Paolo Silenziario

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Paolo Silenziario (... – Costantinopoli, 580) è stato un dignitario imperiale ed un poeta epigrammista bizantino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vissuto nel VI secolo alla corte dell'Imperatore Giustiniano I col titolo di Silentiarius, nome con cui si designavano gli alti funzionari imperiali al seguito dell'imperatore preposti a far osservare il silenzio durante le liturgie sacre, fu forse, insieme ad Agazia Scolastico, Cometa Cartulario ed Ireneo Referendario, l'ultima grande voce dell'epigramma in lingua greca, forma letteraria che trovò la sua massima espressione nelle scuole dell'ellenismo, per poi tramontare durante il medioevo e rifiorire solo durante il Rinascimento ed il Barocco, soprattutto tra i poeti di lingua italiana. I temi cari a Paolo Silenziario furono principalmente l'arte e l'erotismo: sono in considerevole quantità gli epigrammi che egli dedica, con una sensualità passionale ma mai oscena, alla descrizione di amori fugaci con etere, oggi raccolti nel V volume dell'Antologia Palatina. Di lui resta anche un componimento in esametri dedicato alla descrizione artistica della basilica di Santa Sofia che in quegli anni, dopo l'incendio della rivolta di Nika, con i lavori di ricostruzione ordinati da Giustiniano, iniziava ad assumere la forma più vicina a quella attuale, divenendo superiore per dimensioni e bellezza a quello che fino ad allora era stato il più grande tempio della cristianità orientale: la chiesa di San Polieucto, i cui lavori furono commissionati, alla fine del V secolo, dalla patrizia Anicia Giuliana. Nel periodo in cui Paolo Silenziario componeva i suoi epigrammi, la lingua ufficiale dell'Impero Romano d'Oriente era il latino: in latino venivano redatti i documenti ufficiali, in latino venivano pronunciati i discorsi di maggiore importanza, in latino si celebravano le maggiori funzioni religiose. Il greco era la lingua popolare nella sua forma di dimotikì, parlata dalla maggior parte dei sudditi, e divenne lingua ufficiale dell'Impero solo a partire dal VII secolo, quando, con l'avvento di Costantino IV,verrà superata la fase "tardoromana" per accedere a quella propriamente "bizantina".

Sensualità tardoantica[modifica | modifica wikitesto]

« Gettiamo, amore mio, le vesti ed accostiamoci:

il mio corpo nudo ed il tuo corpo nudo intrecciati e niente sta in mezzo; la tua veste leggera mi sembra come le mura di Semiramide. Avviciniamo l'uno all'altro le labbra e il petto sul resto silenzio: non mi piace il parlare indecente. »

(Paolo Silenziario, Anth. pal V, 252)
« Preferisco le tue rughe, Filinna

al fiore di tutta la giovinezza: amo tenere fra le mie mani i tuoi seni tremolanti in punta, piuttosto che i seni tutti ritti di una ragazzina. Il tuo crepuscolo vale più della sua primavera il tuo inverno più caldo dell'estate di altre. »

(Paolo Silenziario, Anth.pal V,258)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

L'epigramma 258, dedicato da Paolo Silenziario all'anziana compagna Filinna, ha ispirato Roberto Vecchioni per il testo di una canzone di Angelo Branduardi, intitolata La donna della sera, nell'album Domenica e lunedì.

L'epigramma "Con animo rigido, negli anni giovani" è utilizzato da Aldo Busi in epigrafe al romanzo "La Delfina Bizantina" del 1986

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

  • [1] dove vi sono alcune informazioni sull'Antologia palatina.


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