Guerre dei diadochi

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Guerre dei diadochi
parte delle guerre seguite alla morte di Alessandro Magno
Data 322-275 a.C.
Luogo Macedonia, Grecia, Tracia, Anatolia, il Levante, Egitto, Babilonia e Persia
Comandanti
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Le Guerre dei diadochi (o Guerre dei successori di Alessandro) (greco: Πόλεμος των Διαδόχων, Polemos ton Diadochon) furono una serie di conflitti combattuti tra i generali di Alessandro Magno dopo la sua morte per il dominio del suo vasto impero. Esse ebbero luogo fra il 322 ed il 275 a.C.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spartizione di Babilonia.

Quando Alessandro Magno morì (10 giugno 323 a.C.), lasciò dietro un enorme impero che era composto di molti territori fondamentalmente indipendenti. L'impero di Alessandro si estendeva dalla sua stessa patria di Macedonia, insieme alle città-stato greche che suo padre aveva sottomesso, alla Battria e a parti dell'India ad est. Includeva l'Anatolia, il Levante, l'Egitto, Babilonia e la Persia.

Senza un successore designato ci fu quasi immediatamente una disputa tra i suoi generali su chi dovesse essere il suo successore. Meleagro e la fanteria sostenevano la candidatura del fratellastro di Alessandro, Arrideo, mentre Perdicca, il principale comandante della cavalleria, appoggiava l'idea di attendere la nascita del figlio di Alessandro che doveva ancora nascere da Rossane. Alla fine fu stabilito un compromesso: Arrideo (con il nome di Filippo III) sarebbe dovuto diventare re e avrebbe dovuto governare congiuntamente con il figlio di Rossane, presumendo che fosse un maschio (come fu, diventando Alessandro IV). Perdicca stesso sarebbe divenuto reggente dell'intero impero, e Meleagro il suo luogotenente. Presto, tuttavia, Perdicca fece assassinare Meleagro e gli altri capi della fanteria, e assunse il pieno controllo.

Gli altri generali di cavalleria che avevano sostenuto Perdicca furono ricompensati nella spartizione di Babilonia diventando satrapi delle varie parti dell'impero. Tolomeo ricevette l'Egitto; Laomedonte ricevette la Siria e la Fenicia; Filota prese la Cilicia; Peitone prese la Media; Antigono ricevette la Frigia, la Licia e la Panfilia; Asandro ricevette la Caria; Menandro ebbe la Lidia; Lisimaco ricevette la Tracia; Leonnato ebbe la Frigia ellespontica; e Neottolemo prese l'Armenia. La Macedonia ed il resto della Grecia dovevano essere sotto il governo congiunto di Antipatro, che le aveva governate per conto di Alessandro, e di Cratero, il più capace luogotenente di Alessandro, mentre il vecchio segretario di Alessandro, Eumene di Cardia, doveva ricevere la Cappadocia e la Paflagonia.

Ad est, Perdicca lasciò in gran parte intatte le disposizioni di Alessandro – Tassile e Poro dominarono sui loro regni in India; il suocero di Alessandro Ossiarte dominò la Gandara; Sibirzio dominò l'Arachosia e la Gedrosia; Stasanore dominò l'Aria e la Drangiana; Filippo dominò la Battria e la Sogdiana; Frataferne dominò la Partia e l'Ircania; Peucesta governò Fars; Tlepolemo ebbe la responsabilità della Carmania; Atropate governò sulla Media settentrionale; Arcone ottenne la Babilonia; ed Arcesila dominò la Mesopotamia settentrionale.

Guerra lamiaca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra lamiaca.

La notizia della morte di Alessandro aveva ispirato una rivolta in Grecia, nota come la Guerra lamiaca. Atene ed altre città si unirono insieme, assediando da ultimo Antipatro nella fortezza di Lamia. Antipatro fu soccorso da una forza inviata da Leonnato, che fu ucciso in azione, ma la guerra non terminò fino all'arrivo di Cratero con una flotta che sconfisse gli Ateniesi nella battaglia di Crannone il 5 settembre 322 a.C. Per un periodo, questo mise fine alla resistenza greca alla dominazione macedone. Nel frattempo, Peitone represse una rivolta dei coloni greci nelle parti orientali dell'impero, e Perdicca ed Eumene sottomisero la Cappadocia.

Prima guerra dei diadochi (322-320 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione delle satrapie dell'impero macedone dopo l'insediamento a Babilonia (323 a.C.)

