Scuola militare "Teulié"

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Coordinate: 45°27′14.04″N 9°11′12.84″E / 45.4539°N 9.1869°E45.4539; 9.1869

Scuola Militare
"Teulié"
CoA mil ITA teuliè.jpg
Stemma araldico della scuola
Descrizione generale
Attiva 1802-1848
1859-1869
1873-1894
1935-1943
1996-oggi
Nazione Regno d'Italia (1805-1814)
Flag of the Habsburg Monarchy.svg Impero austriaco
bandiera Regno d'Italia
Italia Italia
Alleanza NATO NATO
Servizio Flag of the Habsburg Monarchy.svg Esercito imperiale austriaco
Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipo Scuola Militare
Studi Liceo Classico, Scientifico
Dimensione Reggimento
Sede Milano, Corso Italia, 58
Motto Iterum alte volat
(dal Latino: "Di nuovo vola alta")
Battaglie/guerre Cinque giornate di Milano
Decorazioni Valor dell'esercito bronze medal BAR.svg Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito
Sito internet [1]
Comandanti
Comandante attuale Col. Gioacchino Violante

[senza fonte]

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La Scuola Militare "Teulié" è una Scuola Militare dell'Esercito Italiano che ha sede a Milano in Corso Italia.

L'Istituto è dedicato al Generale Pietro Teulié che, durante la sua permanenza al Ministero della Guerra, pose mano al progetto di un Orfanotrofio Militare, nell'attuale sede della Scuola, nel periodo di passaggio dalla repubblica Cisalpina alla Repubblica Italiana. L'atto di nascita della Scuola, 15 gennaio 1802, ne fa dunque un vero e proprio "reperto storico", la più antica delle istituzioni napoleoniche tuttora esistenti, più vecchia del Conservatorio, del Collegio delle Fanciulle e dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.

Da allora, e per due secoli, gli allievi usciti dalla Scuola Militare hanno fatto il loro dovere su tutti i campi di battaglia, dalle campagne napoleoniche alle barricate di Milano, dalle imprese coloniali alle due guerre mondiali, fino alla Resistenza.

La Scuola Militare ha dato a Milano e all'Italia non solo soldati valorosi, ma anche uomini di cultura, inventori, politici, capitani d'industria, professionisti e diplomatici, alcuni dei quali sono entrati nella storia, accomunati da una visione della vita incentrata sul dovere e sull'onore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio che attualmente la ospita fu costruito nel medioevo per ospitare l'ospedale di San Celso. Successivamente, nel 1758, divenne il monastero cistercense di San Luca, adibito prima ad ospedale militare e poi, nel 1802, per mano di Pietro Teulié, ad orfanotrofio militare. L'orfanotrofio mutò il suo nome, contemporaneamente all'istituzione del Regno d'Italia Napoleonico, in Reale Collegio degli Orfani Militari.

Il Reale Collegio degli Orfani Militari (1802-1814)

Cinque mesi dopo le sue dimissioni da Ministro della Guerra, Teulié vide accolte le sue istanze in favore dei veterani, degli invalidi e degli orfani militari. Il 1° gennaio 1802 (11 nevoso dell'anno X) Luigi Tordorò, succedutogli nell'incarico, diede mandato al commissario di Guerra Guizzardi di presiedere una commissione per "l'organizzazione di una compagnia di Invalidi e due di Veterani e per la scelta di un locale nella casa di San Luca che sia proprio ad un orfanotrofio di quaranta figli dei più meritevoli dei nostri guerrieri".

