La nobildonna e il duca

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La nobildonna e il duca
La nobildonna e il duca (film 2001).JPG
Lucy Russell e Jean-Claude Dreyfus
Titolo originale L'Anglaise et le Duc
Paese di produzione Francia
Anno 2001
Durata 125 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Eric Rohmer
Fotografia Diane Baratier
Interpreti e personaggi

La nobildonna e il duca è un film del 2001 di Eric Rohmer.

Trama[modifica | modifica sorgente]

13 luglio 1790, vigilia della Festa della Federazione, un anno dopo la presa della Bastiglia. Filippo d'Orleans, di ritorno da un viaggio in Inghilterra, fa visita alla contessa scozzese Grace Georgina Elliott, un tempo sua amante e ora amica affezionata. Il duca appoggia la Rivoluzione ma ha dei timori per il futuro. Consiglia vivamente la contessa di rientrare nel paese di origine. Lei è fedele alla Corona e non ha intenzione di lasciare la Francia.

10 agosto 1792. Due anni più tardi. Il popolo di Parigi assale le Tuileries e Luigi XVI è imprigionato con la famiglia al Temple. Si intensifica la caccia ai nobili, la città è in preda ai disordini. La contessa decide di rifugiarsi nella residenza di campagna di Meudon. Essendo impossibile spostarsi in carrozza, percorre a piedi, insieme alla domestica, strade ingombre di cadaveri. Sfinita, spaventata, con i piedi doloranti, a tarda notte finalmente raggiunge la destinazione.

3 settembre 1792. Bande organizzate assaltano le prigioni per uccidere i prigionieri politici. Grace è chiamata da un’amica in città in soccorso del marchese de Champcenetz, ex governatore delle Tuileries, ferito e braccato. Durante l’attraversamento del centro di Parigi, assiste ad uno spettacolo terribile: in cima a una picca, la testa della duchessa di Lamballe, confidente della regina Maria Antonietta, è portata in trofeo dai ribelli. Ospita de Champcenetz nella sua casa, lo nasconde sotto il letto durante una perquisizione. Il duca non nasconde l'ostilità per il rifugiato, con cui in passato ha avuto dissapori, ma per amicizia di Grace lo aiuta a rifugiarsi in Inghilterra.

1793. Il Terrore governa la Francia. Il re è sotto processo. Il Duca de Biron, alto ufficiale girondino forzatamente congedato, si reca a casa di Grace con la scusa di farsi leggere le carte, in realtà per incontrare il duca, deputato giacobino membro della Convenzione: lui e Grace tentano di convincerlo a salvare il re, di cui è cugino. La domenica sera la contessa è invitata da de Biron all’Hotel Saint Marc dove egli è alloggiato. Insieme al generale Dumouriez, anch'egli girondino, e a madame Laurent attendono i risultati del processo. Un messo porta la notizia che il duca ha votato a favore della condanna di Luigi XVI. Il 21 gennaio il re è ghigliottinato. Grace segue l’esecuzione dalla terrazza del castello di Meudon.

Presto anche Grace e il duca sono vittime del Terrore. Il duca, isolato e in disgrazia da quando il figlio ha seguito il generale Dumouriez, passato dalla parte dei nemici della Rivoluzione, è arrestato e ghigliottinato nel mese di novembre. Grace, arrestata e convocata davanti a un tribunale populare, la prima volta è rilasciata grazie all'intervento di Robespierre; la seconda, in attesa della condanna, mentre i suoi compagni di prigionia, tra cui anche de Biron, uno alla volta vengono uccisi, si salva grazie alla caduta dello stesso Robespierre.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è prodotto da Pathé Image Production.

Un film storico[modifica | modifica sorgente]

Dopo la La Marchesa von... (1976) e Perceval le Gallois (1978), è il terzo film storico d'Éric Rohmer.[1]

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

Il film è tratto da un libro di Grace Elliott, Journal of My Life During the French Revolution, tradotto in francese col titolo Journal de ma vie durant la Révolution Française.

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

La sceneggiatura non riprende che una parte delle memorie di Grâce Elliott e si ferma al momento della sua liberazione nel 1793. Rohmer non ha ripreso il racconto della sua vita in prigione e ha aggiunto la narrazione dettagliata della traversata da Parigi a Meudon.

