U-Boot 96

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U-Boot 96
U Boot 96.png
Jürgen Prochnow e Herbert Grönemeyer in una scena del film
Titolo originale Das Boot
Paese di produzione Germania
Anno 1981
Durata 150 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85 : 1
Genere guerra
Regia Wolfgang Petersen
Soggetto Lothar G. Buchheim
Fotografia Jost Vacano
Montaggio Hannes Nikel
Musiche Klaus Doldinger
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

U-Boot 96 è un film di guerra tedesco del 1981, diretto da Wolfgang Petersen.

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Lothar Günter Buchheim, che narra la storia vera dell'U-Boot 96, un sommergibile tedesco, comandato dal capitano Heinrich Lehmann Willenbrock, in missione nell'Atlantico centrale durante la seconda guerra mondiale.

La narrazione degli eventi bellici fa da sfondo alle vicende umane che si intrecciano a bordo della nave. L'equipaggio pare quasi non rendersi conto del destino che lo attende; le privazioni quotidiane miste alla paura ed alla scoperta dell'assurdità della guerra poco a poco prendono il sopravvento sullo spirito cameratesco, quasi goliardico, ma mai spavaldo, che i marinai sfoderavano all'inizio dell'avventura.

Solo il capitano pare, sin dall'inizio, aver capito tutto: il nemico inglese, la fine della Germania nazista, la tragedia della guerra.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Ottobre 1941, La Rochelle, Francia; il tenente Werner viene assegnato come corrispondente di guerra a bordo del sommergibile U-96 la sera prima della partenza, insieme al comandante, soprannominato der Alte (ted. "Il vecchio"), agli uomini dell'equipaggio ed al capo ingegnere, si reca in un locale dove gli ufficiali del sottomarino e di altre unità stanno 'festeggiando' l'ultima notte a terra.
Nel locale, dove la birra e lo champagne scorrono a fiumi, si festeggia anche la decorazione con la croce di ferro per il comandante Thomsen, un ufficiale della "vecchia guardia" che, completamente ubriaco, arringa i presenti con un discorso dagli intenti apparentemente patriottici, ma che i fumi dell'alcol fanno deviare su sarcastiche battute persino nei confronti dello stesso Hitler; Der Alte osserva la scena con disprezzo, ma si sente comunque vicino ai suoi uomini.

Il mattino seguente l'equipaggio si imbarca sull'U-Boot e, mentre il battello esce dal porto accompagnato dalle note della banda, sopraggiunge Thomsen che, smaltita la sbornia, corre a salutare affettuosamente i compagni.

Werner non fatica ad ambientarsi fra gli assortiti componenti dell'equipaggio ma, dopo i primi momenti di entusiasmo, entra velocemente a contatto non solo con la realtà della guerra, attraverso un allarme simulato, ma anche con le disillusioni del comandante, che le rende note nel momento in cui gli suggerisce di fotografare gli uomini non quando partono per la missione ma quando rientreranno, dato che avranno la barba e quindi parranno meno imberbi, a dispetto della loro giovane età.

La vita del sommergibilista, come di qualunque altro soldato, è fatta per lo più di snervanti attese, noia, sporcizia e promiscuità; i marinai, tra i mille espedienti per ingannare il tempo, usano anche cantare It's a long way to Tipperary, popolare marcia inglese della prima guerra mondiale e Werner scopre così di non essere più molto a suo agio, forse perché comincia a sospettare che l'atteggiamento dei marinai sia solo una barriera psicologica per difendersi dalla tremenda realtà in cui si trovano. Estraneo a tale atmosfera appare Ullman, in ansia per la sua fidanzata francese che aspetta un bambino da lui e che, a causa di questo, rischia una rappresaglia da parte dei partigiani, i quali potrebbero sospettarla di collaborazionismo.

La missione è snervante, l'U-Boot non riesce ad individuare navi nemiche ed il morale dell'equipaggio si abbassa; a seguito di un segnale radio proveniente dall'U-32 viene segnalata la presenza di un convoglio Alleato a dieci ore di navigazione dalla sua posizione. Viene così immediatamente mutata la rotta verso il possibile bersaglio ma, una volta arrivati in zona, una fitta nebbia impedisce di individuare il nemico; il silenzio dell'U-32 e dell'alto comando dissolvono ogni residua speranza di contatto col nemico ma il sommergibile viene individuato da un cacciatorpediniere inglese e, dopo l'immersione rapida, subisce un attacco con bombe di profondità, riuscendo tuttavia ad allontanarsi.

