Alberto Beneduce

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Alberto Beneduce
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Alberto Beneduce
Luogo nascita Caserta
Data nascita 29 maggio 1877
Luogo morte Roma
Data morte 26 aprile 1944
Legislatura XXX
Incarichi parlamentari
  • Commissione degli affari esteri, degli scambi commerciali e della legislazione doganale (membro)

Alberto Beneduce (Caserta, 29 maggio 1877Roma, 26 aprile 1944) è stato un economista e politico italiano, amministratore di importanti aziende statali nell'Italia liberale e fascista, amministratore delegato dell'INA, tra gli artefici della creazione dell'IRI e suo primo presidente, oltre che ministro e deputato. L'idea che ebbe del ruolo dello stato ebbe una grande influenza nel sistema economico italiano: l'assetto che egli diede al sistema industriale e creditizio era coerente con la concezione social-riformistica che egli aveva delle forme dell'intervento statale nell'economia del paese, che doveva essere contenuto nei limiti del controllo finanziario e non estendersi ai compiti di programmazione e di gestione, apparendo necessaria la limitazione delle reazioni e delle influenze normalmente occorrenti da parte dei gruppi privati[1].

Indice

Gli inizi [modifica]

Figlio di un tipografo partenopeo, nacque a Caserta nel 1877. Il padre era filo-socialista e anticlericale; il fratello Ernesto, affiliato alla Massoneria, lo convinse ad entrare in Loggia.

Si iscrisse all'Università di Napoli nel 1900 e prese la tessera del Partito socialista italiano. Si sposò a vent'anni ed ebbe cinque figli, nessuno dei quali venne battezzato. A tre delle quattro femmine pose nomi di inequivocabile contenuto ideologico: Idea Nuova Socialista, Vittoria Proletaria e Italia Libera[2].

Dopo la laurea in Matematica nel 1904, intraprese la carriera universitaria in Statistica. Poi si trasferì a Roma.

Dopo aver vinto un concorso, ottenne un impiego al Ministero dell'Agricoltura, nella Direzione statistica. Collaborò con Ernesto Nathan, primo sindaco anticlericale (e massone) della capitale, senza perdere i contatti con il partito socialista, specialmente con l'ala riformista guidata da Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi.

Nel 1911 il ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio Francesco Saverio Nitti, del partito radicale, lo chiamò a collaborare con il governo per la costituzione dell'Istituto Nazionale Assicurazioni, l'istituto pubblico che avrebbe gestito, in regime di monopolio, le assicurazioni sulla vita. Beneduce eseguì la missione e Nitti, come premio, gli offrì una candidatura alla Camera, che Beneduce non accettò.

L'anno precedente (1912) Beneduce non aveva rinnovato la tessera del partito socialista dopo che i socialisti riformisti Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi, suoi punti di riferimento, erano stati espulsi dal partito.

La carriera politica [modifica]

Ernesto Nathan, con Beneduce partecipò nel 1917 al Congresso delle massonerie di Parigi

Come gli altri socialisti riformisti, allo scoppio della prima guerra mondiale, Beneduce sostenne le ragioni degli interventisti. Venne mobilitato (a 38 anni) col grado di sottotenente del genio territoriale del Regio Esercito, ma dopo pochi mesi, passati tra il fiume Tagliamento e il Carso, ritornò a casa congedato.

Tornò ad occuparsi di credito bancario: collaborò con la Banca d'Italia nelle politiche di sostegno all'industria bellica; nel 1916 fu nominato amministratore delegato dell'INA, del quale era già consigliere.

Massone, membro del Grande Oriente d'Italia, di cui fu primo Gran Sorvegliante[3], il 28 giugno 1917 accompagnò il Gran Maestro Ernesto Nathan a Parigi, al Congresso delle massonerie dei paesi alleati e neutrali[4].

Finita la guerra, nel 1919 si dimise dalla carica per candidarsi alle elezioni politiche nelle liste del Partito Socialista Riformista Italiano, divenendo deputato e, successivamente, presidente della commissione Finanze della Camera. Mantenne la carica di presidente del Consorzio di credito per le opere pubbliche (Crediop), che aveva contribuito a fondare.
Nel 1921, dopo essere stato rieletto deputato, assunse la carica di Ministro del Lavoro nel governo presieduto da Ivanoe Bonomi.

