Il leone del deserto

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Il leone del deserto
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Rodolfo Bigotti e Irene Papas in una foto di scena
Titolo originale Lion of the Desert
أسد الصحراء
Paese di produzione Libia
Anno 1981
Durata 172 min.
Colore colore
Audio sonoro
Genere guerra, storico
Regia Moustapha Akkad
Sceneggiatura H.A.L. Craig
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il leone del deserto (in arabo: أسد الصحراء, Asad al-ṣaḥrāʾ), realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad, è un film storico, basato sulla vita del condottiero senussita libico Omar al-Mukhtar, che si batté opponendosi alla riconquista della Libia da parte del Regio Esercito italiano, interpretato da Anthony Quinn.

Il film è stato censurato impedendone la distribuzione in Italia, in quanto "lesivo all'onore dell'esercito italiano", dove è stato trasmesso in televisione solo nel 2009 a distanza di quasi trent'anni.

Il regista e produttore siriano Mustafà Akkad fu ucciso in Giordania nel 2005 in un attentato kamikaze di terroristi di al-Qāʿida ad Amman.

Trama[modifica | modifica sorgente]

È il 1929 e l'allora capo del governo italiano Benito Mussolini (interpretato da Rod Steiger) deve confrontarsi con la ventennale guerriglia intrapresa dai locali arabi e berberi di Libia che si battono contro il colonialismo italiano e le sue rivendicazioni di una "quarta sponda", a simboleggiare un rinato Impero Romano sul suolo d'Africa.

L'Italia aveva occupato la regione, che era parte dell'Impero Ottomano, nel 1911-1912, sconfiggendo i turchi che occupavano il Paese. Il successo iniziale però si trasforma in una lunga guerra contro l'inaspettata resistenza libica su cui per anni non si arriva a conseguire una vittoria definitiva. Nel film Mussolini nomina, come successore sul posto di Pietro Badoglio, il generale Rodolfo Graziani (Oliver Reed), sesto Governatore di Libia, sicuro che un militare di tale credito saprà schiacciare la rivolta e ristabilire la pace e la sicurezza dei coloni italiani, in gran parte provenienti dalle regioni povere del Sud Italia, dal Veneto e dall'Emilia. Seguendo una strategia precisa dettata da Badoglio, Graziani deporta popolazioni di pastori seminomadi, fa distruggere il loro bestiame e, per impedire rifornimenti dall'Egitto, fa costruire un reticolato di 270 km di filo spinato lungo il confine, costantemente presidiato dalle truppe italiane. Organizza campi di concentramento dove regnano denutrizione, stenti, epidemie e soffoca nel sangue la ribellione. L'idea era di fiaccare l'opposizione dei ribelli libici coinvolgendo nella repressione l'intera popolazione che forniva assistenza, visto che la sola opzione militare si era dimostrata insufficiente. Nel film, le immagini dei lager, avvalorate dalle foto di cinecronache del tempo, vanno a segno, e dimostrano la durezza della realtà del colonialismo (I morti furono tra i 60.000 e i 100.000).

Ciononostante sembra una ricostruzione piuttosto di parte. Nella realtà la deportazione delle popolazioni libiche nei "campi di lavoro" aveva come fine allontanare il favore dell'opinione pubblica musulmana dai ribelli, dunque sarebbe stato controproducente ed insensata l'attuazione di tali misure repressive.

Si ricordi poi che la fame e gli stenti erano condivise, diversamente dai campi di sterminio nazisti, anche dai carcerieri e dal popolo italiano dell'epoca.

. Ad ispirare e guidare la resistenza dei guerriglieri è Omar al-Mukhtar (Anthony Quinn). Insegnante di professione, guerrigliero per dovere, Omar al-Mukhtar si è votato ad una lotta che non potrà vedere vinta nel corso della propria vita.

