Braurone

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Coordinate: 37°35′34.21″N 23°59′37.51″E / 37.592836°N 23.993753°E37.592836; 23.993753

Testa di Artemide 350-300 a.C (museo archeologico di Braurone)

Braurone (in greco antico Βραυρών, in greco Βραυρώνα) era una località dell'Attica, situata vicino a Maratona. Deve il suo nome al culto per la dea Artemide Brauronia, molto importante nella cittadina.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il santuario di Artemide Brauronia si trovava sulla costa orientale dell'Attica. Il sito era vicino al mare su una piccola insenatura. Col tempo i sedimenti hanno riempito l'insenatura e la linea di costa si è allontanata. Il santuario era composto da un tempietto di Artemide, un ponte unico in pietra, santuari rupestri, una fonte sacra e una stoa a forma di pi greco (Π) con stanze per i banchetti rituali.

Mito[modifica | modifica sorgente]

Secondo Euripide, la dea Atena rivela che il luogo in cui Ifigenia tornerà dalla Tauride è Brauron e che lì sarà consacrata sacerdotessa di Artemide, vi morirà e vi sarà sepolta.[1]

Il poeta collega il santuario di Artemide Tauropolo ad Halai, 6,1 km a nord, e il santuario di Brauron.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Statuetta votiva di marmo (museo archeologico di Braurone)

Il santuario ha origini antiche. Una collina vicina, alta circa 24 m e distante 220 m a sud-est, era abitata durante il Neolitico prima del 2000 a.C. e fiorì durante l'Elladico medio e il Miceneo antico tra il 2000 a.C. e il 1600 a.C. come un sito fortificato (acropoli).[2] L'insediamento fu abbandonato nel Tardo Elladico III e l'acropoli non fu più significativamente occupata. Il periodo tra il Tardo Elladico IIIb e l'VIII secolo a.C. è oscuro. Strabone, citando Filocoro, afferma che Braurone era una delle dodici città fondate in Attica dal mitico re di Atene Cecrope,[3] e che in seguito Teseo aveva unito nella città di Atene.

Le attività di culto sono note a partire dall'VIII secolo a.C. in base alle dedicazioni rinvenute nella fonte sacra. Un tempio fu costruito nel VI secolo a.C. I Persiani distrussero il tempio nel 480 a.C. e portarono la statua cultuale a Susa. Il tempio fu ricostruito nel 420 a.C. con l'aggiunta della stoa a forma di pi greco (Π) e il ponte di pietra. Probabilmente questa attività edificativa fu intrapresa a seguito della peste di Atene nel 430 a.C. (Artemide era connessa alla peste e alla guarigione, come il fratello Apollo). Il sito fu utilizzato fino al III secolo a.C., quando le tensioni tra Atene e Macedoni causarono il suo abbandono, probabilmente dopo che fu danneggiato da un'inondazione. Nel II secolo Pausania afferma che Ifigenia, fuggita dalla Tauride portando con sé un'antica immagine di Artemide, sbarcò a Brauron dove lasciò lo xoanon (immagine di legno) per poi andare ad Atene e quindi ad Argo. Lo xoanon era antico[4]

Il sito fu preservato dai depositi trasportati dal fiume Erasino. Una basilica cristiana fu eretta nel VI secolo sul versante vicino della valle con materiale ricuperato dal santuario. Probabilmente la chiesa rimase in uso fino al VII secolo.[5] Per secoli non ci furono significative attività archeologiche. Nel XV secolo fu eretta una piccola chiesa dedicata ad Hagios Georgios nel XV secolo immediatamente adiacente alla piattaforma del tempio a sud-ovest, forse sui resti di un piccolo santuario.

Il culto[modifica | modifica sorgente]

Il culto di Artemide Brauronia era praticato anche ad Atene dove sorgeva il tempio Brauroneion, ovvero il Santuario di Artemide Brauronia, dal quale ogni quattro anni partiva una processione durante la festività detta Arkteia che percorreva i 24,5 km di distanza col santuario. A Brauron le giovani fanciulle ateniesi, prossime all'età da marito, formavano gruppi consacrati ad Artemide noti come arktoi ("orse", vedi il mito di Callisto) e trascorrevano il tempio in danze sacre, indossando vesti color zafferano[6], correndo gare di velocità e offrendo sacrifici. Secondo Aristofane alcune di loro imitavano a gesti un'orsa.[7] I dipinti sui vasi mostrano che la nudità cultuale era un elemento per la preparazione alla maternità.[8] Nella fonte sacra sono stati rinvenuti molti giocattoli infantili, dedicati da giovani fanciulle nubili ad Artemide alla vigilia del matrimonio (come racconta un epigramma nell'Antologia Palatina). Poteva esserci un'adorazione congiunta con Ifigenia sul luogo della "grotta". La dea Artemide (associata ad Ilizia) era un pericolo da propiziare dalle donne durante il parto e per il neonato. Le vesti delle donne morte durante il parto erano dedicate ad Ifigenia a Brauron.[9]

Sito archeologico[modifica | modifica sorgente]

La piantina del santuario di Brauron

Nel 1945 Ioannes Papadimitriou iniziò gli scavi sul sito, continuati dal professor Ch. Bouras negli anni 1950 fino al 1962. Tra i monumenti del V secolo a.C. si contano: lo stoa a forma di pi greco (Π), intorno al cortile interno, che si apre verso il tempio di Artemide; il tempietto (forse un heroon di Ifigenia); il ponte di pietra sopra il fiume Erasino.[2] Le iscrizioni restaurate degli edifici indicano molti più edifici di quanti ne siano stati rinvenuti, inclusa una palestra e un ginnasio.