Del 1924 è la creazione dell'Istituto di Credito per le Imprese di Pubblica Utilità, avente obiettivo il finanziamento delle imprese private concessionarie di servizi di pubblica utilità, in primis nel settore elettrico, di importanza strategica per il paese[5]. Nello stesso anno Beneduce non si ripresentò alle elezioni abbandonando la carriera politica, ma già nel 1925 riprese a collaborare con il potere esecutivo. La sua competenza sul funzionamento dello Stato e la stima di Mussolini ne fecero uno dei più ascoltati consiglieri economici del governo.[senza fonte]

La costituzione dell'IMI e dell'IRI e la legge bancaria del 1936 [modifica]

Donato Menichella, con Beneduce fu il principale ispiratore delle riforme economico finanziarie degli anni trenta

Il ruolo di Beneduce fu essenziale nella ristrutturazione dell'economia italiana successiva alla crisi mondiale del 1929. Il fallimento delle maggiori banche italiane, che detenevano anche numerose partecipazioni azionarie nelle imprese industriali, fu evitato grazie all'intervento dello Stato. Il «sistema Beneduce» prevedeva la netta separazione fra banche ed imprese industriali, con la partecipazione diretta dello Stato al capitale di controllo delle imprese. Le aziende pubbliche rimanevano comunque società per azioni, continuando quindi ad associare, in posizione di minoranza, il capitale privato.

Lo Stato si riservava, inoltre, un ruolo di indirizzo dello sviluppo industriale, senza entrare nella gestione diretta: in luogo della nazionalizzazione venne decisa una serie di interventi finalizzati al salvataggio e al sostegno finanziario di singole imprese. A tale scopo furono fondati:

Alberto Beneduce fu, assieme al futuro Governatore della Banca d'Italia Donato Menichella, il principale ispiratore di queste riforme, così come della legge bancaria del 1936, rimasta in vigore fino al 1993, che vietò alle banche l'esercizio congiunto del credito a breve ed a lungo termine.

Beneduce fu il primo presidente dell'IRI, dalla sua costituzione fino al 1939. Fu fautore di una gestione delle aziende ispirata a criteri privatistici e libera da influenze politiche; improntò il rapporto con gli industriali privati ad uno spirito di collaborazione, con la cessione agli stessi di alcune aziende già rilevate dall'IRI: tra queste, la holding elettrica Bastogi, di cui Beneduce fu presidente, carica che mantenne anche dopo il passaggio ai privati. Beneduce fu anche consigliere d'amministrazione di Fiat, Pirelli, Montecatini, Edison e Generali.

Ritiratosi progressivamente dalla vita politico-economica a causa delle precarie condizioni fisiche, dovute a un ictus che lo colpì al ritorno da una riunione della Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea il 13 giugno 1936, morì a Roma nel 1944.

L'eredità [modifica]

Enrico Cuccia, genero di Beneduce

La figura di Beneduce è stata generalmente interpretata in modo positivo, come esempio di grande funzionario di Stato, competente e lungimirante, capace di realizzare con l'IRI una "formula" originale per evitare i fallimenti bancari e tale da garantire allo Stato un ingente patrimonio industriale, formidabile strumento di politica economica per i decenni a venire[6]; questo soprattutto in contrapposizione con altri esempi di funzionari e politici di minori competenze e capacità. Obiettivo dell'azione di Alberto Beneduce nel terreno dei rapporti economici fu quello di creare circuiti di mobilitazione del risparmio paralleli ed indipendenti sia dalle deboli istituzioni finanziarie allora attive in Italia (che non erano in grado di mobilitare efficacemente il risparmio), sia dallo Stato e dal rischio che potessero essere fagocitati dalla corruzione e dal clientelismo. In questo senso vanno intese le logiche di autonomia sulle quali Beneduce spinse in ogni suo lavoro, dall'Ina al Crediop all'Iri. Le strutture erano agili, i rapporti di natura privatistica. Una definizione calzante a questa prassi può essere quella di: "Stato fuori dallo Stato", complementare all'apparato statale ordinario nel raggiungimento degli obiettivi, ma indipendente sotto il profilo della gestione finanziaria[7].

I critici preferiscono metterne in luce l'opportunismo politico, che gli permise di passare, senza scossoni, dalle idee socialiste al fascismo, accettando anche incarichi di primo piano. Il suo primo referente politico, Francesco Saverio Nitti, che dai fascisti subì aggressioni e violenze personali e fu costretto all'esilio, ebbe per Beneduce "giudizi morali durissimi"[8], pur ricordandone sempre intelligenza ed onestà, perché non assunse mai una netta posizione contro il regime. Per un giudizio sereno è necessario tuttavia rammentare che Beneduce non appoggiò apertamente il fascismo - mai prese la tessera del partito - e non rinnegò le sue idee, suscitò, piuttosto, il sospetto di molti gerarchi vicini al duce che, come confermano carteggi ritrovati in vari periodi dopo la seconda guerra mondiale, ne chiesero più volte l'allontanamento.

