Paola Del Din

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Paola Del Din

Paola Del Din (Pieve di Cadore, 1923) è una partigiana e insegnante italiana, nota durante la Resistenza con il nome di battaglia di "Renata", medaglia d'oro al valor militare.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo l’armistizio, con il fratello Renato, ex allievo della Scuola Militare di Milano (oggi Teulié), entrò nella resistenza in Friuli-Venezia Giulia nelle file della Brigata Osoppo con il nome di battaglia "Renata".

Prese parte a numerosi e rischiosi incarichi come staffetta e informatrice.

Dopo l'uccisione del fratello da parte dei tedeschi, per incarico della "Osoppo" e su richiesta di un messaggio alleato, riesce a raggiungere gli alleati a Firenze e a consegnare i documenti che trasportava. Per continuare la sua opera patriottica, dopo aver frequentato un corso per paracadutisti, il 9 aprile 1945 può lanciarsi in una zona del Friuli dove deve prendere contatto con una missione alleata e con la formazione Osoppo; all'atterraggio si frattura una caviglia, ma riesce comunque ad adempiere i suoi compiti e a consegnare i documenti che ha con sé, attraversando a più riprese le linee di combattimento, per portare messaggi ai reparti alleati in avanzata.

Dopo la Liberazione si laurea in lettere all'Università di Padova, insegna per alcuni anni, poi vince una borsa di studio ed emigra negli Stati Uniti. All’Università di Pennsylvania consegue il titolo di "Master of Arts". Tornata in Italia, si dedica all'insegnamento nella scuola pubblica. Nel febbraio del 2007 viene riconfermata alla presidenza nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà che lascia nel giugno 2008. È tuttora presidente regionale della Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra.

Dopo aver espresso pubblicamente la propria opinione in merito all'organizzazione Gladio, con la frase «pur non avendone fatto parte, io non mi sono mai sentita di esprimere un giudizio negativo su Gladio», durante le celebrazioni a Udine del 25 aprile 2005, una trentina di militanti di Rifondazione Comunista e altre formazioni politiche, contestarono pesantemente il discorso della medaglia d'oro Del Din. Il fatto fu pubblicamente condannato dal segretario regionale dell’ANPI, Luciano Rapotez. I capigruppo di minoranza del Consiglio Regionale friulano presentarono una mozione di solidarietà a Paola Del Din che, nella seduta n.118 del 26 maggio 2005, venne respinta con 17 voti favorevoli e 26 voti contrari.[1][2]

Nel 2010 Paola Del Din assieme a Carlo Giovanardi ha protestato contro il ministero dei Beni Culturali per la sua attività attorno alla Malga di Porzûs. La protesta della Del Din verteva attorno alle motivazioni riportate nel decreto ministeriale che avrebbe dovuto rendere le Malghe "bene d'interesse culturale", poiché secondo l'ex partigiana, la ricostruzione dell’eccidio - copiata[3] dalla voce di Wikipedia corrispondente[4] - era «una porcheria»[5]. Il decreto fu quindi ritirato dal ministro Sandro Bondi e poi riproposto con una motivazione storicamente attendibile nel novembre dello stesso anno[6].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Dopo aver svolto intensa attività partigiana nel Friuli nella formazione comandata dal fratello, ad avvenuta morte di questi in combattimento, viene prescelta per portare al Sud importanti documenti operativi interessanti il Comando alleato. Oltrepassate a piedi le linee di combattimento dopo non poche peripezie e con continuo rischio della propria vita ed ultimata la sua missione, chiedeva di frequentare un corso di paracadutisti. Dopo aver compiuto ben undici voli di guerra in circostanze fortunose, riusciva finalmente, unica donna in Italia, a lanciarsi col paracadute nel cielo del Friuli alla vigilia della liberazione. Nel corso dell’atterraggio riportava una frattura alla caviglia ed una torsione alla spina dorsale, ma nonostante il dolore lancinante, la sua unica preoccupazione era di prendere subito contatto con la Missione alleata nella zona per consegnarle i documenti che aveva portato con sé. Negli ultimi giorni di guerra, benché claudicante, passava ancora ripetutamente le linee di combattimento per recapitare informazioni ai reparti alleati avanzanti. Bellissima figura di partigiana seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà.[7]»
— Zona di operazione, settembre 1943 - aprile 1945

L'onorificenza fu consegnata ufficialmente dal generale comandante della Regione militare Nord-Est Lodovico Donati, il 23 maggio 1960, al cospetto dei reparti militari d'onore, schierati nella piazza d'armi di Padova.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Tolmezzo le ha dato la cittadinanza onoraria[8]
  • Poggio Rusco (Mantova) le ha dato la cittadinanza onoraria il 24 aprile 2012.
  • Madrina del corso "Del Din" (2007-2010) della Scuola Militare Teuliè di Milano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tommaso Cerno, L’Anpi condanna l’attacco alla Del Din , Messaggero Veneto, 27 maggio 2005
  2. ^ Regione Friuli-Venezia Giulia, Atti consiliari, seduta n.118 del 26 maggio 2005, pagg.21-36
  3. ^ "Wikipedia, conto su di te. Ma attenti alla gaffe" da "L'eco di Bergamo" del 28 maggio 2010
  4. ^ Versione della voce a gennaio 2010, periodo in cui è stato diffuso il documento del ministero
  5. ^ "Pasticcio storico su Porzûs: Bondi blocca il riconoscimento" dal Messaggero Veneto del 27 maggio 2010
  6. ^ Fabrizio Caccia, Porzûs, corretti gli errori della «relazione copiata» in Corriere della Sera, 27 novembre 2010. URL consultato il 6 settembre 2012.
  7. ^ [1] Quirinale Scheda Paola Dal Din
  8. ^ [2] Anpi - visto 21 dicembre 2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie