Guerra cleomenea

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Guerra cleomenea
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La Grecia al tempo della Guerra cleomenea
Data 229/228-222 a.C.
Luogo Peloponneso
Esito Vittoria degli achei e dei macedoni
Modifiche territoriali La Macedonia guadagnò Acrocorinto, Corinto, Aerea e Orcomeno
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
20.000 (nella battaglia maggiore) 30.000 (nella battaglia maggiore)
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La Guerra cleomenea (229/228-222 a.C.), dal nome del re di Sparta agìade Cleomene III, fu combattuta da Sparta e il suo alleato, Elis, contro una coalizione composta dalla Lega achea e dal regno di Macedonia antigonide. La guerra si concluse con la vittoria dei Macedoni e degli Achei.

Il conflitto può essere diviso in due fasi, una prima che andò a vantaggio del re spartano (e che se fosse stata conclusa avrebbe portato l'egemonia di Sparta sulla lega), dal 228 al 226 a.C. (battaglia di Dime), e una seconda, dal 225 al 222 a.C., anno della sconfitta a Sellasia degli spartani e della fuga di Cleomene presso l'alleato e sussidiatore Tolomeo III, che vide l'ingresso nella guerra dei Macedoni e il mutamento degli eventi in sfavore della parte spartana.

Nel 235 a.C., Cleomene III (235-222 a.C.), figlio di Leonida, salì al trono di Sparta e iniziò un programma di riforme volto a ripristinare la disciplina tradizionale spartana, indebolendo l'influenza degli efori, magistrati eletti che assommavano un enorme potere politico, anche se avevano giurato di difendere le leggi del re e di Sparta. Quando, nel 228 a.C., gli Efori inviarono Cleomene a conquistare una cittadina al confine con Megalopoli, gli Achei, non accettando la provocazione (Megalopoli, l'antica rivale di Sparta, era da poco entrata nella lega Achea), dichiararono guerra a Sparta. Cleomene rispose devastando l'Acaia. Sul Monte Liceo però gli spartani sconfissero un esercito comandato da Arato, lo stratego della Lega achea, che era stato inviato ad attaccare Elis. In seguito la presa di Mantinea da parte di Arato indebolì molto la posizione di Cleomene, tanto che già a Sparta si meditava la pace. Rivoltosi contro Megalopoli, Cleomene sbaragliò un secondo esercito guidato dall'ipparco Lidiada della Lega nei pressi di Ladocea nell'estate del 227. Dopo questo successo, messi a morte gli efori, avviò un programma di riforme radicali a Sparta per rafforzare la sua posizione.

In rapida successione il re spartano sconfisse le guarnigioni achee nelle città di Arcadia, prima di schiacciare un'altra forza achea a Dime. Di fronte al dominio spartano della Lega, Arato fu costretto a rivolgersi a Antigono III Dosone (229-221 a.C.) di Macedonia, antica rivale achea, e richiese che fornisse aiuto agli sforzi per sconfiggere gli spartani. In cambio dell'aiuto macedone, gli Achei furono costretti a cedere la fortezza che si ergeva su Corinto. Cleomene quindi invase l'Acaia, prendendo il controllo di Corinto e di Argo, ma dopo di ciò fu costretto a ritirarsi a Laconia, quando Antigono arrivò nel Peloponneso.

L'ingresso in guerra dei macedoni aveva mutato la situazione. Alla fine del 224 tutte le città dell'Argolide furono riguadagnate dagli Achei e Antigono in Arcadia ricuperò anche Orcomeno e Mantinea. Cleomene combatté gli Achei ed i macedoni in uno scontro decisivo a Sellasia (222), dove fu infine sgominato. Nel 222 fuggì alla corte del suo alleato, Tolomeo III d'Egitto (246-222 a.C.), dopodiché Antigono entrò a Sparta e vi abolì le riforme apportate da Cleomene. Questi infine, dopo un tentativo di rivolta contro il partito filomacedone a Sparta caduto nel vuoto, si suicidò (219) presso la stessa corte lagide, dove era stato confinato dal successore, Tolomeo IV (221-205 a.C.), nel corso di una fallita sollevazione contro il nuovo faraone.


Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie