Chiaramonte

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I Chiaramonte (forse riconducibili ai de Clermont di Francia; in alcuni scritti sono citati anche come Chiaromonte) furono un'antica famiglia siciliana molto potente nel XIV secolo. Furono fra i rappresentanti più importanti ed in vista della nobiltà Latina in Sicilia e presero parte attiva alla vita politica della Sicilia.

I più antichi componenti della famiglia, arrivati in Italia al seguito dei Normanni, di cui si ha notizia, sono un Edgardo di Capua e un Ugo signore di Colubraro e Policoro (in Basilicata), vissuti tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII secolo. Un ramo della famiglia si stabilì in Sicilia a cavallo fra il XIII secolo e il XIV secolo. Gli esponenti che più legheranno il loro nome alla storia di Sicilia saranno: Manfredi I (m. 1321) che fu signore del casale di Caccamo ereditato dalla madre Markisia Prefolio e Conte di Modica grazie alla moglie Isabella Mosca; Giovanni, detto il giovane, avversario di Roberto d'Angiò, dal quale fu fatto prigioniero a Lipari, nel 1339; Manfredi II, che fu vicario generale del Regno (m. 1353); Manfredi III, conte di Modica, Malta e Gozo, e Vicario del Regno di Sicilia dal 1377 al 1391; Andrea, che ereditò dal padre tutti i possedimenti ed i titoli baronali.

Durante i regni di Pietro II d'Aragona (1337-1242) e di Ludovico suo figlio (1342-1355), i Chiaramonte, insieme ai Palizzi capeggiarono la fazione Latina che combatteva quella dei Catalani. A questa famiglia si deve la costruzione di vari castelli e palazzi. Da loro prende nome il cosiddetto stile chiaramontano, caratteristico dell'edilizia privata trecentesca siciliana, e che ha notevoli esempi nei castelli di Caccamo, Mussomeli e Alcamo, e nelle pitture del Palazzo Steri di Palermo, la più splendida impresa dell'arte decorativa siciliana del Trecento, sede poi dei Viceré e dell'Inquisizione.

I Chiaramonte ebbero in feudo diversi territori. A loro si fanno risalire fra gli altri: la vasta signoria su Ragusa, Modica, Scicli, Pozzallo, Ispica e Chiaramonte Gulfi (RG), Naro, Bivona (AG), Lentini (SR), sui castelli di Favara, Palma di Montechiaro, Racalmuto (AG), su Gela, sul castello di Mussomeli, sul castello di Falconara presso Butera (CL), su Alcamo (TP) e Caccamo (PA). .Al culmine della loro potenza risiedevano stabilmente presso il palazzo Steri a Palermo dove vi avevano stabilito la corte, vista la contiguità di tale famiglia con la Corte Reale, di cui erano "pari" e collaboratori.

Fra gli incarichi più importanti rivestiti dai componenti della famiglia Chiaramonte vi furono quello di Maresciallo dell'Impero, Gran Siniscalco del Regno, Vicario del Regno e Maestro Giustiziere del Regno.

Castello di Caccamo

* Manfredi III,(m. 1391), fu settimo conte di Modica e Ragusa e signore di molti castelli siciliani. Fu anche conte di Malta e Gozo, duca di Gerba e Grande Ammiraglio. Avverso agli Aragonesi di Sicilia e alla nobiltà della fazione Catalana. Fu uno dei quattro Vicari durante il regno di Maria di Sicilia, dal 1377 al 1391, per disposizione testamentaria di Re Federico IV d'Aragona e fu in realtà il vero signore della Sicilia. Nel 1389 diede in moglie la figlia Costanza a Ladislao d'Angiò-Durazzo, Re di Napoli, che aveva bisogno delle ricchezze del suocero per proseguire le sue lotte contro Luigi II d'Angiò, suo rivale per il trono napoletano.

Fu governatore di Messina fino al 1364, signore di Trapani ed Agrigento, città demaniali che governava in nome del sovrano. In seguito alla spregiudicata impresa di conquista dell'Isola di Gerba (1388), presso Tunisi, avvenuta con l' aiuto di galle inviate in suo aiuto dalla Repubblica di Genova e dalla Repubblica di Pisa, ne ottenne il possesso e ne fu investito duca da papa Urbano VI(1389). Nel 1391 si riunì insieme ai principali baroni dell'isola nel cosiddetto Giuramento di Castronovo, volto ad organizzare una rivolta nazionale contro Martino il Giovane sposo della principessa Maria di Sicilia, rivolta appoggiata dalla Chiesa che, con Papa Bonifacio IX, considerava nullo questo matrimonio per la parentela tra i due sposi, procugini, dispensati dall'Antipapa Clemente VII di cui dunque si dichiaravano seguaci. Ciò li rendeva ufficialmente usurpatori della corona e nemici della Chiesa, e i loro sudditi si dovevano considerare sciolti dal dovere di ubbidienza nei loro confronti.

Castello dei conti di Modica, Alcamo
  • Andrea successore e figlio di Manfredi III, ne proseguì la politica anti-aragonese. Fu l'ultimo conte di Modica di questa famiglia.

Nonostante i suoi sforzi, il partito di Martino il Giovane, sostenuto dal padre Martino il Vecchio, riuscì a occupare gran parte del territorio siciliano anche grazie all'ammiraglio aragonese Bernat o Bernardo Cabrera, che ottenne anche la sottomissione degli altri tre Vicari del Regno e di alcune città demaniali. Andrea Chiaramonte, sostenuto dalla città di Palermo, in cui si era rifugiato, ritenne di sostenere il forte assedio nemico forte delle sue convinzioni legittimiste, ma dopo circa un mese dovette iniziare le trattative di resa. In un primo tempo, accolto benevolmente dai nuovi sovrani de facto, se non de jure, pensò di poterne ottenere il perdono; arrestato poi a tradimento, nonostante le esplicite promesse d'incolumità personale, fu processato e giustiziato per decapitazione il 1º giugno 1392 a Palermo, di fronte al suo palazzo in Piazza Marina. Il tentativo legittimista, sostenuto anche dalla Chiesa di Roma, tramontava così insieme alla famiglia Chiaramonte. Il 5 giugno, pochi giorni dopo l'uccisione del conte Andrea, il suo immenso feudo veniva assegnato a quel Bernardo Cabrera che tanto aveva fatto per ottenere un regno al suo sovrano. Dopo la morte di Andrea i Chiaramonte si estinsero: i beni furono confiscati e concessi al catalano Guglielmo Raimondo Moncada ma soprattutto a Bernardo Cabrera, investito poi nuovo conte di un ancor più ampia e ricca di privilegi Contea di Modica.

Palma di Montechiaro: il castello chiaromontano

[modifica] Castelli chiaramontani

Furono edificati, rifondati o modificati da esponenti della famiglia Chiaramonte i seguenti castelli, ancora esistenti: Camastra, Castello di Carini, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Favara, Modica, "capitale" dell' intera, omonima, Contea, Montechiaro (ora Palma di Montechiaro, Motta Santo Stefano, Mussomeli (città fondata da Manfredi III), Naro, Racalmuto, Ragusa, Siculiana, Sperlinga, Sutera.

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