Lesina (isola)

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Lèsina
Hvar
Hvar J obala.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Mar Adriatico
Coordinate 43°08′N 16°44′E / 43.133333°N 16.733333°E43.133333; 16.733333Coordinate: 43°08′N 16°44′E / 43.133333°N 16.733333°E43.133333; 16.733333
Arcipelago Isole curzolane
Superficie 299,66 km²
Altitudine massima 628 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Croazia Croazia
Regione Regione spalatino-dalmata
Centro principale Lèsina
Demografia
Abitanti 11.103 (2001)
Densità 37 ab./km²
Cartografia
Croatia - Hvar.PNG
Mappa di localizzazione: Croazia
Lèsina

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L'isola di Lèsina (in croato Hvar, in greco antico Phàros, Φάρος) è la più lunga fra le isole della Dalmazia, con un'area di 299,66 km2, uno sviluppo costiero di 269,2 km e un'altitudine massima di 628 m. Grazie al suo clima mite, alla sua natura intatta e ai suoi monumenti storici è stata presto scoperta dai turisti di tutto il mondo.

Centri principali sono Lèsina (Hvar), Gelsa (Jelsa), Cittavecchia (Stari Grad), Verbosca (Vrboska) e San Giorgio (Sućuraj). Dal punto di vista amministrativo l'isola appartiene alla regione spalatino-dalmata.

Italiani[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Lesina il petrarchista dalmata Paolo Paladini che scrisse il suo "Canzoniere” nel 1496.

Altro nativo di Lesina fu Gian Francesco Biondi (1574 Lèsina - 1644 Aubonne, Berna, Svizzera) che fu uno dei primi creatori del romanzo italiano e visse per lunghi anni a Venezia mantenendo rapporti epistolari con Galileo, fra Paolo Sarpi e con i corregionali dalmati Ghetaldi, Francesco Patrizio e Marcantonio Dominis. Fu anche diplomatico della Serenissima presso la corte francese, la corte dei Savoia e la corte di Londra, dove sposò una nobildonna inglese.

Le sue opere letterarie principali sono i romanzi "L'Eromena" (Venezia 1624), "La donzella desterrada" (Venezia 1627), e "il Coralbo" (Venezia 1632) che ebbero una decina di ristampe nel giro di pochi anni. Pubblicò inoltre "L'Istoria delle guerre civili d'Inghilterra" tra due case di Lancastro e Jorc (1724). I romanzi di Biondi ebbero tale diffusione e divennero a tal punto popolari che nel 1638 tale Rumaceni pubblicò in volume, a Viterbo, una "Raccolta di tutte le sentenze, detti e discorsi morali, filosofici, politici... che si contengono nella Eromena... ed in altre opere del sig. Gian Francesco Biondi", il quale ebbe un ruolo importante nello sviluppo del romanzo europeo. Stando agli studiosi della letteratura del Seicento, con l'Eromena Biondi diede alla letteratura italiana il primo romanzo eroico-galante, un tipo nuovo di romanzo scevro degli elementi mistico-magici medievali.

Nel corso del XIX secolo la popolazione di lingua italiana, già minoritaria e ridotta alle principali città dell'isola, fu soggetta a un lento e progressivo calo al punto da costituire, al momento del censimento austriaco del 1900, appena l'1,4% della popolazione dell'isola, con punte massime del 3,9% a Cittavecchia comune e del 5,4% a Cittavecchia città[1].

A partire dagli anni precedenti la Grande Guerra parte di questa popolazione abbandonò la propria terra per rifugiarsi in gran parte a Zara o nelle province giuliane (dopo il 1924 anche a Fiume) oppure, seguendo l'esempio di alcuni curzolani e lissani, nella vicina Lagosta, unica tra le isole dalmate che fu assegnata all'Italia dal Trattato di Rapallo. Altri semplicemente si trasferirono nel resto del territorio italiano.

Qualche famiglia italiana rimase comunque sotto la Jugoslavia dei Karađorđević ma, all'arrivo dei titini nel 1943, una parte di questi cittadini furono fucilati: l'11 settembre 1943 Guido Rocchi Lusic, di 68 anni, venne prelevato dalla "Casa del Vecchio" e portato, insieme a una bara, nel cimitero. Venne arrestata anche la figlia Dora di 24 anni. In piena notte, abbracciati, vennero fucilati mentre gridavano: "Viva l'Italia". Nello stesso cimitero venne fucilato Fortunato Marchi dopo di essersi scavato la fossa.
Non giovarono di certo ai rapporti fra croati e italiani né le rappresaglie partigiane né il comportamento delle truppe di occupazione italiane (squadre di camicie nere e Carabinieri e Questurini, principalmente provenienti dalle Puglie), che anche a Lesina, e precisamente nei paesi di Verbagno (Vrbanj) e Cittavecchia di Lesina compirono devastazioni e violenze gratuite, con incendi di case civili, fucilazioni sommarie, saccheggi e vessazioni.
A Spalato invece, il 22 settembre 106 persone vengono fucilate dagli slavi e sepolte in tre fosse comuni: tra le vittime, il Provveditore agli Studi Giovanni Soglian, nato a Cittavecchia di Lesina nel 1901. Era stato professore presso l'Università di Varsavia e preside del liceo di Bressanone.

