Hans Axel von Fersen

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Miniatura di Peter Adolf Hall: Fersen in giovane età.
Maria Antonietta in gran abito di corte (1778). Dipinto di Elisabeth Vigée-Le Brun (dettaglio).

Hans Axel von Fersen (Stoccolma, 4 settembre 1755Stoccolma, 20 giugno 1810) fu un conte svedese, Generallöjtnant (Tenente generale) nel Regio Esercito svedese, Signore del Regno (En af rikets herrar), diplomatico e statista. È famoso nella storia per essere stato il presunto amante della regina Maria Antonietta di Francia e il principale artefice della fallita fuga a Varennes.

Figlio dello statista Axel von Fersen il Vecchio e della contessa Hedvig Catharina De la Gardie (discendente attraverso i suoi parenti dalla Casa Reale di Vasa), nipote di Eva Ekeblad e nipote del generale Hans Reinhold von Fersen. Fu accuratamente educato a casa, al Carolinum a Brunswick, a Torino e a Strasburgo. Nel 1779 entrò al servizio militare francese con il reggimento Royal-Bavière. Accompagnò il comandante in capo francese Generale Rochambeau in America e servì anche da interprete tra Rochambeau e Washington.

Si distinse militarmente, in particolare durante l'assedio di Yorktown del 1781 e nel 1785 fu creato colonnello proprietario del reggimento Royal Suédois. Alla fine della rivoluzione americana divenne un membro originale della Società dei Cincinnati. Fu noto come amatore ed ebbe relazioni con varie donne, soprattutto con l'avventuriera italiana Eleanore Sullivan, e con la duchessa reale Edvige Elisabetta Carlotta di Holstein-Gottorp, sposata con il futuro re Carlo XIII di Svezia (quest'ultimo era, a sua volta, l'amante della cugina di Axel, Augusta von Fersen).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Reinhold Johan von Fersen, fondatore della nobile famiglia dei Fersen

Hans Axel von Fersen era il secondo figlio del conte Fredrik Axel von Fersen (Stoccolma, 5 aprile 1719 - Stoccolma, 24 aprile 1794), un importante diplomatico svedese, e di Hedvig Catharina De la Gardie (20 maggio 1732 - 22 aprile 1800). I suoi genitori si erano sposati nel 1752. Aveva un fratello e due sorelle:

La relazione di Fersen con Maria Antonietta[modifica | modifica sorgente]

Aveva diciotto anni quando conobbe a un ballo in maschera la Delfina Maria Antonietta, sua coetanea. Il loro incontro, avvenuto il 30 gennaio 1774, fu puramente casuale: Maria Antonietta si era recata in incognito a un ballo mascherato all'Opéra di Parigi e si ritrovò a conversare con il conte svedese, che in seguito nel suo diario scrisse: «La Delfina mi parlò a lungo senza che sapessi chi fosse; quando venne infine riconosciuta, tutti le si strinsero attorno ed ella si ritirò in un palco alle tre del mattino: io lasciai il ballo».[1] Il loro primo incontro si limitò a questo: Fersen tornò regolarmente a Versailles, dove fu ricevuto con particolare cortesia,[2] ma nel suo diario non citò altre conversazioni con Maria Antonietta, impegnata con l'allestimento dell'Ifigenia in Aulide di Gluck.[3] Due giorni dopo la morte di Luigi XV, Fersen partì per l'Inghilterra, interessato a contrarre matrimonio con la ricca ereditiera Catherine Leyell.[1]

Sfumato questo possibile matrimonio, Fersen decise nel 1778 di dedicarsi alla vita militare e dal momento che suo padre era stato a servizio sotto Luigi XV, il giovane conte tentò la fortuna con Luigi XVI.[4] Il 25 agosto Maria Antonietta, tra la folla di gente che le veniva presentata, riconobbe il conte che aveva incontrato quattro anni prima; Fersen, in una lettera indirizzata a casa, scrisse: «La regina, che è affascinante, quando mi vide esclamò: Ah, è una vecchia conoscenza! Gli altri membri della famiglia reale non mi dissero una parola».[5] Fersen, seppur lusingato dalla calorosa accoglienza, si recava poco ad omaggiare la regina, che fece delle rimostranze all'ambasciatore svedese Creutz: da quel momento il conte divenne un assiduo frequentatore della reggia.[4] In una lettera, Fersen informò il padre che: «La regina, che è la più bella e amabile regina che io conosca, ebbe la bontà di chiedere spesso di me. Ha domandato a Creutz perché io non frequentassi le sue partite di gioco della domenica, e quando seppe che io vi ero andato un giorno in cui il ricevimento era sospeso, se ne è per così dire scusata con me».[6]

