Revisione della spesa pubblica

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Per revisione della spesa pubblica (in inglese spending review[1]), si intende un processo volto a migliorare l'efficienza e l'efficacia della spesa pubblica attraverso la sistematica analisi e valutazione della pubblica amministrazione nelle sue strutture organizzative statali (es. ministeri, tribunali, istruzione pubblica, sanità pubblica ecc.), e territoriali (Regioni, Province, Comuni, ecc.), delle procedure decisionali e attuative, dei singoli atti all’interno dei programmi e dei risultati finali.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Con questo procedimento si analizza "più il come che il quanto": ovvero i capitoli di spesa di uno o più Enti vengono passati al vaglio per vedere cosa può essere acquistato diversamente, oppure tagliato, per scoprire se ci sono sprechi o casi di inefficienza. Principio dell'operazione in linea teorica è quello di identificare spese che non contribuiscono a raggiungere gli obiettivi che sono stati affidati alle diverse amministrazioni o che li raggiungono solo in maniera inefficiente, a fronte di spese molto più alte del necessario.[2]

L'insieme delle norme di finanza pubblica e quelle di gestione della spesa pubblica vengono inoltre analizzate per individuare eventuali modalità o strumenti di migliore gestione e controllo della stessa.

La revisione della spesa pubblica si basa dunque sull'analisi della qualità della spesa pubblica e sui meccanismi della sua definizione e gestione.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dal secondo dopoguerra, si sono succeduti molti studi ed analisi, condotti principalmente dalla disciolta Commissione Tecnica per la spesa Pubblica, operante presso il Ministero del Tesoro dal 1986 al 2005, a cui succedette nel 2006 la Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica[2] operante presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze istituita da Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'economia e delle finanze del secondo governo Prodi. L'analisi sistematica dei capitoli di spesa, avviata in via sperimentale dalla legge finanziaria per il 2007, fu trasformata successivamente in programma permanente ad opera della legge finanziaria per il 2008[3]. «Il passaggio a un bilancio classificato per missioni e programmi – disse Schioppa - pose le premesse sia per una consapevole discussione politica degli obiettivi e delle priorità da realizzare attraverso la spesa sia per una gestione responsabile delle risorse da parte delle amministrazioni». In quell'anno, rivendicò l'allora ministro, queste analisi permisero un risparmio di 700 milioni di euro.

La spending review dettata da esigenze impellenti di mantenere i saldi di finanza pubblica, laddove non è stato possibile procedere con revisioni analitiche, ha finito anche per comportare tagli lineari agli stanziamenti di Ministeri ed ai trasferimenti agli Enti territoriali. Queste riduzioni, anziché riflettersi sui tagli di sprechi, sono spesso state trasformate in riduzioni della quantità e/o qualità dei servizi ai cittadini. In taluni vasi sono state previste misure di contenimento della dinamica dei salari dei dipendenti pubblici. Questo si è verificato ad esempio nel caso di leggi finanziarie varate nel giro di pochi giorni come quelle del governo Monti, ma non fu questo l'unico caso. In questi casi, invece di una maggiore efficienza, si è ottenuto talvolta il risultato di rendere difficile per certi comparti statali e territoriali un adeguato svolgimento del proprio compito, a causa della mancanza di fondi.[4] Un nuovo programma di revisione della spesa è stato approvato dal Governo Italiano il 19 novembre 2013[5].
Dal 2011 sono stati incaricati dei Commissari di Governo alla Revisione della spesa, i quali hanno fatto grande affidamento, per l'analisi, la revisione e la progettazione di interventi per l'efficienza della spesa per beni e servizi, sulla Consip SpA, la centrale acquisti nazionale[6].

Il tagliaspese[modifica | modifica wikitesto]

A settembre 2002, insediato da un mese Vittorio Grilli come nuovo Ragioniere generale dello Stato, viene varato il DL 194/2002 definito decreto tagliaspese[3] che modifica strutturalmente, nelle norme di contabilità pubblica, il metodo di previsione delle spese, ponendo dei tetti di salvaguardia. Prevede inoltre che il Governo applichi misure urgenti di blocco della spesa quando si superino i tetti deliberati dal Parlamento con la Legge di bilancio. Questo provvedimento ha messo fine alla proliferazione della spesa oltre i limiti deliberati dal Parlamento che si producevano con norme che sottostimavano le spese future, oppure in seguito all'applicazione di sentenze con effetti sulla retribuzione del pubblico impiego.

Il commissario Enrico Bondi[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Governo Monti fu nominato Enrico Bondi Commissario alla Spending Review, ma i risultati della sua azione furono molto mitigati non solo dalla storica resistenza delle Pubbliche Amministrazioni alla revisione dei programmi di spesa, ma anche dalla contemporanea presenza e simile responsabilità del ministro per i Rapporti con il Parlamento e l'Attuazione del programma di Governo Dino Piero Giarda[7]. Enrico Bondi si dimette dall'incarico a dicembre 2012, assumendo il ruolo di supervisore delle liste di Scelta Civica, il neonato movimento che fa riferimento a Mario Monti.

Il commissario Mario Canzio[modifica | modifica wikitesto]

Dimessosi Enrico Bondi, il Governo nomina a gennaio 2013 Mario Canzio commissario alla Spending Review[8]. A maggio 2013 Canzio cessa dall'incarico di Commissario alla spending review contemporaneamente al suo avvicendamento al vertice della Ragioneria Generale dello Stato.

Il commissario Carlo Cottarelli[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 ottobre 2013 prende servizio il nuovo commissario per la revisione della spesa Carlo Cottarelli che presenta nuovo programma nel marzo 2014.[9] L'incarico di Carlo Cottarelli termina il 31 ottobre 2014, con due anni di anticipo rispetto al previsto, poiché Cottarelli viene designato dal Governo Renzi per un incarico al Fondo Monetario Internazionale.

Altri paesi[modifica | modifica wikitesto]

Tale strumento di razionalizzazione della spesa pubblica è stato avviato già in altri paesi: Regno Unito, Canada, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Francia (quest'ultima fece la sua prima operazione di revisione della spesa pubblica nel 2008 con l'operazione la Revue Générale des Politiques Publiques).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tommaso Canetta, Scheda - Cos'è la Spending Review?, www.linkiesta.it, 18-07-2012.
  2. ^ lavoce.info http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002918.html
  3. ^ Servizio Studi
  4. ^ Cos'è la "Spending Review"? - Italia - l'Unità
  5. ^ Spendere meno si può, Roberto Perotti, [1]
  6. ^ [Cfr. intervento del 3 giugno 2014 http://revisionedellaspesa.gov.it/blog.html].
  7. ^ http://www.ilpost.it/2012/07/24/lemail-di-giarda-sulla-spending-review/
  8. ^ http://www1.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Governo-Bondi-lascia-lincarico-Canzio-nuovo-commissario-alla-spending-review_314059370392.html
  9. ^ Cottarelli marzo 2014, Per ridurre il cuneo fiscale a livello medio dell’area dell’euro servono mld 32 (2 percento circa del PIL)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]