Omar al-Mukhtar

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Omar al-Mukhtar
Omar Mukhtar 13.jpg
20 agosto 1861 - 16 settembre 1931
Soprannome shaykh dei màrtiri" (shaykh al-shuhadāʾ) o "Il leone del deserto" (asad al-ṣaḥrāʾ)
Morto a Soluch
Dati militari
Paese servito Flag of Cyrenaica.svg Ribelli della Cirenaica
Grado Comandante militare
Comandanti Idrīs Al-Senussi
Guerre Guerriglia in Cirenaica

[senza fonte]

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ʿOmar al-Mukhtār (in arabo: عمر المختار, ʿUmar al-Mukhtār; 20 agosto 1861Soluch, 16 settembre 1931) è stato un religioso e guerrigliero libico, guidò la guerriglia anticoloniale contro gli italiani negli anni venti ed è considerato in Libia un eroe nazionale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Omar al-Mukhtār nacque da Omar e da Āisha bint Muhārib in un villaggio libico tra Barca e Maraua in Cirenaica appartenente alla tribù dei Minifa,[1], allora parte della Libia vassalla dell'Impero Ottomano da una famiglia di contadini. Passò la giovinezza in povertà e per otto anni studiò nella scuola coranica di Giarabub (Giaghbūb), città santa della ṭarīqa della Sanussiyya, prima di proseguire i suoi studi nella madrasa di Zanzur (Janzūr). Divenne apprezzato conoscitore del Corano e Imam e aderì poi alla confraternita dei Senussi.

La resistenza nel deserto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riconquista della Libia.

Nell'ottobre del 1911 la Regia Marina sotto il comando dell'ammiraglio Faravelli intimò la resa alla guarnigione turca di Tripoli. Ottenutone un rifiuto iniziarono le operazioni belliche e i forti della città furono bombardati[2]. La città fu occupata il 5 ottobre dai marinai della Regia Marina.

ʿOmar al-Mukhtār inizia subito la lotta avendo dalla sua parte un seguito che andava da 2000 a 3000 guerriglieri. Negli eventi seguenti prendono parte per la prima volta i combattenti senussiti di ʿOmar al-Mukhtār. A seguito della nomina a governatore della Tripolitania italiana di Giuseppe Volpi nel 1922 la politica italiana nei confronti dei guerriglieri libici riprese a farsi più aggressiva[3]. Ciò spinse diversi capi libici tra cui Al-Mukhtar a contrastare la colonizzazione italiana[3]. Idrīs Al-Senussi il 21 dicembre 1922 si trasferì nel Regno d'Egitto in volontario esilio e al contempo nominò suo fratello Mohammed er-Reda governatore della Senussia e Al-Mukhtar comandante militare[3].

Omar al-Mukhtar
Omar al-Mukhtar alla guida dei Mujahideen

Al-Mukhtār conosceva molto bene il territorio arido e desertico della Libia e già dal 1924 aveva unificato sotto il suo comando gran parte della guerriglia anti-coloniale[4]. La tattica di Al-Mukhtār consisteva in brevi e violenti attacchi a sorpresa dai quali rapidamente poi ci si disimpegnava. A tutto ciò si aggiungeva la conoscenza del territorio e il sostanziale appoggio delle tribù locali[4]. Infatti le piccole formazioni guidate da Al-Mukhtar riuscivano facilmente a filtrare le aree sotto controllo italiano celandosi tra la popolazione[5] Nel 1926 gli uomini di Al-Mukhtar erano concentrati nel Gebel dove avevano ricevuto cospicui rinforzi[6] e contro di essi ai primi di marzo furono organizzati dei rastrellamenti da parte del Regio Esercito[7]. Le forze senussite continuarono comunque a compiere azioni di disturbo come l'attacco alla "Ridotta Siena" nel corso del quale furono presi prigionieri quattro carabinieri e quattro cacciatori d'Africa che più tardi furono ritrovati uccisi[8]. Un altro attacco fu portato nei dintorni di Bengasi ma fu respinto dalle truppe del Regio Esercito che riuscirono a contrattaccare efficacemente infliggendo pesanti perdite[8]. L'impiego delle autoblindo da parte italiana comportò una serie di successi che restrinse sempre più l'area del Gebel nelle mani dei senussi[9]. Ai successi italiani si aggiunse inoltre l'occupazione dell'importante centro religioso senusso nell'oasi di Giarabub[9]. Pur ripetutamente sconfitti i senussi nell'estate riuscirono a reagire realizzando nel corso dell'estate numerosi attacchi che portarono alla sostituzione del governatore Ernesto Mombelli e al suo posto fu nominato come nuovo governatore Attilio Teruzzi[10].

