Castello di Riva

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Coordinate: 44°51′30″N 9°37′39″E / 44.858333°N 9.6275°E44.858333; 9.6275

Il castello di Riva

II castello di Riva è un complesso fortificato che si trova a Ponte dell'Olio, in provincia di Piacenza. È conosciuto con questo nome in quanto sorge nell'omonimo quartiere del paese, fino ad un paio di decenni fa frazione comunale. Posto sulla riva destra del torrente Nure tra il corso d'acqua e la strada provinciale che collega Piacenza a Ferriere, controllava il passaggio nella val Nure. La sua collocazione, nel punto in cui la pianura finisce e la vallata si strige addentrandosi tra le colline, era strategica poiché permetteva il controllo del passaggio verso il mare, in Liguria, attraverso la val d'Aveto, (Ponte dell'Olio deve il suo nome ai magazzini di olio d'oliva) e in Lunigiana attraverso la val di Taro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima menzione della località risulta in un'investitura feudale del 1199 in cui Obizzo e Giulio Ardizzoni che possedevano il castello insieme a Ghislerio Ardizzoni, vendettero la loro parte a Obizzo Visdomini; ma la costruzione dell'attuale maniero risale al 1177 come testimonia l'iscrizione scolpita al suo interno (MCLXXVII fuit factum hoc castrum), la sua edificazione si deve alla famiglia piacentina dei Del Cairo. Nel 1323 Oberto Del Cairo lo vendette a Lancillotto Anguissola, valoroso guerriero e grande poeta. Riva, assieme ai vicini castelli di Montesanto e Veano (o Bicchignano) formava uno avamposto di protezione dei territori della famiglia Anguissola, che era proprietaria della bassa fascia collinare della val Luretta, val Trebbia e di buona parte della val Nure. Nel 1546 passò a Ottavio Farnese, per arrivare con vari passaggi di mano (Maggi, Cusani, Sforza-Fogliani e Scribani-Rossi) nel 1884 ai nobili romani Rispoli che affidarono i lavori di ristrutturazione e restauro all'architetto Colla, che aveva precedentemente curato il restauro del palazzo Gotico di Piacenza, che,secondo alcune interpretazione compì egregiamente la sua opera, secondo altre operò modifiche arbitrarie che diminuirono l'importanza di questo tipico castello medievale.[senza fonte] Il castello appartiene ai nobili Fioruzzi, che hanno completato la ristrutturazione anche del parco interno. All'interno del castello si trova un pozzo la cui acqua arriva da un antico condotto che parte da Montesanto.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il torrione e il loggiato visti dal torrente Nure

Costruito con le pietre del fiume, è parzialmente circondato dal fossato. Ha pianta a forma di triangolo isoscele, con una torre semicircolare, e due quadrate, poste ai vertici e lungo il lato più lungo. Le mura con merlature ghibelline, sono sovrastate dal cammino di ronda. Un elegante loggiato, costruito nel 1703 dai Maggi, con archi a tutto sesto, collega la torre maggiore con una torre intermedia. L'ingresso si trova sul lato sud-est, è protetto da una torre con porta a saracinesca e ponte levatoio. Una quarta torre si trova all'interno, e serviva per controllare il ponte levatoio. La torre maggiore si trova a nord-ovest, nel punto d'incontro dei lati maggiori del perimetro, è un'imponente mastio quadrato cinquecentesco, ornato di beccatelli collegati da archetti sui quali sono appoggiati i merli a coda di rondine. Ospitava nel sotterraneo la prigione e il pozzo del taglio, a piano terra la sala delle armi con quattro stanze sovrastanti. La base del torrione è lambita dalle acque del fiume che da quel punto si incanalano nella bocca del canale, chiamato Rio San Giorgio, che, costruito nel medioevo a scopo irriguo, dagli Anguissola di Vigolzone, attraversa la pianura oltrepassando San Giorgio Piacentino.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Due sono le leggende che aleggiano intorno al maniero. Secondo la prima, esiste un cunicolo sotterraneo che, partendo dalla torre rompitratta posta sul lato nord, passava sotto il fossato e si collegava ad un edificio adiacente al maglio di ferro[1], dove probabilmente venivano conservate armi da fuoco. Un'altra versione narra di un condotto che metteva in comunicazione il castello di Riva con quello di Bicchignano, correndo addirittura al di sotto del greto del torrente.Di questa galleria si sostiene che se ne siano perse le tracce attorno al 1310, poiché gli abitanti del castello, visti a mal partito, vi si sono rifugiati all'interno, i nemici però preferirono farne franare le parti terminali, murandovi all'interno vivi gli avversari. Più probabile è che fosse presente un tunnel, di cui non vi sono comunque tracce, per garantire la fuga in caso di assedio.

La seconda leggenda ricorda la storia della figlia del fiorentino Niccolò Soderini, che era ospite della moglie del signore di Riva Gian Giacomo Anguissola, Beatrice Tedeschi, che divenne ladra per amore. Ella era innamorata di un uomo rozzo, sempre bramoso di denaro, difatti la figlia di Soderini rubò il tesoro al castellano e lo sotterrò sotto il mastio quadrato, in attesa che fosse arrivata l'occasione propizia perché il suo fidanzato lo andasse a dissotterrare, la quale, però, non si presentò mai ed il tesoro rimase sepolto dove l'aveva deposto la bella fiorentina. Lei fu la prima ad essere sospettata e venne gettata nel pozzo del taglio[2]. Per questo si dice che nelle notti di luna piena l'acqua del Nure (che passa direttamente sotto al mastio) emani bagliori di color verde smeraldo come la figlia di Niccolò Soderini, fatta ladra per amore.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il castello sorge lungo il percorso della Strada statale 654 di Val Nure.

A partire dal 1882 l'area fu servita da una fermata della tranvia Piacenza-Bettola, sostituita nel 1933 da un analogo impianto lungo la parallela nuova ferrovia gestita dalla Società Italiana Ferrovie e Tramvie e soppressa poi nel 1967.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo l'opinione dell'ing. Della Cella questa galleria diveniva impraticabile dopo trenta metri perché ostruita da rottami.
  2. ^ Secondo altre interpretazioni invece di essere gettata nel pozzo del taglio fu scagliata dall'altezza delle mura perimetrali direttamente dentro al torrente Nure.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carmen Artocchini Castelli piacentini - Edizioni TEP Piacenza 1967

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]