La strada

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La strada
La strada.jpg
Zampanò (Anthony Quinn) e Gelsomina (Giulietta Masina) in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1954
Durata 108 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere drammatico
Regia Federico Fellini
Soggetto Federico Fellini, Tullio Pinelli
Sceneggiatura Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano
Produttore Dino De Laurentiis, Carlo Ponti
Casa di produzione Ponti-De Laurentiis Cinematografica
Distribuzione (Italia) Paramount
Fotografia Otello Martelli
Montaggio Leo Catozzo
Musiche Nino Rota
Scenografia Mario Ravasco
Costumi Margherita Marinari
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La strada è un film del 1954 diretto da Federico Fellini.

Nel 1956 vinse l'Oscar al miglior film straniero alla decima edizione in cui fu istituita tale categoria di premio. Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Zampanò è un rozzo saltimbanco che girovaga attraverso i paesi più poveri dell'Italia ancora contadina ed ingenua degli anni cinquanta, esibendosi in improbabili prove di forza.

Gelsomina sostituisce la sorella, morta improvvisamente, come compagna di viaggio e lavoro del rude Zampanò, e si accoda all'artista straccione al fine di imparare un mestiere, per trovare "la strada". Nella realtà la giovialità e l'ingenuità di Gelsomina non servono a mitigare il terribile carattere di Zampanò, nel quale il barbaro istinto di sopravvivenza guida ogni azione.

Gelsomina sarà trascinata dall'uomo alle stregua di un cane, fino a quando incontrerà un giovane acrobata, definito da tutti il "Matto", che le insegnerà che tutte le cose di questo mondo hanno una loro importanza, e la convincerà a tornare da Zampanò e tentare di intenerire il suo animo burbero. Qualche giorno dopo Zampanò ucciderà per sbaglio il giovane acrobata, con il quale non era mai andato d'accordo, durante una colluttazione e si sbarazzerà del corpo gettandolo sotto un ponte. Gelsomina che assiste alla scena sarà profondamente turbata dall'accaduto ed inizierà a manifestare chiari segni di disturbi psichici. Dopo essersi preso cura della ragazza per un breve periodo, Zampanò deciderà di abbandonarla lungo una strada deserta e continuerà, da solo, a vagabondare per l'Italia. Quando qualche anno dopo verrà a sapere della morte di Gelsomina, Zampanò scoppierà a piangere, solo e sconsolato, in riva al mare.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

L'idea de La strada risaliva già al periodo de Lo sceicco bianco. Tullio Pinelli racconta che durante un viaggio in auto vide per strada una coppia di girovaghi che tiravano una carretta e pensò che su dei personaggi così si potesse fare un film. Al suo rientro a Roma raccontò l'idea a Federico Fellini il quale, a sua volta, espose la sua idea riguardo ai circhi. Insieme strutturarono il film ed in seguito ne parlarono con Ennio Flaiano che però sembrava essere contrario. Fellini incontrò molte difficoltà prima di realizzare il film: venne rifiutato da tutti i produttori e distributori ai quali lo propose poiché ritenuto di scarso appeal commerciale. Il produttore Lorenzo Pegoraro propose invece a Fellini e Flaiano di realizzare una commedia: il risultato fu I vitelloni che ebbe un grande successo. L'unico ad accettare La strada fu Dino De Laurentiis.[2]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Giulietta Masina nei panni di Gelsomina

I produttori, oltre a sollevare dubbi sul soggetto, non volevano Giulietta Masina come protagonista. Dino De Laurentiis invece, dopo aver visionato il provino, la ritenne adatta per il ruolo di Gelsomina. Per lo stesso ruolo si pensò a Silvana Mangano, e anche Maria Pia Casilio fece un provino.[3] De Laurentiis pensava che Anthony Quinn fosse adatto per il ruolo di Zampanò, avendolo scritturato in quel momento per Attila; decise quindi di far familiarizzare sul set del film il divo americano e Fellini, quindi chiese al regista di coprire il collega indisposto per un paio di giorni e di girare alcune scene. Per il Matto vennero presi in considerazione Walter Chiari e Alberto Sordi.[2]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese si svolsero, con diverse interruzioni, tra l'ottobre del 1953 e il maggio del 1954 in vari paesi dell'Italia Centrale tra cui Bagnoregio, Fiumicino, Rocca di Mezzo, Ovindoli, Cervia e i Castelli Romani.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il film venne presentato alla 15ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia dove fu accolto male dalla critica di "sinistra", poiché accusato di rifiutare il realismo e aprire alla favola e allo spiritualismo, mentre invece la critica "cattolica" se ne appropriò. De Laurentiis decise di far uscire il film in Francia; affittò quindi un locale agli Champs-Élysées e ottenne un enorme successo.[2]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Altri media[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Topolino presenta: La Strada.