La commissione, di cui facevano parte il comandante dei veterani Endris e i capitani Duracci e Sceger, lavorò in fretta. Due settimane dopo, il primo regolamento della Scuola era pronto e veniva pubblicato con l'ordine del giorno n. 86 del Dipartimento della Guerra datato 15 gennaio 1802. Eccone l'incipit: "Interprete dei sentimenti di riconoscenza che nutre la patria per quegli onorati cittadini che dalle di lei battaglie sortirono mutilati o incanutirono sotto il peso delle armi impugnate a prò dei loro concittadini, ed animato dai sentimenti paterni che l'armata professa il nostro saggio Governo, il Ministro della Guerra ordina che in tutte le sue parti sia eseguito il seguente provvisorio regolamento. Soldati! La cura che prende la nazione per i vostri fratelli meno felici animi il vostro coraggio, e vi dimostri che non sono dimenticati, anzi si premiano gli onorati servigi.".

Il documento si componeva di trentanove articoli, di cui circa trenta dedicati all'organizzazione dei veterani invalidi e il restante ai loro figli orfani.

Il primo comandante fu il Capitano Antonio Artaud, un francese di sessantuno anni, proveniente dalle truppe modenesi, in forza a una compagnia di Veterani; suo vice fu il Capitano Giovanni Champenois, con funzioni di sottoeconomo, sessantenne e francese anch'esso. L'organico era completato da un Tenente, un Sottotenente, un Sergente Maggiore, due Sergenti e sei Caporali, tutti provenienti dalla Compagnia di Veterani. Il 23 novembre 1802 fu nominato direttore dell'orfanotrofio il Capitano degli Invalidi Ignazio Ritucci, ex Capo Battaglione dell'Esercito Borbonico e Capitano nella Repubblica Partenopea. Nel luglio 1804 terminò la convivenza dei giovani allievi dell'Orfanotrofio con i Veterani e Invalidi.

Nel dicembre 1805 il Capo Battaglione Giovan Battista Deangeli assunse la direzione dell'Orfanotrofio.

Nel 1807 il Viceré Eugenio di Beauharnais approvò il nuovo regolamento e mutò la denominazione dell'Istituto in "Collegio Reale degli Orfani Militari".

Il 20 agosto 1811 fu approvato il nuovo regolamento del Reale Collegio degli Orfani di Milano a firma di Eugenio Napoleone di Francia, Viceré d'Italia, Principe di Venezia e Arcicancelliere di Stato dell'Impero, a nome di Napoleone Imperatore dei Francesi e re d'Italia".

Il 9 novembre 1811 Deangeli, nominato Comandante d'Armi di 4^ Classe, passò le consegne del Collegio all'Ispettore alle Rassegne, Barone Giacomo Filippo De Meester Hüyoël. Con questo strumento normativo il Generale De Meester condurrà la sua azione pedagogica sino al 1814. Il Governatorato di De meester coincise con il declino di Napoleone. De Meester si era compromesso firmando un appello a Lord Bentinck per il mantenimento di un Regno Italico indipendente, insieme al suo collaboratore al Collegio, Giuseppe Merlo. A mezzanotte dell'11 dicembre 1814 De Meester fu arrestato nella sua casa di via della Passione 245 e scontò due anni nelle prigioni milanesi e due nella fortezza di Theresienstadt. La direzione dell'Orfanotrofio, all'atto del suo arresto, era passata provvisoriamente al Tenente Colonnello Edward Young e ratificata nel 1815 insieme alla nuova denominazione di Imperial Collegio Militare di San Luca.

L'Imperial Regio Collegio Militare di San Luca (1814-1848)

Il 21 settembre 1814 il collegio passava alle dipendenze dell'Imperial Regio Comando Austriaco.

Nel periodo di trapasso dal vecchio al nuovo regime, l'ordinamento del Collegio e la composizione dello Stato Maggiore non mutarono. Gli ufficiali rimasero al loro posto ma il corpo insegnanti fu drasticamente cambiato; tutti i professori "forestieri" furono licenziati, tra cui il piemontese, professore di francese, Silvio Pellico, il quale trovò un impiego come precettore presso il conte Porro Lambertenghi, attorno al quale si riunivano letterati e scrittori di spiriti romantici e liberali.

