Amazzoni

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Amazzone ferita (particolare) nei Musei Capitolini di Roma
« guerriera ardita,

che succinta, e ristretta in fregio d'oro
l'adusta mamma, ardente e furïosa
tra mille e mille, ancor che donna e vergine,
di qual sia cavalier non teme intoppo. »

(Publio Virgilio Marone, Eneide, libro I.810-814 [orig. lat.: 491-493]. Traduzione di Annibal Caro)

Le Amazzoni (in greco antico Ἀμαζόνες) sono un popolo di donne guerriere della mitologia greca.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome greco Ἀμαζών (amazòn) è di dubbia etimologia.

La maggior parte degli autori classici, considerano la Ά iniziale un'alfa privativa che rende nullo il successivo nome μαζός, versione ionica di μαστός, che vuol dire "seno": il risultato sarebbe quindi "senza seno".

L'etimologia è riferibile al costume tradizionale attestato dalle fonti mitografiche secondo cui, le Amazzoni si mutilavano la mammella destra allo scopo di tendere meglio l'arco. Da tutti gli autori viene evidenziata la relazione fra la mutilazione/occultamento degli attributi femminili e il miglioramento delle abilità guerresche reputate qualità chiaramente maschili.

Amazzone ferita, 1903, opera su tela dell'artista tedesco Franz von Stuck.

Lo pseudo-Ippocrate riferisce[1] che alle donne dei Sarmati, tradizionalmente identificate o collegate con le Amazzoni (si veda in seguito), viene bruciata la ghiandola mammaria destra tramite l'applicazione di un disco di rame arroventato. La pratica viene compiuta nella prima infanzia per impedire lo sviluppo del seno e assicurare maggior forza al braccio che tenderà l'arco.
Un riferimento ad un costume analogo delle Amazzoni viene attestato[2] da Diodoro Siculo. Lo storico greco accenna alla mutilazione senza fornire dettagli, ma precisando che il suo scopo è quello di rendere più forti le donne guerriere. Eustazio di Salonicco, ecclesiastico ed erudito bizantino del XII secolo, nel suo commentario all'Iliade[3] cita la pratica della bruciatura del seno nei termini e negli scopi precisati da Ippocrate («ut arcus facilius intendant»), ma riferendola alle Amazzoni del poema omerico.

Un riferimento analogo compare anche nell'Eneide[4] di Virgilio il quale descrivendo Pentesilea, una delle loro regine, annota come il seno della donna sia compresso strettamente da una fascia d'oro («aurea subnectens exsertae cingula mammae»).

Altre fonti[senza fonte] invece considerano la Ά iniziale come un rafforzativo, e quindi la traduzione sarebbe "grande seno". Questo sarebbe confermato dal fatto che quasi tutte le rappresentazioni di questo popolo mostrano splendide donne con entrambi i seni fiorenti.

Altre fonti[senza fonte] ancora lo fanno derivare dal caucasico masa, "Luna", e quindi si potrebbe tradurre con "sacerdotesse della Luna".

Nella letteratura e mitologia greca[modifica | modifica sorgente]

Collocazione[modifica | modifica sorgente]

Mappa inglese del 1770 che ricostruisce la geografia del Caucaso secondo le fonti letterarie greco-romane. Le Amazzoni sono state poste nella parte più settentrionale della Sarmazia asiatica. La carta mostra anche l'ubicazione dell'Albania caucasica, della Scizia e della Palude Meote: tutti luoghi variamente citati dagli autori classici come patria delle Amazzoni

Sulla base delle fonti classiche, le Amazzoni vivono nella Scizia, presso la palude Meotide[5] o in un'area imprecisata delle montagne del Caucaso da cui sarebbero migrate, successivamente, sulla costa centro-settentrionale dell'Anatolia (o viceversa da questa in Scizia).

Eschilo, nella sua tragedia Prometeo incatenato[6], sposa l'origine caucasica e accenna alla migrazione quando fa profetizzare, da Prometeo, la sorte di Io. Alla fanciulla - che è stata trasformata in giovenca e che sta disperatamente fuggendo dal castigo di Era - viene rivelato il fatto che la aspetta un lungo viaggio, alla fine del quale raggiungerà il Bosforo, dove sarà liberata, non prima, però, di aver visitato vari luoghi dell'Asia occidentale tra cui i monti del Caucaso e la palude Meotide dove vivono le Amazzoni.

