Confederazione Generale dell'Industria Italiana

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Confindustria
Confederazione Generale dell'Industria Italiana
Confindustria
Tipo Organizzazione di industriali
Fondazione 1910
Scopo Tutela degli interessi degli imprenditori
Sede Bandiera dell'Italia Roma
Presidente Bandiera dell'Italia Emma Marcegaglia
Sito web

La Confederazione Generale dell'Industria Italiana, conosciuta anche come Confindustria, è la principale organizzazione rappresentativa delle imprese manufatturiere e di servizi italiani, inoltre, sempre su base volontaria raggruppa circa 142.000 imprese, dove comprende anche banche[1], dal 1993 aziende pubbliche[2], piccoli artigiani, ristoranti e stabilimenti balneari[3]; per un totale di oltre 5.200.000 addetti (dati aggiornati ad aprile 2010) ma dove il finanziamento al 90% proviene dai soci più deboli che sono le piccole e medie imprese private[4]. Fa parte della International Organization of Employers (IOE).

Indice

[modifica] Sede

La sede principale di Confindustria è a Roma in viale dell'Astronomia, 30. Per questo motivo "Viale dell'Astronomia" è spesso usato come sineddoche per indicare l'organizzazione. Complessivamente ha 103 sedi territoriali e 21 settoriali[5] con identiche strutture burocratizzate e diffuse anche a livello provinciale (nonostante rivendica l'abolizione delle province)[6] tra loro autonome[7] con bilanci separati e così opachi[8] che non è possibile confrontare.[9] Indicativamente ogni azienda spende 110 euro a dipendente[10] per mantenere un apparato interno che conta più di 4000 dipendenti[11] con un giro d'affari di circa un miliardo di euro l'anno come la Cgil.[12]

[modifica] Storia

Fondata nel 1910 per tutelare gli interessi delle aziende industriali nei confronti dei sindacati dei lavoratori, confindustria ha contribuito a fondare diverse organizzazioni, tra cui ISTUD (Istituto Studi Direzionali), e Assingegneria.

[modifica] Confindustria e il Fascismo

Dal 1920 Confindustria sostenne economicamente il fascismo quando viene ideata la tassazione (ancora in vigore) in base al numero di dipendenti[13]. Il più entusiasta di questa rappresentanza politica era il senatore Giovanni Agnelli I immortalato con la divisa fascista alle spalle del Duce[14] in una famosa foto; Mussolini si assicurò i favori di Confindustria nominando ministro del tesoro Alberto De Stefani, economista liberale ortodosso. Il 2 ottobre 1925, il Patto Vidoni, firmato tra Confindustria e i rappresentanti del regime fascista, abolì i sindacati dei lavoratori cattolici, socialisti o indipendenti, rimpiazzandoli con quelli controllati dal fascismo. Nel 1926, scioperi e serrate vennero dichiarate fuori legge, e nessun lavoratore che non fosse iscritto al Partito Fascista poteva più essere assunto. Dal 1934 al 1943 Confindustria fu guidata dal gerarca fascista Giuseppe Volpi. Confindustria sosteneva il fondamento economico fascista dell'"Alleanza tra Capitale e Lavoro", supportato ideologicamente dal Libro bianco "La vita buona nella società attiva", che il ministro Maurizio Sacconi riaffermava anche nell'incontro del 2009 a Santa Margherita Ligure con i Giovani imprenditori.[15]

[modifica] Confindustria e Tangentopoli

Della stagione di mani pulite nonostante i fatti storici (fondi neri di Assolombarda[16], Enzo Papi per Cogefar Impresit-Fiat[17], Salvatore Ligresti, Paolo Scaroni per Techint[18], ecc..) e le tante imprese coinvolte. Confindustria continua ufficialmente a dichiararsi estranea e vittima da quel sistema politico[19] dove però rimane tutt'ora l'impunità interna nei confronti delle aziende che pagano tangenti rispetto al pizzo[20] oltre a non vedere conflitti di interesse quando suoi responsabili hanno cariche in imprese di stato come: Paolo Scaroni[21], Stefano Lucchini[22] e Alberto Meomartini.[23] Col tipo di statuto e di struttura che si ritrova, l'elevatissimo numero di responsabili e dirigenti[24] al di là delle capacità imprenditoriali sono premiati praticamente gli individui in grado di creare alleanze e rapporti con la politica (Luigi Abete[25] e Guidalberto Guidi[26]); così familistica che la guida dei Giovani imprenditori di Confindustria non è mai stata presieduta da un imprenditore di prima generazione[27]. Come per altre associazioni economiche la grande visibilità in questa miriade di poltrone agevola chi sceglie anche la Politica come Matteo Colaninno e Massimo Calearo nel pd[28], Stefania Prestigiacomo e Margherita Mastromauro nel pdl[29]ecc.... Attenzione prioritaria alle grandi opere pubbliche per le grandi imprese di pochi eletti[30] come Torino-Lione[31], Ponte sullo Stretto di Messina e Salerno-reggio calabria[32]. Nell'energia puntare su carbone e ritornare al nucleare[33], privatizzazione totale degli enti pubblici locali: acqua, gas[34], raccolta rifiuti (come a Napoli[35]), istruzione, immobili[36]. Soddisfazione pure: nell'affare Alitalia[37] dove è presente anche la presidente Emma Marcegeglia con l'alta probabilità (per l'elevato numero di costruttori) di mettere le mani anche sull'expo 2015[38], sempre della presidente Emma Marcegaglia nell'affare Sardegna post G8-Maddalena svenduta per 10 euro al metro quadrato per 40 anni[39][40], dello scudo fiscale[41] che evidenzia l'interesse nei doppi incarichi tra banche e imprese (Massimo Ponzellini)[42], con Diana Bracco (responsabile alla ricerca di Confindustria) nel rinviare (scaduto al 2011 e forse nel 2013 salvo nuovi ripensamenti) l'impegno al 2% del pil nel finanziamento pubblico alla ricerca.[43]

[modifica] Università di Confindustria: la LUISS Guido Carli

La sede nazionale di Confindustria a Roma

La Confindustria è proprietaria dell'Ateneo romano LUISS Guido Carli, nato dall'acquisto da parte della stessa associazione degli imprenditori di una precedente istituzione universitaria: l'Università Pro Deo, costituita nel 1966.

Erano gli anni settanta e più precisamente il 1974, quando un gruppo di imprenditori, guidato da Umberto Agnelli decide di investire risorse umane e finanziarie in un innovativo progetto di formazione della classe dirigente, capace di portare avanti nel mondo accademico le idee tanto care a Confindustria di libertà, libero mercato, meritocrazia e concorrenza.

La LUISS adotta così un nuovo modello formativo che va nella direzione degli atenei internazionali di eccellenza.

Ai fondatori si uniscono, negli anni successivi, altri importanti gruppi industriali pubblici e privati e aziende di credito che portano nel Consiglio di Amministrazione dell'Università una qualificata rappresentanza di imprenditori.

Nel 1977 l'Università cambia ufficialmente il nome in LUISS - Libera Università Internazionale degli Studi Sociali. Un anno dopo, l'allora Presidente di Confindustria Guido Carli diventa Presidente dell'Università.

In questo periodo si vanno sempre più evidenziando gli elementi costitutivi del progetto formativo LUISS: una rigorosa selezione di ingresso, il numero programmato degli studenti, i piani di studio in linea con esigenze di mercato e, dunque, in stretto collegamento con il mondo delle imprese e uno studio delle lingue straniere e dell'informatica.

Guido Carli rimarrà Presidente della LUISS fino alla sua morte, avvenuta nel 1993.

Nel 1994 il Consiglio di Amministrazione, decide di intitolare l'Università in memoria di Guido Carli.

Nel 1997 si costituisce la LUISS Management S.p.A. per tutte le attività di formazione rivolte al mercato.

Ancora oggi il Presidente di Confindustria è al contempo anche Presidente della LUISS Guido Carli.

[modifica] Quotidiano di Confindustria: Il Sole 24 ORE

Venne fondato il 9 novembre del 1965 grazie all’accorpamento di due noti giornali di quell’epoca, “Il Sole” (nato nel 1865) ed il “24 Ore“ (che sorse nel periodo della Seconda Guerra Mondiale). Le sue sedi sono ormai sparse in tutto il paese ma i due principali centri di redazione rimangono Milano, sede centrale che è situata in via Monte Rosa, e Roma in cui vi è quella parte di redazione con specifici obiettivi politici.

Il quotidiano Il Sole 24 ORE è stato da sempre un punto di riferimento per economisti e non, ed a testimonianza del suo successo basti pensare che nel 2005 il numero di copie realizzate si aggiravano intorno alle 400.000. Il direttore Ferruccio De Bortoli, subentrato nel 2005, ha da sempre dato il suo utile contributo allo sviluppo della testata, tanto che si è pensato di riuscire a quotarla in Borsa entro il 2007.

Il gruppo è attualmente sotto la gestione di Confindustria che lo ha acquistato in tutti i suoi settori, bisogna infatti sapere che Il Sole 24 Ore non è soltanto un quotidiano ma rappresenta ormai un complesso sistema editoriale formato da: Il Sole 24 Ore Radiocor (agenzia economico - finanziaria), Il Sole 24 Ore.com (punto di riferimento per gli internauti e ricca interfaccia di rete), Radio 24 (emittente radiofonica di alto gradimento), Ventiquattrore.tv (finestra video digitale improntata sempre su temi finanziari ed economici).

Come già accennato il quotidiano si distingue per la professionalità e la qualità dei cotenuti, rivolti principalmente a tutti coloro che si occupano del settore economico, tuttavia si da comunque spazio anche alla politica ed ai settori legislativi con approfondimenti su norme e tributi. Interessante anche la sezione dei Mercati Finanziari con l’attenta descrizione dell’andamento delle principali Borse italiane ed internazionali, e la sezione “L’Esperto risponde” rivolta essenzialmente alle domande da parte dei lettori.

Non sono invece volutamente trattati i temi di attualità e spettacolo.

[modifica] Presidenti di Confindustria

[modifica] Vicende controverse

L'azienda Umbria Olii, di proprietà di Giorgio del Papa, chiede alle famiglie dei lavoratori defunti un risarcimento danni di 35 milioni di euro[44][45]. Confindustria Perugia interviene con un comunicato stampa a favore di Del Papa e della Umbria Olii[46].

  • Con l'uscita decisa e senza rimpianti di Fiat, ritorna da più parti l'interrogativo sull'effettiva utilità di confindustria nell'economia dell'Italia e se non sia troppo anacronistica nel non avere eguali in altri paesi un insieme di conflitti di interesse così monopolistico?[47]

[modifica] Loghi storici

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 92.
  2. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 94.
  3. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 265.
  4. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 42.
  5. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 18,74.
  6. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 72.
  7. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 123.
  8. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 73.
  9. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 74,91,124.
  10. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 73,74.
  11. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 17,75.
  12. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 73.
  13. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 23.
  14. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 24.
  15. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 195.
  16. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 84,85.
  17. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 28,29.
  18. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 96.
  19. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 28,30.
  20. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 123.
  21. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 92.
  22. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 97.
  23. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 107.
  24. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 71.
  25. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 61.
  26. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 75,76.
  27. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 82.
  28. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 87,88.
  29. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 89.
  30. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 179.
  31. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 164.
  32. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 177.
  33. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 143,167.
  34. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 160.
  35. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 161.
  36. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 175.
  37. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 106,119,120,121,344.
  38. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 177,346.
  39. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 138,139.
  40. ^ G8 affare privato
  41. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 113.
  42. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, 92,112,113.
  43. ^ Filippo Astone, Il partito dei padroni, pp. 181.
  44. ^ Morirono bruciati in fabbrica l'azienda chiede i danni ai familiari
  45. ^ Incidenti sul lavoro, Umbria Olii chiede risarcimento a famiglie vittime
  46. ^ L'assicurazione a favore dei datori di lavoro
  47. ^ Crescita frenata da troppi monopoli

[modifica] Collegamenti esterni

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