Il successore di De Meester, Tenente Colonnello Edward Young fu in assoluto il comandante che rimase in carica per più tempo, dal 1814 al 1836. Il suo primo compito fu quello di traslare le spoglie di Pietro Teulié dalla "sua" scuola e inumarle in San Celso, per reprimere i sentimenti napoleonici prima e risorgimentali poi, che serpeggiavano tra le truppe e in particolar modo nel Collegio.

Le uniformi furono cambiate; il verde che era stato il colore della Repubblica cisalpina fu abbandonato per passare al grigio cenere. Furono confezionate giacchette con risvolti rosso carminio, pantaloni stretti dello stesso colore con filetto rosso, scarpe con stringhe e berretto.

Nel 1821 i fratelli Boneschi, ex allievi, erano fra i cospiratori e il Collegio fu sempre considerato "vivaio di spiriti liberi".

Nel 1836 il Colonnello Young fu sostituito dal Maggiore Johann Cristophe von Leuenfels, proveniente dal battaglione cacciatori.

Nel 1838, con risoluzione del 30 novembre, l'imperatore Ferdinando I decretò lo scioglimento del Collegio Militare, in luogo del quale furono create due Case di educazione militare a Bergamo (Casa di educazione lombarda) e a Cividale (Casa di educazione veneta).

Nel 1839 Ferdinando I d'Asburgo trasformò il collegio in Imperial regio collegio dei cadetti.

L'edificio di San Luca fu quindi destinato a ospitare una compagnia di centocinquanta cadetti, organizzata sul modello dei Collegi dei Cadetti austriaci. La Compagnia dei Cadetti fu comandata dapprima dal capitano Joseph von Reichenau, poi, dal 1847, dal capitano Rudolf Severus.

Nel 1848 la rivolta, preceduta da quelle di Vienna, Parigi e Palermo, scoppiò anche a Milano. Da sabato 18 a mercoledì 22 marzo, un popolo di centossessantamila cittadini cacciò dalla sua città una guarnigione di sedicimila austriaci comandati dal Conte Joseph von Ratetx Radetzky.

Vale la pena ricordare che nel comitato di guerra instaurato dai Milanesi per organizzare la rivolta era presente anche Riccardo Ceroni, già allievo del Collegio e figlio del Capitano che, con i suoi scritti, aveva innescato il famoso "affaire Ceroni".

Uno degli ultimi capisaldi a essere abbandonato dagli austriaci fu la scuola militare, situata a ridosso delle mura e dominante Porta Ludovica.

Gli allievi parteciparono ai combattimenti urbani nel corso delle cinque giornate di Milano difendendo l'edificio della scuola sino al 22 marzo dagli insorti milanesi.[senza fonte]

Passa anche alla storia l'ardita impresa dei Cadetti che issarono sulla cupola del Duomo di Milano, che si diceva essere stata minata, la bandiera tricolore, formata da tre bande orizzontali riportanti la scritta: W Dio, l'Italia e Pio.

L'evento viene celebrato ogni anno in occasione delle due cerimonie dette della Consegna del Primo Tricolore: la prima si svolge in Piazza Cinque Giornate, ai piedi dell'omonimo Monumento, in cui il Comune di Milano consegna al Comandante della Scuola lo storico simbolo, l'altra nel corso del giuramento degli Allievi della I Compagnia, quando la Bandiera viene riconsegnata al Comune.[senza fonte]

Pochi giorni dopo la fine dei combattimenti in città, i locali della scuola militare milanese furono presi in custodia dalla Municipalità e consegnati al signor Antonio Carnevali che, per sua iniziativa, vi aprì una scuola d'artiglieria e genio[1].

Il 6 agosto 1848 il feldmaresciallo Radetzky rientrò a Milano e l'edificio scolastico fu nuovamente adibito ad ospedale militare e tale vi rimase per tutto il decennio successivo che passerà alla storia come il 2decennio di preparazione". Malgrado l'interessamento dello stesso Radetzky, il Collegio non fu riaperto.