Le donne guerriere, secondo il titano, migreranno successivamente nell'Anatolia fondando la città di Temiscira presso il fiume Termodonte[7] nella regione del Ponto.

Erodoto le colloca[8], invece, in Scizia presso il fiume Tanai[9] cercando di coniugare, così come già accennava Esiodo, i vari racconti mitologici degli scontri fra gli eroi greci e le Amazzoni di Temiscira[10] con i resoconti etnografici dell'epoca sui Sarmati, una popolazione nomade di etnia iranica, le cui donne combattevano con gli uomini a cavallo[11], vestivano come loro e non si sposavano prima di aver ucciso un nemico in battaglia[12].

Erodoto, contrariamente a Eschilo, fornisce un elaborato racconto della migrazione delle Amazzoni, sconfitte dai Greci, dall'originale sede di Temiscira fino alla palude Meotide ove si sarebbero unite ad un gruppo di giovani maschi Sciti migrando, successivamente, assieme a costoro in una zona imprecisata lungo il corso del fiume Tanai. In quel luogo, i loro figli avrebbero dato origine ad un unico popolo: i Sauromati (Sarmati).

La fusione fra le due popolazioni, avrebbe originato, tra i Sarmati[13], una ginecocrazia ovvero una società matriarcale secondo alcuni autori classici fra cui Plinio il Vecchio[14].

Strabone, qualche secolo dopo, nella sua Geografia[15], colloca ancora il popolo delle Amazzoni in quell'oriente favoloso per l'uomo greco che comprende Scizia, Persia e India, parimenti abitato da popoli reali e fantastici, specificando, però, che le sue fonti sono in disaccordo indicando due regioni distinte.

Secondo Teofane di Mitilene che avrebbe compiuto, come riferisce Strabone, una spedizione in quei luoghi, le Amazzoni vivrebbero ai confini settentrionali dell'Albania caucasica[16] in quanto separate dal fiume Mermadalis[17] dalle terre degli Sciti e di altre popolazioni nomadi del Caucaso[18].

Secondo altre due fonti di Strabone, gli storici Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi, le Amazzoni abiterebbero una valle fra i Monti Cerauni, nell'Armenia, e confinerebbero con i Gargareni, un popolo costituito esclusivamente da individui maschi con cui le Amazzoni si accoppierebbero per assicurarsi la sopravvivenza.

Usi e costumi[modifica | modifica sorgente]

Le donne guerriere venivano tradizionalmente governate da due regine, una della pace (politica interna) e una della guerra (politica "estera"). Tra le regine più conosciute si ricordano Mirina, Ippolita e Pentesilea.

In Geografia XI.5.4-5, Strabone descrive il costume delle Amazzoni di compiere, ogni primavera, una visita nel territorio del popolo vicino dei Gargareni, i quali si offrono ritualmente per accoppiarsi con le donne guerriere affinché possano generare dei figli. L'incontro avviene in segreto, nell'oscurità, perché nessuno dei due amanti possa conoscere l'identità dell'altro. Secondo Plutarco la stagione degli accoppiamenti dura due mesi, ogni anno. Poi le Amazzoni fanno ritorno nei loro territori.[19]

La sorte della prole muta a seconda del sesso del nascituro. I maschi, secondo Strabone, vengono rimandati nel luogo d'origine e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se sia o meno suo figlio; le femmine, invece, rimangono con le madri e vengono allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, alle tecniche di caccia e di guerra.