La tradizione di lingua e cultura italiane è stata progressivamente soppiantata, sicché molte famiglie con origini italo-venete non conoscono né parlano più correntemente l'italiano, per ragioni di assimilazione. In questi ultimi anni è però presente un consistente afflusso turistico da parte di italiani della penisola, ragion per cui anche gli abitanti naturalizzati croati hanno occasione di parlare italiano.

Pochi mesi fa è stata finalmente riconosciuta dalla Croazia la Comunità Nazionale Italiana, composta dagli oramai pochissimi connazionali rimasti e da quei Croati che hanno, anche in parte, ascendenza italiana.

Gli Italiani a Cittavecchia e Lésina[modifica | modifica sorgente]

Gli Italiani dell'isola di Lesina vivevano concentrati nel capoluogo, dove costituivano la metà della popolazione e a Cittavecchia dove erano la maggioranza. Una piccola minoranza viveva a Gelsa. Il resto dell'isola invece era compattamente croato. Gli italiani delle due località erano artigiani, proprietari terrieri ma anche marinai, pescatori e contadini (Lèsina, infatti era l'unico luogo della Dalmazia dove esistevano contadini italiani). L'isola aveva dato all'Italia nel XIX secolo tre patrioti: Francesco Boglich-Perasti, Felice Baylon e Luigi Machiedo. Nel 1879 combattivo rappresentate degli Italiani locali era Giovanni Botteri podestà e deputato di Cittavecchia, grande amico e collaboratore dell'ultimo sindaco italiano di Spalato, Antonio Bajamonti. Suoi avversari acerrimi furono i deputati isolani don Juraj Biankini (al secolo Giorgio Bianchini,) e Ivan Machiedo (al secolo Giovanni Machiedo), entrambi provenienti da famiglie di lingua e cultura italiane di Lesina città. Il Machiedo, peraltro, era già stato esponente della locale comunità italofona. Cittavecchia fu sempre roccaforte dei Dalmati isolani di lingua italiani, tant'è che nel 1885, il suo Consiglio comunale venne sciolto d'autorità dai funzionari austriaci, e nelle successive elezioni venne conquistato dai Croati. In risposta alla croatizzazione dell'isola, nel 1895 vennero fondate a Lésina e Cittavecchia le sezioni locali della Lega Nazionale. Al termine della Prima guerra mondiale, l'isola venne occupata dall'esercito italiano, cosa che animò gli Italiani locali contro gli Slavi. Tuttavia, nel 1921, con il ritiro delle truppe italiane, gli Italiani, soprattutto a Cittavecchia, per paura di ritorsioni da parte dei propri concittadini slavi, abbandonarono in massa l'isola. Nel 1927, si contavano nell'isola solo 509 italiani (concentrati soprattutto a Lesina città), anche se nel 1922 era stata riaperta la locale scuola italiana. Nel 1930 si contavano solo 80 italiani a Lesina e 60 a Cittavecchia. Nel 1933, la scuola mistilingue di Lèsina contava però ancora 34 alunni.

Tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Da cinque secoli nell'isola si ripete la tradizione della Za križen, una processione notturna che si tiene in occasione del Giovedì santo. La manifestazione è inclusa ell'elenco dei Beni culturali immateriali dell'UNESCO[2].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Dei resti fossili di Pontosaurus, un rettile estinto, sono stati rinvenuti nell'isola.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gemeindelexikon der im Reichsrate vertretenen Königreiche und Länder. Bearbeitet auf Grund der Volkszählung vom 31. Dezember 1900 - XIV - Dalmatien, ed. K. K. Staats- und Hofdruckerei, Vienna 1908.
  2. ^ Procession Za Krizen (‘following the cross’) on the island of Hvar in UNESCO. URL consultato il 9 febbraio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dario Alberi, Dalmazia, storia, arte, cultura, Lint Editoriale 2009, Trieste
  • Luigi Tomaz,In Adriatico nell'antichità e nell'Alto Medioevo, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think, Conselve 2003.

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