Presto, tuttavia, il conflitto esplose. Il matrimonio di Perdicca con la sorella di Alessandro Cleopatra indusse Antipatro, Cratero, Antigono e Tolomeo a unirsi insieme in ribellione. L'effettivo scoppio della guerra fu innescato dal furto, da parte di Tolomeo, del corpo di Alessandro Magno, e dal suo trasferimento in Egitto. Anche se Eumene sconfisse i ribelli in Asia Minore, in una battaglia nella quale fu ucciso Cratero, fu tutto vano, in quanto Perdicca stesso fu assassinato dai suoi generali Peitone, Seleuco ed Antigene durante un'invasione dell'Egitto.

Tolomeo scese a patti con gli assassini di Perdicca, nominando Peitone ed Arrideo reggenti al suo posto, ma presto questi giunsero ad un nuovo accordo con Antipatro con il Trattato di Triparadiso. Antipatro fu nominato reggente dell'impero, e i due re furono spostati in Macedonia. Antigono rimase in carica per la Frigia, la Licia e la Panfilia, alla quale fu aggiunta la Licaonia. Tolomeo conservò l'Egitto, Lisimaco conservò la Tracia, mentre ai tre assassini di Perdicca — Seleuco, Peitone ed Antigene — furono date rispettivamente le province di Babilonia, Media e Susiana. Arrideo, l'ex reggente, ricevette la Frigia ellespontica. Ad Antigono fu affidato il compito di sradicare l'antico sostenitore di Perdicca, Eumene. In effetti, Antipatro conservò per sé stesso il controllo dell'Europa, mentre Antigono, come capo del più grande esercito ad est dell'Ellesponto, mantenne una posizione simile in Asia.

Seconda spartizione (321 a.C.) e morte di Antipatro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spartizione di Triparadiso.

Seconda guerra dei Diadochi (319-315 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Ben presto, tuttavia, la guerra scoppiò di nuovo, in seguito alla morte di Antipatro nel 319 a.C. Mettendo da parte il proprio figlio, Cassandro, Antipatro aveva dichiarato Poliperconte suo successore come reggente. Una guerra civile scoppiò presto in Macedonia e in Grecia tra Poliperconte e Cassandro, con quest'ultimo sostenuto da Antigono e Tolomeo. Poliperconte si alleò con Eumene in Asia, ma fu cacciato dalla Macedonia da Cassandro, e fuggì in Epiro con il re infante Alessandro IV e sua madre Rossane. In Epiro unì le forze con Olimpiade, la madre di Alessandro, e insieme invasero di nuovo la Macedonia. Furono fronteggiati da un esercito comandato da re Filippo Arrideo e da sua moglie Euridice, esercito che immediatamente disertò, lasciando il re ed Euridice alla non tanto grande clemenza di Olimpiade, che infatti li fece uccidere (317 a.C.). Subito dopo, però, il ventò cambiò, e Cassandro ottenne la vittoria, catturando e uccidendo Olimpiade, e ottenendo il controllo della Macedonia, del re bambino e di sua madre.

Ad oriente, Eumene era gradualmente ricacciato verso est dalle forze di Antigono. Dopo le grandi battaglie di Paraitacene nel 317 a.C. e di Gabiene nel 316 a.C., Eumene fu infine tradito ed ucciso dalle sue stesse truppe nel 315 a.C., lasciando ad Antigono il controllo incontrastato dei territori asiatici dell'impero.

Terza guerra dei Diadochi (314-311 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

In questa guerra, Antigono, che era diventato troppo potente perché gli altri sovrani potessero tollerarlo, affrontò Tolomeo, Lyisimaco e Cassandro. Antigono invadono la Siria, sotto il controllo di Tolomeo, e assediò Tiro per più di un anno. Antigono si alleò con Poliperconte, che ancora controllava il Peloponneso, e proclamò la libertà per i Greci per attirarli dalla sua parte. Ma sebbene Cassandro fosse tentato di concludere la pace con Antigono, in Asia la guerra si volse comtro il generale con un occhio solo. Una forza inviata da Antigono sotto il comando dell'ufficiale Ateneo non riuscì a sottomettere i Nabatei. Tolomeo invase la Siria (e sconfisse il figlio di Antigono, Demetrio Poliorcete, nella battaglia di Gaza, 312 a.C.) e Seleuco assicurò il controllo di Babilonia, e così, delle propaggini orientali dell'impero di Alessandro. Sebbene avesse ormai concluso una pace di compromesso con Tolomeo, Lisimaco e Cassandro, continuò la guerra con Seleuco, tentando di riprendere il controllo delle propaggini orientali dell'impero. Anche se giunse fino ad entrare a Babilonia nel 310 a.C., la Guerra babilonese (311–309) finì con la sconfitta di Antigono.

