Nostoi

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Nostoi (Νόστοι, Ritorni) è la denominazione attribuita a poemi greci che compongono un ciclo epico[1] incentrato sul tema letterario del ritorno dei Greci in patria dopo la distruzione di Troia.

Ulisse e le sirene

Opere[modifica | modifica sorgente]

Il νόστος più importante pervenutoci integralmente può essere considerato l'Odissea di Omero[2].

Un'altra opera, analoga per materia, era i Nostoi, attribuita da alcuni autori allo stesso Omero, da altri a Eumelo di Corinto o ad Agia di Trezene, l'autore più accreditato[1].

La parte della storia raccontata dai Nostoi cronologicamente viene dopo quella narrata nell'Iliou persis (La caduta di Ilio), ed è seguita dall'Odissea.

Il poema si componeva di cinque libri scritti in esametri dattilici. La parola nostos significa ritorno a casa.

Dai nostoi trasse ispirazione Licofrone per la sua Alessandra.

Datazione[modifica | modifica sorgente]

La data in cui i Nostoi sono stati composti e quella in cui sono stati fissati per la prima volta in forma scritta sono molto incerte. Molto probabilmente la stesura del testo è stata completata nel VII o VI secolo a.C.

Il contenuto[modifica | modifica sorgente]

I Nostoi raccontano il ritorno a casa degli eroi greci dopo la fine della Guerra di Troia. Nelle edizioni critiche moderne sopravvivono soltanto cinque versi e mezzo di quello che era il testo originale del poema, quindi per conoscerne la trama siamo costretti a ricorrere quasi esclusivamente al riassunto del Ciclo Epico che si trova nella "Chrestomatheia" attribuita ad un oscuro Proclo (che forse potrebbe essere identificato con il grammatico del II secolo Eutichio Proclo). Pochissime altre fonti forniscono infatti qualche indicazione sulla trama del poema.

Il poema si apre con i Greci che si stanno preparando a fare vela verso la loro patria, mentre la dea Atena è adirata a causa dell'empio comportamento da loro tenuto durante il saccheggio di Troia. Agamennone si attarda, cercando di riappacificarsi con lei; Diomede e Nestore partono invece senza indugio e riescono a raggiungere la propria casa senza rischi; Menelao parte a sua volta ma incontra una tempesta e perde molte delle sue navi, finendo contro la sua volontà in Egitto dove è costretto a restare per diversi anni. Un'altra parte dell'esercito greco, tra cui il profeta Calcante, preferisce allontanarsi via terra e raggiunge Colofone, dove Calcante stesso muore e viene quindi sepolto.

Quando Agamennone è pronto a prendere il mare, gli appare il fantasma di Achille che gli rivela il suo destino. Agamennone compie un sacrificio propiziatorio e decide di partire ugualmente; Neottolemo, invece, riceve la visita di sua nonna, la Nereide Teti, che gli suggerisce di attendere ancora e compiere degli altri sacrifici in onore degli dei. Dietro richiesta di Atena, Zeus scatena una tempesta su Agamennone e sul suo seguito, nel corso della quale perde la vita Aiace Oileo che fa naufragio nei pressi della parte meridionale dell'isola Eubea. Neottolemo segue il consiglio di Teti e decide di rientrare via terra; giunto in Tracia, a Maroneia incontra Odisseo che era invece arrivato fin lì per mare. Neottolemo riesce a fare ritorno a casa, nonostante lungo la via perda la vita Fenice, e una volta arrivato viene riconosciuto da suo nonno Peleo.

Agamennone riesce a raggiungere la sua casa, ma cade assassinato da sua moglie Clitemnestra e dal suo amante, cugino di Agamennone, Egisto. Tempo dopo suo figlio Oreste vendicherà la sua morte uccidendo entrambi gli amanti assassini. Alla fine anche Menelao riesce a fare ritorno dall'Egitto. Quest'ultima parte, nota come "Oresteia", viene ripresa nel III e IV libro dell'Odissea nei racconti di Nestore e Menelao; costituirà poi la base per la trilogia tragica di Eschilo, l'Orestea.

Alla fine dei Nostoi l'unico eroe greco ancora in vita a non aver ancora fatto ritorno a casa è Odisseo: la sua avventura verrà raccontata nell'Odissea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b R. Cantarella, La letteratura greca classica, p, 83. Op. cit. in bibliografia
  2. ^ J. P. Barron e altri, Letteratura greca, p. 196. Op. cit. in bibliografia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]