Parigi di fine Settecento[modifica | modifica sorgente]

Rohmer si pone il problema della ricostruzione storica della Parigi della fine del diciottesimo secolo. Non vuole ricorrere a ricostruzioni in studio ormai troppo costose né al trasparente troppo piatto, privo di tridimensionalità. Attende dieci anni che il cinema francese sia pronto a permettergli di usare il digitale, sul quale da parte degli americani è in atto da tempo la sperimentazione. La sua idea è quella di inserire gli attori in tele dipinte.

La topografia della Parigi dell'epoca è ricavata da acquerelli e oli conservati, spesso anonimi, nel Museo Carnavalet e nel Museo del Louvre, come ad esempio una veduta delle Tuileries e del Pont Royal del 1783. Si avvale della collaborazione del pittore Jean-Baptiste Marot che gli fornisce 37 quadri dipinti, realizzati in un anno e mezzo di lavoro.[2].

« Questo stile molto originale nell'uso della pittura s'apparenta a un realismo poetico che comporta nello stesso tempo, sembrerebbe, una denuncia implicita dell'uso del digitale in vista di un realismo totalmente illusorio, o almeno ad un rifiuto di tale uso. »
(Jean Claude Carrière, Pratique du scénario, in Jean Claude Carrière e Pascal Bonitzer, Exercise du scénario, Femis, Paris 1990.)

Qualità pittorica delle immagini[modifica | modifica sorgente]

« Volevo evitare la "qualità fotografica" dell' immagine e ottenere una "qualità pittorica" che rendesse un effetto visivo diverso rispetto ai video, alle pellicole moderne che hanno una qualità quasi pubblicitaria che toglie molto alla poesia, un effetto che ricordi la trama della tela, che renda il tocco della pittura ad olio. Volevo ritrovare questo caratteristico effetto pittorico non solo nelle scene anche in ciò che viene filmato, nei personaggi, nei volti, nel trucco, nella scelta delle stoffe...[3] »

Interni[modifica | modifica sorgente]

Le scenografie sono affidate a Antoine Fontaine. Egli realizza un modellino di base di 100 metri quadri circa rappresentante l'appartamento di Grace e costituito di ingresso, vestibolo, ampio salone, stanza da letto, sala da toilette, alcova, bagno. Un sistema di dislocazione di pareti divisorie, di tappezzerie sostituite alle pareti, di occultazione o spostamento di finestre, gli permette di ottenere da questa base ben nove scenografie di locali diversi, di volta in volta la prigione, il tribunale, la casa di campagna, la Conciergerie ecc.

Principio di base della scenografia, oltre al cambio di luogo è il trompe d'oeil: come per gli esterni, anche ciò che si vede dalle finestre è costituito da tele dipinte. Lo scenografo si è ispirato è un pittore intimista del '700.[4]

Costumi[modifica | modifica sorgente]

Pierre-Jean Larroque, insieme a Nathalie Chesnais, disegna e realizza i costumi, studiando stoffe, disegni, calzature di moda in quell'epoca.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Rohmer dispone di un cast di attori d’eccellenza: l’inglese Lucy Russell nella parte di Grace Elliott e Jean-Claude Dreyfus nelle vesti del duca di Orléans.

Costi[modifica | modifica sorgente]

Rohmer ha l'abitudine di lavorare in modo molto economico, ma per questo film egli dispone d'un budget più importante (40 milioni di franchi, il corrispondente di 6 milioni di euro.

Critica[modifica | modifica sorgente]

I personaggi e la storia[modifica | modifica sorgente]

(FR)
« Rohmer choisit de présenter la Révolution à travers le regard lucide d’une Anglaise amoureuse de la Liberté mais indignée par la violence, confronté à celui de son ancien amant, le duc d’Orléans, qui a décidé d’apporter son soutien au mouvement révolutionnaire avant d’y succomber. Leurs conversations, à Paris, à Meudon, traitées comme des dialogues théâtraux interviennent durant tout le film, en contrepoint des développements du processus révolutionnaire et de l’accélération des évènementes. »
(IT)
« Rohmer sceglie di presentare la Rivoluzione attraverso lo sguardo lucido di un'Inglese innamorata della Libertà ma indignata per la violenza, messo a confronto con quello del suo antico amante, il duca di Orléans, che ha deciso di dare il suo appoggio al movimento rivoluzionario prima di soccombervi. Le loro conversazioni, a Parigi, a Meudon, trattate come dialoghi teatrali intervengono durante tutto il film, come contrappunto agli sviluppi del processo rivoluzionario e all'accelerazione degli accadimenti. »
(Anita Lindskog,Eric Rohmer. Un chemin de verité à travers l’art, aprile 2010[5])

