Gli acarnesi

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Gli acarnesi
Commedia
Strada dell'antico demo di Acarne (oggi centro di Atene)
Strada dell'antico demo di Acarne (oggi centro di Atene)
Autore Aristofane
Titolo originale Άχαρνῆς
Lingua originale Greco antico
Ambientazione Atene, Grecia
Prima assoluta 425 a.C.
Teatro di Dioniso, Atene
Premi Vittoria alle Lenee del 425 a.C.
Personaggi
 
« Io m'affrettavo qui con la tregua per te. Ma la fiutarono certi vecchi acarnesi, vecchi solidi, duri, cocciuti, eroi di Maratona, tutti d'un pezzo, e subito «Ah, canaglia, le vigne nostre son tagliate, e tu porti la tregua!» - E metton mano ai sassi. Io scappo; e loro, urlando, alle calcagna! »
(Anfiteo di ritorno da Sparta)

Gli acarnesi (in greco antico Άχαρνῆς, traslitterato in Acharnês) è una commedia del comico greco Aristofane. Prende il nome dagli abitanti del demo di Acarne, una suddivisione amministrativa del territorio dell'antica Atene. Messa in scena nel 425 a.C., durante la Guerra del Peloponneso, l'opera è famosa per le sue istanze pacifiste. Venne rappresentata sotto la direzione di Callistrato (non, quindi, dello stesso Aristofane, sebbene per alcuni studiosi si tratti solo di uno pseudonimo) e vinse il primo premio alle Lenee, superando nella competizione Cratino ed Eupoli.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La prima edizione dell’opera in lingua italiana, pubblicata a Venezia nel 1545 col titolo L'Acarne.

La commedia si apre sulla Pnice, quando Diceopoli, un contadino stanco di vedere i suoi raccolti distrutti dai soldati, interviene nella corrotta assemblea dei cittadini per proporre una tregua con Sparta. Non avendo alcuna influenza sull’assemblea ateniese, il suo intervento non riesce ad ottenere nulla. Incarica quindi Anfiteo di recarsi a Sparta per stringere un accordo privato, una tregua valida per lui solo e la sua famiglia. All'assemblea intervengono gli ambasciatori dalla Persia, personificazione dei funzionari corrotti, pagati due dracme al giorno per stare mollemente sdraiati nelle loro comode tende. Non viene risparmiata neanche la guerra contro Sparta: verso la fine dell'assemblea entra in scena un gruppo di soldati Traci (l’esercito degli Odomanti), che si presentano come degli straccioni mal equipaggiati.

Ritorna Anfiteo da Sparta inseguito dagli acarnesi, i quali, infuriati per la pace da lui ottenuta con Sparta, mettono in evidenza le loro pulsioni bellicose e militariste. Anfiteo ha con sé tre boccette: una rappresenta cinque anni di tregue, l’altra dieci, l’ultima trenta. Quando Diceopoli sceglierà quest'ultima (dal sapore migliore), Anfiteo esce di scena. Gli acarnesi, quando capiscono che Diceopoli ha dato il via alla tregua, tentano di lapidarlo ma questi, per far valere le sue ragioni, si reca da Euripide per impararne la retorica. Quest’ultimo gli consegna malvolentieri i cenci di Telefo, in grado di dare a chi li indossa la capacità oratoria di quest'ultimo. Così conciato, armato della straordinaria capacità oratoria di Telefo, Diceopoli ritorna dagli acarnesi ed espone le sue ragioni al coro, il quale si divide in due fazioni opposte. Il semicoro favorevole alla guerra, messo in difficoltà da Diceopoli e dal primo semicoro, chiama in proprio aiuto Lamaco, un generale dell’esercito. Lamaco e Diceopoli battibeccano e si insultano, ma Diceopoli ha la meglio e con una frusta delimita i confini del proprio mercato, un luogo libero in cui tutti possono entrare, anche, come poi accadrà, i nemici di Atene.

Diceopoli sta preparando un abbondante banchetto, quando entra un araldo che comunica a Lamaco che è chiamato in guerra, e a Diceopoli che è invitato a pranzo dal sacerdote di Dioniso. È evidente il contrasto che Aristofane mette in questa scena tra una situazione di guerra, in cui Lamaco, disperato per non poter gustare il banchetto, è costretto a partire, mentre Diceopoli, pronto per un'occasione conviviale, lo sbeffeggia. Questa situazione si accentua alla fine della commedia, quando Lamaco, di ritorno dalla guerra, fisicamente malandato e tutto sporco, incontra per sua sfortuna Diceopoli che, di ritorno dal banchetto in compagnia di due etere, puntualmente lo deride.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

La satira[modifica | modifica wikitesto]

La commedia si svolge ad Atene ed è un'irriverente satira contro i politici del tempo, con alcune battute contro il tragediografo Euripide, protagonista della commedia. Atene, da sei anni in guerra contro Sparta, ha sottoposto ad embargo la vicina Megara. Il conflitto si stava allargando a tutta la Grecia, provocando uno sconvolgimento dei valori etico-religiosi e delle sicurezze politiche acquisite nel V secolo. Diceopoli (Δικαιόπολις, letteralmente “cittadino giusto”), è un contadino veterano, rappresentante di quella parte di contadini immigrati ad Atene dalle campagne dell'Attica, a causa della guerra che distruggeva i raccolti.

Durante la commedia Aristofane sfrutta ogni occasione possibile per prendere di mira le personalità più in vista di Atene, Euripide, i Pritani e i generali. Cleone, il principale politico nell'Atene del tempo, diviene il nemico principale di Aristofane, ricevendo particolari critiche per il suo atteggiamento guerrafondaio. La commedia ha un tono pacifista e molte delle battute rivolte al pubblico nella parabasi, sono in realtà indirizzate proprio all'uomo politico. In virtù dei riferimenti alla sua vita privata, alcuni pensano che lo stesso Aristofane possa aver interpretato la commedia.

I personaggi[modifica | modifica wikitesto]

La struttura della commedia è molto semplice e mette in risalto una comicità irriverente e dissacrante. Nella commedia compaiono personaggi di ogni tipo, i quali non hanno una grossa importanza. Il personaggio secondario più importante è il generale Lamaco, usato per mettere in contrasto i mali della guerra con la convenienza della pace. Un altro personaggio secondario importante è il poeta Euripide, di cui Aristofane, parodiando Telefo, critica il realismo e la degradazione a cui sono sottoposti gli eroi delle sue tragedie.

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