Tempio di Artemide[modifica | modifica sorgente]

La piattaforma del tempio

Il primo tempio noto risale al VI secolo a.C. Costruito su uno sperone di roccia a sud del fiume, è allineato verso est su una piattaforma di 11x20 m. Della struttura rimane poco, oltre alle parti inferiori e ai solchi sul letto di roccia. Da alcuni resti si deduce che il tempio era di ordine dorico e che il naos (cella) aveva quattro celle e un adyton sul retro.[10] Non c'è accordo se il tempio fosse esastilo-prostilo (con sei colonne davanti) o distilo in antis (con due colonne tra due muri sporgenti). Un muro di contenimento a gradini sul lato nord della piattaforma. Forse si tratta degli scalini citati da Euripide.

Stoa a forma di pi greco (Π)[modifica | modifica sorgente]

Lo stoa e la fonte sacra visti da sud-ovest

La stoa dorica si sviluppa su tre lati di un cortile centrale (20x27 m) e guarda a sud in direzione del tempio di Artemide. Le fondazioni si estendono per 38 m lungo l'ala ovest, per 48 m lungo l'ala nord e per 63 m lungo l'ala est. Furono completate solo undici colonne del lato nord e una colonna per le altre due ali. Al di là del colonnato c'era un vicolo contenente molte stele votive e accessi a nove stanze approssimativamente squadrati (circa 5,5x5,5 m) a nord e ad ovest della struttura.

Gli accessi erano fuori centro rispetto alle stanze, ognuna delle quali era rialzata su una piattaforma. Su queste piattaforme ci sono molte incisioni (alcune ancora contenenti piombo) disegnati per inserire triclini (undici per stanza). Alcune stanze conservano piccoli tavoli in pietra di fronte al posto dei triclini. Queste strutture sono tra le più paradigmatiche tra le stanze da pranzo greche note. Le basi dei muri sono costruiti con massicci blocchi di pietra calcarea lavorati, privi di incisioni sulla superficie. I muri furono completati con mattoni fino al livello del tetto. Sul lato ovest c'era un'entrata con incisioni di ruote consumate sul pavimento in pietra e in linea con il ponte.

Il fregio dorico della stoa con le metope in marmo

Per la costruzione della stoa fu utilizzata pietra calcarea locale ricoperta in stucco finto marmo, tranne i capitelli dorici, le metope, l'architrave e le soglie realizzate in marmo. Una caratteristica molto atipica è l'uso di due triglifi nell'intercolunnio, invece di uno singolo. Ciò servì ad abbassare l'altezza totale della trabeazione e lasciare quadrate le metope. In aggiunta gli angoli del fregio hanno richiesto un accomodamento dell'espansione angolare (invece della contrazione come in molti altri templi) per armonizzare gli intervalli tra i triglifi, che non potevano essere posti al centro sopra le colonne d'angolo.

La struttura nord[modifica | modifica sorgente]

La serie di fessure della struttura nord

A nord della stoa, su un muro comune, esisteva una struttura dalla funzione sconosciuta con entrate elaborate ai lati est e ed ovest. L'asse maggiore misurava 48 m, l'asse minore circa 11 m. Lungo il muro nord della struttura c'era una serie di fessure per assi strette (forse in legno). Si è ipotizzato che su queste assi si deponessero gli indumenti dedicati a Ifigenia, come citato da Euripide.

Il ponte di pietra[modifica | modifica sorgente]

Il ponte di pietra
I solchi per le ruote sul ponte di pietra

Il ponte di pietra è l'unico esempio esistente di un ponte della Grecia classica. La struttura è quella standard trilitica. Misura circa 9 m di larghezza e una lunghezza di circa 8 m di quattro file di architravi posti cinque file di pilastri. Solchi per ruote sono incise sulle pietre del ponte con un angolo obliquo verso l'entrata ovest della stoa. Questi solchi non si dirigono verso l'elaborato propileo (ingresso monumentale) della struttura a nord della stoa, come potrebbe sembrare probabile.

La fonte sacra[modifica | modifica sorgente]

La fonte sacra col muro a scalini, il podio del tempio e la Chiesa di Hagios Georgios al centro

Una fonte si trovava all'estremità nord-ovest dello sperone di roccia che corre giù dalla collina dell'acropoli verso sud-est. Questa fonte era il centro delle attività di culto a partire dall'VIII secolo, le prime dalla fine dell'Età del Bronzo. Dedicazioni erano fatte gettando oggetti nella fonte.

