Prima guerra messenica

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Prima guerra messenica
Laconia e Messenia
Laconia e Messenia
Data 743 - 724 a.C.
Luogo Peloponneso
Casus belli Espansione territoriale
Esito Vittoria spartana
Modifiche territoriali Messenia cade sotto il controllo spartano
Schieramenti
Comandanti
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La Prima guerra messenica è la guerra combattuta dalla città di Sparta per conquistare il territorio della Messenia (regione che si trova nella parte occidentale del Peloponneso) nella parte finale dell'VIII secolo a.C. (probabilmente tra il 743 e il 724 a.C.). La guerra dovette essere particolarmente cruenta, data anche la durata quasi ventennale del conflitto, ma permise a Sparta di conquistare il territorio messenico e di trasformare in iloti gli abitanti di tale territorio.

Gli iloti successivamente cercarono in diverse occasioni di riconquistare la perduta indipendenza, precisamente nella seconda guerra messenica (seconda metà del VII secolo) e nella terza guerra messenica (nel 464 a.C.), ma ci riuscirono solamente nel 371 a.C. in seguito alla sconfitta di Sparta nella battaglia di Leuttra contro i tebani.

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

L'espansione di Sparta in Laconia sarebbe iniziata nell'VIII secolo, sotto la guida dei re Archelao e Carillo (ca 770-760) annettendo il territorio lungo il corso settentrionale dell'Eurota e poi, «durante il regno di Teleclo [ ... ] non molto prima della Guerra messenica», [1] e cioè verso il 750, con la colonizzazione di Pharis e Geronthrai e l'annessione di Amicle e dei suoi abitanti nella comunità spartana [2] che consentì la rapida annessione di tutta la valle meridionale dell'Eurota, avvenuta dopo il 740 al comando del re Alcamene, compresa la città di Elo, i cui abitanti furono resi schiavi. Dal nome della città avrebbe avuto origine, secondo la tradizione greca, il termine di iloti. [3]

L'eventuale espansione di Sparta a oriente e sul mare avrebbe dovuto scontrarsi con la potenza di Argo; fra la montagnosa Arcadia, a nord, e la pianura della Messenia, ad occidente, gli Spartani scelsero quest'ultima, «buona da lavorare e da piantare», come nota Tirteo.

Prendendo a pretesto l'assassinio di re Teleclo (740) attribuito ai messeni, e assistita da mercenari cretesi e corinzi - mentre la Messenia beneficiava del sostegno delle tribù arcadiche, di Argo e di Sicione - Sparta iniziò la prima delle guerre messeniche che si concluse con la caduta dell'ultimo bastione messenico del monte Itome intorno al 715 a.C.).

È re Teopompo ad iniziare le ostilità e dopo 5 anni di scontri la resistenza messena si stabilisce sul monte Itome a nord della capitale Messene. L'assedio si prolungò per molto tempo e ci furono a Sparta dei dissidenti sull'operato dell'azione di guerra, che furono scacciati dalla città dando vita all'unica colonia spartana, Taranto.

Alla morte del re di Messenia, venne eletto successore Aristodemo il quale sconfisse nel 724 a.C., in una battaglia campale l'esercito spartano. Poco dopo egli rifiutò di far entrare in città 100 esiliati spartani, adducendo che il nemico adottava vecchi trucchi e i crimini erano gli stessi della guerra di Troia, però poco tempo dopo si suicidò a causa di nefasti auspici[4], così dopo 20 anni gli assediati si arresero, la rocca venne rasa al suolo come molte altre città della zona. Alcuni aristocratici messeni fuggirono [5] in Arcadia [6] mentre la massa della popolazione fu costretta a versare metà della sua produzione agricola ai nuovi padroni. Tirteo, che è la nostra principale fonte sull'argomento, scrive che: «Come asini sotto una pesante soma, erano costretti a trasportare per i loro padroni la metà di tutte le messi che un campo poteva produrre»[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pausania, Periegesi della Grecia
  2. ^ Gli abitanti di Amicle non furono dunque resi né schiavi né perieci, ma ebbero gli stessi diritti degli spartani
  3. ^ Secondo un'altra teoria il termine deriverebbe dalla radice hel, cattura
  4. ^ Paus., Libro IV, 11; nella traduzione in lingua italiana di Antonio Nibby, Roma : Presso Vincenzo Poggioli, 1817, pp. 30-32 (Google libri)
  5. ^ Secondo Tirteo, cit.
  6. ^ Secondo Pausania, cit.
  7. ^ Tirteo, fr. 4

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]