Posthomerica

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Posthomerica
(La continuazione di Omero)
Titolo originale τὰ μεθ᾿Ὅμηρον Posthomerica
Solomon Ajax and Cassandra.jpg
Aiace d'Oileo porta via Cassandra, opera dell'artista Solomon Joseph Solomon, 1886
Autore Quinto Smirneo
1ª ed. originale III secolo
Genere poema
Sottogenere epico
Lingua originale greco antico
Ambientazione Guerra di Troia
Protagonisti Achille, Ulisse, Agamennone, Menelao, Priamo, Diomede, Aiace Telamonio, Polissena, Elena di Troia
Serie Ciclo troiano

I Posthomerica (in greco antico τὰ μεθ᾿Ὅμηρον, La continuazione di Omero) sono un poema epico scritto da Quinto Smirneo intorno alla prima metà del III secolo, che narra l'anno finale della guerra di Troia, dai funerali di Ettore alla caduta di Ilio.

Si articola in 14 libri (λόγοι) e riavvia la narrazione dal punto esatto in cui Omero aveva interrotto l’Iliade. I primi quattro, che coprono l'arco di tempo descritto dall’Etiopide di Arctino di Mileto, raccontano le imprese e le uccisioni dell'Amazzone Pentesilea, di Memnone, bellissimo eroe figlio di Eos, e di Achille, più i funerali di quest'ultimo.

I libri V–XII narrano del duello tra Aiace e Odisseo per le armi di Achille, della morte di Aiace, suicida dopo aver perduto, delle gesta eroiche di Neottolemo, Euripilo e Deifobo, della morte di Paride ed Enone, fino alla costruzione del Cavallo di Troia. I libri rimanenti descrivono la conquista di Troia per mezzo del cavallo, il sacrificio di Polissena sulla tomba di Achille, la partenza dei Greci e le tempeste che li disperdono.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che il vecchio re troiano Priamo ha pagato il riscatto ad Achille per il corpo del figlio Ettore, la guerra della Grecia contro Troia riprende. Con grande stupore dell'esercito del re Agamennone, il re Priamo fa sbarcare sulla spiaggia di Troia le guerriere Amazzoni con la loro regina Pentesilea. Le guerriere sono invincibili e i greci ne hanno paura, ma Achille no, e sfida Pentesilea. Dopo che l'ha uccisa, Achille è preso da un furore sessuale e la violenta.
Nei giorni di battaglia successivi, dopo il ritiro delle Amazzoni per la morte della loro regina, Achille vede morire anche il suo compagno più caro dopo Patroclo (ormai morto anche lui), ossia Memnone.

Una principessa troiana di nome Polissena finge d'innamorarsi di Achille, e approfitta del suo dolore per ingannarlo con uno sposalizio notturno. L'eroe accetta, ma nel tempio dove va viene assalito da Paride, che lo trafigge al tallone con una freccia. Morto Achille, Polissena viene catturata dai greci, e il corpo di Achille portato nell'accampamento sulla spiaggia. Ora Ulisse e Aiace Telamonio si contendono le armi divine dell'eroe caduto, sostenendo ognuno di essere stato sempre il più valente nelle battaglie. Agamennone ha il dovere di decidere l'assegnazione, e sceglie Ulisse. Aiace accusa Ulisse di inganno e, dopo una mattanza notturna di pecore, avendole scambiate per i suoi compagni infidi di battaglia, su suicida pieno di vergogna.
Nel frattempo Agamennone consulta l'indovino Calcante, che dichiara che, giunto il decimo anno della guerra contro Troia, sta per arrivare finalmente il giorno dell caduta della rocca, ma nei giorni seguenti, arrivato sulla spiaggia dall'Epiro anche Neottolemo, figlio di Achille, si procede con il duello tra Filottete e Paride con l'arco. Il greco vince il principe troiano, uccidendolo, e così nell'esercito greco viene incaricato Epeo per la costruzione di una macchina da guerra con cui i greci potranno entrare nella rocca: il cavallo di Troia. Alcuni greci così si nascondono in esso, mentre il resto della flotta finge di salpare, facendo credere ai troiani che loro hanno vinto la guerra storica. Il cavallo, creduto come un dono per gli Dei, viene portato nella città, e così di notte si consuma il massacro della città.

Al termine della distruzione di Troia, i greci razziano i loro bottini, tra oro e donne catturate, e decidono di ripartire per la Grecia. Tuttavia la notte prima dell'imbarco i soldati sentono i lamenti dello spirito di Achille, che invoca vendetta per il suo assassinio. Così Agamennone concede a Neottolemo di uccidere la schiava Polissena sulla tomba dell'eroe. Quando le navi partono tutte, gli Dei danno inizio al loro castigo verso tutti gli eroi e i comandanti, punendoli delle atrocità a cui si sono abbandonati sia durante gli anni di guerra sia durante i giorni del massacro di Troia.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Zimmermann, Quinti Smyrnaei Posthomericorum libri XIV, Leipzig 1891 (rist. Stuttgart 1969).
  • F. Vian, La suite d'Homère. Texte établi et traduit par Francis Vian, I-III, Paris 1963-9.
  • G. Pompella, Le Postomeriche, I-II, Napoli 1979; III-VII, Cassino 1987, VIII-XIV, Cassino 1993.
  • G. Pompella, Quinti Smyrnaei Posthomerica. Olms-Weidmann, Hildesheim & New York 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]