Guerra lamiaca

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Guerra Lamiaca
Data 323 - 322 a.C.
Luogo Grecia
Esito Vittoria macedone
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
25 000 - 30 000 uomini, tra cui molti mercenari 13 000 fanti e 600 cavalieri (Antipatro)
20 000 fanti e 1 500 cavalieri (Leonnato)
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La guerra lamiaca (323 a.C.-322 a.C.) fu combattuta tra una coalizione di poleis ("città-stato") greche guidata da Atene contro il Regno di Macedonia, allo scopo di scrollarsi di dosso il giogo macedone dopo la morte di Alessandro Magno; la guerra fu contemporanea ad altre rivolte contro il dominio macedone: una in Cappadocia, sedata da Perdicca ed Eumene di Cardia, e una nei domini orientali dell'impero di Alessandro, controllata da Peitone. La vittoria macedone segnò la fine dell'indipendenza di Atene.

Conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

La rivolta contro l'egemonia macedone sulla Grecia iniziò con l'arrivo della notizia della morte di Alessandro Magno a Babilonia. Fomentata dai discorsi di Leostene e Iperide, Atene si sollevò contro le guarnigioni macedoni e, con l'aiuto delle città della Grecia centrale e settentrionale, mise in campo 25.000 soldati (10 mila ateniesi; 12 mila etoli e diversi contingenti mercenari)[1] da contrapporre ai Macedoni del generale macedone Antipatro. Egli aveva il controllo della Macedonia e della Grecia ma, impegnato anche nel compito di tutelare il confine settentrionale della Macedonia e l'Asia Minore, poteva mobilitare solo 13.000 soldati e 600 cavalieri mentre Cratero e Filota, di stanza in Asia Minore con 10.000 uomini, non avrebbero potuto giungere nel teatro di guerra in poco tempo[2].

Tuttavia, nonostante la inferiorità numerica, Antipatro, contando sull'appoggio offerto dai Tessali, decise di marciare contro l'esercito greco ribelle.

Assedio di Lamia[modifica | modifica wikitesto]

Gli Ateniesi, a questo punto, inviarono ambasciatori presso i Tessali riuscendo ad ottenerne la defezione dall'esercito macedone e a prendere possesso del passo delle Termopili insieme ai ribelli senza che i macedoni potessero impedirlo. Antipatro, in forte inferiorità numerica e con le vie di ritirata bloccate, decise di rifugiarsi nella piazzaforte di Lamia: i Greci decisero di porre la città sotto assedio. Leostene ordinò quindi di costruire delle linee di circonvallazione attorno alla città assediata: durante i lavori accadde però che i difensori tentarono una sortita in forze, durante la quale Leostene fu colpito da una pietra alla testa, morendo dopo tre giorni[3][4][5].

Battaglia di Amorgo e di Crannone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Amorgo e Battaglia di Crannone.

L'anno seguente, Iperide pronunciò l'orazione funebre in onore dei caduti ateniesi[6] mentre Leostene fu sostituito dall'ecclesia con Antifilo; poche settimane dopo gli Ateniesi subirono una dura sconfitta nella battaglia navale di Amorgo e non furono quindi in grado di prevenire lo sbarco dei rinforzi macedoni sotto la guida di Leonnato e che contavano oltre 20 000 fanti e 1 500 cavalieri[7].

Ricevuta la notizia della battaglia di Amorgo e dell'arrivo dei rinforzi nemici, gli eserciti greci si ritirarono da Lamia ed Antipatro poté finalmente lasciare la città per ricongiungersi a nord con gli ulteriori rinforzi guidati da Cratero. Per prevenire il ricongiungimento degli eserciti nemici, gli Ateniesi ed i loro alleati tentarono di sbarrare la strada alle truppe di Antipatro il quale decise di prendere l'iniziativa ed attaccare le forze ribelli greche nella battaglia di Crannone, in Tessaglia (5 settembre 322 a.C.), riportando una vittoria decisiva[8].

Dopo la battaglia gli eserciti congiunti di Cratero e di Antipatro impegnarono le truppe ateniesi e greche in una serie di continue schermaglie di fanteria e cavalleria finché i ribelli non accettarono la pace alle condizioni poste da Antipatro[9].

Durante la guerra lamiaca trovò la morte in battaglia Leonnato,[10] che quindi non poté sposarsi, come aveva pianificato, con Cleopatra, sorella di Alessandro Magno e vedova di Alessandro I d'Epiro.

Esito[modifica | modifica wikitesto]

Antipatro pose, tuttavia, condizioni assai miti: gli Ateniesi avrebbero dovuto disarmare l'armata, accettare una guarnigione macedone presso il Pireo e riformare la costituzione in modo da garantire diritti politici solo a chi possedesse un patrimonio mobile o immobile pari a duemila dracme, fatto che avrebbe escluso dal governo le classi sociali più basse, principali fautrici della guerra; gli Ateniesi accettarono i termini[11].

Quanto a Iperide e Demostene, principali istigatori del conflitto, il primo fu ucciso in Eubea, il secondo, rifugiatosi presso il santuario di Poseidone a Calauria, si suicidò[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Westlake, p. 88.
  2. ^ Diodoro, XVIII, 12.
  3. ^ Diodoro, XVIII, 12-13.
  4. ^ Plutarco, Focione, 23.
  5. ^ Pausania, I, 25 e VIII, 52.
  6. ^ Iperide.
  7. ^ Diodoro, XVIII, 13-15.
  8. ^ Diodoro, XVIII, 16-17.
  9. ^ Diodoro, XVIII, 17.
  10. ^ Diodoro, XVIII, 17.
  11. ^ Diodoro, XVIII, 17-18.
  12. ^ Plutarco, Demostene, 29.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • H. D. Westlake, The Aftermath of the Lamian War, Classical Rewiew, 1949.
  • Martin Jehne, Koine Eirene. Untersuchungen zu den Befriedungs- und Stabilisierungsbemühungen in der griechischen Poliswelt des 4. Jahrhunderts v. Chr, Stoccarda, Hermes, Zeitschrift für Klassische Philologie, 1994. ISBN 3-515-06199-1.
  • Klaus Rosen, "Der "göttliche" Alexander, Athen und Samos", Historia. Zeitschrift für Alte Geschichte, 1978.
  • Hermann Bengtson, Die Diadochen, Monaco, 1987.
  • Johann Gustav Droysen, Geschichte des Hellenismus, Neue, durchges, 1952.