Telefo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Telefo (disambigua).
Eracle e Telefo, copia romana da un originale greco, Louvre

Nella mitologia greca Telefo (in greco Τήλεφος) è figlio di Eracle e di Auge, figlia del re di Tegea, Aleo.

L'eroe divenne oggetto di culto nella città di Pergamo, in Misia, e le sue gesta sono raffigurate sul fregio dell'Altare di Pergamo.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Giunto a Tegea, in Arcadia, Eracle ebbe un rapporto amoroso con Auge, figlia del re della città Aleo, senza conoscerne però la reale identità. Da questa unione nacque un bambino, che fu nascosto segretamente da Auge nel recinto di Atena. Ma Aleo scoprì la maternità della figlia quando, in seguito a una pestilenza che stava devastando il regno, si recò al tempio per pregare la dea. Il bambino fu dunque preso ed esposto sul monte Partenio dove, per volere divino, fu allattato da una cerva. Auge invece fu affidata al re Nauplio per essere venduta come schiava in terre lontane. Quest’ultimo, giunto in Misia, ricevette un riscatto dal re Teutrante, che la prese con sé. Secondo un’altra versione Aleo ordinò a Nauplio di affogare la fanciulla, ancora incinta, che però riuscì a fuggire e partorì il piccolo in un boschetto, nascondendolo poi in mezzo ai cespugli. La giovane però, ricatturata, venne venduta a un ammiraglio di Misia che la donò al re Teutrante. Il piccolo, allattato, come detto prima, da una cerva, fu ritrovato da alcuni pastori che lo consegnarono al proprio re, Corito, chiamando il piccolo Telefo, in onore della prima nutrice (il suo nome significa infatti “cerva”).

Diventato adulto, Telefo volle avere notizie sulla madre e si recò a Delfi per chiederne informazioni. L’oracolo gli consigliò di recarsi in Misia dal re Teutrante. Giunto dunque in Misia con l’amico Partenopeo, vide come quella terra era minacciata dall’esercito del re Ida. Teutrante aveva promesso la mano di Auge a chi avesse sconfitto le schiere del rivale. Telefo affrontò dunque in duello Ida e lo uccise, ricevendo in premio Auge, senza sapere però chi fosse realmente. Ma la donna, riconoscendolo, non volle unirsi a lui e svelò al figlio la sua vera identità. Teutrante felice decise di adottarlo come suo erede e gli diede in moglie Astioche, sorella del re troiano Priamo, da cui nacque Euripilo. Alla morte del re, Telefo divenne sovrano di Misia.

Lo scontro con i greci[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo regno i greci sbarcarono nella sua terra e, scambiandola per Troia, la invasero. Radunate le truppe, Telefo combatté energicamente, uccidendo Tersandro, nipote di Edipo. Affrontò in duello Achille e, rimasto avvinghiato in un tralcio di vite, fu ferito con un colpo di lancia alla coscia dal Pelide. La ferita di Telefo sembrava inguaribile e costrinse il re a recarsi di nuovo a Delfi per sapere se c'era qualche speranza di guarigione. L’oracolo rispose che solo chi l’aveva ferito avrebbe potuto risanarlo. Giunto dunque in Grecia, dove intanto erano tornati gli Achei, Telefo prese in ostaggio il piccolo Oreste, figlio d’Agamennone, minacciando di ucciderlo se Achille non l’avesse guarito dalla ferita. Nessuno osò toccarlo perché Calcante, l’indovino, aveva profetizzato che solo l’Eraclide sarebbe riuscito a guidarli verso Troia. Guarito grazie alla ruggine della lancia di Achille, Telefo guidò i greci verso la spiaggia troiana, tornando in seguito in terra di Misia. Quando poi i greci posero l'assedio a Troia, Telefo, pur imparentato con Priamo, proclamò lo stato di non belligeranza: ma Astioche si fece corrompere dalla sua famiglia di origine, e costrinse Telefo a mandare un contingente militare guidato dai nobili Cromi ed Ennomo, cui si unì, al decimo anno della guerra, il figlio stesso del sovrano, Euripilo, ormai cresciuto, contro il volere paterno: dietro la decisione di Euripilo avrebbe influito in modo notevole l'ascendente che Astioche aveva sul giovane. Secondo un'altra tradizione, invece, Astioche intervenne armata a fianco di Telefo quando i greci avevano attaccato il loro regno, venendo uccisa da Nireo.

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia della partenza Euripilo decise di convolare a nozze con la promessa sposa. Il principe morì a Troia, senza venir mai a sapere che la moglie aspettava un figlio da lui. Ella partorì un maschio, Grino: Telefo riversò tutto il suo affetto sul nipote, occupandosi personalmente della sua educazione, e morì dopo averlo nominato suo successore. Divenuto re, Grino strinse amicizia con Pergamo, il figlio di Neottolemo, uccisore di suo padre, e sovrano d'Arcadia. I due fondarono in Misia una nuova città, che fu chiamata Pergamo e legata alla memoria di Telefo. I resti dell'eroe vennero infatti qui trasferiti e posti in un grandioso complesso funerario.

Pareri secondari[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni autori Telefo sposò Astioche in seconde nozze: la prima moglie fu Argiope, una delle figlie di Teutrante, e da lei l'eroe ebbe Tarconte e Tirreno, che migrarono in Italia (ben prima della guerra di Troia). Un'altra versione mette tra i figli di Telefo anche Ciparisso, senza fare il nome della madre. Per Igino, invece, la moglie dell'eroe era Laodice, figlia di Priamo.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Le gesta di Telefo sono raccontate nella tragedia omonima di Euripide e ricordate negli Acarnesi di Aristofane.

La figura di Telefo nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Il mito di Telefo è rappresentato in uno dei fregi del celebre altare di Zeus, conservato a Berlino.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]