Castello di Felino

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Castello di Felino
Il castello di Felino in una cartolina degli anni settanta
Il castello di Felino in una cartolina degli anni settanta
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Felino
Coordinate 44°41′02.2″N 10°14′12.9″E / 44.683944°N 10.236917°E44.683944; 10.236917Coordinate: 44°41′02.2″N 10°14′12.9″E / 44.683944°N 10.236917°E44.683944; 10.236917
Informazioni generali
Tipo castello
Inizio costruzione 890 (ipotesi)
Condizione attuale buona

[1]

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Il castello di Felino si trova sulle colline di Felino, in provincia di Parma. Recentemente restaurato, ospita attualmente un ristorante e il Museo del salame di Felino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie certe dell'esistenza di un castrum a Felino risalgono al 1140[1], ma non si conoscono né la sua struttura né le dimensioni. Probabilmente vi sorgeva già in precedenza una fortificazione nell'area dell'antica curtis Felini, di cui si parla sia in un documento di Ludovico II dell'870 sia in una lettera del 948 di Lotario II al conte Maginfredo.[2]

Nel 1186, al termine della lotta tra Federico Barbarossa e i Comuni italiani, l'imperatore investì del feudo e del castrum di Felino la famiglia Ruggeri. Cronache locali dell'epoca suggeriscono l'edificazione di alcune parti del castello ad opera di questa famiglia. Il matrimonio di Agnese, ultima discendente dei Ruggeri, con Jacopo Rossi, segnò il passaggio del feudo e del castello di Felino alla famiglia Rossi. Alla morte di Jacopo nel 1396 il feudo passò al nipote Bertrando e nel 1404 a suo figlio Pietro.

I Rossi tennero il feudo di Felino per più di cento anni e ad essi è dovuta la struttura attuale del castello, di forma quadrangolare con quattro torri angolari, di cui una, il mastio, fortemente speronata e con una torretta di guardia sul ponte levatoio, dove si apre l'unica porta. Il castello, ritenuto inespugnabile, servì ai Rossi, in particolare a Pier Maria, come base e come difesa nelle lotte per la supremazia su Parma contro le famiglie dei Terzi, dei Pallavicino, dei Fieschi e dei Torelli.

Nel 1483 il duca di Milano Ludovico il Moro, in precedenza loro alleato, tolse l'appoggio ai Rossi e si impadronì con la forza del castello, distruggendone le fortificazioni per ridurne le potenzialità militari. Gli Sforza tennero il feudo di Felino fino al 1499, quando con l'arrivo dei francesi lasciarono il territorio parmigiano. Il re di Francia Luigi XII donò il feudo al nobile Pietro di Rohan, che lo vendette nel 1502 ai Pallavicino. Essi riattarono il castello e lo tennero per quasi cinquant'anni. Grazie a un matrimonio il feudo passò agli Sforza di Santa Fiora, che nel 1598 lo cedettero assieme a Torrechiara a Cosimo Masi, nobile fiorentino al servizio del duca Alessandro Farnese.

Nel 1612 un membro della famiglia Masi, Gianbattista, fu accusato di far parte di una congiura contro Ranuccio Farnese, la cosiddetta congiura dei Feudatari, alla quale partecipò anche Barbara Sanseverino. Processato e giustiziato, gli vennero confiscati tutti i beni, tra cui il castello di Felino. Con il passaggio al Ducato di Parma il castello perse la sua funzione di fortezza difensiva, per diventare semplice residenza della piccola nobiltà che ruotava attorno alla corte ducale. Il feudo appartenne dal 1612 al 1645 a Girolamo Rho, dal 1645 al 1650 a Giacomo Gaufridi, marchese di Castelguelfo, poi fu tenuto per più di un secolo dalla famiglia Lampugnani.

Nel 1762, con la morte di Camillo Lampugnani, la proprietà passò a Guillaume du Tillot, che si fregiò del titolo di "marchese di Felino" e lo usò come residenza di campagna fino al 1771, anno in cui lo cedette alla diocesi di Parma. Il vescovo Pettorelli Lalatta (1775-1788) lo scelse come luogo preferito di villeggiatura, riadattando vari locali per renderlo più abitabile. Seguì poi un lungo periodo di declino e di abbandono, tanto che il vescovo Francesco Magani nei primi anni del Novecento lo definì "un mucchio di rovine, albergo di pipistrelli, di gufi e di topi".

Nel 1935 la Mensa vescovile vendette il castello alla famiglia Brian, già proprietaria di una villa nei pressi del castello. Negli anni Sessanta fu acquistato dalla famiglia Pianzola e dai conti Del Bono, che riadattarono diverse parti per ospitare un ristorante. Nel 1974 è stato acquistato da Sergio Alessandrini, attuale proprietario.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In una bolla di Innocenzo II un certo Gherardo restituisce alla badessa di Sant'Alessandro a Parma certi suoi diritti, tra cui quelli su due chiese «que sunt posite in Felino una est posita in castro et alia de foris».
  2. ^ Alcune fonti datano la fondazione all'anno 890 da parte del marchese Luppone, ma non vi sono dati che lo confermino.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniela Dagli Alberi, Gabriela Pederzani, Il Castello di Felino: il ruolo, i proprietari, Centro Studi per la Val Baganza, Parma 1991
  • Daniela Guerrieri, Castelli del Ducato di Parma e Piacenza - NLF 2006

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

ma oramai il castello allinterno ci possono fare moltissimi cose publiche