Biccari

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Biccari
comune
Biccari – Stemma
Biccari – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Foggia-Stemma.png Foggia
Amministrazione
Sindaco Gianfilippo Mignogna (lista civica Biccari cambia) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 41°24′00″N 15°12′00″E / 41.4°N 15.2°E41.4; 15.2 (Biccari)Coordinate: 41°24′00″N 15°12′00″E / 41.4°N 15.2°E41.4; 15.2 (Biccari)
Altitudine 450 m s.l.m.
Superficie 106,30 km²
Abitanti 2 893[1] (31-12-2010)
Densità 27,22 ab./km²
Frazioni Tertiveri, Berardinone
Comuni confinanti Alberona, Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito, Faeto, Lucera, Roseto Valfortore, Troia
Altre informazioni
Cod. postale 71032
Prefisso 0881
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 071006
Cod. catastale A854
Targa FG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Biccaresi
Patrono san Donato
Giorno festivo 7 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Biccari
Posizione del comune di Biccari nella provincia di Foggia
Posizione del comune di Biccari nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Biccari (Vìcchere in dialetto foggiano[2]) è un comune italiano di 2.899 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Sorge sul Subappennino Dauno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio di Biccari è stato scoperto l'insediamento neolitico a maggiore altitudine della Puglia, ad oltre 700 m di quota in località Boschetto, lungo la riva del torrente Organo, a pochi chilometri dall'attuale centro abitato.

Le origini del nucleo abitato di Biccari sono da porre tra il 1024 ed il 1054 ad opera dei bizantini del catepano Basilio Bojannes (Bogiano) e del vicario di Troia, Bisanzio de Alferana. Testimonianza dell'epoca è la torre cilindrica, facente parte di una serie di avamposti militari realizzati per meglio difendere la via Traiana, importante arteria di collegamento per i traffici ed il commercio tra l'Irpinia ed il Tavoliere.

Il nome "Vicari" (Biccari) apparve per la prima volta in un atto dell'agosto 1054 con il quale la vedova Sikelgaita dona i suoi averi al monastero di San Pietro in Vulgano.

Dopo la vittoria sui Bizantini presso il fiume Olivento, un ufficiale normanno dell'esercito di Roberto il Guiscardo, un certo Pagano, si impossessò di Biccari e fortificò il primitivo nucleo abitato costituitosi all'ombra della torre, facendolo diventare una "città fortificata".

Lo stesso Pagano favorì la nascita a Biccari di un nuovo "vescovado", ponendo come suo vescovo un sacerdote di nome Benedetto che sarà deposto da papa Alessandro II con una bolla del 1067. Guglielmo d'Altavilla, nipote di Roberto il Guiscardo, favorì l'ampliamento del nucleo abitato verso Porta Pozzi e l'allargamento del territorio di Biccari. Con Guglielmo de Riccardo, Biccari divenne una baronia della contea di Civitate.

In età sveva, dopo la morte di Federico II, il castello fu dato da Corrado IV a Giovanni Moro[3], servitore musulmano di suo padre. Dopo la morte di Corrado, Giovanni passò al fianco di Innocenzo IV mettendosi contro Manfredi di Hohenstaufen[3]: in una lettera del 3 novembre 1254, il papa conferma a Giovanni Moro alcuni possedimenti, tra cui il castello di Biccari e il castrum di Calatabiano, in cambio dei quali Giovanni doveva garantire, alla bisogna, aiuto militare per la difesa del Regno di Sicilia[3].

Nel 1283 era signore di Biccari Bertrando dei Reali, la cui figlia Filippa, sposando Giacomo Cantelmo, gli portò in dote il feudo di Biccari. Nel XV secolo fu dominio degli Stendardo, famiglia francese di nobile casato trasferitasi nel Regno di Napoli al seguito di Carlo d'Angiò. È di Matteo Stendardo la costruzione della Croce litica di Porta Pozzi del 1473 e del Bianco Convento di Sant'Antonio completato nel 1477. Nel XVI secolo il feudo passò alla famiglia napoletana dei Caracciolo.

Nel 1534, Marcello Caracciolo ottenne dall'imperatore Carlo V il titolo di conte di Biccari. A lui si dovette la costruzione del palazzo signorile, attualmente sede del municipio. La signoria dei Caracciolo terminò con la morte della contessa di Biccari Antonia (1725) e il feudo passò al marito Giambattista di Capua, principe della Riccia. Nel 1792 alla morte di suo figlio, Bartolomeo di Capua, non essendoci discendenza, il feudo di Biccari passò alla regia corte di Napoli. Nel 1874, il procuratore fiscale del regio patrimonio separò i beni feudali sul territorio di Biccari, per poterli affidare a privati, liberandoli da ogni vincolo feudale.

Nel 1860 Biccari fu interessata da una rivolta antiunitaria sedata nel sangue[4].

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Torre bizantina di Biccari
  • Torre di Tertiveri
  • Chiesa di Maria Santissima Assunta
  • Convento di Sant'Antonio (1477)
  • Croce viaria di Porta Pozzi (1473)
  • Chiesa dell'Annunziata
  • Chiesa romano-gotica di San Quirico
  • Centro storico
  • Portale medievale di Palazzo Gallo (piazza don Luigi Sturzo)
  • Altare ligneo intagliato e decorato in oro zecchino di San Michele (XVIII sec.)
  • Palazzo Goffredo dell'800 con le sue maestose facciate
  • Masserie fortificate di Santa Maria ed Imporchia
  • Palazzo Pignatelli di Tertiveri
  • Lago Pescara

Dati territoriali[modifica | modifica sorgente]

Il centro urbano, situato a 41° 23' 47" lat. Nord e 15° 11' 41" long. Est, si sviluppa sopra una collina fra i 420 e 483 metri s.l.m., secondo una direttrice sud-ovest / nord-est e ricopre una superficie di circa 18,5 ettari. Il nucleo storico del centro urbano ha la forma che ricorda quella di un fagiolo ed ha la dimensione maggiore di circa 470 m, la minore di circa 170 m ed una estensione di circa 6,5 ettari.

Persone legate a Biccari[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 78.
  3. ^ a b c Julie Anne Taylor, Muslims in Medieval Italy. The Colony at Lucera, Lexington Books, 2005 ISBN 978-0-73-911484-1 (p. 129)
  4. ^ La rivolta è stata ricostruita da Antonio Di Franco nel volume che raccoglie gli atti di un convegno sulla storia di Biccari, pubblicato a cura della Pro Loco.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.