In questo periodo secondo le pur lacunose notizie che giungevano Al-Mukhtar, abbandonato il proprio "duar" continuò la propria attività di guerrigliero muovendosi rapidamente con circa una cinquantina di sudanesi per sfuggire agli aerei italiani[11]. Al-Mukhtar mantenne buoni rapporti con le tribù Braasa e Dorsa che avevano aderito alla ribellione mentre reagì con razzie di cavalli e cammelli e intimidazioni nei confronti delle tribù, soprattutto della costa che si erano sottomesse agli italiani[11]. Agli inizi del 1927, Teruzzi convinto che ai ribelli non dovesse essere lasciato il tempo di riorganizzarsi e altresì dovesse essere loro impedito di attaccare le popolazioni che si erano sottomesse agli italiani lanciò una serie di operazioni ma il 28 marzo un battaglione eritreo andò incontro ad un disastro quando fu attaccato da Al-Mukhtar ad Er-Raheiba e dei 756 soldati che lo componevano 310 furono uccisi[12]. Il nuovo generale Ottorino Mezzetti, resosi conto che gli uomini di Al-Mukhtar si rifugiavano nel deserto interno dove gli automezzi italiani non potevano raggiungerli per mancanza di autonomia, decise di mutare tattica e di utilizzare mezzi più efficienti e di muoversi su più colonne per operare manovre avvolgenti che circondassero l'avversario[13] e ricorrendo inoltre all'aviazione[14]. Mezzetti senza alcun preavviso mosse le proprie truppe alle quattro del mattino verso il Gebel cogliendo i senussi alla sprovvista e sconfiggendoli in una serie di scontri[13]. Tra l'8 e l'11 agosto fu distrutto il "dor" degli Abid che erano considerati tra i principali alleati di Al-Mukhtar[15]. Nonostante i successi italiani alla fine dell'estate le razzie contro le popolazioni sottomesse ricominciarono[16] e nel giro di un anno le forze comandate da Al-Mukhtar erano stimate intorno alle 750 unità dotate di 300 cavalli[17].

Nonostante la ripresa attività dei senussi alcuni importanti elementi se ne distaccarono come Mohammed er-Reda che era il fratello di Idrīs Al-Senussi erappresentante politico della Senussia il quale accettò la pacificazione[17]. Il 29 novembre Omar al-Mukhtar assaltò presso Slonta un campo dove si trovavano la tribù Braasa che si era sottomessa invadendolo con 250 cavalieri ed infierendo anche su donne e bambini[17]. Alla fine del 1927 era chiaro che nonostante i successi italiani, questi non erano stati risolutivi poiché le perdite dei Senussi venivano rapidamente rimpiazzate traendo nuove forze dalla popolazione, era altresì evidente che le razzie ai danni delle popolazioni sottomesse allargava il distacco tra queste e i ribelli[18].

La tregua e la ripresa delle ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Omar al-Mukhtar

Nel dicembre 1928 il governo della Cirenaica e della Tripolitania fu assunto dal generale Pietro Badoglio. Immediatamente Badoglio proclamò alle popolazioni che non si erano sottomesse che se avessero deposto le armi avrebbero ottenuto la pace, in caso contrario vi sarebbe stata la guerra[19]. Nella primavera del 1929 fu avviata la riconquista del Fezzan, altra regione che all'epoca sfuggiva al dominio italiano.