L'U-Boot incappa quindi in una violenta tempesta che impedisce ogni contatto col nemico e che appiattisce ulteriormente il morale dei marinai; a peggiorare le cose ci si mettono anche le piattole, che tormentano i già abbattuti marinai; durante la tempesta incontrano casualmente il sommergibile di Thomsen, facendo così capire che le cose vanno ancora peggio di quel che sembra, poiché se due sommergibili arrivano ad incontrarsi per caso nell'immensità dell'Oceano è segno che uno dei due è stato inviato nel posto sbagliato.

La notte del 45mo giorno di navigazione l'U-Boot avvista un convoglio e, nonostante il forte chiarore di luna che rende facilmente avvistabile il sommergibile, il comandante ordina l'attacco: vengono lanciati tre siluri ma, prima che questi raggiungano i bersagli, un caccia di scorta al convoglio lo costringe ad immergersi e, dopo che sono state avvertite le esplosioni che indicano che i siluri hanno colpito le navi, inizia il bombardamento con le bombe di profondità che il sommergibile subirà per ore e che produrrà un enorme stress negli uomini dell'equipaggio.

Il primo a cedere è il motorista Johann che, in preda al panico, cerca di aprire il boccaporto della torretta ma viene bloccato dagli altri marinai; egli, sordo agli ordini del comandante di tornare al suo posto, rischia di essere ucciso in quanto der Alte è già corso a prendere la sua pistola con la palese intenzione di usarla.

Dopo alcune ore di manovre finalmente l'U-Boot si libera della presenza mortale del caccia e riemerge per controllare la situazione in superficie ma una delle navi colpite, anche se in fiamme, non affonda, ed il comandante decide di darle il colpo di grazia. Il siluro va a segno ma alcuni naufraghi rimasti a bordo si lanciano in acqua tentando di raggiungere il sommergibile per essere salvati. Il comandante ha un momento di indecisione: lasciare annegare i naufraghi o imbarcarli, obbligando il sommergibile a rientrare alla base per consegnarli e rischiando la corte marziale? La scelta è sofferta ma rapida: l'U-Boot si allontana, abbandonando i marinai al loro destino. Il pattugliamento riprende e, mentre si stanno riparando i danni dovuti al bombardamento, Johann, tornato finalmente in sé, si presenta dal Capitano per scusarsi e per assicurarlo che quanto è successo non si ripeterà: Der Alte sulle prime sembra irremovibile ma si rende conto della buona fede del motorista e gli fa capire che non saranno presi provvedimenti nei suoi confronti.

La missione sembra al suo epilogo ed il rientro in Francia sembra imminente ma il sommergibile riceve nuovi ordini: dovrà dirigersi verso la base di La Spezia, in Italia, dopo la sosta per approvvigionarsi nel porto di Vigo, in Spagna; per fare questo sarà necessario forzare lo Stretto di Gibilterra, presidiato dalla flotta britannica. Il capitano, rendendosi conto del pericolo dell'impresa tenta di fare sbarcare Werner e l'ingegnere a Vigo ma la richiesta viene rifiutata e la navigazione riprende; avvistata Gibilterra il sommergibile che, secondo i piani, avrebbe dovuto immergersi e a motori spenti lasciarsi trasportare dalla corrente al di là dello stretto, viene individuato da un aereo e colpito da una bomba che lo danneggia e ferisce gravemente il timoniere Pilgrim. Der Alte ordina di dare tutta la potenza ai motori e, con la base in allarme e la notte rischiarata dai razzi di segnalazione, tenta la fuga ma questa non riesce e l'U-Boot s'immerge.

Il colpo ricevuto ha danneggiato gli strumenti per regolare l'immersione ed il sommergibile affonda senza più controllo ma, quando tutto sembra perduto, un banco di sabbia arresta la mortale discesa dell'U-Boot; la profondità è molto oltre il livello di tenuta del natante e la pressione dell'acqua provoca il cedimento dei rivetti e delle tubature che esplodono inondando il sommergibile. I marinai, correndo contro il tempo, riescono a riparare le falle ed a rimettere il sommergibile in condizione di emergere e, dopo oltre 24 ore di immersione, l'U-Boot riesce a tornare in superficie dirigendosi verso la base francese.