Le armi principali delle Amazzoni sono l'arco, l'ascia bipenne ed uno scudo particolare, piccolo ed a forma di mezzaluna, chiamato pelta.[senza fonte]

Prima di ogni battaglia suonano il sistro, uno strumento che producendo un suono limpido e cristallino, non può avere lo scopo di intimorire il nemico, ma solo quello di ingraziarsi gli dèi.[senza fonte]

Amazzone pronta per la battaglia: potrebbe forse raffigurare Venere armata. La statua è conservata alla National Gallery

Il combattimento a cavallo è la loro specialità (ancora oggi "amazzone" è sinonimo di "cavallerizza"). Selezionano i loro animali e mantengono con loro un rapporto di affiatamento totale che le rende delle perfette centaure; cavalcano stalloni, nel periodo in cui i Greci si accontentano di pony.[senza fonte]

Sono famosi i loro giochi Targarèi, dei quali narra Eumolpo: cinquanta imbarcazioni, chiamate titalnès, si affrontano sul Termodonte: scagliate una verso l'altra a velocità folle, vincono quelle i cui campioni - detti targaira, amazzoni in piedi sulle barche che impugnano delle aste - riescono a sostenere l'impatto senza cadere in acqua. Si procede così a eliminazione finché non c'è un'unica vincitrice, che viene proclamata la prediletta di Afrodite (anche questo è insolito: normalmente le Amazzoni veneravano la Dea Madre, che può essere identificata con Cerere, ed Artemide).[senza fonte]

Loro insolita caratteristica è quella di schiacciare un solo seno per avere maggiore mira con l'arco.

Persone ed eventi[modifica | modifica sorgente]

Le Amazzoni erano considerate nemiche dei Greci, in quanto, in una società maschilista come quella greca l'esistenza di donne guerriere non era neanche concepibile, e quindi esse rappresentavano la barbarie[senza fonte] che si contrapponeva all'ordine della civiltà ellenica.

Le Amazzoni sono citate frequentemente nella letteratura classica greca. Oltre alle descrizioni etnografiche di autori come Erodoto, Strabone, Diodoro Siculo che cercano di coniugare mito e storiografia, ma senza operare una netta distinzione l'uno dall'altra, vi sono naturalmente quelle più nettamente poetiche e mitologiche. Uno dei riferimenti epici più antichi è sicuramente quello nell'Iliade in cui sono menzionate due volte.

In Iliade III.188-190, Priamo ricorda di aver combattuto le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia (Turchia nord-occidentale). Le Amazzoni, ricorda Priamo, erano «ὰντιάνεραι» (eguali ai maschi, forti come i maschi), ma non erano numerose come gli Achei.

Priamo cita anche il luogo della battaglia che appare concorde con i riferimenti mitografici alle Amazzoni del Ponto: le rive del fiume Sangario (Σαγγάριος in greco, Sangarius in latino) che è il nome antico del fiume Sakarya nella regione storica della Frigia.

In Iliade VI.186[20], la lotta contro le Amazzoni è una delle imprese compiute da Bellerofonte che fa da perfetto contraltare, essendo le Amazzoni le più forti fra le donne, ad un'altra impresa dell'eroe, menzionata nel verso precedente: lo scontro con i Solimi[21] contro i quali Bellerofonte avrebbe combattuto la più dura battaglia con uomini[22].

Nell'Etiopide, un poema epico di Arctino di Mileto risalente al VII secolo a.C. e molto noto nell'età classica, ma di cui ci è pervenuto solo un breve frammento originale e un riassunto del V secolo a.C., veniva narrata la partecipazione delle Amazzoni, guidate dalla loro regina Pentesilea, alla guerra di Troia come alleate, questa volta, di Priamo. Il fulcro del poema era lo scontro fra Achille e Pentesilea che si concludeva con la morte di quest'ultima per mano dell'eroe greco e la restituzione del suo corpo ai Troiani da parte di un Achille commosso e pieno di ammirazione verso l'amazzone tanto da venir accusato di tradimento da un suo compagno d'arme.

I sentimenti di Achille nell'Etiopide, così prossimi all'amore verso la fiera nemica, e la tragicità intrinseca della vicenda, erano ideali per essere trasformati, durante il Romanticismo, in un intenso dramma psicologico d'amore e morte. E così, proprio, lo svilupperà il drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist nella sua tragedia Penthesilea (1808) in cui, una regina delle Amazzoni resa folle dal contrasto insanabile fra l'amore e l'orgoglio sbrana, assieme ai suoi cani, il corpo di Achille.

