La strada

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La strada
La strada.jpg
Zampanò (Anthony Quinn) e Gelsomina (Giulietta Masina) in una scena del film
Paese Italia
Anno 1954
Durata 103 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Federico Fellini
Soggetto Federico Fellini
Sceneggiatura Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli
Fotografia Otello Martelli
Montaggio Leo Cattozzo
Musiche Nino Rota,

Franco Ferrara (direzione)

Scenografia Mario Ravasco
Costumi Margherita Marinari
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

La strada è un film del 1954 diretto da Federico Fellini, con Anthony Quinn e Giulietta Masina.

Il film fu girato in parte nel famoso Circo Saltanò, con attori e comparse prese da questo circo, tanto che Fellini mutò il nome di Anthony Quinn da Saltanò in Zampanò, mixandolo con Zamperla (cognome di un'altra famiglia circense), e vinse un Oscar al miglior film straniero (nel 1957, alla prima edizione in cui fu istituita tale categoria di Oscar), facendo uscire Fellini dai confini nazionali. Il film è stato un trionfo in Francia con 4.483.518 spettatori.[1]

Giulietta Masina nei panni di Gelsomina

Giulietta Masina, interprete femminile principale della pellicola, fu anche l'ispirazione del personaggio di Gelsomina, da lei interpretato. La Masina aveva una rara dote di attrice, era "un clown naturale", come lo stesso Fellini la definiva [senza fonte] e con le sole espressioni del viso riusciva a trasmettere le emozioni e il disagio di Gelsomina. Anthony Quinn interpreta il ruolo del cattivo, quello che già Hollywood gli aveva attribuito. Richard Basehart, è l'acrobata, il Matto, la cui vita viaggia sempre su di "un filo teso nel vuoto", l'uomo che mostra a Gelsomina la via di fuga dalla mostruosità di quella vita, una speranza che improvvisamente sembra vicinissima, quasi banale, ma che invece la condurrà verso la tragedia.

Indice

[modifica] Trama

Zampanò (Anthony Quinn) è un rozzo saltimbanco che viaggia attraverso le realtà più sparute dell'Italia ancora contadina ed ingenua degli anni cinquanta, esibendosi in improbabili prove di forza.

Gelsomina (Giulietta Masina) sostituisce la sorella (morta improvvisamente) come compagna di viaggio e lavoro del rude Zampanò, e si accoda all'artista straccione al fine di imparare un mestiere, trovare "la strada", nella realtà la giovialità e l'ingenuità di Gelsomina non servono a mitigare il terribile carattere di Zampanò nel quale il barbaro istinto di sopravvivenza guida ogni sua azione.

Gelsomina sarà trascinata dall'uomo alle stregua di un cane fino a quando incontrerà un giovane acrobata (Richard Basehart), definito da tutti Il Matto, che le insegnerà che tutte le cose di questo mondo hanno una loro importanza, e la convincerà a tornare da Zampanò e tentare di intenerire il suo animo burbero. Qualche giorno dopo Zampanò ucciderà per sbaglio il giovane acrobata durante una colluttazione e si sbarazzerà del corpo gettandolo sotto un ponte. Gelsomina che assiste alla scena sarà profondamente turbata dall'accaduto ed inizierà a manifestare chiari segni di disturbi psichici. Dopo essersi preso cura della ragazza per un breve periodo, Zampanò deciderà di abbandonarla lungo una strada deserta e continuerà solo a vagabondare per l'Italia fino a quando, parecchi anni dopo, verrà a sapere della morte di Gelsomina. Il lungometraggio si chiude con la scena straziante di Zampanò che piange solo e sconsolato in riva al mare.

[modifica] La critica

« Ci sembra che il fenomeno Fellini riguardi più il costume, più la psicologia e la sociologia che non l'arte del film; esso va comunque ricollegato con tutto un modo di concepire e intendere l'arte. In questo senso Fellini appare come un regista anacronistico, irretito com'è in problemi e di dimensioni umane largamente superate. In La Strada troviamo in maggior misura altri motivi ambigui: il simbolismo, il lirismo, l'angelismo, il misticismo, l'autobiografia sentimentale ».[2]
Si intuisce comunque, sotto la scorza dura e arcigna del burbero Zampanò,un fondo di umanità che il girovago non sembra avere perso. Fellini lascia capire in diverse scene che l'uomo non ha mai oltraggiato la delicata Gelsomina; quando lei comincia a dare segni di chiaro squilibrio mentale il girovago ne risente chiaramente, fino al finale commovente quando Zampanò piange la compagna seduto sconsolato in riva al mare.

[modifica] Influenze

La pellicola ha influenzato anche altri media, tra cui il campo musicale. Il video del singolo Principessa di Marco Masini riprende il film felliniano mettendo l'attore Giorgio Triestini nel ruolo del rude e animalesco Zampanò. Il video presenta però alcune differenze con il film: una volta scappata, Gelsomina viene ritrovata da Zampanò e costretta a tornare da lui con la forza; il giovane acrobata viene a riprenderla deciso a iniziare con lei una nuova vita ma vengono ritrovati dal rozzo saltimbanco. Gelsomina inizia a dare di matto minacciando di voler gettarsi sotto un ponte. Alla fine, però, lei e il giovane acrobata scappano insieme.

[modifica] Note

  1. ^ Fonte: cbo-boxoffice.com
  2. ^ Guido Aristarco, in Cinema Nuovo del 10 novembre 1954

[modifica] Bibliografia

  • Paolo Torresan, Franco Pauletto, La Strada. Federico Fellini, Perugia: Guerra Edizioni, lingua italiana per stranieri, Collana: Quaderni di cinema italiano per stranieri, 2004, 32 p., ISBN 8877157909, ISBN 9788877157904
  • Riccardo Redi, "La Strada", in: Cinema, n° 130, marzo 1954.
  • Guido Aristarco, "La Strada", in: Cinema Nuovo, n° 46, novembre 1954.
  • Ennio Flaiano, "Ho parlato male de La Strada", in: Cinema, n°139, agosto 1954.
  • F. Bastide, J. Caputo, C. Marker. La Strada, un film di Federico Fellini, Parigi: Du Seul, 1955.
  • (EN) Federico Fellini, Peter Bondanella, Manuela Gieri, La Strada, Rutgers Films in Print, 2ª edizione 1991, ISBN 0-8135-1237-9.
  • (EN) Vernon Young, "La Strada: Cinematographic Intersections", in: The Hudson Review, Vol. 9, n° 3, Autunno 1956, p. 437-434.
  • (EN) Harvey Swados, "La Strada: Realism and the Comedy of Poverty", in: Yale French Studies, n° 17, 1956, p. 38-43.
  • Federico Fellini, Gremese editore Roma 1981
  • Le attrici, Gremese editore Roma 1999
  • Cinema Nuovo, 1954

[modifica] Collegamenti esterni

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