Il sommergibile, con sul ponte i marinai feriti ed esausti, fa il suo ingresso nel porto accolto dalla banda e da una folla plaudente ma all'improvviso la base subisce un bombardamento aereo che costringe ad una precipitosa fuga gli uomini; Werner riesce a mettersi al riparo insieme ad alcuni camerati feriti, e, una volta cessati gli scoppi, ritorna sulla banchina alla ricerca dei compagni ma Johann, Ullman ed il secondo ufficiale giacciono al suolo privi di vita ed il comandante, ferito alla schiena, fissa impietrito l'U-Boot che affonda e non appena la torretta scompare sotto il pelo dell'acqua, esala l'ultimo respiro nella solitudine disperata della sconfitta.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

La realizzazione del film richiese due anni, tra il 1979 ed il 1981. Per rendere più realistico possibile l'aspetto degli attori, le scene all'interno del sommergibile vennero girate tutte di seguito, per far acquistare agli attori il caratteristico pallore di chi vive al chiuso per giorni interi, oltre alla barba incolta, i vestiti sdruciti ecc. Addirittura venne fatto loro seguire un corso speciale per imparare a muoversi rapidamente negli angusti spazi del sommergibile senza inciamparsi, o scontrarsi con i compagni, onde limitare al massimo incidenti ed interruzioni accidentali.

La scena finale, la morte del capitano, nelle intenzioni di Petersen avrebbe dovuto lasciare allo spettatore il dubbio se il capitano fosse sopravvissuto o no; questo perché il vero capitano dell'U-96 non morì durante il bombardamento, quindi l'idea era di non farlo morire neanche nel film, per non contraddire la storia, ma siccome raramente nei film di mare il capitano si salva mentre la nave affonda, il pubblico ha unanimemente interpretato la scena come la (tradizionale) contemporanea morte dei due eroi.

Modelli ed ambientazioni[modifica | modifica sorgente]

Vennero costruiti due modelli a scala naturale dell'U-96: uno motorizzato, ma praticamente vuoto, per le scene in mare, ed un altro (sostanzialmente un tubo) provvisto di tutti gli interni, come in un vero sommergibile. Quest'ultimo venne a sua volta montato su un simulatore di navigazione, azionato da attuatori idraulici, per riprodurre rollio, beccheggio e, soprattutto, gli scossoni delle bombe di profondità.

Fu anche approntato un modello della sola torretta, per gli esterni che non richiedevano la ripresa dell'intero scafo. Questa torretta venne piazzata in una piscina, nei Bavaria Studios di Monaco. Per simulare le onde che investono la torretta venivano lanciati getti d'acqua.

