Mopso (mitologia)

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Nella mitologia greca Mopso (in greco Μόψος) era un oracolo ed indovino, figlio di Ampice e della ninfa Cloride, oppure figlio del dio Apollo (o del re di Caria Racio) e dell'indovina Manto.

Non è chiaro, tra gli antichi come tra i moderni, se la sua figura sia unica, o se invece si tratti di due personaggi distinti.[1] Il loro mito è comunque presentato separatamente e in contesti diversi, per cui la seconda ipotesi è più accreditata.[2]

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Mopso l'Argonauta[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Ampice, Lapita, partecipò alla Centauromachia[3], ai giochi funebri in onore di Pelia e alla caccia al cinghiale calidonio. Nel corso della lotta con i Centauri Mopso uccise Odite[4] e, in una fase successiva dello scontro, vide Ceneo librarsi in volo nelle sembianze di un uccello, dopo essere stato ucciso. Prese parte alla spedizione degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro e morì durante il viaggio di ritorno, morso nel deserto libico da un serpente.

Mopso figlio di Manto[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Apollo (o Racio) e Manto - sempre che debba essere considerato un personaggio autonomo e non coincidente con il precedente -, sconfisse l'indovino Calcante in una gara tra indovini e, vincendo, causò la morte di quest'ultimo.

Secondo la leggenda assieme alla madre Manto avrebbe fondato, a Claro, il Santuario dell'Oracolo di Apollo. A questo seguì un altro santuario ad Aspendo, nella regione della Panfilia e poi altri santuari in varie poleis della Cilicia, fra cui Mopsuestia, Mopsucrene e Mallo.

Racconta Strabone che Mopso regnava sulla città cilicia di Mallo, da lui fondata assieme al fratello Anfiloco. Quando quest'ultimo aveva riguadagnato la sua città natale, Mopso assunse da solo le redini del comando - prima tenuto in coreggenza -, ma dovette presto far fronte alle richieste di Anfiloco, il quale, tornato in Cilicia, chiese di essere riassociato al trono. Mopso rifiutò e, addivenuti ad un duello, gli sfidanti si uccisero a vicenda.[5]

Dopo la morte, le ombre di Mopso e Anfiloco si unirono in amicizia, andando a costituire un oracolo che si diceva essere più veritiero di quello delfico.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ « Mopso », in Enciclopedia Treccani
  2. ^ Rossella Corti avverte ad esempio che l'Argonauta e Lapita non deve essere confuso con il nipote di Tiresia; in Ovidio, Le Metamorfosi, Milano, BUR, 2008, p. 471 (nota 43)
  3. ^ Ovidio, Le Metamorfosi, XII, 456 e 528
  4. ^ « Mopso iaculante biformis accubuit frustraque loqui temptavit Hodites ad mentum lingua mentoque ad guttura fixo »; « Fu per un colpo lanciato da Mopso che s'accasciò il biforme Odite, senza più poter parlare, perché aveva il mento inchiodato alla lingua e la lingua alla gola »; Le Metamorfosi, XII, 456-458; trad. di Giovanna Faranda Villa in Ovidio, ed. cit.
  5. ^ Strabone, Geografia, XIV, 5, 16
  6. ^ R. Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, 1955, pp. 897-898

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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