Nel giugno 1929 Al-Mukhtar giunse ad un accordo con il vicegovernatore Domenico Siciliani che portò ad una tregua di due mesi[20]. Il 20 ottobre Al-Mukhtar fece sapere che considerava fallito l'accordo[21], infatti l'8 novembre 1929, su ordine dello stesso Al-Mukhtar[22], a Gasr Benigdem una pattuglia italiana composta da sei militari, uscita per riparare una linea telegrafica, fu attaccata dai libici e registrò quattro caduti[23] e il giorno seguente il bestiame di un tribù che si era sottomessa fu razziato[23]. Il governatore della Tripolitania Emilio De Bono venuto a conoscenza della ripresa degli attacchi contro i militari italiani e contro le tribù pacificate diede ordine di "rompere qualunque forma di trattativa o di tolleranza coi ribelli"[23]. Nel giro di un mese gli italiani reagirono con imponenti quanto inconcludenti rastrellamenti[21]. Il 10 gennaio 1930 Siciliani denunciò Al-Mukhtar di essere un "traditore" e annunciando "lotta senza quartiere"[23]. Più tardi Al-Mukhtar giustificò la ripresa delle ostilità per il tentativo riuscito da parte del governo coloniale di ottenere la defezione del capo politico Mohammed er-Reda dallo schieramento ribelle[24]

Gli ultimi scontri[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 1930 il vice-governatore Domenico Siciliani fu avvicendato con Rodolfo Graziani, considerato da De Bono come più dotato di polso[25][26]. Già il 29 maggio 1930 Graziani diede ordine di arrestare i capi delle zavie[23]. La chiusura delle zavie era già stata ipotizzata nel 1928 ma non vi era stato dato seguito per il timore di inimicarsi i capi religiosi del paese[27]. I beni delle zavie furono acquisiti dal demanio[28] ufficialmente per finanziare la costruzione di mosche per la popolazione[29]. In realtà le zavie erano proprietà del demanio ottomano e di alcune tribù ma erano state acquisite illeggittimamente dai senussi nel periodo in cui gli italiani si erano ritirati sulla costa sottraendole ai legittimi titolari[30]. Il sequestro dei beni riguardò solo quelli delle strutture religiose e non quelli dei capi religiosi dato che "non era intendimento infierire contro le persone, ma attaccare l'istituzione"[27], solo in seguito e per decisione di Badoglio il provvedimento contro le zavie fu esteso anche alla Tripolitania e ai beni personali dei capi senussiti[30]. Il sequestro dei beni delle zavie fu devastante per al-Mukhtar che si trovò improvvisamente senza finanziamenti[30].

Badoglio, desideroso di chiudere definitivamente la questione con i ribelli libici, ordinò a Graziani di allontanare la popolazione del Gebel al Akhdar presso cui Al-Mukhtar trovava ricovero e protezione e di trasferirla in appositi campi di concentramento sulla costa[31][32][33], ancor prima della nomina di Graziani[34] si era infatti evidenziato che la sola opzione militare non era sufficiente per fiaccare la resistenza libica ma si doveva coinvolgere nella repressione l'intera popolazione che forniva assistenza[35]. Le popolazioni del deserto del Gebel furono quindi spostate negli appositi campi costruiti sulla costa di cui i più importanti erano Marsa Brega, Soluch, Agedabia, El-Agheila, Sidi Ahmed e El-Abiar[36]. L'erezione dei numerosi campi non mancò di suscitare polemiche in tutto il mondo arabo[36]. La scelta che si rilevò decisiva nello sconfiggere il ribellismo in Cirenaica[37], come più tardi ammise lo stesso Al-Mukhtar[38], nasceva dal bisogno di scindere in maniera definitiva le popolazioni sottomesse dai ribelli i quali avevano dimostrato una notevole vitalità[39]. La maggior parte delle popolazioni seminomadi dell'interno fu quindi fatta affluire nei campi di concentramento.

Graziani inoltre fece costruire una barriera di 270 chilometri di filo spinato lungo il confine egiziano tra il porto di Bardia e l'oasi di Giarabub, sede della confraternita senussita. L'obiettivo era di impedire i l'arrivo di sostegni economici e militari attraverso il permeabile confine orientale[40]. L'erezione del reticolato durò da aprile a settembre del 1931 e a sua guardia furono poste oltre a sette compagnie di ascari e il gruppo sahariano anche una squadriglia aerea[40]. Altri reparti erano invece posti a presidio dei pozzi[40].