Il Collegio Militare di San Luca (1859-1895)

Il 26 agosto 1859, Vittorio Emanuele II firmò il decreto istitutivo di un collegio militare da istituire a Milano e destinato a "fornire Allievi idonei all'ammissione nella Regia Militare Accademia". Le norme, recitava il decreto, erano le medesime del Collegio Militare di Asti, istituito nel 1857 e di quello di Racconigi, fondato nel 1834 per i figli di militari. Fu insediata una commissione col compito di decidere sulla idoneità allo scopo dei locali di San Luca e la scelta fu quasi obbligata, non solo per carenza di altre strutture, ma per ovvie ragioni di continuità storica.

Nel 1860 furono numerose le domande di ammissione di ragazzi provenienti da varie parti d'Italia e anche dalle regioni ancora sotto dominazione austriaca.

Gli ultimi francesi lasciarono San Luca nell'ottobre 1859. A novembre fu nominato comandante il Luogotenente Colonnello Efisio Cugia di Sant'Orsola, affiancato dal Maggiore Pompeo Bariola.

A sostituire Cugia venne chiamato il Tenente Colonnello Genova Thaon di Revel di Saint André.

Suo successore fu il Tenente Colonnello Roberto Patrese, che rimase in carica dal 1860 al 1861, l'anno dell'Unità d'Italia.

La politica di risanamento dei bilanci condotta energicamente dal Governo, portò alla soppressione del Collegio Militare di Parma e al trasferimento a Milano di 70 allievi nel 1864 e alla chiusura del Collegio Militare di Asti e al trasferimento a Milano di 47 allievi nel 1866.

A causa della situazione precaria, si preferiva immettere nel Collegio un numero di nuuovi allievi inferiore a quello di coloro che ne uscivano e si arrivò alla chiusura del Collegio, decretata l'11 agosto 1869 e attuata il 16 settembre. Gli allievi rimasti furono trasferiti nel Collegio Militare di Napoli. L'edificio di San Luca fu destinato in quegli anni alla Scuola di agricoltura, insediata con decreto del 10 aprile 1870 e aperta ufficialmente il 2 gennaio 1871.

Nel 1873, la legge sul nuovo ordinamento dell'esercito proposta dal Ministro Ricotti stabilì la creazione dei collegi per preparare i giovani alle Accademie Militari. Accanto alla Nunziatella, che non era mai stata soppressa, fu decisa nel 1874 l'apertura dei collegi a Firenze e Milano.

Con Regio Decreto del 19 settembre 1895 il Collegio fu chiuso per le solite ragioni economiche.

Fra gli ex allievi degni di nota , Vittorio Emanuele di Savoia Aosta, conte di Torino, in ossequio alla tradizione sabauda di far fare l'apprendistato ai pupilli della casata in un collegio militare. Tre ex allievi divennero Marescialli d'Italia: Luigi Cadorna, Enrico Caviglia ed Emilio De Bono. Quattordici ricevettero il laticlavio di senatori del Regno, otto divennero Generali d'Armata e settanta Generali di Corpo d'Armata; più di duecento furono i Generali di divisione e di Brigata.

La Scuola Militare di Milano (1935-1943)

Durante la Prima Guerra Mondiale, l'edificio fu adibito a caserma del 7° Bersaglieri. Al termine della Prima Guerra Mondiale, con Regio Decreto del 21 agosto 1921, l'edificio fu adibito a Scuola Allievi Ufficiali di Complemento e Allievi Sottufficiali, cessando la sua attività nel 1934.

L'8 febbraio 1935 un telegramma di Mussolini al podestà di Milano comunicò la decisione di riaprire la Scuola Militare. Il Ministro della Guerra donò la statua di Giulio Cesare che tuttora presidia il cortile d'onore. L'attività della scuola riprese quindi il 21 ottobre 1935. Il corso iniziato nel 1935 fu intitolato alla memoria di Umberto Masotto, l'eroe di Adua. Sotto l'androne del cortile d'onore fu posta una lapide con i nomi di tutti i caduti dalla Terza Guerra d'Indipendenza alla Prima Guerra Mondiale. Dopo pochi anni se ne dovette aggiungere un'altra per accogliere i nomi degli ex allievi caduti nel secondo conflitto mondiale.

