Piritoo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un centauro cerca di portare via Ippodamia (sul vaso chiamata Laodamia), mentre Piritoo e Teseo resistono per difenderla, dettaglio da un cratere a kylix apulo a figure rosse, ca. 350-240 a.C., da Anzio, Londra, British Museum.
Combattimento dei Centauri e dei Lapiti di Sebastiano Ricci

Nella mitologia greca Piritoo (in greco Πειρίθοος) è il re dei Lapiti, figlio di Issione (o, secondo altre versioni, di Zeus) e di Dia. Piritoo è padre di Polipete.

Mito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Teseo e Piritoo.

Partecipò alla spedizione degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro e fu grande amico di Teseo.
Durante il suo matrimonio con Ippodamia, figlia di Bute, Piritoo invitò alle nozze i centauri, che ubriacatisi cercarono di molestare Ippodamia. Nella rissa che seguì Piritoo, Teseo ed i Lapiti riuscirono a scacciare i centauri dal monte Pelio.

Nel tentativo di rapire Persefone, Piritoo scese nel Tartaro insieme a Teseo. Ade però li catturò facendoli sedere su due troni di pietra, che in realtà erano i seggi dell'oblio.

Quando Eracle scese negli inferi per rapire Cerbero li incontrò e liberò Teseo, ma non poté fare altrettanto con Piritoo: la terra iniziò a tremare ed Eracle capì che per gli dei inferi il Lapita doveva restare nell'Ade. Secondo Virgilio, Ade condannò nuovamente alla "sedia dell'oblio" Teseo quando questi morì, e stavolta per sempre, mentre di Piritoo dice che rimase incollato sul seggio fino alla morte, dopodiché gli fu assegnata un'altra pena da scontare lì nel Tartaro: venne condannato a sostare sotto una rupe, sulla sommità della quale c'era una pietra sempre sul punto di cadergli addosso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]