Un ulteriore aspetto saliente nella vita di Beneduce fu il suo legame con il finanziere Enrico Cuccia: il futuro capo di Mediobanca era un giovane funzionario neoassunto all'IRI che, frequentando la casa di Beneduce, conobbe la figlia Idea Nuova e la sposò nel 1939; il potente suocero favorì gli inizi della carriera del genero, caldeggiandone l'assunzione presso la Comit guidata da Raffaele Mattioli. Oltre al vincolo di parentela, si tende a vedere tra i due una sorta di continuità nella comune capacità di rimanere ai vertici del potere economico, a cavallo tra settore pubblico e settore privato.

Note [modifica]

  1. ^ BENEDUCE, Alberto Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 8 (1966)
  2. ^ la Repubblica.it Economia: Addio al grande vecchio della finanza italiana. 23 giugno 2000.
  3. ^ Anna Maria Isastia, Uomini e idee della Massoneria. La Massoneria nella storia d'Italia, Roma, Atanòr, 2001, p. 171
  4. ^ Dieci tavole architettoniche sulla massoneria, di Andrea Cuccia, Rubbettino ed., p. 257.
  5. ^ Mimmo Franzinelli, Marco Magnani, Beneduce, il finanziere di Mussolini, Mondadori 2009, pag. 138
  6. ^ Tale è il giudizio, ad esempio, di Massimo Mucchetti in Ci vorrebbe un Beneduce, Corriere della Sera del 27 marzo 2004 e Lo stato da imprenditore a cassettista, Corriere Economia del 25 aprile 2005
  7. ^ Mimmo Franzinelli, Marco Magnani, Beneduce, il finanziere di Mussolini, Mondadori 2009, pag. 80
  8. ^ Vedi Giorgio Galli in Il padrone dei padroni, Garzanti, 1995

«È strano constatare quanta poca letteratura esista su una figura così importante per la storia dell'economia italiana, degna, per il ruolo centrale che ha avuto, di figurare accanto a personaggi come Einaudi, Vanoni o Mattei, che in effetti godono di ben altra fama» (Leonardo.it, biografia di Alberto Beneduce).

Opere [modifica]

  • Capitali sottratti all'Italia dall'emigrazione per l'estero. Caserta, Tip. della Libreria Moderna, 1904.
  • Di alcuni metodi d'interpolazione. Roma, Direzione del Giornale degli economisti, 1908.
  • Sul calcolo della ricchezza privata di uno Stato. Roma, Direzione del Giornale degli economisti, 1908.
  • Della natalità: Studio di demografia comparata. Roma, Tip. Nazionale di G. Bertero e C., 1908.
  • Criteri estimativi seguiti dai periti e dalle giunte d'arbitri nei giudizi di affrancazione dagli usi civili. Roma, G. Bertero, 1910.
  • Sul movimento dei rimpatriati dalle Americhe. Roma, Giornale degli Economisti, 1910.
  • La dodicesima sessione dell'Istituto internazionale di statistica. Roma, Direzione del Giornale degli economisti, 1910.
  • Saggio di statistica dei rimpatriati dalle Americhe. Roma, Cooperativa tipografica Manuzio, 1911.
  • Il principio mutualistico nelle assicurazioni. Roma, Athenaeum, 1913.
  • A proposito della riforma delle pensioni civili e militari. Roma, Athenaeum, 1913.

Bibliografia [modifica]

  • Giornata di studio su Alberto Beneduce: Caserta, 11 novembre 1983. Roma, Banco di Roma, 1983.
  • Sabino Cassese. Come è nata la legge bancaria del 1936. Roma, Banca nazionale del lavoro, 1988.
  • Pasquale Marotta. Alberto Beneduce: l'uomo l'economista il politico. Caserta, Società di storia patria di Terra di Lavoro, 1996.
  • Nico Perrone, Economia pubblica rimossa, Milano, Giuffrè, 2002 ISBN 88-14-10088-8
  • Massimo Pini. I giorni dell'IRI: storie e misfatti da Beneduce a Prodi. Milano, Oscar Mondadori, 2004. ISBN 88-04-52950-4.
  • Serena Potito. Il primo Beneduce, 1912-1922. Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2004. ISBN 88-495-0856-5.
  • Mimmo Franzinelli, Marco Magnani. Beneduce: il finanziere di Mussolini. Milano, Mondadori, 2009. ISBN 9788804585930.

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]