Il film costò 25 milioni di marchi (il budget fu di 12 milioni di dollari) e la riproduzione tecnica dei particolari fu molto fedele: il modello realizzato è veramente la riproduzione perfetta di un U-Boot Tipo VII-C e tutti i particolari (divise, apparecchiature ecc.) sono ugualmente curati. Addirittura la pistola visibile per pochi secondi nelle mani del capitano è una Walther P38, proprio l'arma d'ordinanza degli ufficiali della Kriegsmarine. Vennero utilizzati come consulenti il vero comandate dell-U-96 e il primo ufficiale dell'U-219.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il "battello" truccato da sommergibile usato per le scene in emersione venne prestato ai realizzatori di "I predatori dell'arca perduta", venne restituito in pessime condizioni, tanto che nella scena finale, quando il sommergibile rientra in bacino, la produzione era molto preoccupata sulla sua capacità di galleggiare!
  • Sempre nella scena finale durante il rientro in porto, sulla banchina c'è una comparsa sullo sfondo che balla forse per riscaldarsi, la scena non è stata voluta ma è piaciuta al regista ed è stata lasciata.
  • L'urlo del capo macchinista, quando i motori diesel si mettono in moto dopo le riparazione effettuate mentre era affondato, non era previsto nel copione ma "inventato" al momento.
  • Sono molto ben realizzate le esplosioni subacquee delle cariche di profondità, intervistato il regista ha raccontato che sono state realizzate filmando con cineprese ad alta velocità delle esplosioni di piccole cariche.
  • Le scene in movimento all'interno del sommergibile, tipo quella della prima immersione rapida sono state realizzate utilizzando una piccola steadicam artigianale, una cinepresa stabilizzata mediante l'effetto giroscopico dato da dei motori. La cinepresa era molto rumorosa e tutte le scene sono state poi doppiate dagli attori. In questa famosa scena l'equipaggio si sposta velocemente da poppa a prua per aumentare il peso a prua e velocizzare l'immersione, una scena analoga è presente in altri film ma nessuno è mai riuscito a renderla così vera.
  • C'è una scena interessante da un punto di vista fotografico, più vicino l'addetto radio/sonar e distante il capitano, entrambi perfettamente a fuoco, è stata realizzata utilizzando un obiettivo a doppia focale.
  • La produzione non disponeva delle attrezzature sofisticate delle produzione americane Hollywoodiane, nelle scene in cui i protagonisti venivano bagnati... l'acqua non era riscaldata ma fredda e quando gli attori tremavano per il freddo non stavano recitando!, questo unitamente al fatto che il film è stato girato in sequenza, utilizzando sempre gli stessi abiti (non lavati), dona al film una aurea di autenticità, che si contrappone a tutti i film western, di guerra o d'azione in cui attori e attrici indossano magliette e camicette bianche che passano indenni a tutto.
  • Il film è stato girato in sequenza in un periodo di due anni ricavando fino a 5 ore di film dai quali sono stati tratte la versione originale cinematografica e successivamente, una serie televisiva, la versione "Director's cut", e la versione "Uncut" (disponibile solo in tedesco e inglese).
  • All'uscita del film ci sono state scene commoventi di ex soldati che piangendo ringraziavano la produzione, finalmente veniva resa loro giustizia, persone comuni, giovanissimi studenti operai contadini montanari che venivano mandati a combattere e a fare "il loro dovere", indipendentemente dalle loro volontà, noi non possiamo apprezzarlo ma nella versione originale in tedesco i vari marinai parlano con inflessioni dialettali diverse provenendo da zone diverse della Germania e dell'Austria: Johann (Capo meccanico) Austro-Bavarese, Lamprecht (Nostromo) dialetto di Mannheim, Pilgrim (Ufficiale di guardia) dialetto di Amburgo, Schwalle (Addetto siluri) dialetto di Berlino. [1]

Versione Director's cut[modifica | modifica sorgente]

Nel 1997 è stata distribuita la versione Director's cut della durata di 209 minuti.

Nella versione Director's cut, durante le riprese nel "tubo" (l'interno del sommergibile) lo spazio era angusto ed in una scena, stando molto attenti è possibile vedere una segretaria di produzione.

Quando si è trattato di realizzare la versione in DVD, l'audio originale del film è andato completamente perduto, sono allora stati chiamati gli attori originali che dopo 16 anni hanno completamente ridoppiato il film. La colonna sonora anche è stata ricreata partendo dalla registrazione originale su 12 tracce conservata dal compositore. Questo ha però permesso di ricreare l'audio del film su più canali, permettendo così l'uscita del film in Dolby Digital.

Differenze rispetto al libro[modifica | modifica sorgente]

L'autore del libro Lothar-Günther Buchheim ha espresso varie critiche alla realizzazione del film[2] , a parer suo alcune scene sono state esagerate, scene di isterismo o di gioia e scene in cui si vedono saltare dei bulloni durante le esplosioni delle cariche di profondità, a parer suo per mettere in apprensione l'intero equipaggio basta che salti un solo bullone.. ha inoltre criticato alcune scene presenti solo nel film quale quella in cui viene lanciato in faccia al tenente Werner uno straccio sporco d'olio, una cosa simile su un sommergibile non sarebbe stata tollerata.

Quando il sommergibile sta per affondare nello stretto di Gibilterra, il comandante lo manda a tutta velocità in superficie e quando affonda finisce in un punto in cui il fondale è più basso; nel libro è molto chiaro che il comandante aveva già studiato questa soluzione a tavolino avendo molti dubbi sulla possibilità di riuscire a passare lo stretto di Gibilterra.

Nel libro il comandante si salva, nel film non è chiaro se si salva o sopravvive.