La storia, che si svolge in Cirenaica, mostra solo in parte quella che è stata la resistenza libica all'insediamento e la repressione italiana sul territorio. Molti furono i gruppi armati anche in altre zone del paese, soprattutto in Tripolitania, zona che però era già ben controllata dall'esercito coloniale. La guerra iniziata ad ovest si sposta lentamente verso est e si scontra contro la resistenza della confraternita Senussita guidata da Omar al-Mukhtar.

Omar al-Mukhtar ed i suoi uomini si avvalevano di armi obsolete. Graziani controllava il Nordafrica con la forza dell'esercito italiano, aeroplani e carri armati furono impiegati per la prima volta nel deserto. Una dotazione primitiva non poteva reggere il confronto con delle armi moderne - come si afferma nel film - e malgrado il loro valore i libici ebbero pesanti perdite (nel film si vedono morire molti soldati italiani, in particolare camicie nere della Milizia i cui ufficiali si distinguono per efferatezza ed indicati nel film come italiani cattivi e militari feroci).

L'arresto di Omar al-Mukhtar da una foto dell'epoca

Nonostante tutto ciò, essi impegnarono per venti anni gli italiani impedendo loro di conseguire una vittoria completa. Nel film viene esaltato il coraggio e l'eroismo dei poi pochi ma veloci cavalieri berberi armati di fucili, contro i blindati e i mezzi corazzati dell'esercito italiano, decisamente inutili nel deserto.

In una scena Omar al-Mukhtar mostra il suo lato umano rifiutandosi di uccidere un giovane ufficiale superstite di un agguato (contrariamente a quanto scritto nei libri di storia[1]), riconsegnandogli anche la bandiera italiana catturata in combattimento poiché secondo lui nell'Islam non si uccidono i soldati prigionieri, ma si lotta solo per la propria patria e solo se mossi dalla necessità; altrimenti si deve odiare la guerra. Lo sceneggiatore farà successivamente uccidere quel tenente italiano alle spalle e a tradimento da un altro ufficiale italiano, appartenente alla Milizia fascista.

Nel film al-Mukhtar viene catturato dalle truppe nazionali italiane (mentre in realtà fu catturato da uno squadrone di regolari libici a cavallo inquadrati nei Regi Corpi Truppe Coloniali)[2].

Nelle riprese è presente anche un raro documento di una veduta aerea del campo di concentramento che gli italiani crearono in Libia per rinchiudere la popolazione che appoggiava la resistenza. Alcune scene poi rappresentano l'uso dei gas per combattere i ribelli oltre al bombardamento aereo sull'oasi Cufra (uno dei principali centri dei Senussi) in pieno Sahara.

Il film è ambientato nel 1931, anno in cui Graziani - figura chiave del film - fu nominato vice governatore della Cirenaica italiana, una delle due regioni libiche.

Censura in Italia[modifica | modifica sorgente]

Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del presidente del consiglio Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». Il veto fu posto dall'allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa[3].

Fu anche intentato un procedimento contro il film per "vilipendio delle Forze Armate". La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile nelle videoteche, anche se più facilmente reperibile tramite Internet.

Nel 1987 fu bloccata la proiezione dalla DIGOS in un cinema di Trento, ci fu così un processo che si concluse però con un nulla di fatto.

L'anno seguente venne proiettato semi-ufficialmente nel festival di Riminicinema a Rimini.[4]. In seguito è stato proiettato non ufficialmente in altri festival senza alcuna interferenza da parte delle autorità.

Craxi promise di mandarlo in onda sulla RAI, ma la promessa non fu mantenuta[5][6].

In occasione della sua prima visita ufficiale in Italia, il 10 giugno 2009, il leader libico Mu'ammar Gheddafi si presentò all'aeroporto italiano di Ciampino con appuntata al petto la fotografia che ritrae l'arresto di al-Mukhtār, accompagnato dall'ormai anziano figlio dell'eroe libico[7]. In quell'occasione, la piattaforma televisiva Sky annunciò la proiezione del film l'11 giugno[8], replicandolo più volte, ponendo così fine a un caso di censura durato quasi trent'anni[9].

