Menscevismo

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I menscevichi Aksel'rod, Martov e Martynov a Pietrogrado nel 1917

I menscevichi furono una fazione del movimento rivoluzionario russo che emerse nel 1903 dopo una disputa tra Lenin e Julius Martov, entrambi membri del Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Al secondo congresso del POSDR, Lenin argomentò a favore di un partito di rivoluzionari professionisti, con una larga frangia di simpatizzanti e fiancheggiatori che però fossero al di fuori del partito. Martov era in disaccordo, ritenendo fosse meglio avere un grosso partito di attivisti. Anche se la maggioranza dei membri del Partito era d'accordo con Martov, questi formavano una minoranza fra i delegati al congresso perché i delegati del Bund, l'associazione socialdemocratica ebraica che voleva una forma federale per il partito, abbandonarono i lavori, e quindi a questo si deve il nome Menscevichi che in russo significa "minoranza", mentre i sostenitori di Lenin presero il nome bolscevichi, che significa "maggioranza".

I Menscevichi giocarono un ruolo guida nella Rivoluzione russa del 1905 e furono particolarmente attivi nei Soviet e nell'emergente movimento sindacale.

Le divisioni tra le due correnti erano di lunga data, e avevano a che fare sia con questioni pragmatiche basate sulla storia della fallita rivoluzione del 1905, sia su questioni teoriche sulla leadership delle classi, le alleanze tra classi e la democrazia borghese. I Bolscevichi ritenevano che la classe operaia dovesse guidare la rivoluzione in alleanza con i contadini, dove il ruolo del partito era quello di agire come estrema opposizione rivoluzionaria, mentre la visione dei Menscevichi era quella di una rivoluzione liberale borghese. La visione Menscevica era quella di uno stato più simile alle democrazie occidentali, e di un approccio graduale al socialismo.

Molti Menscevichi lasciarono il partito dopo la sconfitta del 1905 e si unirono a organizzazioni di opposizione più legali. Dopo un certo periodo, Lenin accentuo' il conflitto ideologico, e nel 1908 chiamò i Menscevichi "liquidazionisti", e portando i Bolscevichi a formare un loro partito nel 1912. I Menscevichi si divisero ulteriormente nel 1914 con l'avvento della prima guerra mondiale. La maggior parte dei Menscevichi si opponeva alla guerra, ma una rumorosa minoranza di destra la appoggiava in termini di "difesa nazionale". Dopo la rivoluzione del 1917, molti Menscevichi supportarono lo sforzo bellico sotto lo slogan "difesa della rivoluzione". La sinistra del partito, guidata da Martov, era fortemente critica su questa posizione, e rimase completamente sbigottita dalla decisione del partito di unirsi a una coalizione di governo borghese-socialista.

Le posizioni più radicali di Lenin crebbero in popolarità durante la prima guerra mondiale mentre la rabbia montava contro il regime zarista, e molti dei principali esponenti dei menscevichi, come Leon Trotsky e Alexandra Kollontai si unirono ai Bolscevichi.

La divisione nel partito danneggiò seriamente la sua popolarità, e questi ricevette meno del 3% del voto rispetto ai bolscevichi. La destra dei menscevichi appoggiò le forze borghesi contro i bolscevichi, mentre la sinistra, a quel punto la maggioranza dei menscevichi, li appoggiò nella guerra civile.

I bolscevichi vinsero la guerra e assoggettarono i Menscevichi a una dura repressione. Il menscevismo venne infine reso illegale dopo la rivolta di Kronstadt del 1921. Un numero di prominenti menscevichi emigrò subito dopo. Martov andò in Germania, dove morì nel 1923.

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