Giuseppe Lombardo Radice

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Giuseppe Lombardo Radice

Giuseppe Lombardo Radice (Catania, 1879Cortina d'Ampezzo, 1939) è stato un pedagogista italiano.

Laureato in filosofia all'Università di Pisa, Lombardo Radice fu dapprima docente di scuola media e poi, tra il 1911 e il 1922, insegnò pedagogia all'Università degli Studi di Catania.

In seguito negli anni 1922-1924, dunque durante il Fascismo, alle dirette dipendenze dell'allora ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, provvide alla stesura dei programmi ministeriale per le scuole elementari o primarie, prevedendo fra le altre anche l'uso delle lingue regionali nei testi didattici per le scuole (il programma Dal dialetto alla lingua) nel rispetto delle differenze storiche degli italiani. Questo tuttavia non si tradusse in pratica effettiva, data l'enfasi unificatrice e livellatrice dell'ideologia fascista.

Il suo operato non è associabile all'ideologia fascista, tant'è che quando il Fascismo rivelò apertamente la sua natura totalitaria con il delitto Matteotti nel 1924, egli passò a insegnare pedagogia presso l'Istituto superiore di magistero di Roma fino al 1928. Per aver abbandonato la collaborazione con il governo Fascista subì un periodo di emarginazione che lo indusse a ritirarsi dalla politica attiva (pur senza prendere mai apertamente le distanze dal Fascismo, come per altro gran parte della classe universitaria del tempo). Quindi si rivolse all'insegnamento e alla diffusione di un nuovo indirizzo pedagogico con la rivista “L'educazione nazionale”. Tale indirizzo pedagogico si ispirava all'opera del grande filosofo americano Ralph Waldo Emerson, da Lombardo Radice considerato il "profeta dell'educazione nuova". Ammirò e sostenne l'indirizzo pedagogico adottato a Muzzano (Svizzera) dalla maestra Maria Boschetti Alberti di Bedigliora.

[modifica] Voci correlate

Strumenti personali