All'incirca nello stesso periodo, Cassandro fece assassinare il giovane re Alessandro IV e sua madre Rossane, finendo la dinastia argeade che governava la Macedonia da parecchi secoli. Per il momento, tutti i vari generali continuarono a riconoscere il defunto Alessandro come re, poiché Cassandro non annunciò pubblicamente le morti, ma sembrava chiaro che, ad un certo punto, uno o l'altro di loro avrebbe reclamato il titolo di re.

Quarta guerra dei Diadochi (308-301 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Regni dei diadochi dopo la battaglia di Ipso, c. 301 a.C.

██ Regno di Tolomeo I

██ Regno di Cassandro

██ Regno di Lisimaco

██ Regno di Seleuco I

██ Epiro

Altri

██ Cartagine

██ Repubblica romana

██ Colonie greche

Presto scoppiò di nuovo la guerra. Tolomeo aveva continuato ad espandere il suo potere nell'Egeo e a Cipro, mentre Seleuco iniziò un giro ad est per consolidare il suo controllo dei vasti territori orientali dell'impero di Alessandro. Antigono riprese però la guerra, mandando suo figlio Demetrio a riconquistare il controllo della Grecia. Nel 307 prese Atene, espellendo Demetrio Falereo, il governatore di Cassandro, e proclamando la città di nuovo libera. Demetrio ora rivolse la sua attenzione a Tolomeo, invadendo Cipro e sconfiggendo la flotta di Tolomeo nella battaglia di Salamina. Nel periodo immediatamente successivo a questa vittoria, Antigono e Demetrio assunsero entrambi la corona, e furono seguiti poco dopo da Tolomeo, Seleuco, Lisimaco ed infine Cassandro.

Nel 306, Antigono tentò di invadere l'Egitto, ma le tempeste impedirono alla flotta di Demetrio di rifornirlo, e fu costretto a ritornare a casa. Ora, con Cassandro e Rolomeo entrambi indeboliti e Seleuco ancora impegnato in oriente, Antigono e Demetrio rivolsero la loro attenzione a Rodi, che fu assediata dalle forze di Demetrio nel 305 a.C. (vedi Assedio di Rodi). L'isola fu rafforzata dalle truppe di Tolomeo, Lisimaco e Cassandro. Infine, i Rodiani raggiunsero un compromesso con Demetrio – essi avrebbero sostenuto Antigono e Demetrio contro tutti i nemici, salvo il loro grande alleato Tolomeo. Tolomeo prese il titolo di Soter ("Salvatore") per il suo ruolo nell'impedire la caduta di Rodi, ma la vittoria da ultimo fu di Demetrio, perché gli lasciò mano libera per attaccare Cassandro in Grecia. Demetrio ritornò in Grecia, sconfisse Cassandro, e formò la nuov Lega Ellenica, con sé stesso come generale, per difendere le città greche contro tutti i nemici (e particolarmente Cassandro).

Di fronte a queste catastrofi, Cassandro invocò la pace, ma Antigono respinse le richieste, e Demetrio invase la Tessaglia, dove lui e Cassandro si affrontarono minacciosamente tra loro in schermaglie inconcludenti. Ma ora Cassandro chiamò in aiuto i suoi alleati, e l'Anatolia fu invasa da Lisimaco, costringendo Demetrio a lasciare la Tessaglia e a mandare i suoi eserciti in Asia Minore per assistere suo padre. Con l'assistenza di Cassandro, Lisimaco invase gran parte dell'Anatolia occidentale, ma fu presto (301 a.C.) isolato da Antigono e Demetrius vicino ad Ipso. Qui giunse l'intervento decisivo di Seleuco, che arrivò in tempo per salvare Lisimaco dal disastro e schiacciare completamente Antigono nella battaglia di Ipso. Antigono fu ucciso nel combattimento, e Demetrio fuggì di nuovo in Grecia per tentare di preservare quanto rimaneva là del suo dominio. Lisimaco e Seleuco si divisero i territori asiatici di Antigono, con Lisimaco che ricevette l'Asia Minore occidentale e Seleuco il resto, ad eccezione della Cilicia e della Licia, che andarono al fratello di Cassandro Pleistarco.

