atque omnibus qui sub potestate nostra sunt constituti, placatum ac propitium possit existere »
(IT)
« Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità. »
(Lattanzio, De mortibus persecutorum, capitolo XLVIII)

La nuova politica religiosa trovò espressione nella nuova monetazione inaugurata dalla diarchia Costantino-Licinio. Il cambiamento fu evidente sia nella scelta delle iconografie dei rovesci delle monete, sia nello stile del ritratto imperiale, che passa dallo squadrato modello tetrarchico a un morbido stile classicheggiante.[3]

Decreti in materia di religione successivi[modifica | modifica wikitesto]

La diarchia Costantino-Licinio durò per undici anni. I due imperatori governarono in pratica in due regni separati. La pace interna cessò nel 323. Nel 324 Costantino sconfisse Licinio in una serie di battaglie, costringendolo a cedergli la sua parte dell'impero.

L'impero ritornò così ad essere un'istituzione monocratica, per la prima volta guidata da un cristiano. Costantino, abbandonata la pluralità degli dei tutelari della tetrarchia, pose il suo governo sotto il segno del Dio unico dei cristiani.[10] La guida spirituale di Costantino fu il vescovo Osio di Cordova (256-357).

Costantino emise nuovi editti in favore dei cristiani. Obiettivo della politica religiosa dell'imperatore fu di «far confluire in un'unica forma e idea le credenze religiose di tutti i popoli», e poi «di rivitalizzare e riequilibrare l'intero corpo dell'Impero, che giaceva in rovina come per l'effetto di una grave ferita».[11] Per questo Costantino scelse come interlocutrice la Chiesa “cattolica”, cioè universale, avente come suo scopo primario il mantenimento della comunione con le altre comunità cristiane.[12]

I principali provvedimenti religiosi emessi dall'imperatore furono i seguenti:

  • nel 321 stabilì che la domenica dovesse essere riconosciuta anche dallo Stato come giorno festivo (dies Solis);
  • nel 324 proibì magie e alcuni riti della religione tradizionale (la divinazione privata, fatta nelle case), chiuse i templi e vietò che nei giochi circensi si sacrificassero i condannati a morte;
  • nel 326 emanò una legge che proibiva l’adulterio e vietava di portare a casa le concubine, inoltre stabilì che gli ebrei non potessero più convertire gli schiavi né praticare su di loro la circoncisione. Con Costantino, il clero assunse un’importanza sociale elevata, attirando anche per questa ragione le migliori intelligenze dell’impero.[13]

D'altra parte Costantino non proibì mai il culto pagano. Manifestò rispetto verso i fedeli della vecchia religione, cercando il dialogo con le correnti monoteizzanti del paganesimo. Egli inoltre sapeva che i membri del Senato avevano continuato a professare la religione tradizionale. Così decise di impostare una politica verso il Senato tesa ad evitare l'insorgere di contrasti. Il fatto che nel 315 Senato abbia dedicato a Costantino un arco di trionfo (che campeggia ancora oggi a fianco del Colosseo) lascia pensare che la linea di compromesso perseguita da Costantino avesse avuto successo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Marcone, p. 82
  2. ^ Marcone, "Costantino il Grande"
  3. ^ a b AA.VV., p. 10
  4. ^ Marcone, p. 48
  5. ^ Marcone, p. 46
  6. ^ Marcone, p. 96
  7. ^ Lo dimostra la monetazione dell'epoca: un conio di Nicomedia, in occasione di un giubileo, mostra sul recto il volto di Licinio e sul verso Giove assiso sul trono.
  8. ^ Marcone, p. 111-2
  9. ^ Si tratta di un rescritto in quanto non era una normativa nuova, ma un documento burocratico che dava applicazione al precedente editto di Galerio.
  10. ^ Marcone, p. 129-130
  11. ^ Eusebio, Vita di Costantino, in A. Marcone, op. cit., p. 123.
  12. ^ De Giovanni, p. 30
  13. ^ 313 L’Editto di Milano. Da Costantino ad Ambrogio, un cammino di di fede e libertà, San Paolo, 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnaldo Marcone, Costantino il Grande, Bari, Laterza, 2000.
  • Arnaldo Marcone, Pagano e cristiano. Vita e mito di Costantino, Roma-Bari, Laterza, 2002.
  • Lucio De Giovanni, L'imperatore Costantino e il mondo pagano, Napoli, M. D'Auria, 2003.
  • AA.VV., Costantino, 313 d.C: L'editto di Milano e il tempo della tolleranza., Roma, Mondadori Electa, 2012, ISBN 978-88-370-9270-2.
  • Elena Percivaldi, Fu vero Editto? Costantino e il Cristianesimo tra storia e leggenda, Ancora Editrice, Milano, 2012, ISBN 88-514-1062-9
  • L'editto di Milano e il tempo della tolleranza. Costantino 313 d.C., Mostra di Palazzo Reale a Milano (25 ottobre 2012 - 17 marzo 2013), mostra a cura di Paolo Biscottini e Gemma Sena Chiesa, catalogo a cura di Gemma Sena Chiesa, Ed. Mondadori Electa, Milano 2012, ISBN 978-88-370-9270-2.
  • 313 L’Editto di Milano. Da Costantino ad Ambrogio, un cammino di fede e libertà, San Paolo, 2013.

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