Le oasi di Taizerbo e di Cufra[modifica | modifica wikitesto]

Graziani e Amedeo d'Aosta entrano nell'oasi di Cufra. Con l'occupazione dell'oasi si strinse ulteriormente il cerchio intorno ad al-Mukhtar
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista italiana di Cufra.

Al fine di isolare maggiormente Omar al-Mukhtar fu avviata l'occupazione delle oasi del deserto, la prima fu l'oasi di Taizerbo su cui l'aviazione italiana sganciò anche bombe all'iprite[41]. Seguì poi l'occupazione dell'oasi di Cufra che fu avviata in due fasi distinte infatti non esistendo piste adeguate fu attivata ina intensa opera di ricognizione eun intenso bombardamento nell'agosto 1930[42]. Il 16 dicembre 1930 partì una imponente colonna di circa 2000 uomini e numerosi mezzi che fu preceduta ripetuti bombardamenti dell'aviazione. La colonna giunse sull'obiettivo il 19 gennaio 1931. Lo scontro tra i ribelli libici e i reparti italiani di Lorenzini e Maletti fu durissimo e come riportò il quotidiano britannico The Times circa 500 beduini privi di acqua si avventurarono nel deserto per sfuggire alla cattura[43]. Molti di coloro che si erano avventurati nel deserto furono trovati morti, circa 200 secondo la documentazione italiana[3]. L'occupazione di Cufra rafforzò notevolmente il sistema di sorveglianza sulla fascia sud della Cirenaica e permise di stringere l'assedio contro i ribelli, ma da un punto di vista militare la spedizione non fu determinante nello scontro con i ribelli libici di Al-Mukhtar[44]. Più importante fu invece il colpo psicologico inferto alle resistenza anticoloniale che perse parte del sostegno che aveva da parte delle popolazioni aumentandone il distacco[42].

La cattura[modifica | modifica wikitesto]

Omar al-Mukhtar in prigionia

Privato del sostegno della popolazione[45] e di quello economico a seguito della costruzione del reticolato sul confine egiziano[46], nell'estate del 1931, a ʿOmar al-Mukhtār erano rimasti solo 700 uomini e Graziani avviò lunghe trattative ma quando fu chiaro che non avrebbero sortito alcun risultato si risolse nell'impiegare l'esercito e fece circondare l'area in cui si trovavano i ribelli. L'11 settembre 1931 nella piana di Got-Illfù fu avvistato dall'aviazione italiana. Al-Mukhtar ordinò ai suoi uomini di dividersi per sfuggire alla cattura mentre lui fu ferito al braccio e gli fu ucciso il cavallo. Catturato dagli squadroni libici a cavallo durante gli scontri di Uadi Bu Taga,[47] fu portato a Bardia e poi trasferito a Bengasi sul cacciatorpediniere Orsini.

L'impiccagione di ʿOmar al-Mukhtār.

Badoglio, in un telegramma del 14 settembre, ordinò a Graziani di "fare regolare processo e conseguente sentenza, che sarà senza dubbio pena di morte, farla eseguire in uno dei grandi concentramenti popolazione indigena"[48][49]. Inoltre Badoglio dispose di far eseguire la sentenza nel più importante campo di concentramento per libici in modo che fosse vista dal maggior numero di persone[50]. Il processo avvenne nel Palazzo Littorio di Bengasi in maniera sommaria e secondo Giorgio Candeloro, Omar al-Mukhtar avrebbe avuto diritto allo status di prigioniero di guerra e quindi il suo processo sarebbe stato del tutto illegale[51] L'accusa contro Al-Mukhtar portata dal PM, colonnello Giuseppe Bedendo, si basò principalmente sull'aver riaperto le ostilità dopo gli accordi di pace del 1929 con l'attacco a Gasr Benigdem in cui una pattuglia italiana di uscita per riparare una linea telegrafica, aveva subito l'uccisione di quattro militari[52] e per l'uccisione di prigionieri italiani[53]. Per tutta la durata del processo al-Mukhtar mantenne un atteggiamento fiero e negò risolutamente di essersi mai sottomesso al governo coloniale italiano[54]. Il 15 settembre fu pronunciata la condanna a morte. Indicativo di questo clima di giustizia sommaria il fatto che fu condannato a dieci giorni di cella di rigore il suo difensore d'ufficio, il capitano Roberto Lontano, che nell'arringa difensiva aveva sostenuto che Al-Mukhtar, non essendosi mai sottomesso e non avendo mai ricevuto finanziamenti dall'Italia ricadeva nel "diritto di guerra"[55].