La regina, all'epoca dei fatti incinta di Madame Royale, non nascose la sua inclinazione per lo svedese: lo accolse nella sua cerchia, lo invitava alle cene nel suo appartamento privato ed espresse anche il desiderio di vederlo con indosso la particolare uniforme svedese.[4] Alto ben un metro e novanta, atletico, dalle larghe spalle, aveva un volto aperto, leale. I brillanti occhi azzurri, orlati di lunghe ciglia nere, e l'aria di fredda riservatezza, gli avevano già fatto guadagnare l'appellativo di le beau Fersen (il bel Fersen). La regina era incapace di dominarsi alla presenza del conte:[7] una dama affermò di averla vista chiaramente tremare quando Fersen le si presentò inaspettatamente.[8] A corte iniziarono a spargersi dei pettegolezzi sull'inclinazione della regina per il conte: quest'ultimo, che nonostante il favore di cui godeva, voleva perseguire le sue ambizioni militari,[9] decise di imbarcarsi per l'America e combattere in nome della causa delle Rivoluzione americana, appoggiata dal re di Francia. All'inizio del 1779 il conte Fersen, prima di imbarcarsi, andò a rendere omaggio alla regina: Maria Antonietta, tremando e volgendosi verso il conte, cantò al clavicembalo un'aria della Didone: «Ah, che pensiero felice mi spinse ad accoglierti nella mia corte».[10] Dopo la partenza di Fersen, l'ambasciatore svedese scrisse a Gustavo III di Svezia:

« Devo confessare a Vostra Maestà che il giovane conte Fersen fu ricevuto così bene dalla regina che parecchie persone ne rimasero offese. Ammetto di non potermi trattenere dal pensare che avesse un debole per lui: ne vidi segnali troppo evidenti perché rimanga il benché minimo dubbio. Il comportamento del giovane Fersen in quest'occasione è stato ammirevole per modestia e riservatezza e specialmente per la sua decisione di andare in America. Partendo, ha allontanato ogni pericolo, ma ovviamente per resistere a questa tentazione erano necessarie una saggezza e una determinazione troppo grandi per la sua età. In questi ultimi giorni la regina non riusciva a togliergli gli occhi di dosso: mentre lo guardava, le si riempivano gli occhi di lacrime. Supplico Vostra Maestà di mantenere il segreto su tutto ciò per il bene della sovrana e per quello del senatore Fersen.[11] »

Il conte Fersen tornò a Versailles nel 1783, quattro anni dopo la sua partenza. Nel frattempo il conte e la regina avevano intrattenuto un contatto epistolare.[12] I suoi obiettivi erano sempre trovare una moglie e farsi affidare un reggimento francese: le possibili spose erano la solita Miss Leyell e Germaine Necker, mentre il reggimento era quello degli Suédois Regals (gli svedesi reali). Maria Antonietta si adoperò affinché Fersen ottenesse quella carica e il padre del conte sborsò l'enorme cifra di centomila livres per comprargli il brevetto di colonnello.[13] Nel frattempo le sue possibili spose avevano contratto matrimonio ed egli scrisse alla sorella Sophie:

« Sono così felice che quasi non riesco a crederci. Ho più di un motivo per esserlo, e vi racconterò tutto quando ci vedremo. Nonostante tutta la gioia di rivedervi, non posso lasciare Parigi senza rimpianto. Lo troverete del tutto ovvio quando apprenderete il motivo di questo rimpianto. Ve lo dirò, perché non voglio tenervi nascosto nulla... Sono molto contento che Miss Leyell si sia sposata. Non mi verrà più nominata e spero di non trovare nessun'altra. Ho preso una decisione. Non voglio contrarre legami coniugali: sono contrari alla natura... Non posso appartenere alla sola persona alla quale voglio appartenere, quella che mi ama davvero, perciò non voglio appartenere a nessuna.[14] »
Maria Antonietta en Gaulle. Dipinto di Elisabeth Vigée-Le Brun (1783).
Fersen in età matura.