Nel 1937 ebbe inizio una tradizione durata per tutto il periodo di apertura della scuola: il 21 marzo, nel cortile della Rocchetta, al Castello Sforzesco di Milano, il podestà diede in consegna al Battaglione Allievi il primo tricolore militare italiano affinché venisse custodito per un giorno all'interno della "Teulié", in occasione della celebrazione delle Cinque Giornate. Il vessillo, più propriamente uno stendardo, era l'insegna della Compagnia Cacciatori a Cavallo e fu acquistato a Parigi dal Conte Borletti, il quale lo donò a Mussolini che, a sua volta, lo destinò al Museo del Risorgimento di Milano. La bandiera, anteriore di tre mesi al tricolore adottato dal Congresso Cispadano di Reggio Emilia, costituiva un ponte di continuità fra il fondatore e la rinnovata scuola.

Alla fine del 1942 la Scuola fu trasferita a Cremona per sottrarla ai bombardamenti alleati su Milano ma dopo l'8 settembre cessò di funzionare e i tedeschi avevano occupato i locali devastandoli

Passarono 53 anni, durante i quali l'edificio divenne la caserma dei militari in servizio presso il comando dello stato maggiore del 3º Corpo d'armata (due compagnie ed un plotone di minuto mantenimento).

La Scuola Militare Teulié oggi

Il 23 settembre 1996, sessantasei sedicenni, accolti da un gruppo di ex allievi settantenni, varcarono il portone della Scuola che fu riaperta come sede distaccata della Scuola militare "Nunziatella" Nel 1998 fu concessa la Bandiera d'Istituto, sancendo la definitiva autonomia scolastica e militare della scuola che prese il nome provvisorio di "2^ Scuola Militare dell'Esercito" che, in seguito alle richieste del Col. Grasso, mutò presto in Scuola Militare "Teulié".

Il 23 marzo 2002, primo giorno di Milano libera dopo le Cinque Giornate, il Comune di Milano conferì agli allievi della Scuola Militare la cittadinanza onoraria.

La scuola militare "Teulié" è dunque complessivamente rimasta ad oggi aperta per circa 60 anni sui 213 trascorsi dalla sua fondazione.

Dalla riapertura si sono susseguiti i seguenti corsi: Turinetto I, Masotto II, Musso II, Camozzini II, Buffa di Perrero II, Ferrari II, Fadini II, Fumi II, Platone II, Marinetti I, Ruocco I, Del Din I, Serafino I, Spagnolo I, Paglia I, Zamorani I, Grecchi I, Quarantelli I. Tutti i nomi dei corsi derivano dal cognome degli ex allievi della Scuola che hanno ricevuto Medaglie al Valor Militare.

L'uniforme storica[modifica | modifica wikitesto]

Per l'allievo, l'uniforme è una corazza ma anche una gabbia. Lo protegge, gli dà sicurezza, senso di identità e di appartenenza e, nello stesso tempo, lo limita, gli impone regole e divieti. Se la corazza diventa debole o la gabbia troppo stretta, l'allievo lascia la Scuola perché si rende conto che indossare un'uniforme come quella di allievo della Teulié non fa per lui.

Per ogni circostanza l'allievo dispone di un'uniforme appropriata e di un corredo adatto, ma l'uniforme storica è quella che più lo distingue. Apparentemente è uguale per tutti: kepi, spadino, giubba blu con doppia bottoniera, giubbino bianco d'estate, pantaloni con banda rossa e mantella turchina. Ma esiste una semiologia anche per le uniformi. Ogni particolare, ogni colore, ogni numero ha un preciso significato da interpretare. Il numero due inscritto nella nappina del kepi indica l'appartenenza al 2° Battaglione Allievi (il 1° è quello di Napoli), i numeri 1,2, o 3 sulle spalline identificano l'anno di frequenza, lo stemma sul petto riporta il nome del corso.