Lista di Amazzoni[modifica | modifica sorgente]

Achille con il corpo dell'amazzone Pentesilea, dipinto di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein
  • Aella, la prima delle Amazzoni che affrontò l'eroe Eracle, quando egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.[23]
  • Agave, una delle Amazzoni, nominata da Igino.[24]
  • Alcibia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Diomede.[25]
  • Alcippe, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.[23]
  • Antandra, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Achille.[26]
  • Antibrote, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Achille.[27]
  • Antioche, una delle Amazzoni, nominata da Igino.[24]
  • Antiope, regina delle Amazzoni, fu amata dall'eroe Teseo, il quale la rapì e la condusse con sé ad Atene. Ebbe da lui un figlio, Ippolito. Venne uccisa da Molpadia, un'Amazzone, o da Teseo stesso.[28][29][30]
  • Asteria, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.[23]
  • Bremusa, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Idomeneo.[31]
  • Celeno, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Era una vergine cacciatrice, compagna di Artemide. Venne uccisa dall'eroe.[23]
  • Clonia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Podarce, figlio di Ificlo.[32]
  • Climene, una delle Amazzoni, nominata da Igino.[24]
  • Cleta, nutrice di Pentesilea, fu una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina a Troia. Dopo la sua morte, abbandonò il resto delle sue compagne e partì alla volta dell'Italia Meridionale. Qui fondò una città e diede origine ad un forte regno. Venne uccisa durante una battaglia.[33]
  • Deianira, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.[23]
  • Derimacheia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Diomede.[34]
  • Derinoe, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Aiace d'Oileo.[35]
  • Diossippe, una delle Amazzoni, nominata da Igino.[24]
  • Liliana, l'ultima della stirpe amazzone.[24]
  • Pentesilea, regina delle amazzoni nella guerra di Troia, in cui condusse le sue guerriere al fianco dei troiani; combatté con grande valore ma trovò la morte ad opera di Achille (secondo una versione del mito, grazie all'intervento divino di Teti).
  • Talestri, una delle regine amazzoni, che incontrò Alessandro Magno.[24]

Le Amazzoni nell'età classica e moderna[modifica | modifica sorgente]

Amazzoni latine[modifica | modifica sorgente]

Il poeta Virgilio riprende nell'Eneide la tradizione delle Amazzoni per descrivere l'eroina Camilla e il suo seguito di donne guerriere, alleate di Turno, che si scontrano con i Troiani guidati da Enea. La morte di Camilla, uccisa da una freccia, disperde le sue schiere.

Amazzoni del Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

I poeti Boiardo nell'"Orlando innamorato" e Ludovico Ariosto nell'"Orlando Furioso" traspongono nel ciclo cavalleresco la figura della donna guerriera, della "vergine indomita" nei personaggi di Bradamante e Marfisa, ma introducono in queste eroine dei sentimenti amorosi, sconosciuti agli autori classici. Infine Torquato Tasso nella "Gerusalemme Liberata" tratteggia l'ambigua figura di Clorinda, fortissima guerriera etiope di origine cristiana che combatte con gli arabi, ma alla fine è sconfitta e uccisa dal principe Tancredi.

Amazzoni del Sud America[modifica | modifica sorgente]