Nel 1991 una versione a fumetti, disegnata da Giorgio Cavazzano, uscì su Topolino.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Durante la sera della premiazione a Venezia, la scelta della giuria di ignorare Senso e dare un premio a La strada scatenò una bagarre fra i sostenitori di Luchino Visconti, tra cui Franco Zeffirelli, e quelli di Fellini.
  • Alexander Korda propose a Fellini, che rifiutò sorridendo, di produrre un seguito intitolato Le avventure di Gelsomina.[4]
  • Il film fu girato in parte nel famoso Circo Saltanò, con attori e comparse prese da questo circo, tanto che Fellini mutò il nome di Anthony Quinn da Saltanò in Zampanò, mescolandolo con Zamperla (cognome di un'altra famiglia circense).

Influenze[modifica | modifica sorgente]

La pellicola ha influenzato anche altri media, tra cui il campo musicale. Il video del singolo Principessa di Marco Masini riprende il film felliniano mettendo l'attore Giorgio Trestini nel ruolo del rude e animalesco Zampanò. Il video presenta però alcune differenze con il film: una volta scappata, Gelsomina viene ritrovata da Zampanò e costretta a tornare da lui con la forza; il giovane acrobata, che qui invece è un clown, viene a riprenderla deciso a iniziare con lei una nuova vita ma vengono ritrovati dal rozzo saltimbanco. Gelsomina inizia a dare di matto minacciando di voler gettarsi sotto un ponte. Alla fine, però, lei e il clown scappano insieme. Anche la canzone "Zampanò" di Vinicio Capossela è ispirata dal film.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rete degli Spettatori
  2. ^ a b c Interviste di Tonino Pinto a Dino De Laurentiis, Tullio Kezich e Moraldo Rossi presenti nel DVD
  3. ^ Claudio G. Fava; Aldo Viganò, I film di Federico Fellini, Roma, Gremese Editore, 1995, p. 33, ISBN 88-7605-931-8.
  4. ^ Tullio Kezich, Federico Fellini, la vita e i film, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2002, p. 155, ISBN 88-07-49020-X.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Torresan, Franco Pauletto, La Strada. Federico Fellini, Perugia: Guerra Edizioni, lingua italiana per stranieri, Collana: Quaderni di cinema italiano per stranieri, 2004, 32 p., ISBN 88-7715-790-9, ISBN 978-88-7715-790-4
  • Riccardo Redi, "La Strada", in: Cinema, n° 130, marzo 1954.
  • Guido Aristarco, "La Strada", in: Cinema Nuovo, n° 46, novembre 1954.
  • Ennio Flaiano, "Ho parlato male de La Strada", in: Cinema, n°139, agosto 1954.
  • F. Bastide, J. Caputo, C. Marker. La Strada, un film di Federico Fellini, Parigi: Du Seul, 1955.
  • (EN) Federico Fellini, Peter Bondanella, Manuela Gieri, La Strada, Rutgers Films in Print, 2ª edizione 1991, ISBN 0-8135-1237-9.
  • (EN) Vernon Young, "La Strada: Cinematographic Intersections", in: The Hudson Review, Vol. 9, n° 3, Autunno 1956, p. 437-434.
  • (EN) Harvey Swados, "La Strada: Realism and the Comedy of Poverty", in: Yale French Studies, n° 17, 1956, p. 38-43.
  • Federico Fellini, Gremese editore Roma 1981
  • Le attrici, Gremese editore Roma 1999
  • Cinema Nuovo, 1954

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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