Atalanta (mitologia)

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Atalanta, particolare dall'Atalanta e Ippomene, di Guido Reni, 1622-1625, Napoli, Gallerie Nazionali di Capodimonte.

Atalanta (dal greco Αταλάντη Atalànte, "in equilibrio") è una figura della mitologia greca, figlia di Iasio o Iaso, re dell'Arcadia, e di Climene.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Il padre desiderava un maschio e, com'era costume in questi casi, la abbandonò sul monte Pelio. Artemide inviò un'orsa, che se ne prese cura allattandola e allevandola. Qualche tempo dopo fu trovata da un gruppo di cacciatori che la crebbero.

La propensione per la caccia si manifestò presto quando affrontò e uccise con l'arco i centauri Ileo e Reco che avevano tentato di possederla. In seguito chiese di far parte degli Argonauti ma Giasone, che temeva la presenza di una donna sulla nave Argo, rifiutò. Altra prova di destrezza nella caccia la diede partecipando alla battuta per la cattura del cinghiale calidonio che riuscì a ferire per prima. Meleagro, in segno di onore, le fece dono della pelle della preda.

Atalanta e Peleo si contendono la pelle e il trofeo del cinghiale calidonio

L'eco dell'impresa la rese famosa tanto che il padre infine la riconobbe. Le insistenze del padre affinché si sposasse incontrarono la sua contrarietà: infatti un oracolo le aveva predetto che una volta sposata avrebbe perduto le sue abilità.

Atalanta, per accontentare il padre, sicura dei propri mezzi, promise di sposarsi solo con chi l'avesse battuta in una gara di corsa. La posta era altissima: ciascun pretendente che non ne fosse uscito vincitore, sarebbe stato ucciso.

Nessuno riuscì a batterla finché non arrivò Melanione (o Ippomene) che, profondamente innamorato, volle cimentarsi nella rischiosissima impresa chiedendo aiuto ad Afrodite. La dea diede allora a Melanione tre mele d'oro tratte dal Giardino delle Esperidi ed egli, seguendone il consiglio, lasciò che cadessero una a una durante la corsa. Atalanta ne risultò irresistibilmente attratta e si fermò ogni volta a raccoglierle perdendo così terreno prezioso e, infine, la gara stessa.

Tempo dopo i due sposi incorsero nelle ire di Afrodite, offesa per averli scoperti ad amarsi in un tempio dedicato a Cibele. Per punirli decise di trasformarli in leoni perché i greci ritenevano che i leoni non si accoppiassero tra loro.

Secondo alcune leggende, Atalanta era madre di Partenopeo, avuto da Meleagro o da Melanione.

Atalanta era descritta come provocante ma fermamente virtuosa. Cacciatrice infaticabile, venne talvolta assimilata ad Artemide.

Il mito nella letteratura classica greca[modifica | modifica wikitesto]

Euripide afferma che suo padre fosse Menelao e suo marito Ippomene,[1] mentre altri ancora che fosse Scheneo.[2]

Il mito nella letteratura contemporanea e nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Con ispirazione a questa figura mitologica, il 17 ottobre 1907 venne fondata a Bergamo la squadra dell'Atalanta Bergamasca Calcio, che milita tuttora nella lega maggiore del campionato italiano.

La figura di Atalanta ha ispirato un racconto di Gianni Rodari, con illustrazioni di Emanuele Luzzati.

Il suo nome è stato dato da Linneo a una specie di farfalla: la Vanessa atalanta diffusa nelle zone temperate di Europa, Asia e Nord America.

La figura di Atalanta è presente nella serie Golden Sun.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro, Libro III - 9, 2
  2. ^ Pseudo-Apollodoro, Libro I - 8, 2

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • Luisa Biondetti, Dizionario di mitologia classica, Milano, Baldini&Castoldi, 1997, ISBN 978-88-8089-300-4.
  • Pierre Grimal, Enciclopedia della mitologia 2ª edizione, Brescia, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50482-1. Traduzione di Pier Antonio Borgheggiani

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