Il giudizio sulla Rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

« In Francia il film ha suscitato dibattiti e polemiche feroci: l’hanno accusato di essere controrivoluzionario e revisionista, e di mettere in discussione alcuni dei dogmi della storia patria. [...] In realtà, La nobildonna e il duca non è un film "contro" la Rivoluzione. Caso mai, è un film contro il fanatismo e il pregiudizio. Soprattutto, è un film contro i massacri ingiustificati che si verificarono a Parigi tra il 1790 e il 1793, nel periodo cosiddetto del Terrore, e contro il totalitarismo che ne derivò. Lo sguardo di Rohmer non è né ideologico né partigiano: piuttosto, è uno sguardo neutro e distaccato che riprende le tragedie della storia con lo stesso occhio da entomologo con cui, nella maggior parte della sua filmografia, ha ritratto i giochi del caso, della seduzione e dell’intrigo amoroso. »
(Gianni Canova e Francesco Costa,Letture, Anno 56, N. 580, ottobre 2001)

L'aspetto tecnologico[modifica | modifica sorgente]

(FR)
« De ce strict point de vue technologique, L’Anglaise et le Duc est donc bien un film contemporain de Final Fantasy ou de Jurassic Park. Mais là où les studios nippons partent du virtuel pour tendre vers un réalisme maximal, là où Spielberg rend ses dinosaures les plus vraisemblables possible, Rohmer ne cherche jamais à dissimuler l’artifice de ses incrustations, expose à vue le mélange d’éléments réels, picturaux et virtuels. D’où un aspect bidouillage qui renvoie aux premiers bricolages de Méliès, un côté merveilleux qui évoque les diverses expériences du précinéma, de la lanterne magique à Charles-Émile Reynaud. »
(IT)
« Dallo stretto punto di vista tecnologico L’Anglaise et le Duc è un film contemporaneo di Final Fantasy o di Jurassic Park. Ma là dove gli studi giapponesi partono dal virtuale per tendere al massimo di realismo, là dove Spielberg rende i suoi dinosauri il più verosimili possibile, Rohmer non cerca mai di dissimulare l'artificio, espone visibilmente la mescolanza di elementi reali, pittorici e virtuali. Da qui l'effetto di gioco di prestigio che rinvia ai primi lavori di Méliès, un lato meraviglioso che evoca le diverse esperienze del pre-cinema, dalla lanterna magica a Charles-Émile Reynaud»
(Serge Kaganski[6])

Riferimenti cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Rohmer stesso indica alcuni grandi film a cui ha pensato:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Éric Rohmer revient sur "L'Anglaise et le Duc", Télérama, 11 gennaio 2010. http://www.telerama.fr/cinema/eric-rohmer-revient-sur-l-anglaise-et-le-duc,51422.php
  2. ^ G.Rondolino-D.Tomasi, Manuale del film, p. 72.
  3. ^ Intervista a Eric Rohmer, La nobildonna e il duca. Un film rivoluzionario, Extra, DVD della Qmedia, BIM,
  4. ^ Intervista a Antoine Fontaine, La nobildonna e il duca. Un film rivoluzionario, Extra, DVD della Qmedia, BIM
  5. ^ http://biozlab.com/CINEPAGE/upload/documents/pdfs/anglaise%20et%20le%20duc.pdf
  6. ^ .lesinrocks.com/cinema/films-a-l-affiche/langlaise-et-le-duc/

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Elliott, Journal de ma vie durant la Révolution française, presentato da Éric Rohmer, Les Éditions de Paris-Max Chaleil, Paris, 2001.
  • Jean Claude Carrière e Pascal Bonitzer, Exercise du scénario, Femis, Paris 1990.
  • G.Rondolino-D.Tomasi, Manuale del film, Utet, Torino 2011. ISBN 978-88-6008-345-6

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]