Omar al-Mukhtar
ʿOmar al-Mukhtār (arabo: عمر المختار, ʿUmar al-Mukhtār; 20 agosto 1861 – Soluch, 16 settembre 1931) è stato un religioso e guerrigliero libico. Guidò la resistenza anticoloniale contro gli italiani negli anni venti, ed è considerato in Libia un eroe nazionale.
Soprannominato "lo shaykh dei màrtiri" (shaykh al-shuhadāʾ) o "Il leone del deserto" (asad al-ṣaḥrāʾ), appartenente alla tribù dei Minifa,[1] nacque da Omar e da Āisha bint Muhārib in un villaggio presso Barca, nella Cirenaica orientale (un tempo chiamata Marmarica) nel 1861. Fece parte della confraternita dei Senussi e divenne per quasi vent'anni il leader della resistenza anti-italiana che mosse i suoi primi passi nel 1912. Fu infine catturato, processato e impiccato.
Indice |
[modifica] Dalla nascita all'occupazione italiana della Libia
ʿOmar al-Mukhtār nacque in un villaggio libico tra Barca e Maraua in Cirenaica, allora parte della Libia vassalla dell'Impero Ottomano da una famiglia di contadini. Passò la giovinezza in povertà e per otto anni studiò nella scuola coranica di Giarabub (Giaghbūb), città santa della ṭarīqa della Sanussiyya, prima di proseguire i suoi studi nella madrasa di Zanzur (Janzūr). Divenne apprezzato conoscitore del Corano e Imam e aderì poi alla confraternita dei Senussi.
[modifica] Invasione italiana
| Per approfondire, vedi la voce Guerra italo-turca. |
Nell'ottobre del 1911 la Regia Marina sotto il comando dell'ammiraglio Faravelli pretende dai libici la resa, pena la distruzione delle maggiori città libiche. ʿOmar al-Mukhtār passa subito alla resistenza avendo un seguito che andava da 2000 a 3000 guerriglieri. Negli eventi seguenti prendono parte per la prima volta i combattenti senussiti di ʿOmar al-Mukhtār.
[modifica] La resistenza nel deserto
ʿOmar conosceva molto bene il territorio arido e desertico della Libia. Fece leva pertanto sulla sua esperienza per organizzare la guerriglia anti-coloniale. Essa ebbe successo perché l'esercito italiano non conosceva il territorio nel quale operava e i combattenti di ʿOmar potevano così abbastanza facilmente tagliare le vie di comunicazione del nemico e tendere frequenti imboscate. Nel 1923 a 63 anni, su delega di Idrīs I, ʿOmar al-Mukhtār divenne capo della guerriglia anti-italiana in Libia.
[modifica] La cattura
Nel 1930 Mussolini affidò al vice governatore della Cirenaica, il generale Rodolfo Graziani, l'incarico di fermare la resistenza di ʿOmar al-Mukhtār. Graziani sequestrò i beni dei Senussi, furono dati alle fiamme alcuni villaggi, a Cufra furono usati i primi aerei in assoluto nel deserto per i bombardamenti dell'oasi, e nell'occasione furono impiegate anche le armi chimiche (iprite, fosgene...) [3], i pozzi d'acqua potabile furono avvelenati o chiusi col cemento, l'agricoltura senussita fu devastata e migliaia di Libici furono deportati in campi di concentramento. Graziani inoltre fece costruire una barriera di 270 chilometri di filo spinato tra il porto di Bardia e l'oasi di Giarabub, sede della confraternita senussita. Nell'estate del 1931, a ʿOmar al-Mukhtār erano rimasti solo 700 uomini.
L'11 settembre 1931 nella piana di Got-Illfù fu avvistato dall'aviazione italiana ed egli ordinò ai suoi uomini di dividersi per sfuggire alla cattura. ʿOmar fu ferito al braccio e gli fu ucciso il cavallo. Catturato dagli squadroni libici a cavallo,[4] fu portato a Bardia e poi trasferito a Bengasi sul cacciatorpediniere Orsini.
[modifica] L'esecuzione
Fu processato nel Palazzo Littorio di Bengasi. Il 15 settembre venne condannato a morte su ordine di Mussolini che, nel suo telegramma ai giudici, incoraggiò loro a concludere il processo con una "immancabile condanna". Indicativo di questo clima di giustizia sommaria il fatto che fu arrestato perfino il suo difensore d'ufficio, il capitano Roberto Lontano, per aver interpretato scrupolosamente il suo ruolo[5].
L'esecuzione avvenne alle 9 del mattino del 16 settembre 1931 a Soluch a 56 chilometri a sud di Bengasi, in Cirenaica, dove arrivarono ventimila libici per assistere all'esecuzione del settantenne ʿOmar al-Mukhtār, le cui ultime parole furono quelle di un noto versetto coranico: Innā li-llāhi wa innā ilayHi rāgiʿūna ("A Dio apparteniamo ed a lui ritorniamo").
