Il leone del deserto
Il leone del deserto (in arabo: أسد الصحراء, Asad al-ṣaḥrāʾ ), realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad, è un film storico, basato sulla vita del condottiero senussita libico Omar al-Mukhtar, che si batté contro l'esercito italiano precedentemente alla seconda guerra mondiale, interpretato da Anthony Quinn.
Il film è stato censurato impedendone la distribuzione in Italia, in quanto "lesivo all'onore dell'esercito italiano", dove è stato trasmesso in televisione solo nel 2009 a distanza di quasi trent'anni.
Il regista e produttore siriano Mustafà Akkad fu ucciso in Giordania nel 2005 in un attentato kamikaze di terroristi di al-Qāʿida ad Amman.
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Trama [modifica]
È il 1929 e l'allora capo del governo italiano, il dittatore fascista Benito Mussolini (Rod Steiger) deve confrontarsi con la ventennale guerriglia intrapresa dai locali arabi e berberi di Libia che si battono contro il colonialismo italiano e le sue rivendicazioni di una "quarta sponda", a simboleggiare un rinato Impero Romano sul suolo d'Africa.
L'Italia aveva occupato la regione, che era parte dell'Impero Ottomano, nel 1911-1912, sconfiggendo i turchi che occupavano il Paese. Nel film Mussolini nomina, come successore di Pietro Badoglio, il generale Rodolfo Graziani (Oliver Reed), sesto Governatore di Libia, sicuro che un militare di tale credito saprà schiacciare la rivolta e ristabilire la pace e la sicurezza dei coloni italiani, in gran parte provenienti dalle regioni povere del Sud Italia, dal Veneto e dall'Emilia.
Ad ispirare e guidare la resistenza è Omar al-Mukhtar (Anthony Quinn). Insegnante di professione, guerrigliero per dovere, Omar al-Mukhtar si è votato ad una lotta che non potrà vedere vinta nel corso della propria vita. Un imperialista contro un idealista con un'ideologia nazionalista.
Omar al-Mukhtar ed i suoi uomini si avvalevano di armi obsolete. Graziani controllava il Nordafrica con la forza dell'esercito italiano, aeroplani e carri armati furono impiegati per la prima volta nel deserto. Una dotazione primitiva non poteva reggere il confronto con delle armi moderne - come si afferma anche nel film - e malgrado il loro coraggio i libici soffrirono pesanti perdite (ma nel film si vedono morire quasi esclusivamente soldati italiani, in particolare camicie nere, i cui ufficiali si distinguono per efferatezza).
Nonostante tutto ciò, essi impegnarono per venti anni gli italiani impedendo loro di conseguire una vittoria completa. Nel film poi pochi cavalieri berberi amati di fucili, sconfiggono più volte le colonne italiane con le autoblindo e le mitragliatrici, che si scontrano, in maniera poco credibile, tra loro. In una scena vi è una carica di beduini a cavallo, armati di fucili, contro carri armati italiani, e questi cominciano a esplodere uno dopo l'altro, perché entrano in un campo minato, preparato con esplosivo rubato da un deposito di munizioni in un'azione precedente.
In una scena Omar al-Mukhtar mostra il suo vero e più intimo lato umano rifiutandosi di uccidere un giovane ufficiale superstite di un agguato, riconsegnandogli addirittura la bandiera italiana catturata in combattimento. Omar al-Mukhtar dice che nell'Islam non si uccidono i soldati prigionieri, ma si lotta solo per la propria patria e solo se mossi dalla necessità; altrimenti si deve odiare la guerra. Lo sceneggiatore farà successivamente uccidere quel tenente italiano alle spalle e a tradimento da un altro ufficiale italiano, appartenente alla milizia fascista.
Nel film al-Mukhtar viene catturato dalle truppe nazionali italiane (mentre in realtà fu catturato da uno squadrone di regolari libici a cavallo, inquadrati nell'Esercito italiano)[1].
Nelle riprese è presente anche un raro documento di una veduta aerea del campo di concentramento che gli italiani crearono in Libia per rinchiudere i dissidenti. In alcune scene vengono usati i gas per combattere i ribelli ed è rappresentato un bombardamento aereo su un'oasi nel deserto.
Il film appare ambientato nel 1931, anno in cui Graziani - figura chiave del film - fu nominato vice governatore della Cirenaica, una delle due regioni libiche.
Censura in Italia [modifica]
Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del presidente del consiglio Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». Il veto fu posto dall'allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa[2].
Fu anche intentato un procedimento contro il film per "vilipendio delle Forze Armate". La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile nelle videoteche[3], anche se più facilmente reperibile tramite Internet.
Nel 1987 fu bloccata la proiezione dalla Digos in un cinema di Trento, ci fu così un processo che si concluse però con un nulla di fatto.
L'anno seguente venne proiettato semi-ufficialmente nel festival di Riminicinema a Rimini.[4]. In seguito è stato proiettato non ufficialmente in altri festival senza alcuna interferenza da parte delle autorità.