Uccisione di prigionieri da parte di Amazzoni in Sudamerica

Nel XVI secolo i primi esploratori spagnoli dell'America meridionale guidati da Francisco de Orellana riferirono di avere incontrato delle donne guerriere che li bersagliarono con frecce e dardi di cerbottana dalle rive del fiume Marañón, che essi chiamarono "fiume delle Amazzoni". Nel 1557, al ritorno da un viaggio in Brasile, l'esploratore André Thevet nel saggio Les singularitez de la France antarctique riprese il tema delle donne guerriere incontrate dagli Spagnoli. Le Amazzoni del Sudamerica furono a volte rappresentate con la pelle bianca. Esse praticavano il cannibalismo ed il femminismo: attaccavano le tribù confinanti per rapire donne e bambine, uccidendo i loro papà per cibarsi dei bambini[36].  Secondo Trevet, esse trattavano crudelmente i prigionieri che catturavano: li appendevano per una gamba al ramo di un albero, li uccidevano trafiggendoli con le frecce e bruciavano i loro corpi. Trevet affermò che ai tre tipi di Amazzoni descritti nell'antichità (Amazzoni di Scizia, d'Asia e di Libia) si venivano ad aggiungere le Amazzoni d'America: in tal modo, ciascun continente aveva le sue Amazzoni.   Nel 1655 il governatore André Vidal finanziò una missione[37], affidata al gesuita padre Antonio Vieira con Joao de Soutomaior, Francisco Veloso e Tomé Ribeiro sotto il comando militare di Bento Rodrigues de Oliverira, che portò loro la novella delle leggi di Dio e del Re del Portogallo[38].  Molte si convertirono e vennero addomesticate pacificamente, passando il resto della vita terrena a servire nelle aldeias e nelle reducciones, ma rifiutando contatti con gli uomini, estinguendosi nel giro di una generazione[39].

Le Amazzoni del Dahomey[modifica | modifica sorgente]

Fotografia di alcune Amazzoni del Dahomey (circa 1890).

È storicamente accertata l'esistenza di donne guerriere in Africa nel regno del Dahomey tra il XVIII e il XIX secolo. Inizialmente ebbero compiti di guardia al palazzo reale, poi, sotto il re Agadja, cominciarono ad essere usate nei combattimenti. In seguito la loro importanza crebbe fino al punto che arrivarono a costituire un terzo dell'esercito. Le Amazzoni del Dahomey erano alte e fisicamente forti. Indossavano una tunica e un paio di pantaloni all'altezza del ginocchio ed avevano varie armi, tra cui spade corte, pugnali, asce, archi e lance; nell'Ottocento aggiunsero al loro armamento anche i fucili. Oltre a partecipare ai combattimenti, svolgevano anche compiti di boia, effettuando le esecuzioni capitali dei prigionieri mediante la decapitazione. Grazie ai racconti di alcuni esploratori, la fama di queste donne guerriere arrivò in Europa e si parlò di loro anche in alcuni romanzi, tra cui Robur il conquistatore di Jules Verne e La Costa d'Avorio di Emilio Salgari. La conquista del Dahomey da parte della Francia avvenuta nel 1882 mise fine all'esistenza di queste amazzoni africane[40].

Le Amazzoni nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Le Amazzoni nei film[modifica | modifica sorgente]