L'esecuzione avvenne alle 9 del mattino del 16 settembre 1931 a Soluch a 56 chilometri a sud di Bengasi, in Cirenaica, dove arrivarono ventimila libici per assistere all'esecuzione del settantenne ʿOmar al-Mukhtār, le cui ultime parole furono quelle di un noto versetto coranico: Innā li-llāhi wa innā ilayHi rāgiʿūna ("A Dio apparteniamo ed a lui ritorniamo").

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Oggi, in Libia, ʿOmar al-Mukhtār è considerato eroe nazionale e sul luogo dell'esecuzione, a Soluch, c'è un monumento che la ricorda; dal 1951 la sua tomba si trova a Bengasi, davanti all'ex Palazzo del Littorio. Oggi l'effigie di ʿOmar al-Mukhtār è riprodotta sulle banconote da 10 dīnār libici.

Anche in Italia, a Isnello, in provincia di Palermo, nel maggio del 2000 gli è stata dedicata una via.

Gli ultimi anni di vita di ʿOmar al-Mukhtār, pur con molte inesattezze, sono stati raccontati nel film Il leone del deserto del 1981, in cui l'interpretazione del protagonista ʿOmar al-Mukhtār è affidata ad Anthony Quinn.

In occasione della sua prima visita ufficiale in Italia, il 10 giugno 2009, il leader libico Muammar Gheddafi si presentò all'aeroporto italiano di Ciampino accompagnato dall'anziano figlio di Al-Mukhtār e con appuntata al petto la fotografia che ne ritrae l'arresto[56].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La tribù dei Minifa era una delle più importanti tribù "non Sa'di" della Cirenaica (le tribù "Sa'di" erano quelle di origine araba dei Banu Sulaym). Cfr. Obeidi (2001: 44).
  2. ^ Bruce Vandervort, op. cit., p. 261
  3. ^ a b c d Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 295
  4. ^ a b Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 296
  5. ^ Giorgio Rochat, op. cit., p. 10
  6. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 256
  7. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 257
  8. ^ a b Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 259
  9. ^ a b Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 260
  10. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 261
  11. ^ a b Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 263
  12. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 264
  13. ^ a b Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 265
  14. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 267
  15. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 268
  16. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 271
  17. ^ a b c Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 272
  18. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 274
  19. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 279
  20. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., pp. 296-297
  21. ^ a b Nicola La Banca, op. cit., p. 185
  22. ^ Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini - Foto
  23. ^ a b c d e Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 297
  24. ^ http://www.istoreto.it/amis/testim.asp?idtes=126&idsch=113: Alla domande del Presidente del Tribunale: Il tribunale vuole sapere per quale ragione sono state riprese le ostilità. Omar: Perché il Governo ha diviso me da Sidi Redà
  25. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 297:in questo senso serviva qualcuno di polso, certamente più di Siciliani che De Bono chiaramente non reputava all'altezza: Graziani sarebbe andato benissimo
  26. ^ Giorgio Rochat, op. cit., p. 11: fu chiamato in Cirenaica come vicegovernatore per dare una nuova energia alla repressione
  27. ^ a b Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 298
  28. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 190
  29. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 190: Esso prevedeva anche opere pubbliche ...
  30. ^ a b c Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 299
  31. ^ Giorgio Rochat, op. cit., p. 11: "Badoglio, che aveva ben altre glorie, lasciò a Graziani il successo della repressione cirenaica, ma la svolta decisiva della deportazione fu sua, con l'avallo del ministro De Bono e di Mussolini"
  32. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 300:Badoglio gli fece notare come utilizzando i soliti mezzi della controguerriglia non si sarebbe ottenuto niente: per vincere sarebbe stato necessario dividere le popolazioni dai partigiani. E c'era un solo modo per farlo: allontanarla dal Gebel