Craxi promise di mandarlo in onda sulla RAI, ma la promessa non fu mantenuta[5][6].
In occasione della sua prima visita ufficiale in Italia, il 10 giugno 2009, il leader libico Mu'ammar Gheddafi si presentò all'aeroporto italiano di Ciampino con appuntata al petto la fotografia che ritrae l'arresto di al-Mukhtār, accompagnato dall'ormai anziano figlio dell'eroe libico[7]. In quell'occasione, la piattaforma televisiva Sky annunciò la proiezione del film l'11 giugno[8], replicandolo più volte, ponendo così fine a un caso di censura durato quasi trent'anni[9].
Produzione [modifica]
Il film venne girato a Hollywood, a Roma e Latina (si intravedono della città la Casa del Combattente e la Cattedrale di san Marco) e in Libia, nel deserto e nel Fezzan.
Il film Il leone del deserto fu parzialmente finanziato con 35 milioni di dollari da Mu'ammar Gheddafi, il quale chiese l'inclusione di una scena storicamente inesatta che mettesse in cattiva luce i Senussi, in modo da separare la figura di al-Mukhtar, suo riferimento ideale, da quella di re Idris I, capo dei Senussi e cacciato dalla rivolta di Gheddafi.[1]
Il film è stato ripetutamente trasmesso dalla televisione libica, per diffondere la visione storica di Gheddafi il quale è rappresentato da bambino presente all'impiccagione di al-Mukhtar. Questa circostanza è un mero falso, in quanto Gheddafi nacque nel 1942, vale a dire alcuni anni dopo la morte di al-Mukhtar.
Critica [modifica]
Lo storico inglese Denis Mack Smith ha scritto sulla rivista Cinema nuovo: "Mai prima di questo film, gli orrori ma anche la nobiltà della guerriglia sono stati espressi in modo così memorabile, in scene di battaglia così impressionanti; mai l'ingiustizia del colonialismo è stata denunciata con tanto vigore... chi giudica questo film col criterio dell'attendibilità storica non può non ammirare l'ampiezza della ricerca che ha sovrinteso alla ricostruzione".[10]
Note [modifica]
- ^ Domenico Quirico, Lo squadrone bianco, Milano, Edizioni Mondadori Le Scie, 2002, pag. 313.. "A catturare Omar al-Mukhtar fu uno squadrone di altri libici che servivano nei nostri reparti a cavallo... Fu pura fortuna, perché il destriero di quel vecchio guerriero nella fuga inciampò facendo cadere a terra il suo padrone. L'uomo aveva un fucile a tracolla a sei cartucce, ma essendo ferito a un braccio non riusciva a puntare la sua arma. Il libico che vestiva la nostra divisa puntò il fucile e stava per sparare, non c'era pietà in quella guerra fratricida. Si fermò quando l'uomo lanciò un grido: "Sono Omar el Muchtàr!".
- ^ Gianni Lannes, Ustica 1911, il lager della vergogna, l'Unità, 14 9 2001. URL consultato in data 12-12-2009.. In evidenza il brano: «In Germania, che pure non è tanto critica col suo passato nazista vedono nelle sale "Schindler's list", a noi italiani ci è stato negato di vedere un film crudo e veritiero nei minimi dettagli, trattasi di "Omar Mukhtar - il leone del deserto" con Anthony Quin, Gastone Moschin, Raf Vallone che racconta la storia dei partigiani libici scannati dall'esercito savoiardo. Il liberale Raffaele Costa rispose a un'interpellanza parlamentare dicendo che "Il film non poteva essere proiettato sugli schermi italiani perché offendeva il nostro esercito".»
- ^ Carmine de Fazio. Una vergognosa censura che permane ancora oggi in ScriptaManent. URL consultato in data 10-6-2009.
- ^ Il leone del deserto in Terrelibere.org. URL consultato in data 10-6-2009.
- ^ Film satanici/1 - Omar Mukhtar il Leone del Deserto. URL consultato in data 10-6-2009.
- ^ Omar Mukhtar - Il leone del deserto su MyMovies. URL consultato in data 23-12-2009.
- ^ Reuters, Gheddafi in Italia con foto eroe anti-italiano sul petto, 10 giugno 2009.
- ^ Il leone del deserto arriva su SKY Cinema in Sky.it. URL consultato in data 10-6-2009.
- ^ Corriere della Sera, Dopo trent’anni, via il divieto italiano al «Leone del deserto». URL consultato in data 11-06-2009.
- ^ Eric Salerno, Genocidio in Libia, Roma, 2005, p. 15
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Il leone del deserto dell'Internet Movie Database
- la storia del film
- Articolo su Il Giornale
- (EN) Pagina critica sulla distribuzione in DVD
- Speciale il leone del deserto, con foto, intervista e saggio critico
Note [modifica]
| Colonialismo e Imperi coloniali |
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