Gli allievi qualificati indossano gradi d'argento sulle maniche: tre filetti con asola per il capocorso di battaglione, tre, due e un filetto rispettivamente per i capi scelti, gli scelti e gli istruttori. I capiclasse e i vicecapiclasse si fregiano rispettivamente di due e di una barretta d'argento.

L'allievo che per 120 giorni consecutivi non riporta né punizioni né insufficienze scolastiche è autorizzato a fregiarsi della "cifra di merito", un distintivo sulla manica costituito dal monogramma "RI" della Repubblica Italiana.

I cordoni che gli allievi esibiscono sul petto hanno anch'essi un preciso significato. All'alfiere spetta un cordone con i colori nazionali, per i due allievi di scorta alla bandiera il cordone è cremisi. La batteria tamburi, cui compete il compito di aprire lo sfilamento degli allievi e cadenzare il passo, è costituita da un mazziere (cordone argento e azzurro), trombe (cordone amaranto e oro), tamburini (cordone argento), tamburi imperiali (cordone oro e blu). La Guardia d'Onore ha il compito di rappresentare la scuola e, per i dieci allievi che la compongono, il cordone è oro.

Tutto questo tripudio di colori e galloni non è semplice scenografia ma serve a trasmettere ciò che si è e ciò che si è meritato, serve a infondere orgoglio e senso di appartenenza. Anche le tradizioni occupano un posto importante nel processo formativo degli allievi.

Blasonatura dello stemma araldico[modifica | modifica wikitesto]

Lo scudo sannitico d'azzurro reca al centro un'aquila rostrata, armata d'oro e caricata in petto dallo scudo ellittico d'argento alla croce di rosso; alla base degli artigli una lista bifida di colore oro, riportante in caratteri maiuscoli neri il motto "ITERUM ALTE VOLAT". La corona turrita è di color oro.

Motti[modifica | modifica wikitesto]

Il motto della Scuola, dal 1935 al 1943, è stato "Osare e durare", mentre l'attuale motto, dalla riapertura nel 1996, è "Iterum alte volat", che significa "Di nuovo vola alta".

Sul muro dello scalone d'onore che porta alle aule è scritto "Ad vincendum Studium".

Sino a pochi anni fa, sui muri del passaggio tra il Cortile Giulio Cesare e il Cortile Primo Tricolore era scritto una frase tratta dal Vangelo di Matteo (5,37) "Sit autem sermo vester: 'est, est', 'non, non'" in latino da un lato e "ἔστω δὲ ὁ λόγος ὑμῶν ναὶ ναί, οὒ οὔ·" in greco dall'altro, ovvero "Il tuo dire sia dunque chiaramente un sì oppure un no!".

Ex allievi degni di nota[modifica | modifica wikitesto]

Membri di Famiglia Reale

Alte cariche dello Stato

  • Luigi Cadorna, Maresciallo d'Italia.
  • Enrico Caviglia, Maresciallo d'Italia, protagonista della battaglia di Vittorio Veneto.
  • Emilio De Bono, Maresciallo d'Italia.
  • Generale d'Armata Alberico Albricci, Ministro della Guerra dal 1919 al 1920.
  • Generale d'Armata Alberto Pariani, Luogotenente Generale del Regno d'Albania, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e Sottosegretario della Guerra.
  • Generale Vittorio Santini, Capo di Stato Maggiore della Difesa.
  • Generale Roberto Segre, capo della missione militare a Vienna nel Primo Dopoguerra.
  • Generale di Corpo d'Armata Enrico Asinari di San Marzano, Comandante Generale dei Reali Carabinieri, Senatore del Regno, Ministro di Stato.
  • Generale di Divisione Enrico Boscardi, comandante della 6^ Divisione "Tevere" durante la Campagna d'Africa Orientale.
  • Tenente Generale Alberto Crispo Cappai.
  • Generale Gustavo Pesenti, Governatore della Somalia Italiana.
  • Generale di Corpo d'Armata Carlo Petitti di Roreto, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri.
  • Generale di Corpo d'Armata Ottavio Zoppi.

