Elusione fiscale

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L'elusione fiscale è la pratica di porre in essere un negozio giuridico, da parte di un contribuente, al solo fine di pagare meno tributi. A differenza dell'evasione fiscale, l'elusione viene ritenuta una pratica giuridicamente lecita.[1]

In Italia, in presenza di alcune precise circostanze, essa può incontrare lo sfavore della normativa speciale in materia fiscale.

Casistica[modifica | modifica sorgente]

Ad esempio, se le aliquote fiscali sulla vendita di un immobile sono del 35% e quelle sulla vendita di azioni del 20%, il possessore dell'immobile può conferirlo in una società per azioni al solo scopo di vendere poi le azioni della società proprietaria dell'immobile con fortissimo risparmio fiscale. Qui l'elusione sta nell'utilizzazione dello strumento società per azioni non per svolgere un'attività d'impresa, ma solo per trasferire la proprietà sostanziale dell'immobile, infatti in questo caso l'acquirente delle azioni in realtà ha acquistato l'immobile, ma in questo modo il venditore ha beneficiato di un'aliquota impositiva fortemente ridotta.

Normativa fiscale italiana[modifica | modifica sorgente]

In Italia, esiste una norma antielusiva a vocazione generale, contenuta nell'art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973. Secondo tale norma, sono inopponibili all'amministrazione finanziaria gli atti, fatti e negozi, anche collegati tra di loro, che siano contemporaneamente: privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare norme tributarie e volti ad ottenere una riduzione del carico fiscale altrimenti indebita.

La fattispecie prevista da tale norma giuridica fa riferimento a un fenomeno che deve necessariamente e contestualmente contenere le seguenti tre componenti previste:

  • l'assenza di valide ragioni economiche;
  • l'aggiramento di obblighi e divieti previsti dall'ordinamento;
  • il conseguimento di un risparmio fiscale altrimenti indebito.

Al verificarsi di tali condizioni, l'amministrazione finanziaria può disconoscere l'effetto fiscale riveniente da tali operazioni richiedendo al contribuente le maggiori imposte che avrebbe pagato compiendo l'operazione direttamente senza l'aggiramento elusivo. L'amministrazione finanziaria, prima di emettere un Avviso di accertamento al fine di applicare la fattispecie impositiva elusa, deve instaurare(a pena di nullità dell'atto impositivo) un contraddittorio con il contribuente, in modo tale che quest'ultimo possa fornire chiarimenti, sull'eventuale esistenza di valide ragioni economiche degli atti, fatti, negozi giuridici posti in essere, entro sessanta giorni dalla richiesta dell'amm. finanziaria; L'Avviso di accertamento deve poi essere motivato tenendo conto anche delle spiegazioni fornite dal contribuente.(art. 37 bis commi 4 e 5 dpr 600/73)

L'operazione viene riqualificata solo da un punto fiscale, mentre conserva però, tra le parti, la sua valenza contrattuale originaria.

Nell'esempio sopra riportato l'amministrazione finanziaria potrà applicare alla vendita delle azioni la stessa più elevata aliquota prevista per la vendita dell'immobile, ma tra le parti resta in essere l'operazione originaria di compravendita di azioni.

Sanzioni[modifica | modifica sorgente]

Dopo le recenti pronunce della Corte di Cassazione l'elusione ex art. 37-bis d.p.r. 600/1973[2] può essere sanzionata sia amministrativamente che penalmente (si veda Cass. pen., 28 febbraio 2012, n. 7739 leading case D&G).

La norma antielusiva prevede come "sanzione" il solo disconoscimento dei vantaggi fiscali ottenuti in assenza di valide ragioni economiche. Dalla sentenza sopra citata la giurisprudenza ha interpretato, anche se in forte contrasto con dottrina, la normativa vigente come sanzionabile sul piano penale e amministrativo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elusione fiscale da Il Sole 24 ORE, 30 agosto 2011
  2. ^ http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1973;600~art12

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]