Enrico Cernuschi

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Enrico Cernuschi

Enrico Cernuschi (Henri Cernuschi per i francesi) (Monza, 19 febbraio 1821Mentone, 11 maggio 1896) è stato un banchiere e patriota italiano naturalizzato francese. Era figlio di Claudio e di Giuseppina Della Volta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il patriota e futuro banchiere nacque a Monza da genitori benestanti, si laureò a Pavia in utroque jure nel 1842 e quattro anni dopo ottenne l'abilitazione all'esercizio della professione forense ma di fatto non esercitò mai, occupato da altri interessi: partecipò infatti in modo attivo alle Cinque giornate di Milano del 1848.[1]

Durante il periodo del Governo provvisorio, il Cernuschi, acceso repubblicano, avversò ostinatamente, fino a dimettersi, la volontà della maggioranza dei consiglieri di chiedere l'annessione al Regno di Sardegna.[1]

Caduta Milano di nuovo in mano agli asburgici, si trasfer' dapprima a Genova, quindi a Firenze ed infine a Roma, ove fu eletto all'Assemblea costituente romana, partecipò nel 1849 alla difesa della Repubblica Romana. Partecipò, durante l'occupazione di Roma da parte della truppe del Oudinot, a manifestazioni contrarie ai francesi e fu arrestato a Civitavecchia nel 1850, con l'accusa di danneggiamenti alle proprietà francesi in Roma; dopo un breve periodo di detenzione a Castel Sant'Angelo fu processato ed assolto dalle accuse sia in primo che in secondo grado.[1] Trasferitosi in Francia, dopo un breve periodo d'internamento a Bruges, poté recarsi libero a Parigi, ove pose la sua residenza e dove, nel 1852, s'impiegò presso il Crédit mobilier, ove fece una rapida carriera, diventando dopo qualche anno consigliere d'amministrazione.[1] Nel 1859 lasciò quest'attività per dedicarsi al commercio delle carni, impegnandosi in un'attività commerciale di tipo cooperativistico, che tuttavia fallì miseramente. Ripresa l'attività bancaria e finanziaria, ebbe un grande successo (fondò anche la Banque de Paris nel 1869).[1]

Tomba di Enrico Cernuschi al cimitero di Père-Lachaise

Ebbe un ruolo importante nell'opposizione al movimento socialista, e nel mese di aprile 1870, poiché aveva contribuito con una grossa somma ai fondi di una commissione formata per combattere il plebiscito napoleonico, fu costretto a lasciare la Francia, quindi si trasferì in Svizzera. Dopo il crollo dell'Impero, nel mese di settembre in seguito alla proclamazione della Terza Repubblica francese, Cernuschi ottenne il permesso di tornare a Parigi, ma presto lasciò di nuovo la città per viaggiare in Estremo Oriente. Quando Cernuschi tornò a Parigi possedeva una collezione di bronzi, sete, porcellane, libri illustrati e oggetti d'arte Orientale. Organizzò tra il 1873 e il 1874 una grande mostra di opere orientali al Palais de l'Industrie ed estese questa sua collezione per il resto della sua vita.

Lasciò la sua collezione alla città di Parigi, così come la sua residenza privata al n.7 in viale Valasquez ai bordi del Parc Monceau nell'8º arrondissement, fu utilizzata come museo. Oggi, il Museo Cernuschi comprende arte cinese, statuaria funeraria, sete dipinte ottavo secolo, terrecotte neolitiche (III millennio a.C.), oggetti in bronzo dell'antica Persia, un Buddha Amithaba dell'VIII secolo, oltre a esempi di calligrafia.

Come banchiere, Cernuschi è meglio conosciuto per le sue pubblicazioni sulle questioni finanziarie, più in particolare relativamente al sistema monetario denominato "bimetallismo". Si suppone che il termine "bimetallismo" abbia avuto origine proprio con lui.[senza fonte]

A sostegno del bimetallismo scrisse decine di pubblicazioni, eccone alcune: Mécanique de l'échange (1861); Illusion des sociétés cooperative (1886); Le Bimetallisme en Angleterre (1879), Le Grand Procès de l'Union Latine (1884). Nel 1896 mori nella città di Mentone e fu sepolto a Parigi nel Cimitero di Père-Lachaise.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Dizionario biografico Treccani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Questo articolo riprende il testo da una pubblicazione ora di pubblico dominio: Chisholm, Hugh, a cura di (1911). Enciclopedia Britannica (11ª ed.). Cambridge University Press

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