Bruto di Troia

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Ritratto di Bruto I di Troia nel Promptuarii Iconum Insigniorum di Guillaume Rouillé

Bruto di Troia o Bruto I dei britanni (in gallese: Bryttys), discendente dell'eroe troiano Enea, è conosciuto nelle leggende medievali come il fondatore e primo sovrano della Britannia, su cui avrebbe regnato per ventitré anni attorno al 1100 a.C. Questa leggenda compare per la prima volta nell'Historia Brittonum, compilazione del IX secolo attribuita a Nennio, anche se è meglio conosciuta dal racconto che ne fece nel XII secolo Geoffredo di Monmouth nella sua semi-leggendaria Historia Regum Britanniae. Tuttavia, niente autorizza a ritenere che questo racconto sia storicamente credibile.

Historia Brittonum[modifica | modifica sorgente]

L'Historia Brittonum afferma che "L'isola di Britannia prende il suo nome da Bruto, un console romano", che conquistò sia la Spagna sia la Britannia. Seguendo fonti come Livio e Virgilio, L'Historia Brittonum narra come Enea si sia stabilito in Italia dopo la guerra di Troia e di come suo figlio Ascanio abbia fondato Alba Longa. Ascanio si sposò e la moglie rimase incinta. Un mago predisse che sarebbe nato un maschio, che sarebbe stato il più coraggioso e il più amato in Italia. Infuriato, Ascanio condannò a morte l'indovino. Sua moglie morì di parto, mentre in seguito il loro figlio, appunto Bruto, uccise per sbaglio il padre con una freccia e fu bandito dall'Italia. Dopo aver vagato per le isole del Tirreno e la Gallia, dove fondò Tours, Bruto giunse e si stabilì in Britannia. Avrebbe regnato quando il sommo sacerdote Eli era giudice nel regno d'Israele e l'arca dell'Alleanza fu presa dai filistei[1].

Una diversa versione dell'Historia Brittonum afferma che Bruto era figlio del figlio di Ascanio, cioè Silvio, e fa risalire la sua genealogia fino a Cam, figlio di Noè[2]. Un altro capitolo traccia però una diversa genealogia di Bruto, che diventa qui il pronipote del re romano Numa Pompilio, figlio di Ascanio, facendo risalire la sua discendenza fino a Jafet, figlio di Noè[3]. Queste tradizioni cristianizzate contrastano con quella troiana classica che connetteva la famiglia reale di Priamo con gli dèi greci.

Un altro Bruto, figlio di Isicione, figlio di Alano il primo europeo, viene fatto risalire a Giapeto dall'Historia Brittonum. I fratelli di questo Bruto erano Franco, Alamano e Romano, antenati di alcune importanti popoli europei[4].

Historia regum Britanniae[modifica | modifica sorgente]

Goffredo di Monmouth riporta più o meno la stessa storia, ma con molti più dettagli[5]. L'indovino che predisse grandi cose per Bruto, vaticinò però anche che egli avrebbe ucciso entrambi i genitori. Così accadde ed egli fu bandito dall'Italia. Si recò in Grecia, dove scoprì un gruppo di troiani che si trovavano là come schiavi. Divenne il loro capo e dopo una serie di battaglie, il re greco Pandraso li lasciò andare via. Bruto sposò la figlia di questo sovrano, Ignoge, e con navi e provviste prese la via del mare. Dopo aver avuto una visione che gli promise un regno, abitato solo da alcuni giganti, che avrebbe potuto conquistare, Bruto guidò il suo popolo verso ovest.

Dopo alcune peripezie in Africa e un incontro con le sirene, Bruto trovò un altro gruppo di troiani guidati dal guerriero Corineo. Fu quest'ultimo a far scoppiare in Gallia una guerra con Goffario Pitto, re di Aquitania, perché aveva cacciato nella foresta reale senza permesso. Il nipote di Bruto, Turono, morì in battaglia e sul luogo della sua sepoltura fu fondata la città di Tours. Sebbene avessero vinto molte battaglie, i troiani erano consapevoli che i galli erano superiori in numero e allora si recarono nell'isola chiamata Albione e che Bruto, dal suo stesso nome, chiamò Britannia, di cui divenne il primo sovrano. Corineo divenne invece re della Cornovaglia, che fu chiamata così in suo onore dopo la sua morte.[6]

Attaccati dai giganti, i troiani li uccisero. Sulle rive del fiume Tamigi Bruto fondò la città di Troia Nova, nome che sarebbe poi divenuto Trinovantum: si tratta di Londra[7].

Prima della sua morte, Bruto promulgò un codice di leggi per il suo popolo. Dalla moglie Ignoge ebbe tre figli: Locrino, Kamber e Albanatto, che, alla morte del padre, si spartirono l'isola: rispettivamente l'Inghilterra, il Galles e la Scozia.

Bruto oggi[modifica | modifica sorgente]

Bruto divenne parte delle leggende arturiane dette anche Materia di Britannia, un racconto pseudo-storico degli eventi della Britannia che furono considerati reali fino al XVIII secolo, quando si cominciarono a trovare validi materiali storici e iscrizioni. La sua figura è stata comunque analizzata da generazioni di studiosi che gradualmente - e inevitabilmente - ne hanno minato la credibilità storica, anche se ancor oggi, nell'Inghilterra contemporanea, Bruto di Troia viene citato di quando in quando in feste e rievocazioni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Historia Britonum 7, 10-11.
  2. ^ Morris 1980, p. 19.
  3. ^ Historia Brittonum 18.
  4. ^ Historia Britonum 17-18
  5. ^ Geoffrey of Monmouth, Historia Regum Britanniae 1.3-18, 2.1.
  6. ^ È interessante notare come gli abitanti della Cornovaglia si davano una diversa origine da quella degli abitanti di Inghilterra, Scozia e Galles e che continuarono a considerarsi discendenti di Corineo fino agli inizi dell'età moderna.
  7. ^ Si suppone che il nome di Trinovantum derivi dalla tribù celtica dei trinovanti, che viveva in quest'area e non da Troia Nova.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Historia Brittonum trad. di J.A. Giles, Six Old English Chronicles, London: Henry G. Bohn 1848. Testo completo da Fordham University.
  • John Morris (ed), Nennius: Arthurian Period Sources Vol 8, Phillimore, 1980
  • Geoffrey of Monmouth, Historia regum Britanniae, trad. di Lewis Thorpe, Penguin, 1966
  • The British History of Geoffrey of Monmouth, trad. di Aaron Thompson, rivista e corretta da J. A. Giles, 1842

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Lista dei sovrani leggendari della Britannia Successore
- 1149-1125 a.C. Locrino