[modifica] Il suo ricordo
Oggi, in Libia, ʿOmar al-Mukhtār è considerato eroe nazionale e sul luogo dell'esecuzione, a Soluch, c'è un monumento che la ricorda; dal 1951 la sua tomba si trova a Bengasi, davanti all'ex Palazzo del Littorio.
Oggi l'effigie di ʿOmar al-Mukhtār è riprodotta sulle banconote da 10 dīnār libici. Anche in Italia, a Isnello, in provincia di Palermo, nel maggio del 2000 gli è stata dedicata una via.
Gli ultimi anni di vita di ʿOmar al-Mukhtār sono stati immortalati nel film Il leone del deserto del 1981, in cui l'interpretazione del protagonista ʿOmar al-Mukhtār è affidata ad Anthony Quinn. Il film non è mai stato proiettato ufficialmente in Italia, fino all'11 giugno 2009, in quanto "lesivo dell'onore dell'esercito italiano"[6].
In occasione della sua prima visita ufficiale in Italia, il 10 giugno 2009, il leader libico Muammar Gheddafi si presentò all'aeroporto italiano di Ciampino accompagnato dall'ormai anziano figlio dell'eroe e con appuntata al petto la fotografia che ritrae l'arresto di al-Mukhtār [7]. In quell'occasione, la piattaforma televisiva SKY proiettò il film l'11 giugno[8], replicandolo più volte, ponendo così fine a un caso di censura durato quasi trent'anni[9].
[modifica] Note
- ^ La tribù dei Minifa era una delle più importanti tribù "non Sa'di" della Cirenaica (le tribù "Sa'di" erano quelle di origine araba dei Banu Sulaym). Cfr. Obeidi (2001: 44).
- ^ La Repubblica, La foto sul petto di Gheddafi, 10 giugno 2009.
- ^ Cfr. K. Holmboe 1931
- ^ Domenico Quirico, Lo squadrone bianco, Milano, Edizioni Mondadori Le Scie, 2002, pag. 313.. "A catturare Omar al-Mukhtar fu uno squadrone di altri libici che servivano nei nostri reparti a cavallo... Fu pura fortuna, perché il destriero di quel vecchio guerriero nella fuga inciampò facendo cadere a terra il suo padrone. L'uomo aveva un fucile a tracolla a sei cartucce, ma essendo ferito a un braccio non riusciva a puntare la sua arma. Il libico che vestiva la nostra divisa puntò il fucile e stava per sparare, non c'era pietà in quella guerra fratricida. Si fermò quando l'uomo lanciò un grido: "Sono Omar el Muchtàr".
- ^ Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini, voce Omar El-Mukhtar.
- ^ Gianni Lannes. «Ustica 1911, il lager della vergogna». l'Unità, 14 9 2001. URL consultato in data 12-12-2009.. In evidenza il brano: «In Germania, che pure non è tanto critica col suo passato nazista vedono nelle sale "Schindler's List", a noi italiani è stato negato di vedere un film crudo e veritiero nei minimi dettagli, trattasi di "Omar Mukhtar - il leone del deserto" con Anthony Quin, Gastone Moschin, Raf Vallone che racconta la storia dei partigiani libici scannati dall'esercito savoiardo. Il liberale Raffaele Costa rispose ad una interpellanza parlamentare dicendo che "Il film non poteva essere proiettato sugli schermi italiani perché offendeva il nostro esercito".»
- ^ Reuters, Gheddafi in Italia con foto eroe anti-italiano sul petto, 10 giugno 2009.
- ^ Il leone del deserto arriva su SKY Cinema in Sky.it. URL consultato il 10-6-2009.
- ^ Corriere della Sera, Dopo trent’anni, via il divieto italiano al «Leone del deserto». URL consultato il 11-06-2009.
[modifica] Bibliografia
- Amal Obeidi, Political culture in Libya, Richmond, Curzon, 2001 - ISBN 0-7007-1229-1
- Knud Holmboe, Örkenen brænder, 1931 - Incontro nel deserto, Longanesi & C., 2005, ISBN 88-304-2172-3
[modifica] Voci correlate
- Guerra italo-turca
- Crimini di guerra italiani
- Rodolfo Graziani, governatore della Libia
- Il leone del deserto, film del 1981 dedicato a ʿOmar al-Mukthār
- Omar al Mukhtar, cittadina della Cirenaica chiamata così in suo onore.
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Omar al-Mukhtar
[modifica] Collegamenti esterni
- Colonialismo italiano: Omar al Mukhtar, l'eroe della resistenza libica
- Atti segreti del processo a ʿOmar al-Mukthār
- Il Martire Omar al-Mukhtar In arabo
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