Cinghiale calidonio

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La caccia di Calidone, mostrato in un rilievo romano, conservato ad Oxford, Ashmolean Museum.

Nella mitologia greca, il cinghiale di Calidone o calidonio è un cinghiale di straordinaria possanza che compare in diversi miti come antagonista di grandi eroi. Fu mandato da Ares, per gelosia, a uccidere Adone quando costui si innamorò di Afrodite.

La fiera trovò la morte nella caccia calidonia, una battuta di caccia al cinghiale organizzata dal re Oineo di Calidone. Il cinghiale era stato inviato da Artemide a distruggere i campi di Calidone perché Oineo era venuto meno nelle offerte votive succedute all'eccellente raccolto calidonio trascurando la dea. Per liberarsi della belva, Oineo organizzò una caccia in cui chiese la partecipazione di quasi tutti gli eroi del mito greco; tra gli altri, Castore e Polluce, i Cureti, Ida e Linceo, Admeto e Atalanta.

Cacciatori[modifica | modifica sorgente]

Secondo Omero gli eroi che hanno partecipato provenivano da tutta la Grecia[1]. Bacchilide li ha definiti "I migliori fra tutti i Greci"[2].

La tabella elenca:

Eroe Pausania Igino Ovidio Note
Acasto « famoso nel tiro del giavellotto »[3] (Metamorfosi, VIII, 306).
Admeto figlio di Fere, Re di Fere
Alco uno dei tre figli di Ippoconte
Anfiarao figlio di Oicle, da Argo;
Anceo figlio di Licurgo, ucciso dal cinghiale. Nel racconto di Ovidio Anceo brandisce un'ascia bipenne.
Asclepio figlio di Apollo
Atalanta In Ovidio, Meleagro se ne innamora a prima vista. È la prima a colpire il cinghiale (Met., VIII, 381-383, « ne scalfì il corpo, facendo arrossare un poco di sangue le setole »; « destrinxit harundo corpus et exiguo rubefecit sanguine setas »), ucciso poi da Meleagro, che le dona la pelle del dorso della bestia, suscitando l'invidia dei figli di Testio, zii dell'eroe calidonio (425 e ss.)
Cenide figlia di Elato; partecipa alla caccia dopo essere stata trasformata in uomo
Castore e Polluce i Dioscuri, figli di Zeus e Leda, da Sparta
Cefeo, dall' Arcadia
Cteato fratello di Eurito, figlio di Attore
Deucalione
Driante figlio di Ares (secondo Igino è figlio di Giapeto)
Echione figlio di Mercurio (Ermes); Ovidio scrive « invitto nella corsa » e « la prima lancia, vibrata dalla spalla di Echione, andò nel vuoto » (Met., VIII, 311 e VIII, 345).
Enesimo uno dei tre figli di Ippoconte o Ares, prima vittima del cinghiale (Met., VIII, 362-364)
Epoco
Eufemo figlio di Poseidone
Euriplo
Eurizio accidentalmente infilzato dal giavvellotto di Peleo
Eurito figlio di Ermes
Ippaso
Ippotoo nipote di Cercione
Ileo ucciso dal cinghiale
Giasone figlio di Esone
Ida figlio di Afaro
Iolao figlio di Ificle, nipote di Eracle
Ificle gemello di Eracle, da Tebe
Laerte figlio di Arcesio, padre di Ulisse
Lelex
Leucippo uno dei tre figli di Ippoconte
Linceo e Ida
Meleagro figlio di Eneo. Uccide il cinghiale e, successivamente, i figli di Testio Plessippo e Tosseo, rei di aver ceduto all'invidia strappando dalle mani di Atalanta il dono che Meleagro le aveva fatto, la pelle della bestia
Attoride
Mopso figlio di Ampice
Nestore « Ancor molto giovane », scrive Ovidio (Met., VIII, 313)
Panopeo
Peleo figlio di Eaco, padre di Achille da Ftia
Fenice figlio di Amintore
Fileo dall'Elide
Piritoo figlio di Issione, da Larissa, amico di Teseo
Plessippo fratello di Tosseo e figlio di Testio, ucciso da Meleagro per aver strappato, assieme a Tosseo, la pelle del dorso del cinghiale dalle mani di Atalanta, cui il figlio di Eneo l'aveva donata (Met., VIII, 431-440)
Protoo e Comete figli di Testio
Telamone figlio di Eaco
Teseo di Atene ha affrontato un'altra bestia in un'altra occasione. Strabone (Geografia 8.6.22) scrive che questa bestia era la madre del cinghiale di Caledonia
Tosseo fratello di Plessippo, ucciso da Meleagro per la stessa colpa di cui si era macchiato Plessippo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, 1955, pp. 326-332
  • Anna Ferrari, Dizionario di mitologia greca e latina, Torino, UTET, 2002 ISBN 88-7750-754-3

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Omero, Iliade ix.544.
  2. ^ Bacchilide, Epinikia 5.111.
  3. ^ La traduzione italiana dei passi ovidiani, qui e in seguito, è di Giovanna Faranda Villa, e si può leggere in Ovidio, Le metamorfosi, Milano, BUR Rizzoli, 2008

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