Considerando però le "necessità" cinematografiche e la difficoltà di realizzare un film partendo da un libro, il film rispecchia molto il libro e lo stesso "difficile" autore del libro è rimasto impressionato dalla cura con cui è stato realizzato, da notare che Buchheim, dopo i falliti tentativi di far realizzare il film da produttori americani, aveva realizzato uno script di sei ore del film, script non utilizzato da Petersen perché troppo lungo per un film.

Differenze con la realtà[modifica | modifica sorgente]

Nel film il narratore è il tenente Werner corrispondente di guerra a bordo del sommergibile U-96. Nella realtà l'autore del libro Lothar Günter Buchheim era un ufficiale corrispondente di guerra che nel 1941 venne imbarcato a bordo dell'U-96 nella sua settima missione, il suo compito era di fare fotografie e descrivere quanto avveniva per scopi di propaganda, Dopo la guerra, nel 1973 scrisse il libro "Das Boot" basandosi sulle sue esperienze, successivamente scisse altri cinque libri corredati da oltre 5.000 fotografie prese durante la guerra.

La missione in questione, consisteva nel pattugliamento di una zona dell'atlantico per intercettare i convogli delle navi alleate. Nella realtà durante questa missione non accadde molto, tranne che il sottomarino, il 31 ottobre 1941, affondò la nave olandese Bennekom di 5998 tonnellate facente parte del convoglio OS-10. Come conseguenza fu attaccato con 37 cariche di profondità dalla corvetta di scorta HMS Lulworth (costruita negli USA e prestata alla Royal Navy per la scorta dei convogli in funzione anti sommergibile). L'U-Boot riuscì a salvarsi e ritornò nel porto di St. Nazaire (distante circa 871 miglia dal luogo dello scontro) il 6 dicembre 1941.

Nel libro viene narrato un fatto eccezionale, l'incontro casuale in pieno atlantico di due sommergibili, in effetti l'incontro di due sommergibili è storicamente accaduto anche se non all'U-96.

Nel libro/film l'equipaggio (a parte il primo ufficiale filo nazista) è apolitico/indifferente/cinico, gli storici concordano che nel 1941 la marina U-Boot è stata uno dei rami meno filo-nazisti delle forze armate tedesche e questo tipo di scetticismo in quel momento della guerra è plausibile.

Il porto base del sommergibile nel 1941 era a St. Nazaire non La Rochelle e l'U-96 venne affondato dalle bombe alleate a Wilhelmshaven dove veniva ormai usato per addestramento il 31 March 1945.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Il film ha incassato globalmente 84.970.337 dollari[3].

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film venne accolto con grande ammirazione dalla critica, e tutt'oggi è considerato uno dei migliori film tedeschi di tutti i tempi, oltre che uno dei migliori film di guerra mai realizzati a livello mondiale. Ottenne sei nomination all'Oscar.

Oltre alla qualità eccellente, la cura dei particolari e gli effetti speciali, bisogna riconoscere che il film è riuscito in uno scopo tutt'altro che facile: mettere il soldato tedesco nei panni della vittima, anziché del 'cattivo', uscendo quindi dai canoni classici del cinema di guerra, soprattutto hollywoodiano.

Un film visto 'dalla parte dei tedeschi' era un grosso rischio. Infatti un prodotto clamorosamente di parte avrebbe attirato accuse di revisionismo, viceversa un film troppo antimilitarista rischiava di esser giudicato banale. Petersen mise da parte ideologie, luoghi comuni, retorica e si concentrò su un solo obiettivo: il soldato, la sua vita a bordo, la paura, l'incredulità di fronte ai tristi eventi della guerra.

Sembra quasi incredibile, ma la straordinarietà di U Boot 96 sta proprio in questo: un soggetto semplice, con un epilogo tutto sommato prevedibile, ma una narrazione coinvolgente, verrebbe da dire 'in Presa diretta', che fa entrare lo spettatore nel dramma, facendolo sentire vicino ai protagonisti.

Il film ebbe anche un enorme successo di pubblico, specialmente in Germania e negli USA, e si inserisce in un filone di film di guerra, per così dire, antimilitaristi ma non troppo, cui fanno parte anche Stalingrad di Joseph Vilsmaier e Platoon di Oliver Stone.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ DIrector's cut - Commento del regista
  2. ^ Lothar-Günter Buchheim (1981). Kommentar - Die Wahrheit blieb auf
  3. ^ Box Office Information for Das Boot

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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