Soviet

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Riunione del Soviet di Pietrogrado, 1917.

Il termine Soviet (in russo: совет[?] ascolta[?·info], talvolta trascritto come sovet[1] o sovjet, in italiano consiglio) indica diversi organi politici della Russia e dell'Unione Sovietica. Sono delle associazioni di operai, sindacati di operai, rappresentanti del popolo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Prime forme di organizzazione operaia[modifica | modifica sorgente]

Agli inizi del XX secolo in Russia non erano ancora permesse le comuni libertà civili e politiche, quali la libertà di parola, di stampa, di riunione e di associazione. In particolare, erano vietati i sindacati e gli scioperi, e i lavoratori costituirono a volte, all'interno delle singole fabbriche, forme illegali di organizzazione, i comitati di sciopero, che diressero i primi grandi scioperi di massa avvenuti negli anni 1896-1897.[2]

A seguito della Domenica di sangue, un decreto di Nicola II emanato l'11 febbraio 1905 stabiliva la formazione di una commissione per chiarire « le cause del malcontento dei lavoratori nella città di San Pietroburgo e della sua periferia, e per cercare di eliminarle in futuro ». Il consigliere di Stato Nikolaj Šidlovskij fu posto a capo della commissione, che sarebbe dovuta essere formata da funzionari statali, da industriali e da cinquanta delegati operai.

Questi ultimi sarebbero stati scelti attraverso un doppio turno di elezioni da svolgersi nelle fabbriche di Pietroburgo selezionate in base a nove diverse tipologie di produzione. Al primo turno sarebbero stati scelti 400 elettori che in una seconda tornata avrebbero eletto i delegati alla commissione Šidlovskij. Dei 400 elettori scelti, il 20% risultarono essere socialdemocratici, sia menscevichi che bolscevichi, il 40% radicali dell'Assemblea di Gapon, e gli altri elementi « economicisti » dell'Unione di Liberazione (Союз освобождения, Sojuz osvoboždenija).[3]

Sotto l'influsso dei bolscevichi, il 2 marzo gli elettori chiesero che per eleggere i delegati fosse loro garantito il diritto di riunione e di libera discussione e propaganda, la riapertura delle associazioni operaie soppresse, la liberazione degli candidati operai detenuti dopo la manifestazione del 22 gennaio, e che i lavori della commissione fossero pubblici. Il 3 marzo le richieste furono respinte, così che gli elettori invitarono al boicottaggio della commissione e allo sciopero per ottenere la giornata lavorativa di otto ore, le assicurazioni previdenziali e la fine della guerra. Il 5 marzo un decreto dello zar sciolse la commissione Šidlovskij.[4]

Nel 1905 i soviet assunsero il carattere di consiglio elettivo degli operai. Dopo la rivoluzione bolscevica dell'ottobre (novembre) 1917 si aggiunsero a questi anche quelli dei soldati e dei contadini.

I Soviet avrebbero dovuto costituire la struttura fondamentale dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), nata a seguito della presa del potere dei bolscevichi. Dal febbraio (marzo) 1917, quando vi fu il crollo dello zarismo, lo slogan coniato da Lenin, che permise ai comunisti di scalzare il governo Kerenskij, ormai debole e screditato, fu Tutto il potere ai soviet!.

Famoso fu il soviet di Pietrogrado, nel quale si votava per alzata di mano: un'organizzazione che godette di una posizione di preminenza nel corso della rivoluzione, e nella quale, per la prima volta nella storia della Russia (allora senza esperienze democratiche), operai e contadini potevano esprimere la propria volontà.

In genere i soviet nascevano come strutture nell'ottica della lotta di classe (comitati di sciopero, comitati di occupazione delle terre, organi di autogestione di truppe ammutinate), per questo erano di solito legati strettamente ai posti di lavoro ed in particolare alle fabbriche, ma esistevano anche soviet di villaggio (che rappresentavano contadini e braccianti) o cittadini (talvolta costituiti da delegati delle varie fabbriche e organizzazioni politiche), così come soviet di soldati o marinai costituiti al fronte, nelle caserme o sulle navi da guerra. Per analogia, anche altri settori sociali costituivano episodicamente dei soviet: soviet degli scrittori, soviet degli artisti ecc.