Eroi nazionali

  • Capitano Umberto Masotto, primo ex allievo del Collegio Militare di Milano decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Capitano Mario Musso, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Maggiore Carlo Camozzini, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Tenente Colonnello Carlo Buffa di Perrero, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Tenente Colonnello Elio Ferrari, Medaglia d'Oro al Valor Militare
  • Maggior Generale Umberto Fadini, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Sottotenente Alberto Fumi, primo dei Corsi dal 1935 al 1943 a essere decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Colonnello Alessandro Platone, Medaglia d'Argento al Valor Militare
  • Colonnello Giulio Marinetti, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Sottotenente Ettore Ruocco, partigiano Medaglia d'Oro al Valor Militare
  • Sottotenente Aldo Turinetto, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Tenente Adolfo Serafino, partigiano Capo di Stato Maggiore della Divisione "Val Chisone", Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Sottotenente Ardu, allievo albanese, Medaglia d'Argento al Valor Militare
  • Sottotenente Dalmazzo, Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
  • Sottotenente Turco, Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
  • Sottotenente Corrado Spagnolo, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Tenente Giorgio Paglia, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Sottotenente Bruno Mezzadra, allievo del Corso Buffa di Perrero I, Medaglia d'Argento al Valor Militare.
  • Sottotenente Renato Del Din, allievo del Corso Buffa di Perrero I, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Lucio Santi, allievo del Corso Fadini I, Medaglia d'Argento al Valor Militare.
  • Italo Grimaldi, allievo scelto del Corso Fadini I, da partigiano recuperò il labaro della scuola e lo portò con sé sino alla sua morte.
  • Allievo Mario Grecchi, allievo del Corso Platone I, ottavo decorato con Medaglia d'Oro al Valor Militare dei corsi dal 1935 al 1943.
  • Allievo Aldo Zamorani, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
  • Comandante Manlio Quarantelli, Medaglia d'Oro al Valor Aeronautico

Personalità civili

Comandanti[modifica | modifica wikitesto]

Regno d'Italia

  • 1802 Cap. Antonio Artaud
  • 1802-1805 Cap. Ignazio Ritucci
  • 1805-1811 Capo Btg. Giovan Battista Deangeli
  • 1811-1814 Generale Giacomo Filippo De Meester Hüyoël

Regno Lombardo-Veneto

  • 1814-1836 Ten. Col. Edward Young
  • 1836-1838 Magg. Johann Cristophe Von Leuenfels
  • 1838-1847 Cap. Joseph Von Reichenau
  • 1847-1848 Cap. Rudolf Severus
  • 1848-1859 (Scuola chiusa)

Regno di Sardegna

Regno d'Italia

  • 1861-1869 Lgt. Col. Cesare Ferreri
  • 1869-1874 (Scuola chiusa)
  • 1874-1880 Col. Fiorenzo Bava Beccaris
  • 1880-1882 Col. Carlo Secretant
  • 1882-1884 Col. Agostino Giulio Rossi
  • 1884-1889 Col. Francesco Rogier
  • 1889-1892 Col. Giovanni Ravetta
  • 1892-1895 Col. Ernesto Toselli
  • 1895-1935 (Scuola chiusa)
  • 1935-1937 Col. Pietro Maggiani
  • 1937-1939 Col. Lorenzo Mugnai
  • 1939-1942 Col. Giuseppe Cortese
  • 1942-1943 Col. Epifanio Chiaramonti
  • 1943-1946 (Scuola chiusa)

Repubblica Italiana

  • 1946-1996 (Scuola chiusa)
  • 1996-2000 Col. Marco Grasso
  • 2000-2002 Col. Ermanno Patrizio
  • 2002-2005 Col. Antonio Tebaldi
  • 2005-2008 Col. Giuseppe Affini
  • 2008-2010 Col. Corrado Serto
  • 2010-2012 Col. Maurizio Patané
  • 2012-2014 Col. Francesco Giordano
  • 2014-presente Col. Gioacchino Violante

Attività didattiche[modifica | modifica wikitesto]

Allievo della scuola militare "Teulié" in uniforme storica.

