Aliquota fiscale

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L'aliquota (o quota parte), nella scienza delle finanze, è il tasso fisso o variabile, espresso in forma di percentuale[1] nelle imposte ad valorem e in termini fisici nelle imposte specifiche o accise,[2] che si applica alla cosiddetta base imponibile per calcolare il tributo. Le imposte ad valorem e specifiche si contrappongono alle imposte a quota fissa, il cui ammontare è invariabile e fissato direttamente dalla legge.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'aliquota media è pari al rapporto tra ammontare dell'imposta e ammontare della base imponibile; invece l'aliquota marginale è pari all'aliquota applicata sull'ultima dose di disponibilità di ricchezza del contribuente.

Un'imposta si dice:

  • fissa se il suo importo non varia al variare della base imponibile;[3]
  • proporzionale se l'aliquota è fissa, sicché l'importo dell'imposta varia proporzionalmente alla base imponibile;
  • progressiva se l'aliquota cresce al crescere della base imponibile;
  • regressiva se, invece, diminuisce al crescere della base imponibile.

Sono tipicamente progressive le imposte sul reddito e sul patrimonio.

Forme di progressività[modifica | modifica wikitesto]

La progressività può essere realizzata con una o più delle seguenti modalità:

  • per detrazione;
  • per classi;
  • per scaglioni;
  • continua.

Si ha progressività per detrazione quando dalla base imponibile, prima di applicare l'aliquota, viene dedotto un importo determinato; in questo modo l'aliquota media è inferiore a quella marginale (che coincide con quella nominale fissata dalla legge) ma la differenza tende a diminuire con l'aumentare della base imponibile (ad es.: se la deduzione è di 1.000 euro e l'aliquota del 20%, per una base imponibile di 5.000 euro si ha un'imposta di 800 euro con un'aliquota media del 16%, mentre per una base imponibile di 10.000 euro si ha un'imposta di 1.800 euro, con un'aliquota media del 18%). La progressività così realizzata è poco accentuata, sicché, di solito, questa modalità viene utilizzata in congiunzione con altre.

Si ha progressività per classi quando sono previste più classi di valore della base imponibile e per ciascuna è fissata una diversa aliquota (ad es.: del 10% per basi imponibili da 0 a 10.000 euro, del 20% da 10.000 a 20.000 euro ecc.), che viene applicata all'intero valore della base imponibile. In tal caso aliquota media e marginale sono sempre uguali e coincidono con l'aliquota prevista per la classe di imponibile.

Questa modalità presenta una certa iniquità poiché, in prossimità del limite tra una classe e l'altra, ad un aumento minimo della base imponibile corrisponde una forte variazione dell'imposta (considerando le classi del precedente esempio, ad una base imponibile di 9.990 corrisponde un'imposta di 999 euro mentre ad una base imponibile maggiore di soli 20 euro, ossia 10.010 euro, corrisponde un'imposta più che doppia, di 2.002 euro). Per questo motivo la progressività per classi è raramente utilizzata dai sistemi tributari; nei pochi casi in cui è adottata, sono previste numerose classi in modo da ridurre il differenziale tra il limite inferiore e superiore di ciascuna classe e, di conseguenza, l'effetto distorsivo di cui si è detto.

La progressività per scaglioni è stata introdotta allo scopo di superare il suddetto effetto distorsivo della progressività per classi. Anche in questo caso si hanno differenti classi di valore della base imponibile (dette scaglioni) cui corrispondono aliquote crescenti; tuttavia, la base imponibile viene suddivisa nelle quote che ricadono entro i singoli scaglioni e a ciascuna di queste quote viene applicata l'aliquota del corrispondente scaglione (es.: se è prevista un'aliquota del 10% da 0 a 10.000 euro e del 20% da 10.000 a 20.000 euro, una base imponibile di 15.000 euro verrà ripartita in una quota di 10.000 euro, ricadente nel primo scaglione, e in una di 5.000 ricadente nel secondo scaglione; alla prima quota si applicherà l'aliquota del 10%, ottenendo così un'imposta di 1.000 euro, alla seconda l'aliquota del 20%, ottenendo un'imposta di 1.000 euro e l'importo complessivo dell'imposta sarà di 1.000 + 1.000 = 2.000 euro).

In questo modo l'aliquota marginale corrisponde a quella stabilita per lo scaglione nel quale ricade l'ultima quota della base imponibile, mentre l'aliquota media è sempre inferiore (salvo che per nel primo scaglione, ove è uguale) ed è pari alla media della aliquote ponderate con le quote di base imponibile che ricadono in ciascuno scaglione. La progressività per scaglioni è quella normalmente utilizzata per le imposte sul reddito e sul patrimonio, quale l'IRPEF nel sistema tributario italiano.

Nel caso della progressività continua l'aliquota viene determinata con una formula matematica, in modo che la stessa risulti una funzione continua della base imponibile. Poiché si tratta di una modalità di complessa attuazione, la progressività continua viene raramente utilizzata dai sistemi tributari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ad esempio, in Italia, l'aliquota ordinaria dell'imposta sul valore aggiunto è attualmente pari al 22% del prezzo di vendita. A volte il tasso è espresso non come percentuale, ma come permilluale.
  2. ^ Ad esempio, in un'accisa sulla benzina, l'aliquota potrebbe essere espressa in centesimi di euro per litro
  3. ^ Ne è un esempio, in Italia, l'imposta di bollo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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