Meleagro di Gadara

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Meleagro di Gadara nacque intorno al 130 a.C. a Gadara, città della Transgiordania che, sotto il regno dei Seleucidi, era diventata un notevole centro di cultura ellenica.

In gioventù aderì al cinismo e scrisse dialoghi di contenuto leggero nel genere della satira menippea (si ricorda il Contrasto tra il purè di piselli e quello di lenticchie).

Si trasferì poi a Tiro e in vecchiaia prese dimora a Kos (Coo), dove terminò i suoi giorni, circa nel 60 a.C..

Se come poeta la sua personalità è tutt'altro che quella di un minore, ancora più rilevanti sono i suoi meriti come divulgatore di cultura, giacché a Meleagro si deve l'antologia della "Ghirlanda", composta nell'ultima fase della sua vita, dalla quale dipende la conservazione di quanto resta della poesia epigrammatica ellenistica.

Autoepitafio
Isola mia nutrice fu Tiro, Gadara mi generò,
antica patria fra le genti di Siria.
Fui caro alle Muse, nacqui da Eucrates, io Meleagro
che un tempo corsi a gara con le Grazie di Menippo.
Se sono siriano, perché ti stupisci? Il mondo, o viandante,
è la nostra patria, un solo Chaos ha generato tutti i mortali.
Grave d'anni ho inciso queste parole prima di giungere a morte
perché chi ha per vicina la vecchiaia è prossimo ad Ade.
Ma tu rivolgi il saluto al vecchio ciarliero
e possa tu pure giungere a una vecchiezza ciarliera.

Fiori sulla chioma di Eliodora Intreccerò le bianche violacciocche, intreccerò il narcisso delicato coi mirti, intreccerò i gigli che sorridono ed il croco soave ed il cupo giacinto, e intreccerò le rose che amano l'amore, perché sopra le tempie d'Eliodora dai riccioli stillanti di profumo la mia corona copra fiore a fiore l'onda della sua chioma.

Zenofila vince i fiori Fiorisce il garofano, fiorisce il narciso assetato di pioggia, sulle colline si distendono i gigli fioriti. Fiorisce l'anice d'amore, Zenofila, dolce rosa di Peithò un fiore splendido tra gli altri fiori. Prati, perché ridete scrollando le chiome screziate? È inutile: la fanciulla vince le ghirlande odorose.

Eliodora, anima della mia anima Dentro, dentro il mio cuore, proprio Eros ha dato forma a Eliodora che dolce mi parla, anima della mia anima

La voluttà dei ricordi Per Timo, per i suoi riccioli amati e la bella chioma, per l'odorosa pelle di Demo che porta via il sonno, per i dolci giochi amorosi di Ilia, e per la lampada insonne che vide infinite orge, l'ultimo respiro mi resta sulle labbra, Eros. Se vuoi anche questo, parla e io te lo darò.

In morte di Eliodora Attraverso la terra anche sotterra giù all'Ade t'offro in dono, o Eliodora, queste lacrime mie, lacrime amare, quello che resta ormai del nostro amore, e sopra il tuo sepolcro onorato e compianto io ne verso il libame, ricordo dell'affetto e del desìo. Ahi, misero, e ti chiamo, misero Meleagro, te che amata mi sei tra i morti ancora, ed è l'omaggio, vano omaggio che rendo all'Acheronte. Ohimè, dov'è il virgulto che fu d'ogni mia brama termine e segno? L'ha rapito Ade, Ade me l'ha rapito, e disfatto ha la polvere il suo fiore. E tu, o Terra, che dài ad ogni creatura il nutrimento, dolce tra le tue braccia, te ne supplico, o madre, costei che lascia così largo pianto, accoglila e radducila al tuo seno.

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