Cassa di Risparmio di Asti

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Cassa di Risparmio di Asti S.p.A.
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 25 gennaio 1842 a Asti
Sede principale Asti, piazza Libertà 23
Settore Finanziario
Prodotti
  • Bancari
  • Assicurativi
Slogan «Io e la mia banca ci capiamo.»
Sito web www.bancacrasti.it

La Cassa di Risparmio di Asti S.p.A. (abbreviata in Banca C.R. Asti) è un istituto di credito nato il 25 gennaio 1842 come ente di beneficenza con un capitale di 10.000 lire. L'attività inizia, con il nome di Cassa di Risparmio e di Previdenze della provincia di Asti, mercoledì 3 gennaio 1844, dedicando quel giorno della settimana per i versamenti e il sabato ai prelievi.

Il nome dell'istituto viene modificato con Regio decreto del 6 giugno 1867, diventando Cassa di Risparmio della provincia di Asti.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale riesce ad acquisire la Banca Astese e per la prima volta la Cassa inizia ad assumere alle proprie dipendenze personale femminile.

È durante gli anni cinquanta che la Cassa apre nuove filiali, salite oggi[quando?] a 133, presenti nelle province di Asti, Alessandria, Cuneo, Torino, Milano e Monza e Brianza.

Nel giugno 2012 sigla un accordo con Monte dei Paschi di Siena per la vendita da parte di quest'ultima del 60,42 % di Biverbanca, istituto che dispone di 122 filiali distribuite tra Piemonte, Lombardia e Valle d'Aosta, per 203 milioni di euro.[1]

La società per azioni, fondata il 13 luglio 1992 è detenuta per il 50,42% dalla Fondazione cassa di risparmio di Asti e per il 18,20% da Banca Popolare di Milano (dopo l'incorporazione di Banca di Legnano, che aveva acquisito la quota dalla Deutsche Bank).

L'Istituto astigiano sponsorizza la corsa del Palio di Asti di settembre e tutti gli altri eventi culturali che si svolgono nella città: inoltre, è sponsor principale delle squadre di calcio della provincia come l'Asti, il Canelli e la Nicese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mps: cede 60% Biverbanca a Cr Asti per 203 milioni, ASCA, 27 giugno 2012. URL consultato il 2 luglio 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]