Durante la rivoluzione d'ottobre i bolscevichi espressero la loro concezione di dittatura sovietica come un sistema in cui tutti i "partiti sovietici" (cioè i partiti della classe operaia e dei contadini: principalmente comunisti, menscevichi, socialisti-rivoluzionari ecc.) si sarebbero confrontati democraticamente all'interno dei soviet degli operai, dei contadini e dei soldati. Le forze controrivoluzionarie sarebbero state poste fuori legge. I soviet avrebbero costituito una struttura di tipo piramidale, eleggendo all'istanza superiore delegati soggetti al diritto di revoca immediata da parte del loro elettorato, qualora avessero perso la sua fiducia; nessun funzionario eletto avrebbe potuto ricevere uno stipendio che lo allontanasse dal tenore di vita di un operaio qualificato.

Questo modello teorico venne applicato sempre più parzialmente con l'aggravarsi delle condizioni politiche, sociali ed economiche del Paese che stava sprofondando nella guerra civile. Solo per quanto riguarda i primi anni successivi alla rivoluzione d'ottobre quindi i soviet funzionarono come organi di democrazia rivoluzionaria, perdendo però rapidamente le loro funzioni ed in alcuni casi repressi.[5] [6] [7] Con l'ascesa di Josif Stalin essi vennero poi completamente svuotati di significato e, nella Costituzione sovietica del 1936, furono di fatto assimilati in un sistema istituzionale molto simile (sulla carta) ad una repubblica parlamentare.[senza fonte][8]

Forme di democrazia operaia o contadina di tipo consiliare, che spesso venivano chiamate a loro volta soviet in riferimento all'esperienza russa, si sono formati numerose volte nella storia dei movimenti rivoluzionari di massa. Si pensi per esempio ai Consigli (Räte) degli Operai, dei Soldati e dei Marinai costituiti nel 1918 durante la Rivoluzione Tedesca del 1918, ai soviet della rivoluzione ungherese dello stesso anno, ai consigli di fabbrica nel biennio rosso italiano, ai soviet cinesi del periodo 1928-1934, alle shora nate in Iran nel 1979 prima del khomeinismo, ecc.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Oskar Anweiler, Storia dei Soviet. I consigli di fabbrica in Urss (1905-1921), Roma-Bari 1972, p. VII, in nota: «la parola italiana consiglio è la traduzione letterale del russo sovet. Accanto al significato originale la parola sovet ne possiede un altro che serve a designare in modo generale [...] un corpo deliberativo del tipo più diverso (economico, politico ecc.). [...] I “soviet” in senso storico-politico proprio sono originariamente i “consigli dei delegati degli operai” (sovety rabocich deputatov), poi i “consigli dei delegati degli operai, dei contadini e dei soldati” (sovety rabocich, krest’jankich i soldatskich deputatov), e infine i “consigli dei lavoratori” (sovety deputatov trudjašcichsja), come si chiamano a partire dalla costituzione del 1936».
  2. ^ O. Anweiler, Los soviets en Rusia. 1905-1921, 1975, p. 30.
  3. ^ Šidlovskogo komissija, in « Grande enciclopedia sovietica », 1978.
  4. ^ O. Anweiler, op. cit., pp. 43-44.
  5. ^ [1]
  6. ^ Leanid Marakou, "Repressed literary men, scientists, educators, public and cultural figures of Belarus, 1794-1991". Volume I-III
  7. ^ Jean-Jacques Marie, ''Kronstadt 1921. Il Soviet dei marinai contro il governo sovietico, Torino, UTET libreria, 2007.
  8. ^ art. 14, dall'art. 30 all'art. 63, art. 70, dall'art. 94 all'art. 101

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Oskar Anweiler, Die Rätebewegung in Russland, 1905-1921, Leiden, Brill, 1958
    • tr. italiana: Storia dei Soviet. I consigli di fabbrica in Urss (1905-1921), Laterza, Roma-Bari, 1972
    • tr. spagnola: Los soviets en Rusia. 1905-1921, Bilbao, Zero, 1975 ISBN 84-317-0308-3
  • Martin Buber, Sentieri in Utopia, Edizioni di Comunità, Milano 19812.
  • Leanid Marakou, Repressed literary men, scientists, educators, public and cultural figures of Belarus, 1794-1991, Volume I-III3
  • Jean-Jacques Marie, Kronstadt 1921. Il Soviet dei marinai contro il governo sovietico, Torino, UTET, 2007
  • Roberto Massari, Le teorie dell'autogestione, Jaca Book, Milano 19741.
  • Anna M. Pankratova, I Comitati di fabbrica in Russia all'epoca della rivoluzione (1917-1918), Roma, Samonà e Savelli, 1970
  • Arthur Rosenberg, Storia del Bolscevismo, Firenze, Sansoni, 19693.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]