La lotta per la Macedonia (298-285 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Gli eventi del successivo decennio e mezzo furono caratterizzati da vari intrighi per il controllo della stessa Macedonia. Cassandro morì nel 298 a.C., ed i suoi figli, Antipatro e Alessandro, si rivelarono degli inetti. Dopo aver litigato con suo fratello maggiore, Alessandro V chiese l'aiuto di Demetrio, che aveva conservato il controllo di Cipro, del Peloponneso e di molte delle isole egee, e aveva rapidamente strappato il controllo della Cilicia e della Licia al fratello di Cassandro, nonché l'aiuto di Pirro, il re dell'Epiro. Dopo che Pirro fu intervenuto per impadronirsi della regione di confine dell'Ambracia, Demetrio invase, uccise Alessandro e prese il controllo della Macedonia per sé stesso (294 a.C.). Mentre Demetrio consolidava il suo controllo della Grecia continentale, i suoi territori esterni furono invasi e conquistati da Lisimaco (che si riprese l'Anatolia occidentale), Seleuco (che prese la maggior parte della Cilicia) e Tolomeo (che si riprese Cipro, la Cilicia orientale e la Licia).

Presto, Demetrio fu costretto ad abbandonare la Macedonia da una ribellione sostenuta dall'alleanza di Lisimaco e Pirro, che si divisero il regno tra di loro, e, lasciando la Grecia al controllo di suo figlio, Antigono Gonata, Demetrio lanciò un'invasione dell'est nel 287 a.C. Malgrado il successo iniziale, Demetrio di infine da Seleuco (286 a.C.), uccidendosi per il troppo bere due anni dopo.

La lotta di Lisimaco e Seleuco (285-281 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante Lisimaco e Pirro avessero cooperato nel cacciare Antigono Gonata dalla Tessaglia e da Atene, sulla scia della cattura di Demetrio essi ruppero presro i rapporti, con Lisimaco che cacciò Pirro dalla sua porzione di Macedonia.

Le lotte dinastiche lacerarono anche l'Egitto, dolce Rolomeo decise di nominare suo erede suo figlio minore Tolomeo Filadelfo piuttosto che il maggiore, Tolomeo Cerauno. Cerauno fuggì da Seleuco. Il maggiore, Tolomeo, morì pacificamente nel suo letto nel 282 a.C., e Filadelfo gli successe.

Presto Lisimaco fece l'errore fatale di far assassinare suo figlio Agatocle su indicazione della sua seconda moglie, Arsinoe (282 a.C.). La vedova di Agatocle, Lisandra, fuggì da Seleuco, che ora faceva guerra a Lisimaco. Seleuco, dopo aver nominato suo figlio Antioco sovrano dei territori asiatici, sconfisse e uccise Lisimaco nella battaglia di Corupedio in Lidia nel 281 a.C., ma Seleuco non visse a lungo per godere del suo trionfo – fu assassinato quasi immediatamente da Tolomeo Cerauno, per ragioni che rimangono oscure.

Le invasioni galliche e il consolidamento (280-275 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Anche Tolomeo Cerauno non doveva godersi molto a lungo il dominio sulla Macedonia. La morte di Lisimaco aveva lasciato il confine sul Danubio del regno macedone aperto alle invasioni barbare, e presto tribù di Galli stavano imperversando attraverso la Macedonia e la Grecia e invadendo l'Asia Minore. Tolomeo Cerauno fu ucciso dagli invasori, e dopo parecchi anni di caos, nientemeno che Antigono Gonata emerse come sovrano della Macedonia. In Asia, anche il figlio di Seleuco, Antioco I, riuscì a sconfiggere gli invasori celtici, che si stabilirono nell'Anatolia centrale nella parte della Frigia orientale che da allora in poi avrebbe preso da loro il nome di Galazia.

Ora, finalmente, quasi cinquant'anni dopo la morte di Alessandro, fu restaurato una qualche sorta di ordine. Tolomeo governava sull'Egitto, sulla Siria meridionale (nota come Celesiria), e su vari territori sulla costa meridionale dell'Asia Minore. Antioco governava i vasti territori asiatici dell'impero, mentre la Macedonia e la Grecia (ad eccezione della Lega etolica) toccarono ad Antigono.

Periodo successivo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Civiltà ellenistica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Shipley, Graham, The Greek World After Alexander 323-30 BC in Routledge History of the Ancient World, New York, Routledge, 2000.
  • Walbank, F. W. (a cura di), The Hellenistic World in The Cambridge Ancient History, volume VII, parte I, Cambridge, Cambridge University Press, 1984.
  • Waterfield, Robin, Dividing the Spoils - The War for Alexander the Great’s Empire (rilegato), New York, Oxford University Press, 2011, pp. 273, ISBN 978-0-19-957392-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]