Banca del Giappone

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Banca del Giappone, Chuo-ku Tokyo, realizzata da Uheiji Nagano nel 1932-1937

La Banca del Giappone (日本銀行 Nippon Ginkō?, BOJ) è la banca centrale giapponese.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Come la maggior parte delle istituzioni giapponesi, la Banca del Giappone nasce dopo il Rinnovamento Meiji. Prima del rinnovamento ogni feudo medioevale emetteva la propria moneta, in una serie di tagli incompatibili l'una con l'altra. Tutte furono eliminate con il nuovo atto di Meiji 4 del 1871, quando fu istituito lo yen.

I vecchi han diventano prefetture e le zecche diventano banche private a noleggio che, tuttavia, all'inizio mantengono il diritto di stampare moneta contemporaneamente al Governo centrale. Una grande fase di rinnovamento inizia in seguito al Meiji 15 (1882) quando la Banca del Giappone viene modellata sulla base dell'omologa belga[1] grazie alla quale una serie di modifiche vengono recepite e la banca nipponica comincia ad assomigliarsi alle altre banche nazionali[2]. All'istituto fu dato il monopolio del controllo dell'offerta di moneta, ma servirono altri venti anni prima che le monete emesse in precedenza fossero ritirate[3].

Dopo i Regolamenti delle banconote convertibili (maggio 1884) il Giappone ha emesso la sua prima banconota nel 1885 (Meiji 18) non senza alcuni inconvenienti, per esempio si è scoperto che la polvere konnyaku, utilizzata per evitare la contraffazione, sulla carta diventava un piatto prelibato per i topi.

Nel 1897 il Giappone è entrato a far parte del gold standard e nel 1899 tutte le altre vecchie banconote nazionali sono state eliminate. La Banca del Giappone ha operato costantemente sin dalla sua fondazione, con l'eccezione di una breve pausa dopo la seconda guerra mondiale quando l'occupante ha emesso moneta militare e ha ristrutturata la Banca in un'entità più indipendente.

Nel 1970, l'ambiente operativo della Banca si è evoluta notevolmente a causa del passaggio da un tasso di cambio fisso di valuta e un'economia piuttosto chiusa ad un tasso di cambio variabile ed un'economia aperta.

Nel 1997 un importante atto (日本銀行法) ha riformato la banca nazionale con il risultato di renderla ancora più indipendente[4], nonostante ciò la Banca del Giappone è accusata spesso di essere poco indipendente dal Governo.

Obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Secondo il suo statuto, le missioni della Banca del Giappone sono:

  • Emissione e gestione delle banconote
  • Attuazione della politica monetaria
  • Fornire servizi e assicurare la stabilità del sistema finanziario
  • Attività di Tesoro, sicurezza e operazioni correlate
  • Attività internazionali
  • Compilazione di dati, analisi economiche e attività di ricerca.

Ubicazione[modifica | modifica sorgente]

La Banca del Giappone ha sede a Nihonbashi, Tokyo, sul sito di una ex zecca d'oro (il Kinza) e, non a caso, vicino al famoso distretto Ginza, il cui nome significa "zecca d'argento ".

L'edificio Neo-Barocco della Banca del Giappone a Tokyo è stato progettato da Tatsuno Kingo nel 1896.

La succursale di Osaka in Nakanoshima è spesso considerata la struttura che simboleggia più efficacemente la banca come istituzione.

Governatore[modifica | modifica sorgente]

Il capo della banca Sosai (総 裁?) ha una notevole influenza sulla politica economica del governo giapponese. Il legislatore giapponese ha approvato il capo della Banca del Giappone come suo governatore il 9 aprile 2008, Masaaki Shirakawa, ponendo fine ad un vuoto di potere alla guida della banca centrale, approvando il terzo candidato proposto dal governo per tale lavoro. In un discorso nella Camera dei Rappresentanti dell'8 aprile 2008, Shirakawa ha detto che avrebbe mantenuto l'indipendenza e la trasparenza della banca. Lo si è visto adottare una politica conforme alle regole dell'Abenomics.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Yoshino, Toshihiko - The creation of the Bank of Japan - Its western origin and adaptations. URL consultato il 6-7-2010.
  2. ^ (EN) Longford, Joseph Henry. (1912) - Il Giappone dei giapponesi, p. 289.. URL consultato il 6-7-2010.
  3. ^ Cargill, Thomas. (1997) - L'economia politica della politica monetaria giapponese, p. 10.. URL consultato il 6-7-2010.
  4. ^ Cargill, Thomas. (1997) - L'economia politica della politica monetaria giapponese, p. 19.. URL consultato il 6-7-2010.
  5. ^ Japan: The Great Reflation Play Of 2013, TheStreet.com. URL consultato il 2013-03-21.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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