Acate (mitologia)

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Enea e Acate, dipinto di Dosso Dossi (1520)
« Fermossi: e pronto a cotal uso avendo

l'arco e 'l turcasso (ché quest'armi appresso
gli portava mai sempre il fido Acate),
diè lor di piglio »

(Virgilio, Eneide, Traduzione di Annibal Caro, Libro I, v. 304-307)

Acate è nella mitologia greca uno dei più fedeli compagni di Enea.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra di Troia, Acate sembra apparire come l'uccisore di Protesilao, il primo eroe greco a morire sulla costa asiatica.

Più volte citato nell'Eneide di Virgilio sin dal primo libro, viene indicato come uno dei fedelissimi di Enea, sempre al suo fianco in tutte le sue peripezie, ed è il capitano di una delle navi con cui Enea e i suoi lasciano Troia. Enea è tanto sicuro della fedeltà di Acate da arrivare ad affidargli le proprie armi.

Nel libro VI Acate è ricordato per essere colui che conduce Enea all'antro della Sibilla Cumana.

Durante la guerra fra Troiani ed Italici, Acate fa da scudiero a Enea, aiutandolo soprattutto nel libro X, allorché il capo troiano viene assalito da sette giovani guerrieri latini, tutti figli di tal Forco. In tale circostanza Acate rimane leggermente ferito dall'asta che uno di questi, Numitore, scaglia contro Enea. Nel libro XII egli si rende anche autore di un'uccisione, quella del rutulo Epulone; Acate lo decapita con la spada.