Le Amazzoni nel genere fantasy[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In Περί αέρων, υδάτων, τόπων (Su arie, acque e luoghi), § 17 [1].
  2. ^ Bibliotheca historica II.3.
  3. ^ Παρεκβολαὶ εἰς τὴν Ὁμήρου Ἰλιάδα καὶ Ὀδυσσείαν (Commentari all'Iliade e all'Odissea di Omero), p. 402.
  4. ^ Eneide I.493.
  5. ^ Μαιῶτης λίμνη (palus maeotis in latino) era il nome greco arcaico della zona palustre formata dal delta del fiume Don sfociando nel Mar d'Azov (lago Meote per i greci).
  6. ^ Prometeo incatenato, opera citata, 723-725.
  7. ^ Il fiume Termodonte (Terme Çayı in turco) scorre nella provincia di Samsun, città turca sulla costa del Mar Nero nell'Anatolia centro-settentrionale.
  8. ^ Storie, opera citata, IV.110-117.
  9. ^ Τἀναἵς (Tanais in latino) era il nome greco arcaico del fiume Don oltre al nome di una colonia greca (fondata nel III secolo a.C. L'area fu visitata dai Greci fin dal VII secolo) situata proprio in corrispondenza della foce del fiume.
  10. ^ Nello specifico il racconto di una delle dodici fatiche di Eracle in cui il semidio deve recuperare la cinta di Ippolita, regina delle Amazzoni.
  11. ^ L'ipotesi che il racconto erodoteo (e i successivi analoghi riferimenti di altri autori classici) e in generale il mito delle amazzoni avesse una qualche base reale ricevette ampio risalto dalla stampa a seguito della pubblicazione (nel 1997 sulla rivista Archaeology e successivamente in un libro) dei resoconti delle campagne di scavi compiute a Pokrovka in Kazakistan, tra il 1991 e il 1995, sotto la direzione dell'archeologa Jeannine Davis-Kimball dell'Università di Berkeley nell'ambito del Kazakh/American Research Project. Nel corso degli scavi, vennero ritrovate sepolture femminili con corredi funebri contenenti armi e i cui scheletri riportavano segni di ferite da combattimento e deformazioni delle ossa delle gambe coerenti con una vita da cavaliere nomade.
  12. ^ Un ruolo femminile che contrastava nettamente con quello della donna ellenica tanto da far avanzare l'ipotesi, da parte di alcuni autori[senza fonte], di una interpretazione in chiave simbolica della guerra fra Greci e Amazzoni come di uno scontro fra una società patriarcale e una matriarcale.
  13. ^ Alcuni autori classici sembrano distinguere fra Sarmati e Sauromati indicando quest'ultimi come un sottogruppo dei Sarmati, ma i due termini sono trattati comunemente come sinonimi. Anche un autore di origine sarmate del VI secolo quale lo storico ed ecclesiastico alano-goto Iordanes non opera questa distinzione. Nella sua storia dei Goti (che reputava discendenti dei Geti) intitolata De origine actibusque Getarum (Sull'origine e le imprese dei Geti), Iordanes afferma che «Sarmati» è semplicemente il nome latino dei «Sauromati» (ibid L.265).
  14. ^ «Sauromatae gynaecocratumenoe, Amazonum conubia» (Naturalis historia VI.7.19).
  15. ^ Geografia, opera citata, XI.5.1 e seguenti.
  16. ^ Corrispondente all'incirca agli attuali stati del Daghestan e Azerbaijan.
  17. ^ Forse corrispondente al fiume Terek in Georgia. Vedi: John Abercromby, An Amazonian Custom in the Caucasus, in Folklore 1891.
  18. ^ Strabone cita i Γελαι (Geli, tribù di cadusi abitanti nella regione costiera del Gilan) e i Λεγαι (Legi), un'altra popolazione nomade della regione.
  19. ^ Plutarco, Vita di Pompeo, 35.3-4.
  20. ^ Le vicende di Bellerofonte vengono narrate all'eroe greco Diomede da Glauco, capo del contingente della Licia, il cui popolo era alleato dei Troiani. I due guerrieri, non conoscendosi, declamano l'uno all'altro le proprie origini prima di affrontarsi in combattimento.
  21. ^ Popolazione autoctona della Licia come viene detto da Erodoto in Storie I.173. I Solimi sarebbero stati scacciati nelle montagne dai colonizzatori cretesi della regione - gli antenati di Glauco - come riferisce Strabone in Geografia XIII.4.16.
  22. ^ Iliade, opera citata, pag. 389.
  23. ^ a b c d e Diodoro Siculo IV, 16, 2.
  24. ^ a b c d e f Igino, Fabulae, 163.
  25. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, verso 45; verso 260.
  26. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, verso 43; verso 531.
  27. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, verso 45; verso 532.
  28. ^ Diodoro Siculo IV, 28, 3.
  29. ^ Igino, Fabulae, 241.
  30. ^ Pausania I, 2, 1.
  31. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, verso 43; verso 247.
  32. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, versi 42.235 ss.
  33. ^ Licofrone, Alessandra, versi 993 ss.
  34. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, versi 45. 260.
  35. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, versi 42. 258.
  36. ^ José Torbirio Medina, “The Discovery of Amazon” (New York, 1934).
  37. ^ John Hemming, “Storia della conquista del Brasile”.
  38. ^ A. J. Saraiva, “Le Pere Antonio Vieira, SJ, et la libertè des Indiends”, Travaux de l'Institut d'Études Latino-Americanes de Strasbourg, 3, 85-118 (Strasbourg, 1963).
  39. ^ Neto Mello e José Antonio Goncalves, “Confissoes de Pernambuco, primeira visitacao do Santo Oficio as partes do Brasil” (Recife, 1970).
  40. ^ Franco Capone, Le vere amazzoni, Focus n. 211, maggio 2010

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

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