Questa persona era Maria Antonietta.[14] Il 20 settembre 1783 Fersen lasciò la Francia[13] e per due anni fu al seguito di re Gustavo nei suoi viaggi; dal 1785 si trasferì definitivamente in Francia.[15] Fino alla rivoluzione rimase a fianco della famiglia reale ed ebbe un ruolo fondamentale nella fuga a Varennes: Fersen guidò la fallita fuga dei reali, ma lasciò la comitiva poco prima dell'arresto, ormai vicino al confine coi Paesi Bassi austriaci, fiducioso nella riuscita dell'impresa. Non si perdonò mai quest'assenza, che probabilmente gli salvò la vita. Anche dopo cercò invano di aiutare i reali negli anni più bui della rivoluzione e invano tentò di salvare Maria Antonietta dalla ghigliottina, sino a tornare in incognito, a rischio della vita, a fianco della regina ormai prigioniera del suo popolo, dopo la fallita fuga.

L'amore del conte Fersen e di Maria Antonietta, certamente evidente, non permette di sapere se i due fossero anche amanti a livello intimo.[16] Molti storici che si occuparono della sovrana, si interrogarono su questa questione, liberandosi dapprima dell'aura sacra creata intorno a Maria Antonietta nel 1800 con il mito della regina martire.[16] Una relazione anche fisica non è da escludersi sotto diversi punti di vista: Fersen era un uomo ritenuto straordinariamente attraente dai suoi contemporanei ed era anche un noto libertino.[17] Non faceva parte del costume settecentesco che il conte rimanesse fedele alla regina; il suo compito era quello di offrire a Maria Antonietta una devozione romantica.[17]

I libelli pornografici che venivano ampiamente diffusi, non riportarono mai Fersen come presunto amante della regina ed erano concentrati su relazioni omosessuali con la Polignac e incestuose con il conte d'Artois.[17] Diversi contemporanei di Maria Antonietta affermarono chiaramente che tra la regina e il conte ci fosse stato un rapporto intimo: Lady Elizabeth Foster, che faceva parte delle amicizie inglesi di Maria Antonietta e che aveva anche avuto una relazione con Fersen,[18] affermò che il loro rapporto fu certamente intimo negli ultimi otto anni, cioè dal 1785.[19] La stessa opinione era condivisa dalla contessa di Boigne, troppo giovane per ricordare quegli anni, ma memore delle informazioni ricevute dallo zio che faceva parte della cerchia dei Polignac.[19] Saint-Priest, diplomatico francese dell'Ancien Régime, libero da qualsivoglia ostilità nei confronti di Maria Antonietta, affermò che la regina e Fersen ebbero incontri intimi al Trianon, a Saint Cloud e alle Tuileries.[20]

Il carteggio di Fersen e di Maria Antonietta, conservato nel castello di Stafsund, fu pubblicato nel 1878 dal pronipote di Fersen, il barone di Klinckowström, in edizione censurata: varie frasi erano sostituite da puntini.[21] La versione ufficiale dei fatti era che le frasi risultavano illeggibili perché cancellate da Fersen in persona, poiché contenevano informazioni politiche che non dovevano essere lette da re Gustavo.[21] È però irreale che le interpolazioni delle parti mancanti riguardino la politica, poiché sono in mezzo a frasi di gusto sentimentale, dopo gli addii o in domande sulla salute personale.[22] Di fronte alle spiegazioni chieste al Klinckowström, egli, pur di non offrire il carteggio depennato, affermò di averlo distrutto: di questa perdita documentaristica furono convinti gli storici della regina che analizzarono la questione, tra i quali Stefan Zweig e André Castelot.[23] Le famose lettere furono ritrovate nel 1982 da alcuni discendenti di Fersen e furono vendute a Londra, dove le acquistarono gli Archivi Nazionali francesi.[24] La storica Evelyne Lever ha avuto modo di leggere gli originali e di confrontarli con la versione pubblicata dal barone di Klinckowström: le trascrizioni risultavano piuttosto corrette, escludendo i famosi passi cancellati, rimasti illeggibili nonostante le tecnologie moderne.[24] Ma già gli storici del passato, come Zweig e Castelot, erano a conoscenza di un bigliettino cifrato rimasto nel castello di Stafsund e sfuggito al Klinckowström. Il biglietto, ritrovato dal traduttore ed esperto in lingue scandinave Lucien Maury, consiste in queste righe:

« Posso dirvi che vi amo e ho soltanto il tempo per farlo. Fatemi sapere a chi indirizzare le notizie che potrei scrivervi, ché non posso vivere senza farlo. Addio, o voi che siete il più amato e più amabile degli uomini. Vi abbraccio e bacio con tutto il cuore.[25] »

L'ultimo incontro tra Fersen e la regina avvenne più di sei mesi dopo la fuga a Varennes: il 13 febbraio 1792 il conte riuscì ad entrare di nascosto negli appartamenti privati della regina, nelle Tuileries.[26] Il suo diario contiene delle sintetiche note a proposito: «Lunedì 13, andai dalla regina; presi la mia solita trada; paura della Guardia Nazionale; i suoi appartamenti meravigliosi. Rimasi lì. Martedì 14, vidi il re alle sei di sera».[27] Il redattore del diario di Fersen, tentò d'occultare invano la breve frase "Rimasto lì" (Resté là), che fu facilmente decifrata.[26] La storica Evelyne Lever, come Antonia Fraser, sottolinea come questa frase abbia fatto discutere: alcuni sostengono che i due abbiano parlato di politica, altri, come Zweig,[28] che abbiano avuto un rapporto sessuale.[27] La Fraser sottolinea come l'espressione Resté là sia stata solitamente usata da Fersen per indicare una notte trascorsa con una delle sue molte amanti.[26] Ovviamente su cosa accadde realmente si possono solo formulare ipotesi,[27] ma restano, a testimonianza dell'amore di Fersen, i suoi dolorosi scritti a seguito della morte di Maria Antonietta, come ad esempio una lettera indirizzata alla sorella Sophie:

« Colei per la quale vivevo, poiché non ho mai smesso di amarla, colei che amavo così tanto, per la quale avrei dato mille vite, non c'è più. Oh, mio Dio! Perché distruggermi così, cosa ho fatto per meritare la Tua ira? Lei non c'è più. Sono in un'agonia di dolore e non so come faccia a sopportare la mia sofferenza. È tanto profonda e nulla la cancellerà mai. Lei sarà sempre presente nella mia memoria e non smetterò mai di rimpiangerla.[29] »

In seguito alla morte di Maria Antonietta, vagò per l'Europa, anche in qualità di diplomatico per conto del re di Svezia Gustavo IV, da uomo politicamente influente, ma dalla sua corrispondenza privata risulta non sia mai più tornato ad essere felice come al fianco di Maria Antonietta.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1810, nello stesso giorno dell'anniversario della fuga a Varennes (20 giugno), fu linciato da una folla inferocita che lo accusava (a torto) d'aver avvelenato Carlo Augusto di Augustenburg, erede al trono di Svezia. La morte fu dovuta a soffocamento, causato dallo "schiacciamento della cassa toracica", avvenuto quando il marinaio Otto Johan Tandefelt saltò con entrambi i piedi sul petto di Fersen.

Rappresentazione nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini
— 1799
Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Spada

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Fraser, p. 129
  2. ^ Zweig, Maria Antonietta. Una vita involontariamente eroica, p. 237
  3. ^ Lever, Maria Antonietta. L'ultima regina, p. 69
  4. ^ a b c Lever, pp. 165-166
  5. ^ Fraser, pp. 184-185
  6. ^ Zweig, pp. 237-238
  7. ^ Lever, p. 167
  8. ^ Zweig, p. 238
  9. ^ Lever, p. 168
  10. ^ Lever, p. 169
  11. ^ Lever, pp. 169-170
  12. ^ Zweig, p. 240
  13. ^ a b Fraser, p. 229
  14. ^ a b Lever, p. 204
  15. ^ Zweig, p. 241
  16. ^ a b Lever, p. 219
  17. ^ a b c Fraser, p. 224
  18. ^ Castelot, Maria Antonietta: la vera storia di una regina incompresa, p. 189
  19. ^ a b Fraser, p. 227
  20. ^ Zweig, pp. 246-247
  21. ^ a b Castelot, p. 191
  22. ^ Castelot, pp. 191-192
    Zweig, p. 248
    Lever, p. 221
  23. ^ Zweig, p. 250
    Castelot, p. 192
  24. ^ a b Lever, p. 220-221
  25. ^ Castelot, p. 192
  26. ^ a b c Fraser, p. 399
  27. ^ a b c Lever, p. 361
  28. ^ Zweig, pp. 347-349
  29. ^ Lever, p. 407

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]