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film venne girato a Hollywood, a Roma e Latina (si intravedono della città la Casa del Combattente e la Cattedrale di san Marco) e in Libia, nel deserto e nel Fezzan.

Il film Il leone del deserto fu parzialmente finanziato con 35 milioni di dollari da Mu'ammar Gheddafi, il quale chiese l'inclusione di una scena storicamente inesatta che mettesse in cattiva luce i Senussi, in modo da separare la figura di al-Mukhtar, suo riferimento ideale, da quella di re Idris I, capo dei Senussi e cacciato dalla rivolta di Gheddafi.[1]

Il film è stato ripetutamente trasmesso dalla televisione libica, per diffondere la visione storica di Gheddafi il quale è rappresentato da bambino presente all'impiccagione di al-Mukhtar[senza fonte]. Questa circostanza è un mero falso, in quanto Gheddafi nacque nel 1942, vale a dire alcuni anni dopo la morte di al-Mukhtar.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Lo storico inglese Denis Mack Smith ha scritto sulla rivista Cinema nuovo: "Mai prima di questo film, gli orrori ma anche la nobiltà della guerriglia sono stati espressi in modo così memorabile, in scene di battaglia così impressionanti; mai l'ingiustizia del colonialismo è stata denunciata con tanto vigore... chi giudica questo film col criterio dell'attendibilità storica non può non ammirare l'ampiezza della ricerca che ha sovrinteso alla ricostruzione".[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ wikipedia, Omar al-Mukhtar.
  2. ^ Domenico Quirico, Lo squadrone bianco, Milano, Edizioni Mondadori Le Scie, 2002, p. 313.. "A catturare Omar al-Mukhtar fu uno squadrone di altri libici che servivano nei nostri reparti a cavallo... Fu pura fortuna, perché il destriero di quel vecchio guerriero nella fuga inciampò facendo cadere a terra il suo padrone. L'uomo aveva un fucile a tracolla a sei cartucce, ma essendo ferito a un braccio non riusciva a puntare la sua arma. Il libico che vestiva la nostra divisa puntò il fucile e stava per sparare, non c'era pietà in quella guerra fratricida. Si fermò quando l'uomo lanciò un grido: "Sono Omar el Muchtàr!".
  3. ^ Gianni Lannes, Ustica 1911, il lager della vergogna in l'Unità, 14 settembre 2001. URL consultato il 12 dicembre 2009.. In evidenza il brano: «In Germania, che pure non è tanto critica col suo passato nazista vedono nelle sale "Schindler's list", a noi italiani ci è stato negato di vedere un film crudo e veritiero nei minimi dettagli, trattasi di "Omar Mukhtar - il leone del deserto" con Anthony Quin, Gastone Moschin, Raf Vallone che racconta la storia dei partigiani libici scannati dall'esercito savoiardo. Il liberale Raffaele Costa rispose a un'interpellanza parlamentare dicendo che "Il film non poteva essere proiettato sugli schermi italiani perché offendeva il nostro esercito".»
  4. ^ Il leone del deserto, terrelibere.org. URL consultato il 7 aprile 2014.
  5. ^ Film satanici/1 - Omar Mukhtar il Leone del Deserto, 8 febbraio 2006. URL consultato il 7 aprile 2014.
  6. ^ Omar Mukhtar - Il leone del deserto su MyMovies. URL consultato il 7 aprile 2014.
  7. ^ Gheddafi in Italia con foto eroe anti-italiano sul petto, reuters.com, 10 giugno 2009. URL consultato il 7 aprile 2014.
  8. ^ Il leone del deserto arriva su SKY Cinema, sky.it, 10 giugno 2009. URL consultato il 7 aprile 2014.
  9. ^ Dopo trent’anni, via il divieto italiano al «Leone del deserto», corriere.it, 11 giugno 2009. URL consultato il 7 aprile 2014.
  10. ^ Eric Salerno, Genocidio in Libia, Roma, 2005, p. 15

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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