Il piccolo santuario[modifica | modifica sorgente]

La "grotta", heroon di Ifigenia

A circa 12 m sud-est dal Tempio di Artemide fu costruito un "piccolo santuario" (Μικρον ιερον) di circa 5,5x 8 m tra la parte frontale dello sperone di roccia e un masso caduto dalla roccia di 25 m di lunghezza. In circa 6 m di spazio sono stati rinvenuti i resti di numerose strutture di funzione incerta. Questa area era stata associata alla propiziazione di Ifigenia, forse nella forma di un heroon. Probabilmente alcune di queste strutture era già presenti prima della caduta del masso; ed è possibile che il piccolo santuario rimpiazzasse un luogo sacro (forse per Ifigenia) distrutto dal collasso della roccia sotto cui era stato costruito. In alcune pubblicazioni questa area è stata denominata come una "grotta".

Le offerte votive[modifica | modifica sorgente]

Le offerte votive del santuario comprendono statue di bambini e bambine e molti oggetti pertinenti la vita femminile (come scrigni per gioielli e specchi). Un gran numero di crateri in miniatura (krateriskoi) sono stati portati alla luce: molti raffigurano giovani fanciulle, nude o vestite, che corrono o danzano. Il museo archeologico del sito, su una collinetta a 330 m a sud-est, espone un'ampia e importante collezione dei ritrovamenti effettuati sul sito.

La torre di Vravrona[modifica | modifica sorgente]

La torre di Vravrona

La torre era nel raggio di visuale di altre torri simili usate per segnalare tramite il fumo durante il giorno e tramite il fuoco durante la notte. I messaggi potevano essere trasmessi molto velocemente (si dice in un'ora tra Europa ed Asia). Le torri di Vravron e di Liada erano usata anche per avvisare gli abitanti dell'avvistamento di navi pirata. La tradizione locale attribuisce ai Veneziani che la costruirono tra il 1394 e il 1405, ma le indagini archeologiche mostrano che fu probabilmente costruita dai De La Roche, duchi di Atene (1204-1311).

Vravrona oggi[modifica | modifica sorgente]

Oggi Brauron si chiama Vravrona ed è una frazione di Markopoulo situato quasi ad 1 km a sud-est dal sito archeologico. La popolazione nel 1991 era di 90 abitanti. L'area urbana si trova 200 m a nord-ovest ed è collegata con una strada tra Markopoulo e Artemida (Loutsa). Il villaggio non si è sviluppato per via del golfo adiacente, roccioso e non adatto al nuoto. L'area, bagnata dal fiume stagionale Eurinos, una volta era famosa per i pomodori e i fichi. La varietà locale di pomodoro batala è considerata la migliore in Grecia: è dolce, molto profumata, molto grande e polposa e molto pesante. Poiché in pochi giorni collassa sul proprio peso, questa varietà è venduta entro pochi giorni dai contadini locali sul lato della strada. Oggi i pomodori batala si trovano solo nei giardini. I fichi di Vravrona, o "reali", sono molto grandi, dolci, con una buccia sottile anche quando colti in piena maturazione. Sono praticamente impossibili da immagazzinare e quindi, non essendo commerciabili, vengono coltivati negli orti casalanghi.

Museo Archeologico[modifica | modifica sorgente]

Il Museo Archeologico è a cinque minuti di macchina dal sito archeologico. Nel 2009 è stato rinnovato e le esposizioni risistemante. L'orario di apertura è dalle 8:30 alle 15:00.

Luoghi più vicini[modifica | modifica sorgente]

  • Artemida (Loutsa), verso nord (ha un tempio di Artemide vicino alla costa)
  • Limani Mesogeias (più noto come Porto Rafti), a sud
  • Markopoulo Mesogeias, a sud-ovest

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Euripide, Ifigenia in Tauride, 1446-1448
  2. ^ a b Ministero della Cultura Ellenica
  3. ^ Strabone, Geografia, IX, 1, 20.
  4. ^ Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia, 1, 33, 1.
  5. ^ Princeton Encyclopedia of Classical Sites.
  6. ^ Suda, "arktos ê Braurôniois"
  7. ^ Aristofane, Lisistrata, 645
  8. ^ Burkert 1985:263
  9. ^ Burkert 1985:151; ref. Glowacki
  10. ^ La presenza di un adyton è attestata per il tempio di Artemide a Loutsa e ad Aulide. Schwandner collega questa caratteristica comune ad una pratica diffusa nella regione.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Burkert, Walter, 1985. Greek Religion (Cambridge: Harvard University Press)
  • Schwandner, Ernst-Ludwig. 1985. Der ältere Porostempel der Aphaia auf Aegina. Berlin: W. de Gruyter.
  • Petros G. Themelis, Brauron, le sanctuaire et le musée, Apollo-Verlag, Athènes
  • Jan N. Bremmer, Dieux, mythes et sanctuaires dans la Grèce antique, Berlin 1998, ISBN 3-548-26537-5
  • Maria Mavromataki, La Mythologie et les cultes en Grèce, Athènes, 1997
  • Karl Kerenyi, La Mythologie des Grecs I, Munich, 1998, ISBN 3-423-30030-2

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