  33. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 189:Graziani non agì da solo e nelle grandi linee egli obbedì al piano già determinato fra Badoglio e Mussolini
  34. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 188:Graziani prese possesso della sua carica di vicegovernatore della Cirenaica, e quindi formalmente sottoposto al governatore Badoglio, nel marzo 1930, quando il piano suddetto era stato ormai delineato e concordato fra Roma e Tripoli
  35. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 186
  36. ^ a b Nicola La Banca, op. cit., p. 193
  37. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 194:"Nella storia della guerra italiana per la Libia furono lo snodo decisivo per il controllo finale della regione orientale, e con essa dell'intera colonia."
  38. ^ http://www.istoreto.it/amis/testim.asp?idtes=126&idsch=113: Dopo la cattura alla domanda del Presidente del Tribunale: "Hai ordinato riscossioni di decime da parte dei sottomessi?" Omar: Prima sì, dopo no, cioè da quando le popolazioni sono state allontanate
  39. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 194
  40. ^ a b c Nicola La Banca, op. cit., p. 191
  41. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 293
  42. ^ a b Nicola La Banca, op. cit., p. 192
  43. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., pp. 294-195
  44. ^ Nicola La Banca, op. cit., pp. 191-192
  45. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 200
  46. ^ Nicola La Banca, op. cit., p. 200:Dal'Egitto e dai centri esteri della Senussia non potevano più venire gli aiuti di un tempo
  47. ^ Domenico Quirico, Lo squadrone bianco, Milano, Edizioni Mondadori Le Scie, 2002, p. 313.. "A catturare Omar al-Mukhtar fu uno squadrone di altri libici che servivano nei nostri reparti a cavallo... Fu pura fortuna, perché il destriero di quel vecchio guerriero nella fuga inciampò facendo cadere a terra il suo padrone. L'uomo aveva un fucile a tracolla a sei cartucce, ma essendo ferito a un braccio non riusciva a puntare la sua arma. Il libico che vestiva la nostra divisa puntò il fucile e stava per sparare, non c'era pietà in quella guerra fratricida. Si fermò quando l'uomo lanciò un grido: "Sono Omar el Muchtàr".
  48. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 300: "...cosicché Badoglio scriveva a Graziani di processarlo immediatamente, a livello penale, e di condannarlo a morte secondo le usanze locali"
  49. ^ In Giovanni Conti, articolo "Il leone del deserto", su "Rodolfo Graziani l'ultimo guerriero", Sentinella d'Italia, Monfalcone, 1982, pag. 44
  50. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., pp. 300-301
  51. ^ Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Vol. IX. Il fascismo e le sue guerre 1922-1939, Feltrinelli, Milano 2002 (nona edizione), pag. 181.
  52. ^ http://www.istoreto.it/amis/testim.asp?idtes=126&idsch=113: Dalla requisitoria del PM "Tu hai dato l’ordine che a Gars Benigden venissero uccisi e seviziati i carabinieri di scorta ai lavori di riparazioni alla linea telefonica mentre tra noi vi era la pace"
  53. ^ http://www.istoreto.it/amis/testim.asp?idtes=126&idsch=113: Dalla requisitoria del PM "Il vero combattente uccide l’avversario in guerra, ma non lo sevizia, mentre tu hai seviziato i cadaveri dei nostri ufficiali e dei nostri soldati. Hai ucciso i nostri feriti. Non uno di essi ha fatto tra noi ritorno."
  54. ^ Federica Saini Fasanotti, op. cit., p. 301
  55. ^ Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini, voce Omar El-Mukhtar.
  56. ^ Reuters, Gheddafi in Italia con foto eroe anti-italiano sul petto, 10 giugno 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ferdinando Pedriali "L'aviazione italiana nelle guerre coloniali - Libia 1911- 1936" Stato Maggiore Aeronautica, Roma 1992
  • Nicola La Banca, La guerra italiana per la Libia 1911 1931, Il Mulino, Bologna, 2011
  • Federica Saini Fasanotti, Libia 1922-1931 le operazioni militari italiane, Stato Maggiore dell'Esercito ufficio storico, Roma, 2012
  • Amal Obeidi, Political culture in Libya, Richmond, Curzon, 2001 - ISBN 0-7007-1229-1
  • Knud Holmboe, Örkenen brænder, 1931 - Incontro nel deserto, Longanesi & C., 2005, ISBN 88-304-2172-3
  • Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta, Einaudi, 2005

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