Come tutte le altre scuole militari, la Teulié segue i programmi ministeriali stabiliti per il liceo scientifico ed il liceo classico.

Gli allievi del corso "Zamorani I" sono stati gli ultimi ad avere la possibilità di scelta del piano di studi impostati sul modello del Liceo Scientifico Europeo, con i relativi programmi ministeriali seguiti regolarmente.

Le attività e la permanenza all'interno di essa seguono le regole della vita militare, in quanto gli allievi, dal 16° anno di età, sono arruolati.. Gli allievi possono usufruire della libera uscita in uniforme storica tre volte a settimana (mercoledì, sabato e domenica) con orari prestabiliti. Tuttavia è consentito, qualora la condotta dell'allievo sia eccellente, ottenere il "pernotto", ovvero il permesso di non fare rientro il sabato sera e pernottare fuori dall'istituto, limitatamente però al solo fine settimana; in tal caso l'allievo esce il sabato dopo la seconda colazione per rientrare la domenica sera.

Attività sportive[modifica | modifica wikitesto]

Gli sport praticati sono:

Attività militari[modifica | modifica wikitesto]

I giovani allievi della Teulié, oltre alla normale attività di studio, svolgono attività militari quali:

  • Istruzione formale
  • Addestramento individuale al combattimento (A.I.C.)
  • Istruzione sulle armi e sul tiro
  • Difesa personale
  • Corso di primo soccorso

Per perfezionare e/o finalizzare l'addestramento si svolgono campi estivi nelle varie aree addestrative dell'Esercito Italiano, sovente degli Alpini.

Ammissione ai corsi[modifica | modifica wikitesto]

L'ammissione alla Scuola Militare "Teulié" avviene attraverso concorso ed è consentita esclusivamente agli studenti idonei a frequentare il 1° Liceo Classico o il 3° Liceo Scientifico.

A seguito del bando si invia domanda di iscrizione. Le fasi concorsuali si svolgono nel centro di reclutamento nazionale dell'esercito a Foligno: superato un test (questionario di tipo logico-deduttivo), i candidati sono sottoposti ad accertamenti sanitari e attitudinali nonché a prove di efficienza fisica. Questa fase concorsuale dura almeno cinque giorni ma ai concorrenti sarà di volta in volta comunicato, in base ai risultati degli esami/colloqui, se sono idonei o meno.

Alla fine degli accertamenti i concorrenti rimasti sono sottoposti alle prove di efficienza fisica, e i rispettivi risultati di questo esame fanno parte integrante della graduatoria finale. L'ultimo esame consta di un questionario (prova di cultura generale), dopo il quale si compilano le graduatorie e i candidati vincitori del concorso ricevono una lettera raccomandata con la data della convocazione.

Il ciclo di studi si completa con il conseguimento del relativo diploma di maturità e include, oltre alle materie scolastiche comuni a questi licei, anche dei corsi di lingua inglese, di informatica, di storia militare e di formazione finalizzati alla carriera militare.

Cronotassi dei corsi con i relativi motti[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei corsi e dei motti
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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ferdinando Rusconi, 19 anni di vita d'un garibaldino, ovvero da Murazzone 1848 a Mentana 1867. Racconto Storico, Aneddotico e Popolare, Firenze 1870, pp. 7-13. A. Luzio, Le Cinque Giornate di Milano nelle narrazioni di fonte austriaca, Roma 1899, pp. 82-83, 114-115.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Grasso, I Cadetti di Milano, Proedi Editore, 2007, ISBN 978-88-89721-28-5.
  • A. Sacchetti Sassetti, Alberto Del Fante, C.A. Lumini, Il Risorgimento Italiano, Fratelli Bocca Editori, 1912.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]